Intervista a Sandro Joyeux


LORENZO BARBERIS.

Sandro Joyeux è uno dei più interessanti nuovi cantautori emersi sulla scena europea dell’ultimo periodo, forse anche grazie alla sua grande capacità di far convivere armoniosamente, nelle sue note, tradizioni musicali apparentemente lontane. Sandro è stato anche a Mondovì questo giugno (qui l’articolo di “Margutte” relativo), ed ha accettato di rispondere ad alcune domande della nostra nonrivista. 
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La tua esperienza musicale (e personale) ha radici sia italiane che francesi. Quanto hanno inciso queste due componenti sulla tua attività di cantautore?
Sono stato influenzato in modo  particolare da due cantanti  francesi, Claude Nougaro e Serge Gainsbourg. Il primo per la musicalità delle parole scelte e la sua dizione, il secondo per la diversità delle musiche dal jazz al reggae passando dal rock acido, e la saggezza cinica dei suoi testi.
Dall’altra parte delle Alpi, sono rimasto colpito da De Andrè per l’emozione generata dal suo verbo, poi da Pino Daniele, che è uno dei più grandi chitarristi europei, per il suo modo di raccontare una Napoli che ormai frequento da tempo. Non dimentichiamo neanche la pizzica…
Nelle tue canzoni appare importante il riferimento al Reggae, alla cultura africana e rastafariana in particolare. Quale ritieni sia il tuo rapporto con questa tradizione musicale (e non solo)?
Mi convinse che un cantante  è anche un messaggio.. Bob era al di sopra delle considerazioni partigiane, parlava direttamente al cuore del popolo. Era amato per questo… con il distacco degli anni credo che il rastafari sia un concetto panafricano, legato alla schiavitù (i marrons) e non credo che in Europa abbia una ragione di essere. Nonostante tutto, fu la mia prima vera band, i primi live, una musica fondatrice. Potrei cantare Peter ,Bunny and Bob tutta la vita.
Credi sia possibile conciliare la tradizione musicale occidentale con quella (quelle) del sud del mondo? In che modo?
La musica è una lingua universale . A priori, tutti possono parlare con tutti .molte canzoni sono state riadattate per l’orecchio occidentale ma a volte rovinano la trama tradizionale e perdono di sincerità e di qualità… un esempio flagrante è “Madan” di Salif Keita, di cui tutti conoscono il remix di Martin Solveig ma pochi la versione originale.
Essendo una (non)rivista letteraria, per chiudere, una domanda quasi d’obbligo. C’è qualche autore, romanziere, poeta che ha influito in qualche modo nella tua formazione?
Omero per la sua Odissea, che fin da bambino mi meravigliava e mi trasmetteva il senso del viaggio e dell epopea … per me il  primo libro della storia. Poi adoro Bernard Werber, giornalista scientifico e romanziere la cui Trilogia delle formiche mi ha appassionato; anche Le livre du voyage o Le père de nos pères sono molto belli. Egli scrive alla maniera del giallo, ma entrando in vari universi in modo strettamente scientifico.. un John Le Carrè della scienza.
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Ringraziamo davvero Sandro per la sua disponibilità, e speriamo di poterlo avere di nuovo presto con noi, qui a Mondovì!

(articolo originariamente uscito sulla rivista Margutte.com).

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