Andy Warhol Cyberpunk


LORENZO BARBERIS

Ha fatto molto scalpore, di recente, la notizia del ritrovamento di ventotto "opere perdute" di Andy Warhol: ne ha dato la notizia il museo dell'artista (qui). Si tratta di un esperimento condotto da Warhol nel 1985 con il nuovo Amiga e i suoi avveniristici - per l'epoca - programmi grafici di massa.

Le immagini erano andate perdute dopo che erano state salvate su un dischetto, in un formato obsoleto, e solo di recente si è riusciti a recuperarle.


Il comunicato stampa parla di "a banana, Marilyn Monroe, Campbell’s soup, and portraits. One artwork
resulted from the series, a portrait of Debbie Harry". Online si trovano poche immagini: quella della scatola di Campbell Soup, realizzata con il pennello-mouse di una applicazione tipo paint, molto più art brut del ritratto cyber sopra.



Questi sono altri due plausibili ritratti che si trovano citati su alcuni siti; il primo, con una diversa rielaborazione, è divenuto la copertina del terzo numero di AmigaWorld (1986) che parla dell'esperimento.





Il pezzo più noto, ampiamente illustrato nel servizio di AmigaWorld 3, è questo ritratto di Debbie Harry, realizzato secondo la consueta tecnica di Warhol usata per il ritratto di Marylin Monroe e di innumerevoli altre pop star (un ritratto di Marylin dovrebbe essere anche tra i file del floppy).

Debbie Harry, classe 1945, cantante dei Blondie, modellae attrice, era stata soprattutto l'interprete di Videodrome di Cronemberg nel 1983, e questo è probabilmente il motivo della scelta da parte di Warhol per questa operazione cyberpunk.


Su Amiga World sarebbe uscito anche questo dissacrante Warhole, "il buco di Warhol" (ma anche "Buco di Guerra"...) rielaborato digitalmente nei lisergici colori della pop art. Consapevole che la mossa pubblicitaria dell'Amiga non chiede tanto un lavoro artistico quanto la sua presenza iconica, ideale se in autoritratto, Warhol si realizza quindi questo "autoritratto rovesciato" che, comprensibilmente, non è stato sbandierato quanto le altre immagini.


Simmetricamente, così come è costretto a creare un ritratto di una propria musa, di una possibile "Marylin Digitale", una Mona Lisa Cyberpunk, Warhol rilegge anche l'immagine fondante della storia dell'arte, la Venere del Botticelli, aggiungendole un terzo occhio, un War Hole della vista iniziatica (Warhol aveva già riletto Botticelli, ovviamente, ma nel suo stile, modificando i colori in chiave acida, ma senza aggiunte o modifiche). La dea del passato e la dea del presente, Debbie Harry, unificate dalla visione digitale.


L'operazione di Warhol rimase isolata, anche per la scomparsa dell'artista, intervenuta poco dopo, nel 1987. Con Warhol scompare l'ultimo artista "universale", notissimo anche al mainstream. Gli attuali Damien Hirst e simili non raggiungono la stessa imprescindibile fama, e non a torto.

Nel 1987 appare inoltre, su Amiga, "King Of Chicago", un videogioco che ne sfrutta appieno le incredibili opportunità grafiche.


Nel 1990 sarà Pepe Moreno, sulla scorta anche del recente successo del Batman di Miller, a rileggere il fumetto in chiave digitale. In un mondo cyberpunk, il Jocker diventa un virus del computer che mira a modificare la realtà per trasformarla in una sua opera d'arte. Ma ormai Moreno arriva in ritardo: il videogame è la nuova frontiera dell'arte digitale, la nuova opera d'arte globale, la cattedrale gotica del nuovo millennio.


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