Alba Spirituale


LORENZO BARBERIS.

Il mio percorso nelle radici della controcultura monregalese ha percorso le varie riviste letterarie che hanno preceduto il "Margutte", sito letterario online nato nel 2013. La redazione del Margutte, sia pure con ovvie variazioni, vede una continuità anche biografica con "Una tazza di the" (1974-1976), "Poesia sulla strada" (1977 - 1986), "Weltanschaaung" (1993 - 1997).

Ho poi anche indagato il giornale storico del centrosinistra monregalese, DC "linea Moro", il "Belvedere" (1963-1993), e forse, prima di quello, potrei indagare l'"Asino Rampante" (1950-1965), giornale studentesco del Liceo Classico monregalese dei '50, che fu il banco di prova del successivo direttore del Belvedere, Ernesto Billò.

Ma indubbiamente le radici controculturali stanno anche in altre due riviste, dalla storia molto accidentata da ricostruire: "Nuova Era" (1960-1966), e "Alba Spirituale" (1948-1968), che ebbe tuttavia solo una limitata fase monregalese, probabilmente dal 1949-50 fino alla nascita di "Nuova Era".

Entrambe le riviste, infatti, erano espressione della Teosofia italiana: "Alba Spirituale" come rivista ufficiale dell'organizzazione, "Nuova Era" come espressione del cenacolo teosofico monregalese, dedicato a "Marsilio Ficino" (non so se già allora) e stretto intorno alla figura eccezionale di Giuseppe Gasco, segretario della Teosofia italiana dal 1939 al 1956.

Giuseppe Gasco era nato il 17 novembre 1875, lo stesso anno in cui a New York la Blavatsky fondava il movimento teosofico, dando vita a una nuova età della cultura ermetica. Se il mainstream della Massoneria, finita l'età delle grandi rivoluzioni con quella italiana, metteva un po' tra parentesi le proprie radici esoteriche e "templaristiche", la Teosofia proseguiva queste ricerche in modo centrale, sulla scorta dei teosofi rusicrociani del '600 che erano stati già modello, in parte, al pensiero massonico.

In Italia la Teosofia era sorta nel 1902, nell'"Alba Spirituale" di quel XX secolo che molti, non solo gli ermetici, vedevano come l'apertura di una "Nuova Era", l'eone cosmico dell'Acquario che avrebbe chiuso quello dei Pesci (associati al Cristianesimo, di cui il Pesce era un simbolo acrostico fin dalle origini) per durare un ciclo di altri duemila anni. Nel 1901 tra l'altro Rudolph Steiner, modello culturale importante per l'ermetismo e anche per i teosofi, da cui si staccherà nel 1912 fondando l'Antroposofia, aveva scritto "I mistici all'alba spirituale dei nuovi tempi"; ma non era certo l'unico a vedere questa connessione, rivendicata da molti (lo stesso Freud retrodatò la sua "Interpretazione dei sogni" dal 1899 al 1900 per farla coincidere con una millenaristica "data esatta").

La teosofia italiana aveva già avuto una sua rivista in "Teosofia", pubblicata dal 1930 al 1939, l'anno in cui Gasco ne diverrà il segretario nazionale. Anno difficile quant'altri mai: il fascismo, adottate le leggi razziali, aveva imposto alla Teosofia di recepirle, e di fronte al rifiuto l'aveva sciolta. Gasco era quindi presidente in una fase segreta dell'ordine, in cui per l'appunto cessava la pubblicazione della rivista stessa.

Nel 1945, col primo dopoguerra, con le altre espressioni della democrazia rinascerà anche la Teosofia, e il suo Bollettino mensile teosofico, che sarà pubblicato a Savona dal 1945 al 1948. Gasco, con Caterina Damele, aveva in quello stesso anno rifondato il circolo teosofico di Savona e scritto un saggio dal significativo titolo "Il Governo migliore: valore e significato della democrazia".

