La sindrome di Crimea


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LORENZO BARBERIS.

Il conflitto in Corea prosegue ormai da tempo in una condizione altalenante, e vi è chi sospetta che possa portare addirittura a una nuova guerra europea. Ovviamente una conseguenza di questo tipo sarebbe terrificante; nel mentre, analisti di ogni risma, complottisti e non, si stanno sprecando ad esaminare la situazione.

Sembra proprio, dunque, che la profezia contenuta nella celebre sciarada si stia avverando: La Crimea, Mare = Lacrime Amare. O anche, con un semplice anagramma (ma il nome più tecnico è un altro, che ora non ricordo): Crimea = A Crime. Ma anche etimologicamente l'Ucraina porta in sé il suo destino: essa significa infatti "Il confine" fin dall'alto medioevo, nel senso appunto del confine dell'Impero Russo. 

Ma al di là dei facili giochi di parole, la storia è complessa. La Crimea è ovviamente, sotto un profilo geografico, decisiva per il controllo del Mar Nero, e pertanto da sempre l'Ucraina è storicamente controllata dalla Russia, non senza tensioni nazionalistiche autonome. 


Vignetta antisemita su Cavour in Crimea.

La cosa è nota a noi italiani fin dalla scuola media per via di quel volpone di Cavour, che entrò nella Guerra di Crimea per favorire l'unità d'Italia (politica lineare come al solito). Le potenze liberali, Francia e Inghilterra, si erano alleate all'Impero Ottomano contro la Russia, e Cavour colse l'occasione al balzo per avvicinarsi a loro (1853). I piemontesi vinsero i russi sulla Cernaia (1855), e così Cavour, alla pace di Parigi del 1856, poté porre la questione dell'unità di Italia sotto i Savoia. Tre anni dopo si avviava la seconda, vittoriosa, guerra di Indipendenza (1859-1861) che porta all'unità nazionale. La morte di Cavour (1861, secondo i clericali per le loro maledizioni) manda poi tutto in vacca, ma questa è un'altra storia. 

La brillante operazione cavourriana è così archetipa nella storia patria che porta nella diplomazia italiana alla nota "sindrome di Crimea": l'idea che coinvolgersi in un conflitto lontano e privo di interessi diretti in modo da "farsi amiche" le grandi potenze e portarle dalla nostra parte, in modo che appoggino i nostri piani. 

L'Ucraina si rese indipendente dopo la rivoluzione comunista del 1917, ma fu riportata nell'URSS nel 1922. Inizialmente la Crimea, culturalmente russa in linea di massima, era rimasta parte della Russia stessa; poi, all'interno del sistema sovietico, dopo la morte di Stalin (1953) venne unita all'Ucraina da Krusciov nel 1954

Una generosa concessione fatta da Kruscev, di origini ucraine, nella fiducia che il sistema è comunque unitario, anche per favorire l'integrazione dell'Ucraina nell'URSS. Ma sacche di resistenza nazionale continuano, e si rafforzano negli '80 dopo l'indebolirsi della potenza russa e il terribile incidente nucleare di Chernobyl (1986).



Nel 1990, col crollo dell'Unione Sovietica, l'Ucraina si stacca portandosi con sé la Crimea. Tuttavia lo stato resta debolissimo e in forte dipendenza energetica da Mosca; nel 2004 la "Rivoluzione arancione" di Iulia Timoshenko sembra portare a una maggiore separazione da Mosca. La stessa Timoshenko ovviamente non è una figura così nuova: la "Principessa del Gas" aveva iniziato la sua ascesa politica già sotto il regime comunista, arricchendosi notevolmente durante le privatizzazioni e rimanendo un'interlocutrice di primo piano della Gazprom russa.

Putin si arrabbia e inizia a chiudere i rubinetti del gas verso l'Ucraina e l'Occidente: Iulia, divenuta presidente, tratta con Gazprom e nel 2009 giunge a un nuovo accordo. Gli avversari politici ne approfittano per farla mettere sotto accusa, e con un contestato processo viene incarcerata nel 2011. In carcere, Iulia Timoshenko sarebbe stata addirittura torturata con bruciature, da lei stessa mostrate.




Dopo la sconfitta della Timoshenko la situazione precipita. Il nuovo premier non firma, nel 2013, l'adesione all'Unione Europea su pressione di Putin, e nel 2014 la Russia invade la Crimea, trasformandola in uno "stato indipendente", la Novarussia.



Natalia Poklonskaya, l'ufficiale messo a capo dell'operazione come Procuratore Generale di Crimea, colpisce tra l'altro il web per la sua avvenenza, divenendo un fenomeno mediatico. Ma le tensioni con l'Europa restano alte, nonostante il fatto che il fronte che si va aprendo con l'ISIS possa essere preoccupante sia per l'UE che per Putin, rendendo poco consigliabili continue divisioni.


Vedremo ora cosa saprà fare Federica Mogherini, nuova plenipotenziaria degli esteri UE imposta da Renzi. Per ora si parla di accordi di pace. Ma la questione, temo, è lungi dall'essere conclusa.


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