Dylan Gold



LORENZO BARBERIS.

Una curiosa post-illa al post di ieri. Appena pubblicato il post, ho ricevuto su Google+ vari lunghi commenti anonimi, decisamente interessanti, che facevano delle considerazioni piuttosto critiche su tutte le curatele post-Sclavi. Commenti che sembravano decisamente di addetti ai lavori, perché molto addentro e molto infervorati sulla questione (non necessariamente quindi oggettivi).

Ho purtroppo dovuto cassare ogni commento, perché la politica del mio blog è quella di non avere commenti, per ragioni anche pratiche di responsabilità editoriale (che è sempre in capo a chi tiene il blog). Semplicemente, non avevo pensato a rimuovere la possibilità di commentare su G+, cosa che ho provveduto a fare. 

Le osservazioni si concentravano sul calo di vendite; tuttavia io qui non parlo strettamente di "declino" in termini di successo o declino di vendite, ma di qualità delle storie, punto di vista estremamente più soggettivo. Però è interessante anche questa prospettiva dell'aspetto monetario di Dylan Dog. Dylan Gold, come ho intitolato.

In sintesi, i commenti parlavano di un calo di 400.000 copie avvenuto tutto dopo l'era Sclavi, all'interno della lunga era Marcheselli, e lo attribuivano al fatto che i vari curatori, essendo di fatto dipendenti bonelliani, non avevano margini di autonomia rispetto all'editore come aveva invece Sclavi per un mix di fattori - prestigio e forse diritti particolari in quanto autore. Gualdoni quindi non avrebbe fatto che continuare il lavoro avviato con Marcheselli, e già lui avrebbe messo in campo alcune strategie, come la scelta "pop", proseguita da Recchioni; l'apparente maggiore ritorno allo splatter di Recchioni sarebbe legato al perdurare della lenta emorragia di vendite (dopo il tracollo già avvenuto in un'epoca pregressa) che ha portato l'editore a dare un netto cambio di rotta. 

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Ho deciso quindi di verificare online al proposito, sempre con la validità relativa che ha un'indagine online su queste cose.

In effetti, non è facile trovare sul web dati di vendita su Dylan Dog. Partendo dal presupposto che non mi interessa più di tanto, che non so quale affidabilità abbiano i dati, devo dire di aver trovato questi riferimenti (ovviamente, i siti linkati potrebbero sempre sparire, etc.). Prendeteli con beneficio d'inventario, una ricerca rapida, indiziaria e non scientifica.

1986 - 50.000 ?

Allora: la testata come è noto nasce nel 1986, ma inizialmente non ha un particolare successo. Online si parla di cifre molto diverse, ma una buona media mi pare attorno alle 50.000 (cifra che parrebbe riportata sull'albo "Gli inquilini arcani"). Alcuni dicono che all'epoca la cifra fosse stata accolta malissimo, con frasi tipo "l'albo è nato morto in edicola" e simili. Non so se siano esagerazioni.

1987 - 75.000 ???



Comunque, il boom probabilmente arriva verso il 1987 (online si parla "col n.10", quindi ormai a seconda metà '87). Dato che i 100.000 si raggiungono solo nel n. 24, direi che saliamo a metà strada. Ma è una mia deduzione. Si tiene anche il primo Horror Fest, segno di una vitalità del personaggio e della sua comunità di lettori, di cui la Stampa di Torino dà ampia relazione. La buona vecchia "Busiarda" guarderà con simpatia a Dylan Dog, meno coinvolta nella "caccia alle streghe", da quel che ho visto. La ricezione di stampa - buona qualitativamente e quantitativamente - è abbastanza precoce, dato che Dylan è nato sul finire del 1986. Si tratta però di un caso isolato, per la nascita del fumetto, che non sarà più ripreso fino al 1990, quando l'attenzione di stampa sarà costante.

1988 - 100.000 ?

Stando alle discussioni online, Dylan Dog supererebbe le 100.000 copie con "I conigli rosa uccidono", il numero 24, una soglia importante, col passaggio alle 6 cifre.

Anche i tentativi di imitazione (e radicalizzazione dello splatter) della ACME, con "Horror", "Splatter" e "Primi delitti" (1989) arrivano dopo il 1988, testate che vendono molto meno, ma comunque oltre 20.000 copie, buone cifre per un non-bonelli.

Il 1988 vede anche l'uscita di un primo videogioco dedicato a Dylan Dog, storia di un amore sfortunato tra la depressa scena videoludica italiana e una testata che avrebbe potuto offrire un perfetto volano.

1989 - 150.000 ?

Nel 1989 ("tra numero 30 e 40") si dovrebbe già parlare di 150.000 copie, in costante ascesa, a partire da "La casa infestata" (30) e "Grand Guignol" (31).

1990  - 200.000 ?



Nel 1990 si parla di 180.000 copie vendute (da Archivi La Stampa), Goblin, n. 54, esce con una fascetta "200.000 copie - una tiratura da fare paura!".

