Anagrams of myself


LORENZO BARBERIS.

L'amico Marco Roascio, di cui ho parlato spesso su questo blog, è un raffinato Cabalinguista, come si definisce lui. Usa cioè la Temurah, l'arte della permutazione, per giungere a una verità sulle cose. La definizione a calembour in realtà è pleonastica, poiché Roascio potrebbe definirsi un Cabalista tout court, essendo la cabala in sé appunto permutazione linguistica di vari tipi.

L'anagramma del proprio nome è quasi un must per chi appartiene alla cultura ermetica: gli Anagrams sono Ars Magna, come ci ricordano in latino gli inglesi (cioè l'arte delle vecchie zie, direbbero i piemontesi).

Nel '300 Dante profetizza il Veltro, che è anagramma di Lvtero, ma anche di Revolt, e anche di Volter, che può essere allusione a Voltaire (a sua volta, anagramma: di Arouet L.J, le jeune, il suo vero nome) o Uolter Veltroni.

Francois Rabelais, principale autore ermetico del '500, autore del Gargantua e Pantagruel, che soggiornò anche nella Torino ermetica rinascimentale, si anagrammava in Alfricobas Nasier, mentre sempre nella Torino ermetica il gran mago Guido Ceronetti si firmava spesso Ugone di Certoit.

Il migliore anagramma sul mio nome emerse fin da bambino, giocando a Scarabeo coi miei genitori: "Berrò senza libro", oppure "B. errò senza libro". Che si traduce in ogni caso in un avvertimento a non allontanarsi mai dal Libro (sacro ed esoterico, evidentemente), pena l'errore o l'alcolismo.

Tornando a Marco, lui non anagramma nomi, ma brevi frasi. Quindi ha aggiunto al mio nome la definizione di "critico monregalese", e ha creato uno dei suoi brevi madrigali postmoderni, ricco di significati interpretativi. Tra l'altro, se di Lorenzo Barberis ve ne sono numerosi al mondo (ne ho contati, tramite facebook, qualche decina), associato all'indicazione di Roascio ci sono soltanto io: un omaggio quindi assolutamente personalizzato.

E nel ringraziarlo infinitamente per l'omaggio, non posso fare a meno di dedicargli una analisi, ovviamente autocelebrativa, ma altrettanto inevitabilmente, come si vedrà, autocritica.

Il testo.

Il critico monregalese Lorenzo Barberis.

Imberbe sconcertò. Sellerio, lo ringrazia.
Crebbero con Gramellini; ritrasse lo zio e
sbagliò cornici a Renzi. Robert Elms, l'eroe
lo lanciò. Sbarrerete negozi! Scremò libri
colti, li segnalò? Smarrirebbe correzione
in libreria. Terzani lo sbloccò. "S'emergerò,
Laterza mi rincoglionirebbe!" Lo corresse.


L'analisi.




Imberbe, sconcertò.

Il testo inizia con una apparente esaltazione del protagonista, definito come Enfant Prodige.
In effetti da bambino amavo sconcertare l'interlocutore con l'uso di parole difficili imparate apposta e usate appena mi capitava il contesto (preferivo le parole difficili lunghe, tra cui "pantagruelico", tra l'altro, a proposito di Rabelais) In realtà questa celebrazione degli inizi può essere ambigua: ha sconcertato da imberbe, ma poi è andato incontro a un graduale declino.



Sellerio, lo ringrazia.

Addirittura, si potrebbe interpretare la seconda parte del verso, "Sellerio lo ringrazia", come una gratitudine della Sellerio Editrice - prestigiosissima e addirittura archetipa casa editrice di qualità siciliana - verso di me. Elvira Sellerio (vedi foto sopra), la fondatrice, definita Nostra Signora dei Libri, diceva tra l'altro "I libri sono compagni da cui non mi separerei mai", affine al mio motto anagrammatico.

