Sirene



LORENZO BARBERIS.

Quello della Sirena è un mito antico che affonda le sue origini nella notte dei tempi. La sua manifestazione più antica appare nel dio mesopotamico Dagon, termine che significa all'incirca "uomo-pesce". Il culto di Dagon è attestato dal 2500 AC, poco dopo la comparsa delle prime civiltà monumentali, e potrebbe essere anche più antica.



Dagon era il padre di Baal, il dio del cielo, ed era raffigurato come una sorta di pesce su due gambe oppure un uomo con la parte inferiore del corpo a forma di pesce. Mentre la figurazione anfibia sembra rimandare a una creatura realmente doppia, nel caso dell'Uomo Pesce appare piuttosto un sacerdote con indosso una veste rituale.




Distruzione del tempio di Dagon, 1793

Dagon venne anche venerato in particolare dai filistei, che si scontreranno con gli ebrei nel controllo della Palestina. Da cui la sua ripresa, in chiave negativa, nel testo biblico, dove è descritto il crollo del tempio di Dagon per azione divina. Per tale ragione il culto di Dagon assume un aspetto particolarmente negativo, e sarà ripreso in questa chiave mitizzata dai culti di Lovecraft, nei primi del '900.


Per tale ragione, ha sempre affascinato il collegamento tra il copricapo rituale dei culti di Dagon (da cui deriva anche il tipico copricapo mesopotamico antico, e forse anche, con una trasformazione, la corona faraonica egizia) e la Mitria, il copricapo dei vescovi e dei papi nel culto cattolico. I protestanti ne faranno un elemento della loro definizione del papa come anticristiano; curioso notare come anche il nome di Mitria, nel suo riferimento al culto di Mitra, è fondamentalmente pagano.



Atargatis in una moneta fenicia del 100 AC.

La forma più antica di una divinità anfibia femminile è la dea mesopotamica Atargatis (1500 AC), madre della mitica regina Semiramide, avuta con un mortale poi ucciso per sbaglio, e abbandonata ai flutti (come poi Mosé). La sua metamorfosi in un pesce dalla testa di donna - la coda bipartita formata dai piedi, talvolta - è associata a una sua espiazione per l'omicidio dell'amato. Tuttavia, il più antico filosofo greco, Talete di Mileto, riprende il mito di Atargatis (i greci la veneravano come Derketo) per sostenere per primo la discendenza dell'umanità da una stirpe acquatica. Di fatto, in un processo darwiniano molto più lungo, è corretto: e Lovecraft, in tempi più recenti, riprenderà quest'idea degli Antichi dei acquatici che ancora sotterraneamente dominano il mondo.

La figlia Semiramide poi incantò il re Nino, fondatore di Ninive, per la sua bellezza. Lo convinse a concedergli di regnare per cinque giorni e in quei giorni, usando il potere regio, lo uccise. Ella portò Ninive al massimo splendore, creando un impero che andava fino all'India, e facendo erigere i Giardini Pensili babilonesi, seconda meraviglia del mondo dopo le Piramidi (e forse allusione alle Ziggurath). Identificata a volte con una reale regina Shammuramat, vissuta verso l'800 AC, ella si unì poi al suo stesso figlio Nynias, e rese lecito l'incesto; come disse Dante, che la colloca tra i Lussuriosi, "libito fé licito in sua legge". La più antica formulazione del Do What Thou Wilt crowleyano, probabilmente. Il figlio comunque alla fine si ribellò e l'uccise. Semiramis stessa dunque è come una sirena, affascinante, crudelissima, sregolata.

Nel mito ebraico, ovviamente, anche le donne-Dagon sono associate a un elemento negativo. Il demone tentatore dell'Eden, Lilith, è figurato ad esempio come metà donna e metà serpente, con una ripresa del mito degli "uomini-pesce".



Le Sirene greche, a partire da Omero (800 AC), sono più affini alle Arpie (che hanno però aspetto orribile): busto di donna, corpo di uccello, cosa che si collega anche alla loro eccellenza nel canto.

Il culto delle donne-pesce resta più in Oriente, dove lo ritrova Erodoto, che ce ne parla. Derketo appare a volte come donna-pesce, a volte come sirena, a volte come donna, a indicare la natura metamorfica del mito.

