Escher Code



LORENZO BARBERIS.
Margutte l’aveva anticipato con questa intervista impossibile: Mauritius Cornelius Escher (1898 – 1972) è stato ospite, in questa prima metà del 2014, di una prestigiosa mostra in provincia di Cuneo, presso il Filatoio di Caraglio, “Enigma Escher”, che ripercorre il percorso artistico dell’autore cercando di disvelarne il segreto.
escher_filatoio
La mostra doveva chiudere il 29 giugno, ma è stata prorogata di due mesi, fino al 31 agosto, dato il successo eccezionale, che testimonia del grande posto che l’autore ha nell’immaginario collettivo.
1923
L’esposizione documenta con grande ampiezza di dettagli la formazione dell’autore, nella fase precedente la sua ricerca sui paradossi spaziali che ne sono la marca più celebre. In particolare, si sofferma sull’importanza dell’Italia nella sua formazione: vi giunge nel 1921, e vi si ferma fino al 1935, studiando con grande attenzione il paesaggio italiano.
HermesTrismegistus
Particolare rilievo ha la città di Siena, punto di partenza della sua esplorazione dell’Italia centrale e luogo delle sue precoci mostre italiane. Probabile anche l’influsso della cattedrale, coll’intricato scacchiere del suo pavimento che ospita tra i profeti Hermes Trismegistus Contemporaneus Moysi.
1923 ritratto
(Nel suo autoritratto del 1923, il buon Escher ha proprio un’aria da hipster)
Proprio la nostalgia dell’Italia, nel 1935, avrebbe ispirato Escher nella sua svolta verso mondi impossibili, realizzati però non nella discesa dell’inconscio dei surrealisti suoi contemporanei, ma col rigore geometrico dei suoi abbacinanti tesseract, ultimo passo evolutivo della geometrizzazione del paesaggio da lui operata, non lontano dai futuristi italiani che andavano approdando alla sintesi dell’aeropittura.
1922 otto teste
In verità già nel 1922 era iniziata la formazione dei suoi intarsi di figure, matematicamente impeccabili. Quattro volti femminili, due volti di gentiluomini, e due volti demoniaci formano questo primo puzzle ancora poco geometrizzato per gli standard escheriani. Poi una lunga attesa, fino alla metà degli anni ’30, quando il tema diventa predominante.
Insomma, non so se la mostra – sotto l’alto patronato scientifico di Piergiorgio Odifreddi, il celebre matematico razionalista cuneese – riuscirà davvero a risolvere il mistero escheriano come si ripromette. Ma di certo le sue 130 opere originali meritano sicuramente la visita.

