Nerd Avengers



LORENZO BARBERIS.

Spoiler Alert, As Usual.

Sulla spinta del nuovo videogioco sugli Avengers, di cui ho parlato nello scorso post, ho deciso finalmente di vedere il film dei Vendicatori, realizzato da Joss Whedon (Buffy, ma anche del Dr. Horrible Sing Along Blog) nel 2012. Il DVD si apriva con una pubblicità del videogame (la prima versione) e quindi tutto si tiene.



Il film è, come speravo, una riuscita abbuffata di supereroi. Immancabili ovviamente Robert Downey Junior, col suo eccellente Iron Man e Scarlett Johannson, che era già stata una eccellente Black Widow nel secondo film dell'Uomo di Ferro (2010), creando così quella continuity del cinema Marvel che ne è divenuto il marchio di fabbrica.


Hawkeye nella sua prima apparizione (1964)

A loro si aggiungono vari altri:  innanzitutto Hawkeye, eroe minore creato nel 1964 nella grande infornata di eroi di Kirby e Lee, e recentemente riscoperto (non a caso, era il comprimario di Iron Man nel videogioco del 2012. Oggi al posto di Hawkeye nel videogame c'è Black Panther, probabile preludio ad un parallelo recupero).

In sostanza, è un clone viola del Green Arrow anni '40 della DC Comics, il supereroe-arciere. In Green Arrow tuttavia il calco supereroistico di Robin Hood era più evidente, con la conseguente carica sociale, e quindi più interessante come personaggio. L'elemento qui resta, ma un po' sottotono; inoltre l'elemento cromatico del costume viene abbandonato, trasformando di fatto il supereroe in un uomo ordinario bravissimo con l'arco.



Hawkeye inoltre vene subito subornato dai poteri psichici Loki, ritornato per conquistare il mondo come araldo di Thanos, che appare nell'ultima scena dopo i titoli, sorpresa finale abbastanza telefonata per chi conosce il cosmo Marvel, e cliffhanger per il prossimo film. Quindi lo vediamo combattere praticamente sempre nei cattivi, salvo nel finale in cui, liberato dal potere psichico dell'asgardiano, si riscatta.

Dove c'è Loki non può quindi mancare nemmeno Thor (2011) in continuity col film precedente. Al team up si aggiungono poi tutti gli eroi oggetto di una recente ripresa filmica: Capitan America (2011), il cui film si concludeva con un cliffanger verso gli Avengers  (in esso c'è il set up del Tesseract dimensionale usato per evocare gli alieni da Loki, che è stato rinvenuto nei ghiacci assieme al Cap). Nel calderone è inserito anche Hulk, in continuità col remake del 2008, e non con il film autoriale di Ang Lee del 2003, che non ha avuto particolare successo tra i fan.



Essendo fuori dei giochi Hawkeye (anche probabilmente per una prudenza sul suo uso: lo si vuole recuperare, ma lo si tiene marginare rispetto ai grandi archetipi), il film sottolinea la Nerd Component dei supereroi, come era già avvenuto nel ciclo dell'Uomo Ragno, all'avvio della Marvel renaissance al cinema.

Capitan America è il nerd anni '50, l'originale, spaesato di fronte all'aggressività dell'high tech informatico ma dotato di solide basi di scienza classica. Si tratta - in questa interpretazione non così fedele, come già nel film, ma interessante - sostanzialmente del nerd puro, in quell'epoca (unito al suo sogno di grandezza tramite appunto la trasformazione in un supereroe "legalitario"). L'accentuazione del blu nella divisa sottolinea questa natura melanconica, blues del personaggio.



Iron Man è il nerd contemporaneo, praticamente vicino ad un hipster, ma dotato davvero di solide basi scientifiche sotto l'apparenza modaiola. L'aggressività del personaggio viene collegata a questa declinazione moderna, all'apparenza vincente del nerd, che sa però di essere comunque un outsider in un mondo dominato dai Jocks, che al raffronto dei super-eroi marvelliani sono i veri e propri dei con cui si devono confrontare. L'accentuato rosso del costume riflette bene questo elemento.