"Alba spirituale" nascerà nel 1948, sempre a Savona, in continuità con il bollettino, marcando forse anche nel nome l'anelito a una rinascita cosmica, ma anche alla rinascita spirituale. Le fonti la danno pubblicata a Savona, poi a Roma e infine a Firenze; tuttavia copie attestate, tra cui quella della copertina, la danno pubblicata a Mondovì almeno dal 1950 al 1952.

La copertina in questi anni è di Emilio Scanavino (1922-1986), quotato pittore figlio di un eminente esponente teosofico. Formatosi a Parigi nel 1947 in un clima post-cubista, fu alla Biennale di Venezia del 1950 da cui acquisì la sua celebrità, iniziando dal 1951 una carriera da puro professionista dell'arte, e avvicinandosi maggiormente ad una pura astrazione. Il dipinto di copertina, di chiara marca cubista e di ottima fattura, mostra la difficile ascesa dell'uomo alla perfezione tramite la ripida scala della meditazione ermetica e filosofica.



Dal 1952 la copertina sparisce (forse legato all'evoluzione dell'estetica dell'autore?) e viene sostituita da un riassunto dei contributi fondamentali del numero.



Su Ebay alcuni numeri sono in vendita, ad esempio questo numero di ottobre presenta gli atti del 21 convegno italiano della Teosofia, volto a celebrare il mezzo secolo dell'organizzazione italiana. Tra i vari contributi (molti di autori indiani: la teosofia guardava con fascino ad oriente) spicca la biografia di Giovanni Gasco.


L'unico elemento grafico che rimane è il simbolo stesso della teosofia, in cui il duplice triangolo maschile e femminile del Sigillo di Salomone racchiude una croce Ankh egizia ed è a sua volta contenuto dal serpente cosmico. La svastica, simbolo orientale diffuso in occidente dai teosofi e ripreso dal nazismo, è mantenuta, ma ovviamente raffigurata nel modo meno simile possibile a quella del maledetto partito germanico.
Il motto che circonda lo stemma è quello della teosofia, nonostante la grafia per noi antiquata ("non v'ha...") e la U maiuscola ancora romanizzata in V, sul modello grafico fascista.


Qui sopra, invece, ci sono gli argomenti del numero di novembre, l'unico altro di cui ho trovato riferimenti online.

La rivista è ancora attesta online a Mondovì nel 1956 (dove appare uno scritto sull'ordine sacro degli esseni) e nel 1958. Gasco ha cessato il suo incarico nel 1956, e probabilmente anche la stampa della rivista è spostata a Roma (e poi Firenze).

Per tale ragione egli costituisce "Nuova Era", la cui autorizzazione del tribunale è del 5-12-1958, e che avvierà la pubblicazioni nel 1959, per continuare fino al 1966.

Gasco, anzianissimo, la chiuderà a malincuore. Nel 1968 avrebbe chiuso anche "Alba spirituale", tornando a una più asettica "Rivista italiana di Teosofia". Gasco stesso sarebbe morto nel 1970.

Le vicende della teosofia ovviamente continueranno, anche a Mondovì. Ma con l'inizio dei '70 iniziano anche a formarsi quelle riviste della controcultura da cui nasce il nostro Margutte: per loro, la Nuova Era iniziava col mitico '68, più che dal 1900 di Crowley e Sterling, dal 1933 di Jung o dal 1966 di La Vey (anche se, quest'ultimo, vicino temporalmente al '68 e ad esso per alcuni versi collegato).

Non so se Gasco li avrebbe, ci avrebbe considerati suoi legittimi eredi, per quanto spurii: certo un afflato ermetico soffia anche nelle suddette riviste, soprattutto nella citazione di Lovecraft, spesso presente; e sullo stesso "Margutte" personalmente ho continuato ad approfondire le mie curiosità sul passato ermetico monregalese. Ma siamo ironici, troppo ironici, e credo che il buon Gasco ci avrebbe scomunicati.



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