Un'incerta idea di Europa



LORENZO BARBERIS.

Da un po' di tempo il PD di Mondovì ha un blog, che come quasi tutti i blog "istituzionali" è poco un blog, è più una raccolta di segnalazioni e resoconti di iniziative di sezione. A mio avviso sarebbe più utile una rivista, come è stata la storica rivista della sinistra monregalese, "Il Belvedere" (su questo blog e su "Margutte" ne sto parlando ampiamente), anche ovviamente una rivista online. A un certo punto era sorto Vivavoce, che aveva aspirato a svolgere tale ruolo, ma attualmente il sito è inattivo. Forse è stato abbandonato col sorgere di http://www.mondovinmovimento.it/, il sito della "sinistra civica" monregalese, che è invece attivo, ma ha l'aspetto più di un sito tradizionale che di un blog collettivo o un giornale online.

Comunque il blog è interessante, e lo segnalo ai monregalesi (per completezza e political correctness, segnalo anche gli altri "blog" operanti: http://leganordmondovi.blogspot.it/, anche se fermo al 2013, e quello dei Cinque Stelle, http://www.movimentomondovi.it, che invece è attivo (e quasi uguale nel nome a quello della sinistra civica: basta invertire le due parole "Mondovì" e "Movimento").

Tra gli spunti interessanti emersi è questa conferenza del mio ex prof. di Lettere del liceo, Stefano Casarino, attuale vicesegretario del PD, che mi ha portato ad approfondire il suo "The Idea of Europe", tradotto in termini forse un po' riduttivi come "Una certa idea di Europa".

Steiner propone l'idea di cinque pilastri dell'Europa, diversi da quelli ufficiali comunemente intesi:

I caffé: dal primo caffè a Parigi, il Café Procope di metà seicento, i Caffè saranno il vero centro della cultura europea. Congiurati, letterati, artisti, filosofi si trovano al caffè per discutere; gli illuministi italiani danno il suo nome alla loro rivista, un caffè nerissimo in grado di risvegliare, per cinque minuti, anche la ragione più sonnolenta del pianeta. E la rete dei caffè, argomenta Steiner, è un unicum europeo, altrove non si trova.

La passeggiata: le città europee nascono e restano per essere percorse a piedi. Dai peripatetici greci a Kant che passeggia per i ponti di Konisberg, il pensiero occidentale è pensiero che si lega al passeggiare per la città. Città che è la fusione di Gerusalemme e Atene, sostiene poi Steiner, sulla scia qui di molti altri che hanno definito le nostre radici greco-romane e giudaico-cristiane (e con minor enfasi al secondo termine dei due poli).

La memoria: la passeggiata è poi una passeggiata nella memoria, perché - anche qui, caso specifico dell'Europa - la rete di strade della città è una rete di memorie, che parla al cittadino colto ricordandogli figure note ed eventi con intestazioni, targhe, lapidi, statue et similia. Non si passeggia solo nello spazio, ma nel tempo.

La morte: il senso della memoria, inevitabilmente, si lega al senso della morte che aleggia qui più forte che altrove. La memoria è memoria innanzitutto degli orrori delle guerre, dalla seconda guerra mondiale fino indietro alla Peste d'Atene e alla distruzione del Tempio di Gerusalemme, la possibilità sempre insita (e quasi inevitabile) del disfacimento dell'ordine che aleggia sulla civitas, città-civiltà.

Quindi l'Europa economica è in fondo per Steiner meno rilevante, certo importante per la nostra maggiore o minore prosperità, ma non essenziale negli elementi costitutivi di quello che è la nostra civitas. Il punto è che proprio questa idea di Europa, quest'idea di Europa incerta, vaga e non definita, è oggi maggiormente a rischio, mentre preoccupati assistiamo alle altalene economiche dell'euro e non osserviamo la vecchia Europa che muore.

Trovo l'idea di Steiner molto affascinante, anche perché amplifica, in certo senso, l'origine etimologica della parola che a me, da bravo ermetista, piace sottolineare. Europa deve infatti il suo nome alla principessa fenicia rapita da Zeus, che le dona una stirpe regale e la signoria sull'isola di Creta, che creerà una prima talassocrazia, un primo dominio sul Mediterraneo, il mare su cui Europa si affaccia (il mito in certe versioni voleva le colonie fenicie, sorte per fini commerciali, come create dai fratelli alla ricerca della sorella perduta).

 In Creta c'è già molto dell'identità greco-europea: la città labirintica, i commerci, i viaggi, e indubbiamente il senso della morte e della distruzione, implicato in quel Minotauro rinchiuso al centro del Palazzo tentacolare. Poi, certo, "Europenses" è ripreso da Isidoro per dire, con un termine unitario, dei popoli che sotto Carlo Martello fermarono gli arabi a Poitiers; e quindi c'è anche questo senso "crociato" d'Europa. Ma successivo, e meno importante (e anch'esso mortifero, ovviamente).

Steiner è pessimista su una soluzione alla crisi d'Europa. Anch'io credo che il declino sia inevitabile. Come diceva Eco, il tramonto dell'occidente è quasi una tautologia. Ovvio che tramonti: è il suo mestiere. Eppure anche nel declino ci può essere uno splendore, un'età argentea che addirittura preluda all'attesa di un nuovo Rinascimento.

In copertina: Cerrini, Europa

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