Però mi pare più corretto interpretare "Sellerio, lo ringrazia" come Barberis ringrazia l'editore Sellerio. E in effetti è stata importante nella mia formazione, tra l'altro casa editrice preferita di mia madre, per un bel periodo, dopo averla conosciuta tramite una amica prof. di lettere siciliana. Leggevamo Sellerio prima che fosse famosa, in casa mia: veri hipster culturali.



Crebbero con Gramellini; ritrasse lo zio e
sbagliò cornici a Renzi.

La mia somiglianza a Gramellini venne rivelata, in treno, da due studenti universitari che avevamo incontrato con Laura, e che la mia dolce metà provvide a segnalare a Idea, il settimanale cuneese sempre alla ricerca di sosia celebri della provincia Granda per la sua rubrica "due gocce di vino". "Crebbero con Gramellini", parlando ancora della mia formazione, sottolinea che in famiglia si celebrava il mito sabaudo della "Stampa", di cui Gramellini è personificazione.

"Ritrasse lo zio e sbagliò cornici a Renzi" fa riferimento, in modo corretto, alla mia attività giovanile come disegnatore, prima di orientarmi prevalentemente alla critica e alla letteratura. In effetti, i temi dei miei disegni fumettistici nell'età delle superiori oscillavano tra caricature conoscenti e satira politica; e si tratta della parte dei miei disegni - quella del disegno d'occasione - che ho mantenuto più attiva ancora oggi, memore del mio massimo mentore culturale, Umberto Eco, che si definisce, a ragione, "non insipido vignettista per commensali".

Notiamo che la formulazione è già vagamente denigratoria: si sottolineano le caricaturine famigliari, mentre la vignetta su Renzi è sbagliata fin a partire dalla cornicetta.




Robert Elms, l'eroe,
lo lanciò.

Chi è questo Robert Elms che mi avrebbe lanciato, imprimendo una svolta alla mia formazione? Si tratta dell'unico riferimento culturale che mi era sconosciuto. Ma anche questo è azzeccato.

Nato nel 1959, Elms fu elemento di spicco dei New Romantics degli anni '80, movimento estremamente influente nella scena dei club dell'epoca: egli era DJ al Palladium. Inventore del nome degli Spandau Ballet, che introduceva con letture di sue poesie, avviò poi una carriera di critico musicale ma anche culturale ad ampio raggio, con una trasmissione su BBC London di cui sarà ritenuto, nel 1999, il presentatore più importante. Notevoli le sue polemiche verso i Beatles, che si rifiuterà sempre di passare in trasmissione, ritenendoli sopravvalutati, infantili e pomposi.

Insomma, Elms è il modello del critico postmoderno, pop, colto e bizzoso: quindi ci sta come riferimento culturale. I newromantics inoltre sono omaggiati anche dalla fantascienza in Neuromancer, il romanzo fondante del cyberpunk, la mia corrente letteraria di elezione, che ad essi si ispira.



Sbarrerete negozi! Scremò libri
colti, li segnalò? Smarrirebbe correzione
in libreria. 

Ma anche la nuova attività critico-letteraria è vista con sarcasmo.

Il protagonista si appresta a scremare e segnalare i libri colti. Tuttavia, egli finisce per smarrire perfino le sue correzioni (forse riferimento alle sue analisi critiche, forse ai compiti da correggere nel suo lavoro da professore, su cui Barberis farebbe meglio a concentrarsi, invece di perder tempo in attività pseudoculturali...) nella libreria dove dovrebbe presentare i volumi, e quindi il negozio finisce per fallire.

Addirittura si potrebbe collegare il distico alla recente chiusura, ahimé, della Meridiana, la mia libreria di fiducia, con cui ho collaborato per l'allegata attività di galleria (che, fortunatamente, continua).

Appare così un ritratto citato chiaramente dal Marcus Brody (vedi foto sopra) amico di Indiana Jones (e sua antifrasi: tanto Jones è l'archeologo colto, ma atletico, tanto Brody è quello colto, ma inetto all'azione), apparso ne "Indiana Jones e l'ultima crociata", sulla ricerca del Graal templare (un film, inutile dirlo, centrale nella mia formazione esoterical-pop).