Del resto si avvia la prima ristampa, segno certo del successo della testata. Ma al tempo stesso articoli di vari giornali si scagliano contro la rinascita dell'horror, incluso Repubblica e l'Unità (la Stampa sembra più prudente). Anzi, direi che l'attacco all'horror viene da sinistra: in parlamento, il firmatario più autorevole dell'interrogazione contro i fumetti horror (non Dylan Dog, ma i suoi imitatori) è il magistrato torinese Luciano Violante, campione della lotta al terrorismo nei '70 e alla mafia negli '80. Una cosa che fa particolarmente male - a Sclavi, notoriamente di sinistra, ma anche ai suoi lettori.

In quest'anno tra l'altro Dylan Dog è a Torino all'Hiroshima Mon Amour (che apparirà nel 1992 ne "I delitti della mantide", n.71, in ricordo di una serata probabilmente, in qualche modo, storica.), evento che La Stampa copre abbastanza ampiamente, intervistando il torinese Piccatto.

1991 - 300.000 ?



Nel 1991 comunque arriva la seconda ristampa di DYD, segno che la crescita continua, probabilmente; come pure un segnale di buona salute è l'uscita del gioco di ruolo e di nuovi videogame; nell'articolo de La Stampa si favoleggia di 800.000 lettori. Cifre che sembrano eccessive perfino per l'età dell'oro, ottenute forse forzando i dati, e sommando inedito e ristampa ai massimi valori. Una possibile ipotesi è di 300.000 copie, sulla base dell'albo 77 dell'anno successivo (vedi oltre).

Nello stesso numero de La Stampa. si dice che le cifre dei fumetti splatter sono scesi a 10-15.000 copie, tutti prendono le distanze, si dichiarano solo horror, e di autore, si paragona (da parte di autori di fumetti) lo splatter alla pornografia, e così via. La ACME in quest'anno alla fine fallisce, probabilmente anche sull'onda degli attacchi mediatici, legali e politici.

In Delirium (1991), il n. 54, apparirebbe tra l'altro "Le Macabre", storica discoteca di Bra fondata nel 1972.

1992 - 500.000 ?



Stando a quanto si legge online, il 1992 vede il picco di DYD a 530.000 copie vendute, con superamento di Tex (da qui). In quest'anno esce anche "Caccia alle streghe" (n.77) in cui Sclavi descrive la vittoria sugli "inquisitori" come una vittoria di Pirro: nel fumetto immaginario Daryl Zed è vero che i censori sono stati respinti, ma l'editore chiede ora una maggiore prudenza, portando ad una sostanziale autocensura. L'autore di Daryl Zed parla di "300.000 copie", una cifra che gli fa paura, che potrebbe essere la cifra, già superata, di transizione verso le 500.000 copie.

Iniziano in quest'anno le campagne promozionali di "Dylan per il sociale", che personalmente ho sempre trovato un po' stucchevoli e ritengo legate, sostanzialmente, a una certa necessità, anche, di valorizzare l'immagine del personaggio davanti alle (potenziali) accuse di traviamento dei giovani. La Stampa, tra l'altro, per una volta non appare favorevole, perché riferisce della campagna ma, in modo velenoso, mostra anche un albo in cui Dylan "si fa iniettare uno spinello (pardon, un allucinogeno)", ovviamente fuori contesto (ma dovrò recuperare l'albo, ora sono incuriosito).

Si parla anche di trasformare DYD in una serie TV per la RAI, ma finisce tutto in un nulla di fatto (forse proprio per un alone del personaggio troppo dark per Mamma Rai).

1993 - 500.000 ?


Il 1993 è ancora anno di massimi, continuando a star sopra le 500.000, sopra a Tex. (da qui). Si gira il film di Dellamorte Dellamore, con Rupert Everett chiamato a impersonare il protagonista, modello di Dylan Dog.
La stampa sottolinea il fattore di presa di Dylan Dog sul pubblico femminile, caso raro nel fumetto italiano, che ha permesso il boom senza precedenti della testata.


Il n. 83, Doktor Terror, sembra però mettere in evidenza i rischi della censura sempre incombenti. Dato che il dottor Terror sembra vagamente a Miglio, l'ideologo dei neonazisti nell'albo, e Grimmel, il portavoce politico, vagamente a Bossi, ciò suscita attacchi della Lega cui Bonelli risponde rispettosamente, negando ogni somiglianza, come ovvio. Tuttavia si percepisce il timore, legittimo, di non trovarsi sotto attacco di una nuova "Caccia alle streghe". 


Perfino nelle pagine locali di Cuneo si rivendica il legame con Dylan Dog.

1994 / 2000: ???


Forse per caso, ma in quest'anno Sclavi smette per un anno (il 1994) di scrivere Dylan Dog. Articoli parlano di una "crisi" di Dylan Dog, anche se Sclavi resta curatore della serie. Inizia l'inevitabile calo: online si dice che le vette del 1992-93 rimasero insuperate, e furono una breve parentesi.



