Dylan Dog 333. I Raminghi dell'Autunno


LORENZO BARBERIS.

(Spoiler Alert, come al solito).

Dylan Dog 333, metà di 666, come hanno osservato in molti. E per un numero importante la gestione Recchioni si spende indubbiamente l'albo migliore della "fase uno" del nuovo corso. Soggetto, sceneggiatura e disegni di Fabio Celoni, su un tema, quello del Circo, che è un grandissimo classico dell'orrore, qui sviluppato magistralmente. L'albo che più somiglia a quelli della fase due, spiega il curatore Roberto Recchioni, che fin dall'esordio, con Ambrosini autore completo e la sperimentale storia di Dell'Agnol, insegue un Dylan più autoriale, fedele alle origini di "fumetto d'orrore, fumetto d'autore".

Già la cover di Stano, che alcuni hanno criticato, sembra invece a me riuscita, anche per la particolarità di unire, quasi, il titolo della testata a quella del circo, creando una sorta di "titolo speciale": Dylan Dog Horror Circus, che quasi ricorda i fasti del Dylan Dog Horror Fest. "I raminghi dell'autunno" è comunque un titolo stupendo.

E il naso da clown appicciato a Dylan Dog è una bella dissacrazione, che però compensa, con il consueto atteggiamento amichevole verso i freak, l'astio sotterraneo che apparirà all'interno.

Tra i bloopers, il contorno rettangolare del "copia e incolla" delle bandierine, sullo sfondo, quasi impercettibile ma presente.


L'albo poi sembra tornare in effetti poi ai grandi fasti dei classici dei primi cento numeri: storia onirica, allucinata, irregolare, grottesca, forse più al servizio dei disegni che viceversa ma la cosa va benissimo quando i disegni sono di questo livello.


Interessante lo sconvolgimento degli schemi con la sparizione di Groucho: certo, non appena ci dicono che è sparito da due anni, non possiamo che pensare che siamo in una If Story di tipo onirico, ma l'aspetto più convincente non è questo, ma lo scavo psicologico su Dylan Dog.

In modo abbastanza spiazzante, sorprendente e però funzionante, Celoni ci descrive un Dylan Dog che odia i freaks, all'antipodo del personaggio come convenzionalmente consegnato dalla vulgata sclaviana. Groucho appare quindi come il trait-d'union con il mondo del bizzarro e del grottesco, saltato il quale Dylan Dog giunge ad odiare i freaks che pensiamo sia portato a difendere.



Certo, la spiegazione più rassicurante è implicita nello stesso albo, odia i freaks perché gli hanno sottratto Groucho, unitosi al circo; ma in un flashback vediamo che il terrore - poi divenuto odio - verso i clown retrodata dall'infanzia.

Anche in generale Dylan - il cui buonismo si è comunque attenuato, per fortuna, nelle storie revisionate - è più fedele a quello delle origini, spesso collerico, irritabile, lunatico. Certo questa componente è rafforzata dalla droga cui i freak lo sottopongono, ma anche questa sembra la scusa rassicurante per il lettore più ingenuo.

Sui vari piani di spiegazione ironizza anche il nano capocomico del circo degli orrori: potrebbe essere tutto vero, essere effetto di una droga, o non c'è nessun mistero, i freak sono solo artisti circensi e il profumo è quello usato da Crystal, la bella zingara dalle osse di vetro protagonista femminile della vicenda.


In conclusione, indubbiamente l'albo migliore del nuovo corso finora, che va in parallelo coi 20.000 fan della pagina dylaniata su Facebook, novità emersa col nuovo corso e curata con attenzione dalla nuova gestione.

Che dire? Non resta che rimandare al prossimo numero, e sperare che le ultime storie della "fase uno" mantengano il livello. In attesa della fase due, che dovrebbe avviarsi tra pochi numeri, a settembre.

Ah, tra l'altro l'albo è il primo con l'aumento a 3 euro e 20, oggetto di accese discussioni online, soprattutto per l'assenza della classica "spiegazione" della Bonelli (in verità già abbandonata con Bonelli in vita). Ironicamente, si potrebbe dire che, a questo punto, potevano aumentare il prezzo a 3.33 euro. Così, sommando i due 3,33, si otteneva il famigerato 6.66.

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