Quando i nazisti catturano sia Indy che il padre, Indiana Jones rivela ai seguaci del Furher che c'è ancora Marcus Brody sulle tracce del Graal, un grandissimo archeologo.

Marcus Brody "ha ben due giorni di vantaggio su di voi, che per lui sono anche troppi. Brody ha amici in tutte le città e i villaggi da qui fino al Sudan, parla una decina di lingue, conosce tutti i costumi del posto, si mimetizzerà, scomparirà, non lo rivedrete mai più. Con un po' di fortuna avrà già preso il Santo Graal."

"Il Marcus Brody che si è perso nel suo stesso museo?" domanda allora Sean Connery, nelle vesti del padre di Indiana Jones. Anche il finale tocca a Brody, che dice: "seguitemi! conosco il sentiero!" e gli altri, saggiamente, vanno dall'altra parte.

Brody, personaggio comico, non è però solo una macchietta, ma ha una vera conoscenza dei misteri del Graal: "La ricerca della Coppa del Cristo è la ricerca del divino che è in tutti noi... Ma se vuoi delle prove, Indy, non posso dartele. Alla mia età, si è disposti ad accettare alcune cose per fede."  

Brody è inetto al lato fisico perché non è quello il vero modo di giungere al Graal, come scopre lo stesso Indiana Jones. Quindi l'implicito parallelo, ironico, non è del tutto denigratorio, alla fine.



Terzani lo sbloccò. 

Dopo essere mostrato nell'atto di perdere la mia relazione critica in una presentazione libraria, vengono sbloccato da Tiziano Terzani, con cui si avvia una nuova fase.

Citazione singolare, perché non rappresenta il mio modello di intellettuale, quasi agli antipodi, direi (intendo, ovviamente, la macchietta di Terzani che passa spesso, tra Pertini e il Dalai Lama, tra un tramonto e un gattino, nei meme di Facebook).

Terzani, nato nel 1938, manager Olivetti nel 1957, inizia a viaggiare per la ditta e quindi si dimette nei '70, diventando giornalista e sempre più prestigiosa firma di corrispondente estero. In questa veste, Terzani indaga anche l'esoterismo esotico, con "Un indovino mi disse" (1995), che parte da una profezia sul suo conto (evitare gli aerei nel 1993, cosa che egli fa).

Terzani ha una possibile valenza simbolica in alcuni esponenti della "controcultura vecchia Mondovì" con cui in effetti, attualmente collaboro al progetto di "Margutte", raccogliendone in certo senso l'eredità.



"S'emergerò,
Laterza mi rincoglionirebbe!" Lo corresse.

Tuttavia nella conclusione, correggendo il parere di Terzani, dichiaro di non essere interessato ad emergere, per non essere soffocato dall'industria culturale, di cui Laterza è un possibile simbolo.

La casa editrice fondata nel 1901 da Benedetto Croce ha, però, anche un ramo scolastico (ad esempio, pubblicò il De Sanctis, prima storia della letteratura italiana, su cui mi sono formato alla SIS): quindi la mia crisi culturale può essere, in effetti, all'opposta, quella portata dall'ingresso nella scuola.

Oppure, se sciogliamo "Laterza" in "la terza", abbiamo una possibile "terza opzione" non palesata che mi porterà alla rovina, rispetto alla scuola oppure all'industria culturale (già evocata, forse, in Terza-ni).

Questa insomma a mio avviso la "profezia critica" dell'anagramma di Roascio, che come tutte le profezie, dalla Pizia in poi (anche lei anagrammava le frasi...) è ambivalente, se non trivalente, nella parte che concerne il futuro.

Ma come ho detto già in altre occasioni, raramente si può essere buoni critici di sé stessi come personaggi letterari.

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