Dylan Dog Renaissance - Fase 1 (2013-2014)


LORENZO BARBERIS.

Spoilers alert as usual.

Si è conclusa in questi giorni la Fase Uno del rinascimento dylaniato, quella effettuata con la revisione e selezione delle vecchie storie, in preparazione della Fase Due che vedrà un nuovo corso basato su una pur blanda continuity e su varie innovazioni, con una crisi in grado di rinnovare una certa staticità (e crisi di vendite) dell'Indagatore dell'Incubo.

Il 2013 si era aperto con la seconda prova di Bilotta sulla serie regolare (sceneggiatore sempre interessante) al 317, "L'impostore", e si era chiuso al 324, prima della "Nuova Vita" iniziata al 325 ,con Mignacco e il suo "L'odio non muore mai".

In mezzo, molte storie più usuali di Marzano, De Nardo, e Di Gregorio. Una sola la storia del curatore Gualdoni, accusato in precedenza di affollare di sue storie la testata.

Il nuovo curatore Recchioni spara subito la cartuccia di un buon Ambrosini autore completo (325), seguito da un Dell'Agnol molto sperimentale sul 326, su una buona sceneggiatura di Enna (si nota l'opposizione con L'oscura signora di Sclavi - Mari costretta alla riscrittura...).

Al 327 una buona seconda prova, come sceneggiatore, di Cavaletto, con un Dell'Uomo in una storia che ricorda "Gli Uccisori".

Il grande Mignacco non convince molto con "Trash Island" (328), fin dal titolo messa in una cornice non così lusinghiera, quasi un modo di porre le mani avanti.

Nel 2014 Di Gregorio stupisce in positivo con tre belle prove: "E lascia un bel cadavere", di argomento "fotografico", che beneficia soprattutto di un Freghieri che sperimenta inusualmente su Frank Miller, scostandosi dal suo tratto elegante ma troppo usuale.

"La morte non basta" e "La paga dell'inferno", invece, già anticipano quello che sarà il tema del Nuovo Corso, trattato del resto già in diverse storie passate di Sclavi: l'inefficienza della burocrazia della Morte e dell'Inferno come causa di una rottura dell'equilibrio cosmico (Sclavi congeda Dylan Dog al 250, lasciandolo al tribunale infernale davanti a Morte, Lucifero e il Burocrate infernale).

Gualdoni appare con una storia convincente, "Il calvario", come pure "La magnifica creatura" di Marzano, anche grazie ai magnifici disegni di Nizzoli. Si dibatte online per alcune censure ai seducenti nudi femminili (comunque mostrati, in gran parte, come ne "I nottambuli"), e alle scene più horrorifiche, che comunque Recchioni cerca di sdoganare il più possibile.

Non male nemmeno De Nardo in "Destinato alla Terra", con una buona intersezione delle sue trame poliziesche, introspezione psicologica e un sottofondo horrorifico, mentre "I raminghi d'autunno" di Celoni autore unico (il miglior esempio di storia per Recchioni) è una storia valida ma, forse, soprattutto al servizio di disegni spettacolari (forse un minimo sacrificati dal formato) all'insegna dell'onirismo. Non convince la sua seconda prova, "Brucia, strega, brucia", l'ultima del vecchio corso.

Emerge dunque un grande spazio data alla bellezza visiva del fumetto, con spazio dato a due autori completi, un lavoro di contenimento della (pur inevitabile) "auto-censura bonelliana", e l'avvio della costruzione dei presupposti della fase due, con una Londra costruita su un Inferno allo sbando.

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