Paris Per-Due.

LORENZO BARBERIS

Tornato or ora dal nostro terzo viaggio a Parigi, mi dedico alla parte divertente del post-viaggio, ovvero la sistemazione e annotazione delle fotografie a futura memoria.

4. Torino.


Partenza il 4 agosto da Mondovì per Torino Porta Susa, tappa lungo il viaggio per Parigi per incontrare amici e rivedere la città.

Presagio non simpatico sul treno una vecchia zingara che sale, chiede la carità e maledice tutti quelli che non le danno nulla (ovviamente in lingua incomprensibile ma comprensibilissima dal tono della voce). Una signora addirittura intercetta la polfer - ce n'è tantissima sul treno, tre-quattro pattuglie, non so perché - e sporge querela di parte. A meno che la tipa non decifri perfettamente l'Argot, auguri.

Comunque la polfer fa fermare la zingara alla stazione dove è scesa, essendo ovviamente personaggio notissimo (e indisturbato). Non so se la querela sia stata un bene e un male: cioè se abbia spinto la zingara a inviarci una maledizione specifica più forte a noi tutti del treno o se invece l'abbia spinta a concentrare le sue energie sulla querelante.


La Nuova Porta Susa mi piace moltissimo, molto cyberpunk col suo grattacielo futuristico.


Non male nemmeno il grattacielo della RAI Torino, subito lì davanti. Il nostro hotel si trovava al lato opposto esatto della strada, a meno di cinque minuti dalla stazione.

 




L'Hotel invece molto signorile, palazzo vecchia Torino massonica con tanto di bafometti dissimulati nella decorazione fitoforme.


Anche all'interno decorazione curata, come questo bel vaso a tema fumettistico (non a caso, davanti all'hotel una bancarella di libri molto ben fornita di fumetti, dove ho recuperato vari "numeri bassi" della mia mancolista di Dylan Dog).




Tutti i palazzi della zona del resto trasudano questa eleganza massonica, un eterno ottocento un po' barocco ed eternamente inquietante.



Porta Susa comunque è anche area calda NO-TAV, quindi si trovano numerose scritte sui muri, unica nota dissonante. Bansky ha fatto scuola, più stencil e più ironia, meno scritte cubitali, inni al sabotaggio e contro la massoneria che qui trasuda da ogni parete. A suo modo anche questa diventa un'attrattiva del quartiere, galleria d'arte a cielo aperto per il lettore attento a scovare il dettaglio nascosto.


Pomeriggio in Piazza Castello, all'ombra del fascio littorio celato che incombe sulla piazza.


Un incastro di modernità littoria nella ottocentesca cornice sabauda, come il portale di Umberto Mastroianni per il teatro Regio di Torino, del 1973. Mastroianni è anche l'autore del monumento alla resistenza di Cuneo, magnifico e poco apprezzato (vedi questo bel blog cuneese).

5. Arrivo in Hotel.



Viaggio in TGV abbastanza avventuroso, con diversi ritardi per via di un passeggero che si sente male e infine scende a metà percorso. Nel complesso un'oretta di ritardi su un treno di solito puntuale. Ma il vero evento è l'arresto del tipo seduto vicino a noi, con passaporto turco (falso?) e senza alcun tipo di bagaglio, che viene fermato dalla polizia di frontiera e portato via sotto i nostri occhi, con fredda cortesia francese.

L'arrivo a Parigi rivela una lievitazione dei prezzi rispetto a cinque anni fa del doppio abbondante, già annunciati dai prezzi speculativi del TGV. La camera che ci assegnano è la 668, a fianco della 666, popolata in effetti da una setta satanica di turisti che fanno un casino infernale, entrando e uscendo dalla stanza più volte nel corso della nottata (qualche volta proveranno anche ad aprire la nostra porta, prima di essere intercettati).