Il 1995 vedrà il ritorno di Sclavi, ma più defilato. Da quel che ho capito, è qui, all'incirca, che avviene il passaggio di consegne a Marcheselli, anche se senza che sia segnato in modo evidente nel colophon, stando agli albi in mio possesso (a differenza della curatela di Recchioni, esplicitamente indicata). Evidentemente si vuol lasciare l'idea che la supervisione sia ancora di Sclavi, anche se ormai è sempre meno così.

La Stampa sottolinea la forte componente piemontese in Dylan Dog, specie nel parco disegnatori.



Nel 1996 nasce il Collezione Book come terza ristampa, che diventerà nel 2007 la seconda ristampa, di fatto, perché chiude la seconda col n. 184 (uscito nel 2002, la seconda ristampa dovrebbe essere appunto cinque anni dopo).

Non so se è un caso, ma si evidenzia la battaglia di Dylan Dog contro la droga ed altri esempi di impegno sociale: un elemento pre-esistente, ma in precedenza non così sottolineato.



Nel 1998 esce il romanzo di Sclavi "Non è successo niente":  Mauro, nuovo curatore di "Daryl Zed", dichiara di subire più censure rispetto all'epoca in cui era il protagonista, l'autore di Daryl Zed, a seguirlo. Diciamo che il 1998 è il termine ante-quem per il passaggio a Marcheselli come curatore, più soggetto come si diceva prima alle censure, e qui inizia dunque il calo delle vendite.

Dylan Dog riceve tra l'altro l'abbraccio mortale della sinistra radicale, in eterna ricerca di svecchiamento tramite qualche moda, possibilmente già passata. Sclavi abbozza, ma sembra con poco entusiasmo, forse memore degli attacchi provenuti proprio da quell'area. 

Ho trovato pochi dati precisi per questa finestra 1994-1999. Ovviamente, essendo l'età del calo, non ci sono probabilmente riferimenti in fascette propagandistiche che avevano celebrato l'ascesa; al tempo stesso, non c'era ancora la pervasività della rete che abbiamo oggi. Al 2000 abbiamo però un Dylan a 270.000 copie, quindi un calo relativamente significativo: indubbia la perdita di copie rispetto all'apice delle 500.000, ma comunque ancora un buon assestamento.

2000 - 2014

Se mi mancano dati per il 1994-1999, ho anche un buco dal 2002 al 2004, che però si può agevolmente considerare in lenta emorragia dalle 270.000 ancora del 2001 alle 200.000+ del 2005. Potrebbe aver inciso, tra l'altro, la fine del ciclo di Sclavi nel 2001. Il ritorno, annunciato nel 2005 e messo in scena nel 2006-2007, non fece risollevare le vendite; un ulteriore calo comunque riprende dopo il suo abbandono. Non è nemmeno come conseguenza diretta, stando a queste cifre: la crisi resterebbe stazionaria nel 2008 e nel 2009, per ripartire dopo il 2010 e l'abbandono di Marcheselli. 

L'affiancamento di Gualdoni a Marcheselli nel 2006, e il passaggio di testimone nel 2009 avveniva nella prospettiva di un più serrato lavoro redazionale ai fini di ridare una personalità alla testata; elemento che non c'è stato molto, dagli albi che ho potuto leggere di quella fase, o non è stato fatto percepire; e non a caso la nuova gestione Recchioni ha puntato molto anche sulla comunicazione. Interessante notare che Recchioni era atteso come possibile nuovo reggitore della testata già da allora (qui un resoconto da una pagina critica - e ipercritica - dell'epoca).

Incolpare Gualdoni lo credo, personalmente, ingeneroso, in quanto mi pare effetto di un fenomeno fisiologico, dopo un periodo così lungo. Al limite, si potrebbe dire, come detto dallo stesso autore, che non è stato fatto nulla per un rilancio ormai vitalmente necessario. Vedremo cosa succederà con la Fase Due.

Per il resto, questi sono i dati trovati, col link di riferimento.

2000: 270.000 (da qui)
2001: 270.000 (da qui). Fine del ciclo di storie di Sclavi, dopo pausa del 1994 (salvo minima ripresa)
2002-2004: ???
2005: 200.000+. (da qui)
2006: 210.000 (da qui)
2007: 210.000? (da quivengono anche dati molti numeri differenti più alti: direi stasi)
2008: 210.000 (da qui; si constata che sono "dati top secret"; ha chiuso la II ristampa nel 2007)
2009: 210.000 (da qui
2010: 160.000 (da qui; si parla in effetti di un tracollo (qui)
2011: 140.000 (da qui)
2012: 140.000 (da qui)
2013: 120.000 (da qui)
2014: 110.000 (da qui)

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In copertina, un meraviglioso disegno di Piccatto su Dylan Dog a Torino, sulla Stampa del 1990.

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