May the fourth



LORENZO BARBERIS.

"Star Wars" (1977) non è un ciclo cinematografico. E' una religione. Come il suo corrispettivo, "Star Trek" (1966), di ascendenza più antica ma ugualmente stellare: le due grandi saghe segnano due visioni del mondo della fantascienza: Star Trek il rigore minuzioso dell'estrapolazione scientifica, Star Wars il fantasy mreaviglioso della Star's Opera.

Star Wars è quindi più recente, ma al contempo più antico: il termine space opera nasce nel 1941, ma descrive un filone che affonda le sue radici nei viaggi meravigliosi nello spazio dell'Ottocento, ma che volendo si può far risalire fino ai meravigliosi viaggi spaziali della Storia Fantastica di Luciano di Samosata.

Come tutte le religioni, Star Wars ha i suoi riti. E il 4 maggio, May The Four, è la sua principale celebrazione. Il gioco di parole venne scoperto ben presto, e citato già nel 1979 quando il 4 maggio Maggie Tatcher ottenne la sua affermazione elettorale. "May the fourth be with you, Maggie!".

Solo nel trentennale del 2007, comunque, il 4 maggio è divenuto una festa ufficiale.

Tra l'altro, il primo Star Wars era uscito a maggio 1977, anche se il 25; il legame quindi sembra decisamente saldo.

Il 4 maggio è poi il giorno che separa i primi 124 giorni dell'anno dai successivi 241. Quindi, potrebbe anche celebrare "124C41+" (One to foresee for many), l'opera principale di Hugo Gernsback, il fondatore della fantascienza.

E anche il 4 maggio, pardon, il 5 maggio del Manzoni, di chi dovrebbe parlare, in anticipo, se non di Darth Vader, il freudiano padre oscuro?


Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,

  muta pensando all'ultima
ora dell'uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie' mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.

  Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha:

  vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al sùbito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all'urna un cantico
che forse non morrà.

Il "raggio", probabilmente, è il raggio della spada laser, o quello della Morte Nera.

*



Insomma, May the 4th è la data giusta per celebrare la saga. Molto tempo è passato da quel manifesto degli Hildebrandt che ha segnato l'inizio di una nuova fantascienza al cinema: i due autori erano noti per il loro lavoro su Tolkien (in gran voga in quei '70 che avevano da poco visto la nascita di D&D), e la scelta stessa segna l'estetica fantasy del poster, ancor più marcato che nella saga: Luke impugna la Lightsaber a torso nudo, come una sorta di Stormbringer di Moorcock, e Leia è decisamente più scosciata e sexy che nel film, assimilandosi a una delle tante vallette ammazzoniche dell'immaginario fantasy. Nel manifesto originario non dovevano nemmeno esserci i due robot, voluti da Lucas per dare una certa aria da fantascienza (perfino il Lord Casco sullo sfondo è più medioevale che futuribile).

E però la modernità di Star Wars non sta tanto nel "ritorno al futuro" pre-anni '50 della Space Opera, ma nell'estetica del videogame che per la prima volta appare al cinema (l primo videogioco era apparso nel 1973 in Soylent Green, e qui non ci sono consolle: ma è tutta la saga che appare una extended version di una partita di SpaceWar: sia detto nel più positivo senso possibile, per me).

Poi, la storia è nota: dal 1977 al 1983 le Star Wars cambiarono così profondamente la fantascienza e il cinema da essere eternate nell'immaginario collettivo da Ronald Reagan, che volle definire "Star Wars" il suo progetto di scudo spaziale con cui sconfisse, di fatto, il blocco comunista, dando al contempo l'impressione che fosse giunto il futuro anche nel campo della guerra termonucleare globale.




Ma anche, in negativo, il declino dell'ultimo ventennio: la revisione digitale dei film nel 1997, con l'eliminazione della scena fondamentale in cui Han Shots First, che fa già presagire il disastro del 1999 con l'avvio della nuova trilogia, basata sull'orrido Jar Jar, fortunatamente rimosso nei film successivi, del 2002 e del 2005, ormai segnati però dal clima di condanna dei fans.




E oggi, un nuovo ritorno sulla saga, ad opera della Disney di J.J. Abrams, il regista pigliatutto autore del fortunatissimo serial "Lost" e già autore della revisione filmica di Star Trek.

Come al solito, il mondo dei fans alterna una attesa spasmodica a un legittimo e radicato scetticismo. Staremo a vedere.



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