LORENZO BARBERIS.
Margutte l’aveva anticipato con questa intervista impossibile: Mauritius Cornelius Escher (1898 – 1972) è stato ospite, in questa prima metà del 2014, di una prestigiosa mostra in provincia di Cuneo, presso il Filatoio di Caraglio, “Enigma Escher”, che ripercorre il percorso artistico dell’autore cercando di disvelarne il segreto.
escher_filatoio
La mostra doveva chiudere il 29 giugno, ma è stata prorogata di due mesi, fino al 31 agosto, dato il successo eccezionale, che testimonia del grande posto che l’autore ha nell’immaginario collettivo.
1923
L’esposizione documenta con grande ampiezza di dettagli la formazione dell’autore, nella fase precedente la sua ricerca sui paradossi spaziali che ne sono la marca più celebre. In particolare, si sofferma sull’importanza dell’Italia nella sua formazione: vi giunge nel 1921, e vi si ferma fino al 1935, studiando con grande attenzione il paesaggio italiano.
HermesTrismegistus
Particolare rilievo ha la città di Siena, punto di partenza della sua esplorazione dell’Italia centrale e luogo delle sue precoci mostre italiane. Probabile anche l’influsso della cattedrale, coll’intricato scacchiere del suo pavimento che ospita tra i profeti Hermes Trismegistus Contemporaneus Moysi.
1923 ritratto
(Nel suo autoritratto del 1923, il buon Escher ha proprio un’aria da hipster)
Proprio la nostalgia dell’Italia, nel 1935, avrebbe ispirato Escher nella sua svolta verso mondi impossibili, realizzati però non nella discesa dell’inconscio dei surrealisti suoi contemporanei, ma col rigore geometrico dei suoi abbacinanti tesseract, ultimo passo evolutivo della geometrizzazione del paesaggio da lui operata, non lontano dai futuristi italiani che andavano approdando alla sintesi dell’aeropittura.
1922 otto teste
In verità già nel 1922 era iniziata la formazione dei suoi intarsi di figure, matematicamente impeccabili. Quattro volti femminili, due volti di gentiluomini, e due volti demoniaci formano questo primo puzzle ancora poco geometrizzato per gli standard escheriani. Poi una lunga attesa, fino alla metà degli anni ’30, quando il tema diventa predominante.
Insomma, non so se la mostra – sotto l’alto patronato scientifico di Piergiorgio Odifreddi, il celebre matematico razionalista cuneese – riuscirà davvero a risolvere il mistero escheriano come si ripromette. Ma di certo le sue 130 opere originali meritano sicuramente la visita.




LORENZO BARBERIS.
Margutte l’aveva anticipato con questa intervista impossibile: Mauritius Cornelius Escher (1898 – 1972) è stato ospite, in questa prima metà del 2014, di una prestigiosa mostra in provincia di Cuneo, presso il Filatoio di Caraglio, “Enigma Escher”, che ripercorre il percorso artistico dell’autore cercando di disvelarne il segreto.
escher_filatoio
La mostra doveva chiudere il 29 giugno, ma è stata prorogata di due mesi, fino al 31 agosto, dato il successo eccezionale, che testimonia del grande posto che l’autore ha nell’immaginario collettivo.
1923
L’esposizione documenta con grande ampiezza di dettagli la formazione dell’autore, nella fase precedente la sua ricerca sui paradossi spaziali che ne sono la marca più celebre. In particolare, si sofferma sull’importanza dell’Italia nella sua formazione: vi giunge nel 1921, e vi si ferma fino al 1935, studiando con grande attenzione il paesaggio italiano.
HermesTrismegistus
Particolare rilievo ha la città di Siena, punto di partenza della sua esplorazione dell’Italia centrale e luogo delle sue precoci mostre italiane. Probabile anche l’influsso della cattedrale, coll’intricato scacchiere del suo pavimento che ospita tra i profeti Hermes Trismegistus Contemporaneus Moysi.
1923 ritratto
(Nel suo autoritratto del 1923, il buon Escher ha proprio un’aria da hipster)
Proprio la nostalgia dell’Italia, nel 1935, avrebbe ispirato Escher nella sua svolta verso mondi impossibili, realizzati però non nella discesa dell’inconscio dei surrealisti suoi contemporanei, ma col rigore geometrico dei suoi abbacinanti tesseract, ultimo passo evolutivo della geometrizzazione del paesaggio da lui operata, non lontano dai futuristi italiani che andavano approdando alla sintesi dell’aeropittura.
1922 otto teste
In verità già nel 1922 era iniziata la formazione dei suoi intarsi di figure, matematicamente impeccabili. Quattro volti femminili, due volti di gentiluomini, e due volti demoniaci formano questo primo puzzle ancora poco geometrizzato per gli standard escheriani. Poi una lunga attesa, fino alla metà degli anni ’30, quando il tema diventa predominante.
Insomma, non so se la mostra – sotto l’alto patronato scientifico di Piergiorgio Odifreddi, il celebre matematico razionalista cuneese – riuscirà davvero a risolvere il mistero escheriano come si ripromette. Ma di certo le sue 130 opere originali meritano sicuramente la visita.

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