 L'albergo si trova vicino a Place d'Italie, cosa che già mi avrebbe dovuto far presagire un isolamento siderale dato l'amore dei francesi per l'Italia (probabilmente la piazza celebra comunque piuttosto la dominazione di Napoleone sul regno omonimo, che non la fratellanza italo-francese). La piazza è zona di uffici, sulla metro della mattina incontriamo spesso pendolari che arrivano qui per lavoro, e l'intera zona ha una certa algida freddezza efficientista da cyberpunk.

Oltre alla distanza dal centro, si aggiunge il fatto che le linee metro sono in rifacimento. In effetti Agosto è stagione di morta, sia turistica che per gli uffici; ma in particolare sono tolte, alla mia zona, il collegamento diretto col centro (Trocadero) e quello verso la zona del Louvre e dell'Ile de la cité ferma prima e dopo, ma non a queste stazioni in manutenzione.




Usciti la sera dall'hotel già in ritardo ripieghiamo così sulla zona della Bastiglia, vicina a noi e che non abbiamo ancora visto. Posto carino, indubbiamente, con i suoi elementi turistici, anche se non a livelli di Montmartre; la Bastiglia è ovviamente assente, al suo posto c'è il monumento, la colonna ottocentesca sormontata dall'angelo massonico che spezza le catene con la fiaccola della libertà, e il cyberpunk dell'Opera Bastille.





6. Back to Paris.





Il sei è il primo dei tre "giorni pieni" che abbiamo da dedicare a Parigi. Purtroppo la metro è interrotta in vari punti, cosa che costringe a giri rocamboleschi e fermate forzatamente "sbagliate"; il cattivo tempo "oceanico", pioggia, freddo e vento tagliente non aiuta. La metro è più inquietante di un tempo, piena di zingare (anche qui) elemosinanti, pazzi sbandati, globe trotters in sacco a pelo e tende che dormono dove capita; i prezzi in giro sono più alti, forse in connessione con l'aumento dei turisti asiatici, probabilmente dalla Cina in pieno boom economico, anche loro più che raddoppiati. A volte sembra che la nostra Paris Per Due sia divenuta una Paris Perdue.


Saint Germain, Magdalene



Saint Germain, Torre e orologio

Ma non mancano comunque scoperte interessanti nel poco che ci resta da vedere. Alla scoperta dell'anima gotica della città la chiesa di Saint Germain, che dà il nome al primo arondissement e alla squadra di calcio della città, è decisamente affascinante, come il municipio "gemello" che le è affiancato.









Comunque, rivediamo gli esterni del Louvre, che hanno sempre la loro austera, spocchiosa potenza. Però la sua collezione già la conosciamo, e allora è più interessante sbirciare le gallerie d'arte contemporanea parigine, a fianco del Louvre des Antiquaires con negozio d'arte e antiquariato consolidato.












Emerge un trionfo del Pop che sembra quasi voler fare da trait d'union tra il Louvre e le bancarelle della Rue Rivoli dei turisti. Il teschio di Damien Hirst domina come nume tutelare le magliette a pochi euro comprate freneticamente dai cinesi (e fabbricate da cinesi a pochi centesimi, credo) e l'avantpop d'autore messo in bella mostra nelle prestigiose gallerie d'essai. Un pop non dissimile da quello che oggi domina anche qui da noi nel cuneese, dal CuneoGotico agli stand di Mondovicino, per assommare gli estremi locali dell'alto e del basso. Avrei sempre detto che quanto diveniva di moda qui alla periferia dell'impero fosse ormai cancellato dal suo centro seppur decadente: e invece ci troviamo anche noi tangenti per qualche millimetro all'avanguardia, o il declino parigino è più accentuato.






In generale, dall'esame di varie gallerie, questo Paris-Pop non si distanzia poi molto dalle solite variazioni su Warhol: fumetti DC Comics e Marvel aggiornati a un po' di Simpson come temi, oppure la ripresa in scala gigantografica di pacchianerie da turista, appunto, realizzate ovviamente con massima perizia tecnica.

