Dark Rooms



LORENZO BARBERIS.

Si è inaugurata lo scorso venerdì 13 giugno 2014 (venerdì 13: data non casuale) la mostra "Le camere oscure", nuovo tassello de "Il CuNeo Gotico", l'importante progetto triennale curato da Enzo Biffi Gentili e volto a ridisegnare la percezione del neogotico cuneese: una presenza importante, tralasciata fino ad ora.
"Il CuNeo Gotico" (la N sarebbe rovesciata, ma per ragioni pratiche la ometteremo) è potenzialmente uno dei progetti artistico-culturali più rilevanti mai pensati organicamente per l'intero cuneese, proprio per l'opportunità che offre - se adeguatamente recepito dalla "Granda" - di ripensarsi nel segno di questa sua tradizione (come chiarisce anche la premessa di Ezio Falco, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, sponsor del progetto, che ne evidenzia il rilievo anche economico che potrebbe avere il CuNeoGotico per il territorio).

"Le Camere Oscure", in questo piano più vasto, sono uno snodo nevralgico: esse vanno a indagare, come fa capire il titolo a calembour, in primo luogo la fotografia e la sua capacità di cogliere, attraverso la corrente fotografica del moderno neogotico (ma non solo) la matrice gotica di un territorio e le eterne rinascenze di tale spirito.
Al nucleo centrale di fotografi si aggiungono poi altri artisti visuali con dipinti, installazioni, operazioni di design, incastrate in una trama fitta di corrispondenze su livelli plurimi (coerente allo spirito misterioso e quasi esoterico del neogotico...) che non può mancare di affascinare lo spettatore appassionato.

La prima inestricabile intersezione è con lo spazio che ospita questa grande mostra neogotica, la chiesa - pienamente gotica - di San Francesco, splendida testimonianza cuneese di quella "resistenza gotica" qui operante ancora nel '400-'500, passata direttamente poi al Seicento senza passare dal via del Rinascimento, segnando un Barocco piemontese particolarmente cupo e a tratti deliziosamente lugubre (un Barocco Neogotico, a coniare uno stridente ossimoro). Gli archi ogivali della chiesa ospitano sia gli affreschi di sapore trecentesco (ma più tardi), sia rimaneggiamenti barocchi che sono una plastica dimostrazione di questa continuità, e meritano indubbiamente un approfondimento specifico a parte.

Tornado alla mostra, la "N" rovesciata del titolo, citazione dalla celeberrima via crucis rovesciata di Rennes Le Chateau, è la chiave di volta dell'intera operazione, dipanata attorno al rovesciamento (confermato tale tratto, nel magnifico catalogo, dal rovesciamento alterno dei numeri di pagina e delle immagini di sovrapporta alle varie sezioni).

Un rimando, è chiaro, anche al rovesciamento come fenomeno ottico proprio dell'occhio umano e della fotocamera sua riproduzione meccanica, ovviamente: ma anche il ribaltamento di una percezione errata, quella del Cuneese, falsamente visto come placida "sterminata provincia agricola", come ricorda Enzo Biffi Gentili nel suo saggio introduttivo.

Dopo una serie di premesse critiche (oltre a quella di Biffi, un fondamentale scritto del professor Lorenzo Mamino, che introduce un quadro del neogotico architettonico cuneese, alcune ironiche note "ermetiche" del cuneese del sottoscritto e un affascinante saggio di Luciano Lanna sull'Ideologia Neogotica) il catalogo illustra infatti le sezioni in cui è suddivisa la mostra, mostrando con chiarezza la robusta ossatura del suo scheletro (metafora strutturale che, in questo caso, è anche neogoticamente corretta).

