Dylan Dog N. 8 - Il ritorno del mostro.


LORENZO BARBERIS

Spoiler Alert, as usual.

Continuo il mio percorso nella "Prima Deca di Dylan Dog" con questo "Il ritorno del mostro", sempre di Sclavi, ovviamente, che vede l'esordio ai disegni del grande Piccatto (di recente incontrato a Peveragno, durante la recente convention fumettistica, dove erano esposti gli originali del n.31, Grand Guignol, uno dei più programmatici albi di Dylan Dog).


L'albo inizia con un flashback nel 1971, quando la giovane Leonora Steele (cognome adeguato per questa "signora d'acciaio"; nome alla Poe, da un racconto notissimo su amore/ossessione...) trova la famiglia massacrata - si presume dal giovane e ritardato stalliere Demian (presente anche in copertina, mentre si appresta ad uccidere un ferito Dylan Dog).

Torniamo poi al 1987, dove la cieca Leonora assume Dylan. Gli rivela che allora aveva sedici anni, e oggi ha una figlia di sedici anni: "il numero deve avere una qualche importanza, nella mia vita". Se teniamo conto che sono passati sedici anni dal massacro di Steele House, (1987-1971...), capiamo subito che la donna ha avuto la figlia in quelle circostante. E dato che il "mostro" l'ha "inspiegabilmente" risparmiata, il giallo è abbastanza chiaro nei suoi termini generali. Notiamo un ritorno di Sclavi sul tema del "figlio della colpa", già presente nel racconto dei licantropi.

Ora comunque Damien, "il mostro", è fuggito, e Leonora vuol essere difesa. Dylan si reca nel manicomio da cui è scappato, dove conosciamo Lord Chester, il lord folle che sarà una presenza fissa nella serie.

Harlech, il manicomio per ricchi (luogo poi ricorrente in Dylan Dog) dove Leonora aveva rinchiuso Demian, mostra nuovamente la critica sociale: la follia dei ricchi è una "stravaganza" da trattare con cura, la follia dei poveri languisce nei manicomi pubblici.

Damien appare nella sua forza sovraumana di "monstrum", "prodigio naturale", nel racconto del dottor Pierce. Anche il fatto che il mostro dormiente "si risvegli" ai sedici anni (come l'età di Leonora ai tempi dei fatti...) è ovviamente indizio significativo.

Dylan Dog, durante il viaggio a Steele House, svela che deve il suo nome a Dylan Thomas, poeta inglese del '900 (1914 - 1953), anch'egli segnato dall'alcoolismo e autore di una poesia immaginifica e fortemente simbolista, sulla scia del gotico William Blake. Eccone un esempio, con traduzione, di "Clown on the moon", con vari elementi che ritroviamo nel mondo dylaniato.

(alcuni fan vedono questo come incorenza, essendo stato Dylan adottato, e chiamandosi già Dylan prima dell'adozione. Però potrebbe essere una falsa spiegazione fornita dai genitori adottivi a Dylan ignaro).



*

My tears are like the quiet drift
Of petals from some magic rose;
And all my grief flows from the rift
Of unremembered skies and snows.

I think, that if I touched the earth,
It would crumble;
It is so sad and beautiful,
So tremulously like a dream. 

*

Le mie lacrime sono come un quieto turbine
di petali da una certa magica rosa;
e tutto il mio dolore fluisce dalla fessura
di nevi e cieli dimenticati.
Penso che se toccassi la terra,
si sbriciolerebbe,
è così triste e bella,
così trepidamente simile a un sogno.



*

Si arriva così al maniero, dove lo psichiatra Pierce rivela di essere anche il marito di Leonora. Una rivelazione tardiva, che infastidisce Leonora stessa, a indicare un conflitto non risolto nella relazione tra i due. La casa è difesa da decine di mercenari armati, simbolo dell'inutile assedio di una psiche borghese la cui crisi proviene, come in questo caso, dall'interno. (p.42). Da qui in poi, la storia proseguirà con uno stillicidio di graduali rivelazioni.

Scopriamo infatti che la figlia ha preso il nome di Lilith, il demone tentatrice dell'inferno, che causa il peccato originale e la caduta dell'uomo dall'Eden. Nome, di nuovo, molto significativo, che continua a preparare il crescendo di inquietudine verso il finale. (p.44).

Anche la cecità di Leonora, si rivela dagli atti del processo che Dylan legge, non è connaturata, ma è una cecità isterica, dopo il delitto. Altro tassello verso il finale: Leonora "non vuole vedere qualcosa" (p.49).

Il Machete dei delitti, sparito dalla notte del massacro, rivela inoltre Pierce, l'ha preso Leonora, che si arrabbia a morte per questa rivelazione (p.54).

Dylan trova infine l'accesso ai sotterranei, in senso fisico, ma in senso anche psichico, ovviamente, sotto un profilo simbolico. La cosa scatena la costellazione delle sue fobie: zoofobia (i topi), claustrofobia, vertigini (per la scalata). Egli però le affronta, e giunge nei sotterranei del castello che sorge sotto Steele House. L'inconscio, praticamente, di Leonora: lo stesso Dylan lo dichiara: "vedo qualcosa di psicanalitico in tutto questo..." (p.72).

Dylan trova Damien, lo affronta, e questi decide di fuggire in superficie e farsi uccidere (anche ora che si rivela, il suo volto, non a caso, resta sempre in ombra).

La sua morte porta Leonora a ricordare: lei ha ucciso la famiglia, poiché si opponeva al suo amore per Damien, da cui aspettava Lilith (un duplice conflitto: di classe, ricchi/povero, e di status mentale, "normodotati"/ritardato. Anche se ovviamente questo viene rovesciato dalla follia di Leonora). Una volta compiuta la strage, Leonora aveva dimenticato: fino ad adesso.

Shockata dalla rivelazione, anche Lilith diviene cieca, con una terribile e perfetta chiusura circolare della storia: le colpe delle madri ricadono sulle figlie.


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