A questo punto, però, preferisco il bel cartellone della mostra di Star Wars, onnipresente nelle metropolitane e fuori, mostra-capolavoro pop che purtroppo, schiacciati da altre urgenze turistiche, non siamo riusciti ad apprezzare.







Da Rivoli, dopo un saluto a Rue Mondovì (curiosamente sovrapposta ai Bates Hat(t)ers, forse parenti di Norman) e alla Pucelle d'Orleans (statua d'oro nel punto dove la fanciulla difese e perse la città) si svolta verso Place de la Concorde, poi alla Tour Eiffel, cui un saluto è obbligato.



Laura (con photobomber) eroicamente sfida il nubifragio a fini estetici, io no, a scapito della foto di minor impatto.




La sinistra radical-pacifista francese ci offre poi uno spettacolo gratuito sotto la Tour con coreografie degne delle migliori recite parrocchiale (senza offesa, ma nemmeno Berlusconi avrebbe saputo caricaturarli così: sono francesi, quindi lo spettacolo è fatto muto, stile mimi. A questo punto mancava solo la maglia a strisce bianche e nere, la faccia bianca già c'era). Fantastici i bambini travestiti da razzo, un po' ovvio il piccolo palestinese che regge il mondo e rappresenta la speranza.



E mentre anche la macchina fotografica inizia a bagnarsi, intuiamo che è il momento di porre un termine alla giornata e tornare momentaneamente alla base, pronti per nuove incursioni.

7.





Il secondo giorno decidiamo di tornare all'Ile de la Citè, dove ci resta da vedere l'esoterica Sainte Chapelle.
Passiamo da Pont Neuf, coi suoi Bafometti, ed ammiriamo la finta spiaggia sulla Senna, poco frequentata adesso sotto i nubifragi, con tanto di finta tour Eiffel rossa fatta di sedie impilate.






La conciergerie

Saint Denis è incastonato nella Conciergerie, incastonata a sua volta nel palazzo di Giustizia. Il palazzo dei re di Francia dal 900 al 1400 circa, dalla nascita di una dinastia al rinascimento. Edificio molto medioevale con le sue quattro torri, tre rotonde (quella con i merli, la Tour Bonbec, era la sala delle torture) e una quadrata, col primo orologio pubblico di Parigi, nel 1370 (legato anch'esso ai simboli della giustizia, la bilancia per giudicare, il fascio littorio per giustiziare). Durante la rivoluzione rimase la funzione giudiziaria, come si evince dall'attuale collocazione, divenendo "l'anticamera della ghigliottina".


Discreta coda per la Sainte Chapelle, che però scorre bene e nell'arco di una mezzora siamo all'interno.





Si entra dalla cappella bassa, dove una statua della Vergine schiaccia nel basamento il diavolo (il drago di pietra, ovviamente, non il turista nero fotobomber).


Si entra nella cappella bassa, dove ampio spazio è dedicato ai Mercanti nel Tempio.


Voluta da Luigi IX Il Santo, eroe delle crociate, verso il 1241, la Cappella dell'antico palazzo reale era pensata per ospitare le reliquie da lui trovate: la corona di spine e un frammento della Vera Croce.













La Cappella Alta è l'apice del gotico, con le sue pareti interamente ricoperte di vetrate dove le storie della Bibbia e del Vangelo culminano nel ritrovamento delle reliquie del San Graal da parte di San Luigi, il sovrano eponimo della lunga dinastia.

Santo cristianissimo oppure, per gli esoterici, tappa fondamentale di quella strategia che vede i re di Francia eredi dei re davidici tramite la discendenza maddalenita.

Con la Rivoluzione francese, salvatesi le reliquie a Notre Dame, i giacobini fecero dello spazio il loro archivio centrale di giustizia. Alti scaffali coprirono le vetrate, salvandole così dalla furia iconoclasta.