Barbara Guazzone Barolo, Pollenzo Pride, Pelagio Palagi, 2013
Barbara Guazzone Barolo, Pollenzo Pride, Pelagio Palagi, 2013

"Il CuNeo Gotico" è anche il titolo della prima sezione della mostra, in quel gioco a matrioske di rimandi interni che si diceva. Si tratta della sezione che va a ricostruire, tramite il fatto fotografico, la matrice gotica e neogotica del cuneese tramite i fotografi che l'hanno interpretato, nomi a volte anche grandissimi come Ugo Mulas, o come il genius loci Michele Pellegrino (classe 1934, decano dell'esposizione), che hanno colto lo spirito gotico ed unheimlich del tormentato sogno schelliniano a Dogliani e dintorni, oppure dell'Abbazia di Castelmagno nel secondo (per tacere delle Alpi cuneesi, tema fondante della produzione pellegriniana, che qui si scoprono nella loro cupa natura romantica che sarebbe stata cara a Friedrich).

Andrea Mucelli, Castello del Roccolo a Busca
Andrea Mucelli, Castello del Roccolo a Busca

ebru sidar, cimitero dogliani
Ebru Sidar, Cimitero schelliniano di Dogliani

Ma a queste voci fotografiche se ne aggiungono altre come Ebru Sidar, Andrea Mucelli, Barbara Guazzone Barolo, fornendo una grande ricchezza iconografica per sognare il ripensamento del territorio.

Gli Eretici Occitani, seconda sezione, va a indagare quello che è il fondamento dell'inquietudine del gotico cuneese: la nascita in questa zona dell'eresia catara, con i catari di Monforte d'Alba, fuggiti in gran numero (ma non forse tutti...) dopo il massacro del 1030, e tornati dopo le persecuzioni delle crociate contro gli Albigesi (Alba, Albi: il bianco ritorna abbacinante nell'eresia occitana, ossessionata dai Kataroi, "i puri"). Perdendosi in speculazioni un po' ermetiche, il gotico stesso nasce in Francia dalle corporazioni massoniche (cioé muratorie), infiltrate da tradizione dai templari; e i templari, nati in Provenza, risentivano fortemente dell'influsso del catarismo. Vi è quindi, volendo, un filo di filiazione diretta, non solo una vaga corrispondenza, tra catarismo e gotico.

Come sottolinea il titolo, inoltre, il comune ponte formato dalla koiné occitana tra Cuneese e Francia dimostra la persistenza di un comune tessuto culturale, dialogante tra i due versanti delle Alpi. Lo stesso Pellegrino, decano della fotografia cuneese, presenta foto molto gotiche nello studio di questi territori, come la gargolla dell'Abbazia di Lerins nel suo percorso sui Visages de la contemplation (1974).

reader
Richard Reader, Tour Magdala

La maggior parte delle opere è però di autori francesi, con una particolare attenzione, appunto, all'indagine dell'Occitania eretica di Mistral. Immancabile, ad esempio, la Torre Magdala di Rennes Le Chateaux, paesino provenzale divenuto una delle capitali esoteriche mondiali legato al mito iniziatico reso noto, in forma molto divulgativa, dal "Codice da Vinci" di Dan Brown.

Bruno Mercier, Necronomicon Series
Bruno Mercier, dalla suite Necronomicon Series

Ma non mancano ovviamente anche altri riferimenti in questi gotici di Oltralpe. Bruno Mercier, ad esempio, ritrae desolati panorami che ricordano, nel loro aspetto inquietante, gli scenari del ciclo di Chtulu di Lovecraft. Questa desolata piana con contorti tronchi d'albero rinsecchiti, ad esempio, mi suggerisce il pianoro che si rivela in Dagon dopo il ritrarsi delle acque.

Thierry Pouzergues, Urban Noir
Thierry Pouzergues, dalla suite Urban Noir.

Talvolta, inoltre, come in Pouzergues, i neogotici francesi colgono il gotico nella modernità, come negli Urban Noir di Pouzergues, che ci mostrano come il gotico possa persistere, quale memoria, anche in periferie all'apparenza prive di quel valore estetico.

