Dylan Dog 332. Destinato alla terra



LORENZO BARBERIS.

Spoiler alert, as usual.

Come molti, ho ripreso a leggere Dylan Dog con la "fase 1" del rilancio del personaggio. Devo dire che, rispetto al "medioevo dylaniato", ho notato una certa ripresa. In particolare, mi fa piacere la riapparizione di Luca Dell'Uomo, di cui ricordavo il primo albo da me letto di Dylan Dog: gli Uccisori.

Questo "Destinato alla terra" è il suo secondo albo nel nuovo corso, su sceneggiatura del "giallistico" Giuseppe De Nardo, e devo dire di averlo apprezzato abbastanza.

Non siamo ai livelli del passato, ovviamente. Ma nel complesso l'insieme mi è piaciuto molto: e questa breve "scheda di lettura" è un modo, in fondo, per prolungare il piacere.

La cover di Stano come al solito è oggetto di polemiche fra i lettori per lo "stile pop"; in particolare, le puntinature alla Lichtenstein, che a me sono piaciute molto in generale, sono contestate perché in effetti, in questo caso, non hanno un legame forte con la cover, che rimanda invece a un grande classico: Dylan Dog che guarda sé stesso, morto.



In effetti l'albo inizia con Dylan Dog prigioniero di una confraternite di streghe, incluso un warlock modellato su Crowley. La fidanzata del mese, Carter (singolarmente dotata di personalità), sembra farne parte, nell'allucinazione, e sacrifica Dylan in una allucinazione nel bel vecchio stile splatter.


Con uno dei salti temporali che caratterizzeranno l'albo (criticati in rete, ma io personalmente li ho apprezzati: vivacizzano molto la narrazione, dandole il giusto gusto di inquietante che Dylan richiede) scopriamo che tale evento era stato profetato dalla Trelkowsky, in una seduta spiritica in cui si era scoperto anche un altro misterioso delitto, su cui Dylan aveva iniziato a indagare.

La visita della Morte, invece, è ormai stucchevole e abusata (come ammesso anche dal nuovo curatore Recchioni, e non aggiunge molto all'albo.




Tornati nel passato, Bloch annuncia a Dylan che è stato trovato morto un uomo con documenti intestati a lui; notiamo una citazione visuale di "Valentina e la stufa" (p.21), onirico albo di Crepax del '73, in tema con gli sfasamenti temporali della storia.

Il Dylan morto potrebbe sembrare il nostro invecchiato male, per certi versi, aggiungendo dubbi a dubbi; la fidanzata di Dylan inoltre è l'agente di polizia che comunica la morte a Bloch nel flashback. Una bella sovrapposizione di piani, unito all'inside joke sul rinnovamento: "Ho capito che non eri tu, Dylan, quando ho visto che aveva un cellulare..." (nel rinnovamento, l'informatizzazione del protagonista è il punto più controverso per i fan irriducibili). Trattasi di Jensen, contabile della mala col vizio del gioco.

La storia procede alternando passato e presente: le sequenze di Dylan prigioniero sono soprattutto un presupposto per scene splatter da lungo tempo assenti, come quella di sopra.

Nel passato, scopriamo che anche il falsario dei documenti è stato ucciso; Dylan incontra l'agente Carter (non ne sappiamo mai il nome: il cognome può essere un rimando a Nick Carter, noto agente investigativo del fumetto) al Taffytail Restaurant, da cui vanno al Far Away Motel, dove risiedeva il falso Dylan. Mentre Dylan guarda in un cassetto, ove Bibbia e Porno convivono insieme (p. 38), scopriamo che l'agente Carter lascia la figlia col marito per andare a cornificarlo con Dylan. Un discreto livello di immoralità per un personaggio simpatico, in tempi di politicamente corretto (e, potenza del nuovo corso, vediamo la procace agente anche senza veli).





Karen Koll e Claudia Koll.

Dopo una scenata di gelosia sulla Trelkowsky, piuttosto comica, scopriamo dalla TV che la donna rapita a inizio dell'albo, la chirurgo Karen Koll (citazione di Claudia?) è stata trovata morta, mentre Charles Vulka, il mago della finanza, ha acquisito le Ordwell (citazione di Orwell?) Industries: un cattivo affare, per la TV. Vulka (nome che rimanda a vulkaniano, forse per le curiose orecchie a punta come il dottor Spock) è lo stregone che abbiamo già visto all'inziio.

Due uomini assalgono Dylan, salvato da Carter, e si risolve la pista mafiosa: Jensen aveva assunto il nome di Dylan, passabilmente simile, per sfuggire alla mafia dopo essersi speso i suoi soldi. Ma la data di nascita di Dylan coincide con quella della bella Koll.

Dylan, scoperto il link delle date di nascita, va al 10 di Tennison Street, dove c'è un burlesque frequentato da Jensen. Qui Dylan risale a Tamira (e, di nuovo, si vede il nuovo corso nell'ambientazione) e cade nella di lei trappola. Rifiuta una sigaretta, ma senza politically correct (p.69). Tamira è la strega che già vediamo nell'incipit, al fianco di Vulka.

Incontra così Vulka, di cui Tamira è l'amante, e scopre che egli pratica l'Antropomanzia, ovvero la divinazione con viscere umane. E per prevedere il suo futuro, ovviamente, ha bisogno delle viscere di Dylan Dog, o altri suoi perfetti coetanei.

L'Antropomanzia in effetti è una antica arte rituale proibita; attribuita ai culti di Moloch in Babilonia, Ammiano Marcellino la attribuisce anche a diversi popoli barbarici come gli Sciiti, i Tatari e i Lusitani; ma anche presso i Greci, dove l'avrebbe praticata Menelao, stando ad Erodoto, durante il suo soggiorno in Egitto (forse non a caso). Gli aruspici etruschi indagavano le viscere animali, come quelli romani; Eliogabalo pare fosse un fautore dell'applicazione di tale tecnica sugli umani. I personaggi in Dylan Dog sono apparentemente legati a una magia di tipo celtico.

Quindi Dylan viene salvato dalla bionda agente Carter, che si prende per lui un sacco di botte dal servitore nero di Crowley (e la guardia da lei ammanettata la manda a quel paese in modo poco educato, p.86), e infine dal marito cornuto, giunto provvidenzialmente sul posto.

Questi resiste alla tentazione di far fuori anche Dylan (a fatica), e si limita a pestarlo in ospedale, davanti agli occhi della figlia. Carter però lascia sia lui che Dylan, lasciando i fan in attesa di un suo eventuale, gradito ritorno.





L'aspetto più curioso è che già il Crowley storico era stato accusato di praticare sacrifici umani sulle sue adepte, come si vede in questo fantasioso articolo di un pulp del 1939. Difficile dire se gli autori fossero al corrente delle accuse, o abbiano solo tirato a indovinare, ma appare comunque una connessione interessante, che rende questo Dylan giallistico più esoterico di quanto potrebbe sembrare.

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In generale De Nardo, che trovavo bravo ma poco horror nella fase della "decadenza" (albi 200-300) si dimostra post-300 di nuovo in grande spolvero, a livello dei suoi migliori horror pre-crisi, nell'"età argentea" 100-200 e anche sopra (considerando modello, per me, l'ottimo 148).

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