Dall'oriente invece i greci ricaveranno il culto di Tritone, ripreso dal dio fenicio Dagon, celebrato anche da Lovecraft come rappresentazione delle sue divinità ancestrali. Tale culto vede il Tritone raffigurato con due gambe pesciformi, come sarà poi tipico anche delle Sirene nelle versioni arcaiche del mito. In questa figurazione, si accentua l'ambiguità pesce / serpente poi tipica di tutte queste figurazioni.

Anche la figlia di Alessandro Magno, Thessalonike, si trasformò dopo la morte del padre in una Sirena, secondo il mito: allusione, forse, all'ingresso della stessa in qualche ordine iniziatico dagoniano.


Un tritone è comunque la figura di Abraxas, la figura venerata nei culti gnostici, verso l'Anno Zero. Notiamo che le due gambe "di pesce" sono divenuti vistosamente due serpenti.




Tale figurazione, associata però a Sirene femminili, resta tipica nell'arte medioevale, dove viene però accentuata la sottolineatura "oscena" della posa.

Nel medioevo la Sirena venne associata al mito della Melusina, posto per scritto verso la metà del '300: un uomo sposava una donna incantevole per scoprire poi che ella è una sirena e fuggire terrorizzato.


1478



1549



Anche nel Rinascimento si conserva la figurazione tipica della Sirena medioevale, mentre in pittura si diffonde il tema di Lilith, effigiato tra gli altri da Michelangelo.


La rinascita di attenzione per le Sirene viene con l'Ottocento.

Andersen rievoca nel 1836 il mito della Sirena nella sua "Sirenetta", versione romantica di una fiaba popolare danese affine a Melusine, ma dalla morale opposta, vista dalla parte della creatura innamorata. La Sirenetta cede la sua voce affascinante alla Strega dei Mari in cambio di due gambe e due piedi umani (ma ogni passo le causerà sofferenza, come cento coltelli). Tutto invano: ella non riuscirà a farsi sposare dal principe.


Julius Hebner (1844)


Leighton (1856)


1870 c.


Beaubonne, 1880 c.


Bocklinn, 1890 c.



Waterhouse, 1900



1910 c.

Abbiamo dunque una sequela ininterrotta di immagini dal 1840 al 1913, quando viene creata la statua della Sirenetta di Andersen che è tuttora il Landmark di Copenaghen e di tutta la Danimarca.

Nel 1917, invece, una nuova rinascita del mito è offerta da H.P.Lovecraft, che con il suo Dagon, di quest'anno, pone l'avvio dei miti di Chtulu che domineranno gli anni '20, segnando la rinascita degli antichi culti mesopotamici. Scritti letterari, le opere di Lovecraft saranno riprese con serio interesse dalla scena esoterica, influenzandone gli indirizzi successivi.



Il tema è ormai divenuto convenzionale, al punto da essere dissacrato da Magritte con un'inversione nel 1933, che però, nel mostrarci una "donna pesce" al contrario, rimanda paradossalmente ai miti primigeni dagoniani da poco rinati in Lovecraft, non so quanto consapevolmente.


Negli anni '50, i Dagon di Lovecraft, nel frattempo deceduto, formano la base del mainstream della fantascienza postbellica, che sbarca al cinema e colonizza l'immaginario collettivo. Il mostro della Laguna Nera è palesemente ispirato a tale mitologia, e si scoprirà nel sequel - sempre dei '50 - la sua provenienza aliena. Ma in generale è il rettiliano a partecipare della comune natura a sangue freddo del mostro marino antropomorfo.



L'ultima grande rinascita del mito della Sirena, da allora, è stato nel 1990 con il film omonimo che segna l'avvio di una nuova concezione del cartone animato disneyano. La sirenetta Ariel, che va incontro a un immancabile lieto fine, si distingue per i capelli rossi e il nome shakespeariano, da spirito dell'Aria. Complottisti di mezzo mondo ci hanno visto la Maddalena e la parabola dello spirito etereo imprigionato nell'elemento marino, che alchemicamente si tramuta e libera.



L'ultima ripresa del mito "dagoniano" di Lovecraft invece è il Neonomicon di Lovecraft, che immagina l'avvento della stirpe acquatica. Uscito nel 2010, è solo l'ennesimo tassello nella costruzione di un mito antico quanto l'umanità stessa. Ma il culto di Dagon non sembra voler accennare a finire.












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