Aurelien Police, L'isola dei morti, edificio di Lemans
Aurelien Police, L'isola dei morti

Una ricerca che viene ampliata nella terza sezione, Le Recenti Rovine. Se "Gli eretici occitani" coglieva le origini millenarie dello spirito gotico cuneese, le Recenti Rovine, con bell'ossimoro allitterante, vanno agli antipodi, verificando la persistenza di un pensiero eretico e goticheggiante nell'età moderna ed attuale.
Aurelien Police, ad esempio, ricostituisce l'Isola dei morti di Arnold Bocklin (1827 - 1901) rielaborando un palazzo di Le Mans già non privo, in originale, di un certo spirito inquietante. La costruzione viene specchiata, riproducendo l'isola dipinta da Bocklin in quattro occasioni, dal 1880 al 1886. Il quadro è ritenuto da molti, nella scena ermetica, qualcosa di più di una semplice opera d'arte, per quanto spettacolare, ma un vero e proprio oggetto magico o talismanico: lo stesso Hitler volle comprare una delle quattro versioni nel 1933, giunto al potere, all'interno della sua nota fissazione per le reliquie esoteriche.

Christope Dessaigne, N Ordinary Men
Cristophe Dessaigne, No ordinary men

Anche gli interni vengono riletti dallo spirito neogotico, come questa struttura industriale che rivela subito una nuova valenza con la presenza misteriosa introdotta da Cristophe Dessaigne, che si staglia netta nella luce crepuscolare.

luca onyricon giglio

Luca Onyricon Giglio, Craked Re-Actor

Ovviamente questa rilettura non è presentata solo nelle opere di autori francesi, ma anche italiani, come il lavoro di Luca Giglio, che rilegge archeologia industriale del torinese come in questo Craked Re-Actor.

Plinio Martelli rorscharc
Plinio Martelli

All'opposto, Le foreste ansiose ci insegnano a rileggere lo spirito gotico che aleggia nell'elemento naturale. Senza scadere nell'idea di un cuneese puramente rurale, l'elemento della natura è importante nello spirito gotico della provincia, a partire dalla corona delle Alpi rilette da Pellegrino, di cui avevamo già detto, guglie naturali di un gotico eterno ed ante litteram. Ma anche la Foresta gioca un suo ruolo fondamentale, spazio terrorizzante per eccellenza, da quando, nell'età greca, il viandante era spaventato dal suono del flauto di Pan - lo stormire del vento tra i rami, per i razionalisti... - in grado di indurre il terrore detto appunto "panico".
Come ci mostra Plinio Martelli, nelle sue monocromatiche immagini speculari come macchie di un test di Rorscharch, l'inquietudine gotica della natura è ovviamente puramente proiettiva: lettura "ansiosa", appunto, compiuta dall'uomo, che riversa su di essa i suoi psichici turbamenti.

Andrea Laroux
Andrea Laroux

Infatti spesso i neogotici delle "Camere Oscure" inseriscono presenze umane poco rassicuranti per caratterizzare i loro paesaggi nel modo voluto. Quasi sempre, specie dalle nostre parti cuneesi, il bosco è il luogo di dominio della strega locale, la Masca, erede delle menadi elleniche, delle baccanti romane, così detta per la sua capacità di "mascherarsi" tramite le sue tramutazioni animali. Ne è un esempio il lavoro di Andrea Laroux, dove la figura stregonesca è modernizzata in una diabolica modella tatuata che sembra quasi fondersi col tronco su cui è mollemente sdraiata.

Cesare Longhi, Maleficent and the raven spell, 2014, modella Ria E Mac Carthy
Cesare Longhi

Cesare Longhi rievoca invece una figura estramemente classica, la strega cattiva per eccellenza, la Malefica della fiaba della Bella Addormentata nel bosco, in questi giorni rispolverata nel cinema hollywoodiano nella "Maleficent" dall'esordiente Robert Stromberg con un'inedita Angelina Jolie.