Uscendo, ammiriamo i magnifici esterni della Chapelle, merito del potente restauro ottocentesco di Viollet Le Duc.




Pranzo in via Rivoli - un altro pezzo - con atelier d'arte centralissimi dai portoni pop-freak.




Incrociamo la più antica chiesa protestante di Parigi, con monumento a Gaspard de Coligny, l'ammiraglio di Francia leader degli Ugonotti massacrato nella Notte di San Bartolomeo (1572), sulla scia degli entusiasmi clericali per la recente vittoria di Lepanto di Pio V.


Palazzi con rivestimenti avveniristici, vagamente cyberpunk alla Moebius.




Anche le bancarelle di libri della rive Gauche e le installazioni di street art si adeguano a loro modo al gusto pop del momento.








Chiudiamo la giornata con un ritorno a Notre Dame, che è sempre un grande classico.

8. Paris Templaire.


La Parigi Templare l'avevo già visitata nella precedente visita (ne avevo parlato in uno dei primi post di questo blog, nato in quel periodo). Qui ho ampliato il mio studio al proposito con osservazioni non molto sistematiche, ma comunque interessanti (consiglio di seguirle con una cartina di Parigi sottomano).

La zona ermetico-templare la possiamo far cominciare, anche per utilità di landmark facilmente visibili, dala Tour Saint Jacques. Essa è l'ultima testimonianza di una chiesa fondata da Carlo Magno. Su di essa nel '600 Pascal condusse esperimenti atmosferici, e ancora oggi c'è un osservatorio meteorologico erede di quello del grande filosofo.

La chiesa vicina viene abbattuta con la rivoluzione francese, che tramuta così la chiesa in una torre laica (idem avvenne a Mondovì col Belvedere, tra l'altro).

Restaurata nell'800 (ma molto è originale) alla Torre Alexandre Dumas dedicherà poi uno dei suoi drammi goticheggianti. Un simbolo gotico di Parigi, che segna anche, di fatto, l'incrocio formato da rue Flamel e rue Pernelle, il massimo alchimista parigino e la di lui moglie, nel luogo della sua casa parigina.

Flamel, come insegna anche Harry Potter, è lo scopritore della Pietra Filosofale, il massimo mistero esoterico.




La "croce di Flamel" ci porta alla Chiesa di Saint Merri. La chiesa ha un ruolo importante nei misteri del templarismo esoterico parigino.

Come noto infatti i templari, sorti in Terrasanta nel 1111-1118, avevano posto il loro centro europeo a Parigi nel 1148, centro vero dell'ordine e anche formale dopo che, nel 1291, erano stati persi gli ultimi possedimenti in Outremer. Nel 1306 i templari salvano Filippo il Bello da una sommossa popolare e il re, per gratitudine, decide di distruggerli: sono troppo ricchi e potenti. Nel 1307 inizia il processo e il gran maestro Molay è arso sul rogo sotto l'attuale Pont Neuf (ci sono passato, non ho avuto voglia di scendere fino alla lapide).


Molay lancia la celebre maledizione, il Papa di Avignone, il re e l'accusatore Nogaret muoiono nell'anno seguente. Il nuovo pontefice, Giovanni XXIII, terrorizzato dalla magia templare (sarà molto severo nei suoi proclami contro la stregoneria) ordina la restituzione dei beni dell'ordine agli ordini fratelli, tra cui gli Ospitalieri.

Gli Ospitalieri, ottenuti i beni templari, posero il loro centro nella chiesa di Saint Merri, ampliandola notevolmente. Sul frontone essi fecero realizzare il celebre Baphomet, il demone barbuto ma ermafrodita e dotato di seni che i templari erano accusati di venerare (l'attuale è una copia ottocentesca).



Avrei voluto vederlo, ma era coperto da lavori di restauro: questa è una foto di repertorio.


