Baphomet Road


LORENZO BARBERIS

L'amico Marco Roascio non si limita alla sua attività artistica come Cabalinguista, giocando con le parole e le immagini per rivelarci la natura nascosta delle cose tramite un gioco grafico o testuale. All'interno di "Mondovì In Movimento", l'alleanza civica della sinistra monregalese, Marco si occupa anche di restaurare, come volontario, le indicazioni stradali in marmo degli anni '50, ormai ridotte in condizioni pietose per il distacco delle lettere incastonate all'interno delle lapidi.


La foto originale

Stamattina l'ho raggiunto mentre restaurava la Via del Gasometro, una poco nota via di Breo nei pressi di un'area ora dismessa, dove in precedenza vi era, appunto, tale edificio. Ci sono ora progetti avveniristici di recupero, molto affascinanti, ma per ora non realizzati.

Mentre però osservavo Marco completare la scrittura della Via del Gasomet... mi è venuto in mente che, con minime modifiche (un doppio cambio di lettera, si poteva modificare il GaSomet in BaFomet). Inoltre, se già avevo da tempo riflettuto come abitare "nella Via di San Bernardo" fosse molto templare, anche la "Via del Bafomet" ha un possibile significato iniziatico, anche se più oscuro. Da qui il fotoritocco sovrastante.




Anche perché già BaFomet nasce da una deformazione di MaHomet, In verità, il nome pare derivare da una corruzione dell'arabo Mahomet nelle prime trascrizioni, riportato verso il 1100-1200 anche come Bahomet e quindi deformato Bafomet, che evoca i "baffi" e la barba del capro stesso (gli infedeli adorano Bahomet, ed essendo appunto infedeli non venereranno il vero dio, ma l'opposto, quindi un capro barbuto e baffuto).

Il termine diverrà famoso nel processo templare del 1313, quando l'inquisizione, forse non ricordando l'origine del termine Bafomet, e ormai ritenendolo una autonoma divinità pagana, accuserà i templari di venerarlo.


Ovviamente la tradizione ermetica rende le cose più complesse. Il nome significherebbe Baphe Metis, "Battesimo della Saggezza", e il capro rimanderebbe al dio Ptah, incarnazione terrena del dio solare Osiris nel Capro.

In realtà presso gli Egizi il Dio Capro come incarnazione solare, pur presente, era meno diffusa che non, ad esempio, il Dio Toro, Api, vero volto del Dio Solare nella sua incarnazione terrena; però indubbiamente nella tradizione greco-romana - e anche in quella celtica - la venerazione del Satiro come divinità naturale maschile era molto diffusa, ed era sopravvissuta a lungo, in età cristiana, nel culto (ormai demonizzato) delle antiche Menadi, divenute streghe.

L'esoterista cinquecentesco Agrippa fa dei templari gli eredi delle streghe, proprio probabilmente per tale comune devozione.




Secondo la tradizione ermetica, il culto del Bafomet divenne il simbolo degli eredi dei templari, i maestri delle corporazioni muratorie del gotico, che lo dissimulavano nelle loro chiese, come a Saint-Merri (1515 c.) a Parigi, la sua figurazione più famosa, ma anche da noi, dove si trova, ad esempio, presso San Lorenzo di Saliceto, a cavallo tra '400 e '500.






Col '700 rinasce l'interesse esoterico per streghe, templari e loro culti, anche con la nascita della massoneria speculativa (1717) in Inghilterra, cui viene presto attribuita una discendenza templare. Il primo a proporre una immagine del Baphomet è l'esoterista Eliphas Levi nel 1855, che sotto la maschera della testa di capro ne fa in verità una divinità femminile, associata al gesto del Solve et Coagula: la luna bianca che scioglie, quella nera che coagula, fondamento del procedimento alchemico ben noto, per dire, anche ai viticultori. Ma in fondo, anche l'alchimia della parola, la Cabalistica, non è altro che un Solve Et Coagula, come credo di aver più volte mostrato.

Va rimarcato inoltre che la figura del Baphomet è ripresa da Levi dai tarocchi secenteschi di Marsiglia, ripresi da quelli rinascimentali italiani. La figura che viene citata è quella del Diavolo, che già presenta il "gesto del Solve"; curiosamente questa figurazione deriva però probabilmente dal Matto dei tarocchi italiani del '400-'500 (che a sua volta, secondo alcuni, sarebbe ricavato dalla figura di Margutte nel poema eroicomico del "Morgante" di Luigi Pulci, che in effetti diventa l'araldo di Lucifero alla fine della sua tormentata esistenza).


A fine '800 sulle divulgazioni di Levi va a speculare Leo Taxil, che connette anche il Bafomet ai riti rosacrociani del '600, inventandosi riti abominevoli e pruriginosi, salvo poi ritrattare il tutto come un gioco letterario volto a sbeffeggiare i creduloni clericali.


Però a prenderlo abbastanza in parola c'è ad esempio Aleister Crowley, che riscrive i tarocchi nel 1910 in corrispondenza alla sua filosofia, e riprende l'idea dei culti del Bafomet come fondamento del Sex Magick, come Taxil aveva "ironicamente" rivelato.


H. Giger, Bafomet (1980 c.)


Lady Gaga as Baphomet (2010 c.)

Da Crowley in poi, è una costante fioritura delle riprese dell'antico simbolo, interpretato e dissimulato nei modi più differenti (notevole ad esempio la rilettura di Giger). L'ultima incarnazione, credo, sia in Lady Gaga (o qualche altra starlette pseudo-illuminata) che ha alluso nei suoi spettacoli al gesto Solve-Coagula, meno noto di altri presunti segnali del NWO ma comunque presente.



Anche chi, comunque, decidesse di seguire la Via di San Bernardo, si troverebbe a incontrare, a Mondovì, coincidenze significative. Prima del restauro, alla targa della via mancavano le seguenti lettere, nell'ordine: V,I,S, N,R,O.

VIS è forza, N.RO è abbreviazione rara ma realmente riconosciuta per Numero. La "Vis Numerorum" è l'essenza della sapienza pitagorica, simboleggiata nel "Vi-Num" a livello "da rebus", e non è ovviamente casuale che essa sia celata nella "Via di San Bernardo", una delle vie più ermetiche del monregalese.


Comunque, anche Via San Bernardo è stata ora restaurata da Roascio.

Che ha rimosso i frammenti staccatisi (a me ha donato, come ricordo, la V della Via di San Bernardo, nei pressi della quale abito) e li ha ridipinti adeguatamente, ripristinando la segnaletica prevista. Un prezioso servizio alla comunità, che ha contribuito, nel suo piccolo, a un miglioramento della qualità degli spazi pubblici monregalesi.

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