Alessandro Bavari new-progenies_portrait-of-a-girl-who-look-at-oneself-in-a-mirror
Alessandro Bavari, dalla serie "Nuova Progenie"

La strega - o meglio, essendo nel cuneese, la Masca - è poi al centro della successiva sezione, Le figure stregate. 

Alessandro Bavari, nell'immagine posta nella copertina rosa della sezione, elabora l'immagine della strega con una riuscita inquietudine surrealistica.

02 Sukia di Giulia Caira
Giulia Caira, Sukia

Giulia Caira con la sua Sukia pare collegare due mondi diversi, entrambi fondanti nell'immaginario stregonesco moderno: l'immagine infatti rimanda quasi a un fotogramma da cinema espressionista tedesco, con la scura prevalenza dei neri tipica dell'orrore filmico tra anni '20 e '30; ma il titolo rimanda al malizioso fumetto erotic-noir italiano apparso tra 1977 e 1986, dedicato all'omonima vampira.

Giorgia Napoletano, Occhio della memoria, 2010
Giorgia Napoletano, Occhio della memoria

Molto potente anche la fotografia di Giorgia Napoletano, la più giovane autrice della mostra, utilizzata infatti per la locandina. La testa della strega è sostituita da un vuoto dove appare un ragno. Una soluzione sconvolgente nella sua essenzialità, che mi ricorda, anche qui, certi giochi surreali di Man Ray, parimenti essenziali e spiazzanti.

Cumene, Atropos, 2012
Cunene, Atropos

Cunene omaggia Atropo, altra figura essenziale dell'immaginario stregonesco, legato al potere sulla morte attribuito alle Moire o Parche, e a lei specialmente, incaricata di tagliare il filo della vita. Anche qui notiamo la scelta ormai preminente, nel gotico moderno, di effigiare la strega come creatura giovane e seducente: elemento rispondente al mito, ma sotto cui si dissimula sempre, nella convenzione letteraria, un aspetto orripilante che emergeva nell'iconografia fino alla prima metà dell'Ottocento, e che ora sta tendendo a sparire.

Nergal
Gothic Narcissus, Nergal.

Non vi è comunque solo la presenza femminile nel mondo delle streghe: e benché la Masca cuneese sia più nota, andrebbe riscoperto anche il ruolo maschile dei Masconi, l'equivalente maschile, all'apparenza più raro ma non del tutto assente. Solitamente infatti il Sabba stregonesco delle masche aveva il suo culmine nell'unione col diavolo, memoria di come nell'antichità le menadi si univano ai Satiri nei boschi sacri a Pan. Tuttavia, come anticamente i satiri non erano spesso che celebranti impersonanti l'antico Dio Capro, così anche il Diavolo dei conviti stregonici era spesso un adepto umano al culto suddetto.

Gothic Narcissus, ad esempio, ci mostra tutta una sua Pseudomonarchia Daemonum spesso raffigurando tali gerarchie infernali in divise pseudonaziste. Qui troviamo ad esempio il suo Nergal, ispirato nel nome a un vero demone mesopotamico.

ziliotto
Dennis Ziliotto, dalla suite Berenice.

Il Fantasma, accanto alla Strega, è uno degli altri grandi elementi gotici del folklore popolare. Nel cuneese il castello sabaudo di Casotto, residenza estiva dei sovrani, vanta uno spettro inquieto femminile, la Dama in Nero; e molti altri spettri - reali o presunti tali, non è qui sede per discutere - infestano e popolano dimore anche meno altolocate.