Saint Merri confina col moderno Beaubourg e in particolare con la fontana di Niki di Saint Phalle dedicata a Stravinski. La zona è divenuta un must per i graffitari dalle ambizioni più artistiche, e su tutti i graffiti domina un volto sardonico che invita al silenzio iniziatico.






Graffiti


Da notare che proprio sotto Saint Merri vi sia la Sirena di Niki de Sainte Phalle, figura femminile che però, tramite il nome d'arte della sua autrice, rimanda a una natura ermafrodita.



All'altro estremo della fontana si trova la scultura di un dio solare(energia maschile e del fuoco), separato dalla Sirena (energia femminile e acquatica) dalle sculture dell'Amore, che li unisce, ma anche dalla Morte e dal Serpente, che li dividono.

Se proseguissimo oltre il centre Pompidou che forma l'attuale, moderno fulcro del Beaubourg, arriveremmo al Conservatoire des Arts e Metiers che Eco ha reso il centro della massoneria europea nel suo "Pendolo di Foucault". Si tratta dell'antica chiesa di Saint Martin des Champs, che una lunga via omonima collega alla Tour Saint Jacques da cui inizia il nostro percorso.

Se però seguiamo Rue St. Merri invece di Rue Beaubourg, passiamo a Rue du Temple.

Questa collega l'Hotel de la Ville parigino, che collega a Place de la Republique. In senso "massonico" parrebbe l'indizio che Parigi controlla tutta la Repubblica per tramite dei "templari", ma può essere una coincidenza.


Rue du temple, come detto, l'ho già esplorata e comunque non rimane nulla dell'antica capitaneria, dove nel 1792 fu ancora rinchiuso l'ultimo re di Francia prima di essere ghigliottinato (la "tour du Temple" fu poi abbattuta da Napoleone nel 1808-1810 con la ragione proprio per evitarvi simbolici pellegrinaggi realisti). Jacques de Molay, grida uno dalla folla, è stato vendicato.


La torre templare (1795)


Il re prigioniero

Lo square du Temple e le Carreau du Temple occupano il posto dell'antico centro templare, ricordandolo ormai solo più nel nome.




I negozi della zona continuano con il loro culto del teschio di Hirst, solo che ci si chiede se non sia anche una propagazione di quello di Sainte Phalle. Tutto molto NWO, comunque.








Ma Rue du Temple non è l'unica a sfondo templare. Ve ne sono altre due: la prima è rue des Blanchs Manteaux, gallerie etnic-cheap e degrado urbano, che offre perlomeno interessanti esempi di street art, con un pop migliore di quello delle gallerie.



Lo stesso graffitaro infatti effigia un cavaliere templare e un pole guy decisamente queer a breve distanza l'uno dall'altro, forse allusione ai riti omoerotici dei templari stessi.







Il pop da strada continua a interfacciarsi con quello delle gallerie, un poco meno expensive ma sempre orientate al NeoPop, come questa che prota nella via Joel Cuoq.


Proprio davanti c'è la chiesa dei Bianchi Mantelli, che di templare ha solo il nome, rifacimento rinascimentale piuttosto asciutto e sobrio.







Via dei Bianchi Mantelli sbocca poi in Via Vecchia del Tempio (notare il Re Rosso, crociato, associato alla via).



Anche questa via si distingue per presenze graffitiche molto interessanti, ma sempre nel segno del Pop.
L'unica cosa davvero esoterica è questo portone, sorvegliato da una doppia Medusa. Ignoro però cosa ci sia dall'altra parte. Forse scoprirlo vorrebbe dire risolvere davvero i segreti della Parigi esoterica, o almeno mi piace pensarlo (anche il photobombing dell'ombrello che sembra una pinna di squalo è decisamente una presenza inquietante).