Hulk è il nerd in una declinazione patologica. Il film (in continuità credo col 2008) sottolinea la componente psicotica del disadattamento dello scienziato Jekyll con Hulk trasformato in un doppio-Hyde, che sotto la cortesia formale dissimula la difficoltà di contenere la rabbia, che può esplodere incontrollata nella furia verde.

Molto interessante al proposito la battuta di Iron Man, che giunti al dunque dello scontro consiglia a Banner di "indossare la sua armatura": vi è un rovesciamento dell'idea di Hulk-maledizione: la superforza non è una maledizione, è l'armatura con cui Banner può farsi rispettare rispetto a un mondo ostile. Egli conferma l'esattezza dell'analisi: quando Black Widow obietta che deve fare presto ad arrabbiarsi, egli ammette: "Non c'è problema, sono sempre arrabbiato." e si trasforma infatti istantaneamente, rivelando la sua apparente bonomia come una maschera (era, del resto, già abbastanza chiaro dalla buona recitazione dell'attore).


La stessa Vedova Nera è una "secchiona": vengono sottolineate soprattutto le doti psicologiche di manipolazioni che usa verso tutti i personaggi (essendo l'eroe meno positivo, perfetta è la canonica associazione al nero). Il personaggio ha anche ovviamente le doti fisiche dei comics, ma tutti gli eroi (con l'eccezione, ovvia, di Hulk Unchained) mostrano un affaticamento piuttosto visibile negli scontri fisici, rivelando la natura umana, troppo umana degli "uomini sotto la maschera".

Sfugge all'equazione Thor, il biondo dio pagano, che rappresenta il Jock per eccellenza, l'idealtipo del ragazzone americano e - si evidenzia - un po' germanico-nazista. Buono, certo, ma anche fondamentalmente indifferente agli omicidi commessi dal fratello Loki, che vuole salvare per il comune senso di superiorità all'umanità, di cui non è, a differenza dell'altro, consapevole.

Il personaggio appare però isolato, presente quasi per far risaltare per contrasto la nerditas degli altri eroi.


Le figure Nerd emergono poi anche negli agenti Shield, qui protagonisti più che altrove, anche come cliffhanger per la serie "Agent of S.H.I.E.L.D" (2013) apparsa in continuità alla serie (pur in assenza dei super).

L'agente Phil Coulson, fan di Capitan America, è il nerd personificato, con la sua collezione di figurine originali che dopo la sua (apparente) morte verrà usata da Nick Fury, cinicamente, per stimolare gli Avengers all'azione, superando le loro divisioni.

Maria Hill è l'incarnazione legalitaria della nerd girl, come la Vedova Nera ne è l'incarnazione malvagia, o comunque aggressiva. Non a caso, la Vedova è una "umanista" specializzata in abilità psicologiche, mentre la Hill rientra nel mainstream genericamente ingegneristico del nerdworld.

E su tutti si staglia Nick Fury, il supremo mastermind, eroe certo d'azione ma che qui diventa soprattutto il manovratore supremo. Sul finale ci viene infatti fatto presagire come tutta la crisi sia stata orchestrata da lui stesso: gli alieni extradimensionali hanno provato a invaderci, e hanno fallito, in modo che questo serva di monito a tutti gli Infiniti Mondi.

Una figura alla Ozymandias di Watchmen, insomma, tolto per il fatto della sua maggiore consapevolezza, e per il fatto che il suo personaggio, semmai, è storicamente sovrapponibile al Comico, l'esatto opposto nel fumetto di Moore. Simile è anche il mancato funzionamento del suo piano, perché l'idea di un nemico valido affascina Thanos, invece di respingerlo.

Ovviamente, nel caso di Watchmen il finale non era aperto, mentre qui serve anche per preparare il film successivo. Tuttavia si tratta di un bell'azzardo per un film volto al largo pubblico, lasciato prudentemente tra le righe. Se almeno in Watchmen il piano era affidato a un bizzarro ed eccentrico miliardario, qui l'avrebbe compiuto, in sostanza, un servizio segreto deviato degli USA, al servizio delle Nazioni Unite, che crea le condizioni di un attacco esterno per poi servirsene ai propri fini.

La fantasia sfrenata dei comics, anche al cinema, non può mai mancare di stupire.



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