Ma il tema del fantasma si lega soprattutto, a filo doppio, con quello della fotografia, che esordisce nell'età in cui dall'esoterismo ancora settecentesco si passa all'occultismo ottocentesco, che in un processo di maggior razionalizzazione del sovrannaturale non disdegna l'uso dei nuovi mezzi tecnici che lo Stupid Siecle positivistico gli va offrendo. Le sorelle Fox, nel 1848, fanno ballare i tavolini a ritmo di un reinventato codice morse, fondando lo spiritismo: ma anche la fotografia viene subito utilizzata per ritrarre fantasmi, in modo spesso truffaldino (ne sarà ingannato perfino Sherlock Holmes: o, per meglio dire, il suo autore, Conan Doyle).

Le Riprese Spiritose, dunque, sono sì le foto di fantasmi, ma anche, in certo senso, la fotografia in generale, che è immediatamente raffigurazione di spettri, di presenze che - in quella forma, almeno - non sono più (e prima o poi divengono, il più tardi possibile è ovvio, spettrali in senso proprio).

cropped-imago2-600a1.jpg
Urfaut, trittico "Imago I - II - III" (2005) (click to enlarge).

Anche qui, a fianco di validissime interpretazioni classiche, come gli spettri ai sali d'argento di Dennis Ziliotto, ci pare interessante coglierne una eclettica, che dimostra ll'eterno ritorno del tema dello spettro anche in figurazioni più moderne, come quelle messe in campo da Urfaut, moderno alchimista digitale, con un nome che ricorda l'Ur-Faust goethiano e sperimentazioni in bilico tra alta tecnologia e sapienza alchemica.

Nel trittico presentato in mostra (due sole però le opere esposte) Urfaut espone foto scattate con un cellulare a bassa risoluzione, e ingrandite fino a magnificarne il rumore digitale, creando figure spettrali in un trittico che suggerisce una moderna ed inversa pala d'altare. Siamo nel 2005, anno in cui al boom dei fotocellulari si associa la morte di Woytila, il cui sacro spettro viene colto dai pellegrini nella nuova devozione cybernetica della selfie con la bara aperta del santo (subito).
Nel trittico di Urfaut e figure laterali, fluttuanti icone anni '80 dagli occhiali a specchio, esaltano la figura centrale, a mio avviso la più interessante, che si qualifica come un moderno spettro cyberpunk, i pixel sgranati come nel primo immaginario della realtà virtuale (e il tema dello spettro del cyberspazio è frequentissimo nei primi racconti di Gibson e di Sterling).

Il titolo della sezione "Le riprese spiritose" gioca su un calembour che richiama sia gli spiriti, sia lo spirito inteso come ironia. L'ironia è infatti - a fianco dell'attualizzazione futuribile, di cui abbiamo detto - una frequente chiave nella rappresentazione odierna del gotico, tema ormai usurato e quindi soggetto a ripresa farsesca. La saturazione in tal senso si può far risalire già al tardo ottocento, dove Oscar Wilde irrideva gli spettri nel suo "Canterbury Ghost" (1887).

marvellini
Marvellini, Bat che legge

La sezione che esplora questa "ripresa spiritosa" del gotico è "I gotici comici", anche qui un calembour che rimanda, oltre che alla comicità, ai Comics, i fumetti americani, frequente veicolo di questa rilettura ironica: tanto più che Gotham è la città di Batman, il principale veicolo supereroistico della ripresa di temi gotici. I "Gotham Comics", dunque, sono omaggiati innanzitutto dalla ripresa dei Marvellini, notevole progetto di riscrittura ironica dei supereroi collocandoli in improbabili fotografie antiquarie.

Ettone, Me and My Clothes
Ettone

Pascal Latil reinventa le infermiere professionali come vampiri, Christian Melfi rilegge "Little Shop of Horror" (altro grande classico dell'orrore comico), mentre Ettone crea raffinati calembour visuali, come "rest in piece" ironica fusione di due temi gotici spesso connessi, morte e scacchi.

Le cappelle ardenti

04 Nicola Bolla
Nicola Bolla

Le Cappelle Ardenti sono la sezione "terminale" della rassegna, come precisa anche l'accurata rassegna stampa. La sezione di catalogo si apre con una magnifica (e maliziosa?) incisione della Maddalena del Bellavia, ed ospita autori non-fotografici che hanno omaggiato ugualmente il tema gotico.