Dalla strada si diparte poi la Rue du Tresor, brevissima, forse rimando al tesoro templare, mentre oltre la via del tempio troviamo la via delle Fontane del Tempio, le fonti da cui traevano l'acqua i templari. L'unica testimonianza ermetica, molto blanda, è un mascherone di Bacco, rimando ai riti dei satiri-bafometti.


Mascherone in Rue des Fontaines du Temple (da qui, sito eccellente sui templari parigini).

C'è anche un Boulevard du Temple che si diparte da Place de la Republique; anche qui, il ricordo è solo nel nome. Però è curioso che proprio a Boulevard du Temple sia stata scattata la prima fotografia di una persona, da Daguerre, involontariamente. Un uomo che si faceva lustrare le scarpe, stando fermo il tempo sufficiente di esposizione per farsi riprendere.


*









Altra tappa della giornata, prima del rientro in hotel, la bella chiesa di Saint Eustache. La chiesa, con una lunga e difficoltosa edificazione che inizia nel '500 con Francesco I e finisce nel 1637 appena in tempo per la prima comunione del re Sole, è indubbiamente maestosa nel suo gotico fuori tempo massimo, il gotico eterno di Parigi. Seconda solo a Notre Dame per dimensioni, il Cardinale Richelieu, Madame de Pompadour e Moliere vi vengono battezzati, Jean-Baptiste Colbert, Madame de Pompadour e Anna Maria Mozart, sorella del massonico compositore, vi sono sepolti.

9. Montmartre





L'ultimo giorno, prima della partenza, c'è ancora un momento per una visita a Montmartre, quartiere degli artisti, residenti all'Hotel Istria o nelle case art Decò della zona.




Ma il vero obiettivo è il cimitero di Montmartre. Gli alti grattacieli che segnano il quartiere dal 1973, con la terza rivoluzione industriale sembrano gigantesche lapidi incombenti all'orizzonte, che proseguono il cimitero nel mondo dei viventi.








Tra le personalità illustri sepoltre Sartre-Beauvoir, oppure Baudelaire, ospite nella tomba dell'odiato patrigno. Baudelaire è indubbiamente il pezzo da novanta di tutto il cimitero: anche i membri della sua società (spero esoterica) si fanno seppellire lì, e bellissimo è il suo cenotafio (monumento sepolcrale senza cadavere), dove il corpo mummificato resta a terra, lo spirito si libra immortale (la foto purtroppo non è mia).

Ma più che i nomi noti sono affascinanti gli esempi dell'arte sepolcrale ottocentesca.
















Accanto a molte tombe anonime, la scelta principale per distinguersi è quella di una scultura che simboleggia il Dolore e il Ricordo, spesso con figure femminili sofferenti (ma non solo). Del resto, lo stesso simbolo del cimitero è l'Angelo della Memoria posto come fulcro della piazza centrale del cimitero (l'ultima foto qui sopra).








In tempi più moderni ci si affida ad artisti come Niki de Saint Phalle o Brancusi. In molti casi questi fanno una variazione sul tema del Dolore, come appunto Brancusi nel suo ultimo abbraccio cubista; spesso però gli autori moderni interpretano il commiato della morte creando un animale-guida, spesso originale o eterodosso rispetto al solito corvo di Poe.


La maggior parte delle tombe è cristiana, qualcuna con la croce ortodossa; folta la presenza ebraica, nell'area dell'antico cimitero israelita e, in tempi recenti, anche sparpagliata in giro. Molte però hanno simbolismi laici o anche dichiaratamente esoterici, come questo rapace che vince la serpe della morte.



Non so se sopra fosse un riferimento ai miti egizi della lotta-fusione tra Osiride e Seth, il falco e il serpente solari: qui invece questo simbolismo è evidente, col sole alato e fornito di due teste serpentine.



Per gli esoterici, il riferimento è spesso di tipo egizio, anche se dissimulato. Questo ad esempio evoca le piramidi di Giza.



Questa tomba, forse casualmente, richiama una mastaba, ampliando la A del cognome in un blocco "a lingotto".


Questa tomba basata su una sfera celeste non saprei se rimanda allo scientismo astrale o all'astrologia come pratica magico-iniziatica.



Le tombe massoniche vere e proprie sono poche. L'unico occhio onniveggente che ho trovato è questo, e il resto dei simboli ne fanno una tomba piuttosto cristiana.



Talvolta le tombe sono laiche ma non ermetiche, come quella dello scienziato Docteur Recalmier. Allora la stella diviene il simbolo che prende il posto della croce.



Qualche volta la stella si evolve anche in un poliedro irregolare che la moltiplica sui vari lati, con un effetto alla Escher.


Ma le tombe strane non sono solo quelle esoteriche.
Questo tizio ad esempio si affida a un simbolo di fiamma stilizzata che mi richiama il Front National.




La tomba di questo ammiraglio vince il premio per il più evidente simbolo fallico.



Le tombe con espliciti simboli mortiferi sono anche poche. Questi sono gli unici due esempi macabri che ho rinvenuto.



Molto belle invece queste due tombe legate al volo, che risolvono il simbolismo del "volo dell'anima" in modo più moderno.

 

Sull'ultima metrò verso il TGV di ritorno, un folle scatenato punkabbestia (accompagnato da un cane molto più signorile di lui), urlando come un ossesso, si contorce sulle sbarre della vettura rovesciandosi. Dalle tasche gli cadono anche gli spiccioli raccolti durante l'elemosinare, che probabilmente l'ennesima zingara mendicante, che questua poco più in là, gli sottrarrà quando giungerà alla sua altezza.

La cosa curiosa è che questo Matto è una perfetta figura dei tarocchi, l'Appeso, il quale come dimostra Jodorowsky è impiccato al contrario alla scala delle Sefiroth, simboleggiata anche dai dieci bottoni che porta e dalle dieci monete che gli cadono di tasca in alcune versioni, oltre che dai dieci nodi legnosi utilizzati come supporto della settuplice scala (le sette arti liberali, basate sull'astronomia sefirotica).

Le dieci monete, i dieci bottoni, i dieci nodi del legno presenti nella carta sono triplicazione del dieci sefirothico, ma rimandano anche alle trenta monete di Giuda.

Nella tradizione cristiana infatti l'Appeso è Giuda (simmetricamente, per spregio, nel medioevo gli ebrei chiameranno l'Appeso Cristo, ovviamente in modo segreto), il quale però si impiccò normalmente.

L'arcano XII, l'Appeso, è il simbolo stesso del rovesciamento, in quanto Giuda appare impiccato a testa in giù (implicazione importante: nel tarocco, così, Giuda non viene ucciso ed è quindi anch'egli in condizioni di "risorgere"). Dante stesso, del resto, punisce Giuda, assieme a Bruto e Cassio cesaricidi, vedendolo divorato da Lucifero, "a gambe in giù nella bocca" del diavolo.


Lo stesso Dante dopo poco si "rovescia" passando nell'altro emisfero dietro la Natural Burella di Lucifero, e l'Uomo Rovesciato è un simbolo esoterico (spesso simboleggiato dalla Y) che rimanda all'Iniziazione come Rovesciamento delle cose (lo usa spesso anche Bosch).

Anche nel tarocco piemontese, che ha la lama tagliata in due per ragioni di gioco, l'Appeso appare senza testa, cosa che da bambino trovavo molto inquietante.

La carta dell'Appeso, XII, si trova a metà della serie (se spostiamo alla fine il Matto, senza numero, che è mobile) e quindi simboleggia il Rovesciamento stesso come fulcro dell'arte dei Tarocchi.