Interessante l'operazione artistica di Nicola Bolla, originario di Saluzzo, che ha anticipato il costosissimo teschio di diamanti di Damien Hirst (2007), in meno pregiati ma concettualmente affini Swarowski. Ma del resto la matrice comune è in fondo nei teschi precolombiani ricoperti in turchesi di Monte Alban in Messico.

10421496_10203247771066877_6011095443363244534_n
Eredi Brancusi, Lord Fener

Il gruppo cheraschese (1995) degli Eredi Brancusi crea una tomba di Lord Fener (con la N centrale rovesciata...) sfruttando due confessionali che vengono integrati nella sepoltura avveniristica. Non so se siano parte della chiesa originaria o portati per l'occasione, ma la cosa bella è proprio l'indeterminazione che si produce, che dimostra l'avvenuta perfetta fusione tra chiesa ed opere nel comune spirito del Gotico Eterno. Un'altra tomba è dedicata a Faust (forse l'amico Ur-Fau(s)t, il giorno lontanissimo che Atropo giudicherà di prestargli i suoi servigi).

volpe
C
razy Coffins

Le bare inglesi di Crazy Coffins, per la prima volta esposte in Italia, sono un meraviglioso esempio dell'humour nero britannico, che resta coerente a sé stesso anche di fronte alla morte. Qui, oltre alla borsa da viaggio (eterno), troviamo anche una scarpetta da ballerina (sepoltura ideale per un feticista, credo).

DSCF6160

Le bare sono associate alla inquietante bambola pensata da Stefania Fersini, inquietante nel volto adulto sul corpo da bambina, in un bianco e nero uscito da un horror anni '20, muto come il grido d'aiuto inscritto nella cintura.

at rest
Paolo Schmidlin, At Rest

Il corpo di Marylin, realizzato in rame a sbalzo, è sepoltura inquietante di una diva il cui mito mortifero è il fondamento dell'arte contemporanea. Morta in circostanze misteriose di contorno al grande mistero dei Kennedy, già nel 1963 la Diva ormai Eterna veniva omaggiata da Warhol nell'opera che sarebbe divenuta l'icona della pop art.

1884 Angelo Morbelli, Asfissia
1907684_602399339873874_7147977951607679607_n

Ad "Asfissia" (1884) di Morbelli (vedi sopra) ed al perfettamente coevo "A Rebours" di Huysmans è ispirata la performance  del Salone del Lutto, che ha organizzato per venerdì 13 una cena con 13 persone a tavola, "banchetto funebre per cose futili".

03 Undesign, Tenet

Sator Arepo di Undesign

E per concludere l'agonia di questo pezzo fin troppo lungo (che tuttavia lascia fuori numerosi, imperdibili occasioni gotiche: per cui davvero mai come in questo caso la mostra impone una visita, e attenta), vi lascio col Quadrato Magico per eccellenza riletto dallo studio grafico Undesign, che ha curato anche il magnifico catalogo. La rilettura non è solo una semplice stilizzazione grafica, ma è sapiente in molte delle sue modifiche: le O tramutate in simboli solari, le A compassi e squadra massonici di pitagorica memoria, la T cruciforme (e centrale nelle falsanti ma seducenti riletture cristologiche della "croce del Tenet").

Ma, più di ogni altra cosa, la N centrale, ovviamente rovesciata, che diviene, frecciata com'è, simbolo stesso della trasmutazione che la mostra ci suggerisce e ci induce.

Le foto sono riprese dal sito facebook dell'evento.
Sitografia essenziale:
http://www.ilcuneogotico.fondazionecrc.it/
http://cultura.panorama.it/foto/Cuneo-Gotico-Camere-Oscure
https://www.facebook.com/cuneogotico

Post più popolari