La visione positiva data di Giuda nel tarocco (non è giustiziato, è legato ai simbolismi sapienziali ebraici della cabala che rivivono nei tarocchi) rimanda probabilmente al suo ruolo positivo nella Gnosi. Giuda Iscariota è alla conoscenza ebraica della cabala, arte di permutazione-rovesciamento che nei tarocchi sarebbe in qualche modo riassunta e sintetizzata: 22 le lettere della permutazione cabalistica, 22 le carte della permutazione visuale degli Arcani maggiori.

Il Pendolo di Foucault di Eco (ambientato a Parigi) fa di questa immagine del Tarocco quella risolutiva: Jacopo Belbo viene alla fine appeso al pendolo di Foucault del titolo (ma per dritto) e impiccato dal suo arcinemico Aglié, che comunque muore a sua volta. Nell'oscillare senza vita impiccato, Belbo sembra al narratore Casaubon percorrere le dieci sefiroth e raggiungere la Sophia.

In questo caso mio specifico l'Appeso coincide poi col Matto, perché il Matto in questione si accompagnava oltretutto specificamente a un cane, come l'Arcano senza Numero dei Tarocchi. Per Jodorowsky, il sacco del matto contiene la Scala dell'Appeso, e simboleggia il fatto che il Matto (la carta più potente, prima e ultima) ha compiuto l'ascesa che l'Appeso sta compiendo.


Curiosamente, avevo a suo tempo acquistato l'Arcano senza Numero della serie dei 22 urtypes di Urfaut, di cui ho parlato qui sul blog, in cui l'artista a mio avviso rovescia i tradizionali simboli degli Arcani Maggiori, volgendoli da maschile a femminile (come in quel caso) ma anche secondo altri assi di simmetria.

Il rovesciamento di Urfaut è intanto un raddrizzamento: infatti Giuda appare in piedi (seduto, ma comunque non rovesciato); è stato appeso, si intuisce, ma per il collo, in modo tradizionale, ed è sopravvissuto (si accarezza il collo). E' possibile fingere un'impiccagione con una serie di nodi che non strangolano (vedi Mississipi Burning), e quindi il suicidio di Giuda è una finzione e l'autore dei vangeli gnostici (da essi apprezzato perché il suo tradimento è, per loro, estremo sacrificio) è vivo. Elemento coerente col tarocco marsigliese, in cui l'impiccagione è "rovesciata" e non mortifera.

Le aperture del singolare mobile orientaleggiante alle spalle dell'Appeso sono invece 30, riassumendo i "trenta cerchi" della carta tradizionale. Anche qui vi è un rovesciamento, essi sono concentrati in alto a destra della lama invece di essere sparsi per la carta. Essi si addensano (vuoti invece che pieni) intorno a una lanterna traforata di foggia orientaleggiante, che richiama quella dell'Eremita, simbolo di saggezza.

Giuda guarda uno smartphone, ma simbolicamente potrebbe rimirare la sua lama circonfusa di luce, come un tarocco tecnologico di Urfaut (non sono schermi retro-illuminati, ma l'autore ha lavorato anche con tali tecnologie).

Un mobile forma intorno alla sua testa un'aureola quadrata, simbolo di una Santità Inquietante.

Tutto sembra indicare che Giuda, Santo Eterodosso, ha simulato di condannare a morte Cristo per denaro (i "denari vuoti" attorno alla "lanterna della saggezza") in verità per realizzare la profezia messianica; il suo stesso suicidio è dunque una finzione (non meritava di morire, ciò che l'ha compiuto l'ha fatto per un piano più alto) ed è quindi ancora vivo.

In connessione con la Francia, questo potrebbe significare che il mito esoterico della Maddalena come portatrice del Sang Real della stirpe davidica, da cui si originano i Merovingi, va riletto con la sostituzione di Giuda, vero Eletto nei miti gnostici (di cui parla, in una delle sue Ficciones, anche Borges).

Forse è questo il messaggio templare, il segreto indicibile dell'ordine che questo viaggio iniziatico mi ha voluto rivelare.

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