Area Terminal, Old Gray


LORENZO BARBERIS

"Old Grey", una recente foto del progetto fotografico di Urfaut, è un interessante manifesto della sua produzione e, in generale, di un certo "postmoderno" fotografico. "Postmoderno" che, in realtà, è anticipato in fotografia dalla galassia fotografica surrealista, e quindi è proprio dello specifico fotografico; ma questo è un discorso che richiederebbe altro tempo ed altre competenze.

A una prima occhiata la foto sembra un classico scorcio del grigiore industriale dell'interland torinese ("old grey", appunto); se non fosse per il TO che spicca in giallo potremmo essere nella periferia di cento città.

E tuttavia la foto costruisce un gioco visuale complesso tramite gli oggetti selezionati, specialmente tramite i riferimenti testuali presenti.


Spicca subito l'Area Terminal del Bike Sharing, che, ci comunica la foto, è consigliata solo agli utenti della stessa. Questo ci induce a pensare che la foto proponga più livelli di lettura. Viene quasi da pensare all'intro del secondo canto del Paradiso dantesco, dove Dante avverte  suoi lettori di non seguirlo in un percorso a loro inaccessibile.

O voi che siete in piccioletta barca,
desiderosi d'ascoltar, seguiti
dietro al mio legno che cantando varca,
  tornate a riveder li vostri liti:
5non vi mettete in pelago, ché forse,
perdendo me, rimarreste smarriti.

Leggiamo allora con metodo "paranoico-critico" l'immagine, e cogliamo che TO BIKE è certo Torino Bici (o, a un primo livello del gioco di parole del pubblicitario, "to bike", andare in bici), ma diventa un ironico anglopiemontesismo "to beiché", "guardare" (ma, meglio, "guardare fissamente, con intenzione", osservare). Il viaggio fisico offerto dal bike sharing torinese diventa viaggio visuale all'interno dell'immagine.


Leggendo dunque la foto da sinistra a destra incontriamo subito la pubblicità di uno "Style Outlet", associato forse non a caso a una Nuova Cinquecento davanti, il rilancio del grande design FIAT torinese (prima dell'attuale fuga dell'industria).

Lo Style Outlet è un magnifico ossimoro, come le Vacanze Esclusive pubblicizzate su canali di massa, o le Partenze Intelligenti coordinate dal TG nazionale: vuole vendere uno stile esclusivo, ma nel momento in cui esso è diffuso "erga omnes", perde la sua pretesa unicità.

La foto scelta dalla pubblicità mostra una certa pretenziosità fotografica: infatti, la modella regge la borsetta come una macchina fotografica nell'autoscatto realizzato da un fotografo già smaliziato (tale posizione, divenuta archetipa, stabilizza la fotografia realizzata en abime in uno specchio o altro). L'immagine non è casuale: l'Outlet, ho verificato, effettivamente ha realizzato una campagna pubblicitaria usando una fotografa di moda e i suoi clienti come modelli. Un'idea di marketing decisamente geniale, a mio avviso, come sostiene anche la seconda serie di "Mario" di Maccio Capatonda.



Ma l'icona dell'alta moda per tutti, già ironica in sé e per il posizionamento in una grigia periferia che contrasta con i colori che si vorrebbero sgargianti e sono già ingrigito dallo smog, rafforza il detornement grazie alla vicinanza con altri elementi presenti nell'Area Terminal.



Innanzitutto, il cassonetto della differenziata per vestiti, che ripropone una diversa versione di Outlet Style, per la fascia di reddito immediatamente sottostante al ceto medio degradato a sottoproletariato ma che si vuole ancora piccola borghesia. Per il Lumpenproletariat, la collezione autunno inverno è disponibile in questo cassonetto dei vestiti usati, che al centro dell'immagine non pone la macchina fotografica (simbolica), ma un sacco dell'immondizia.

L'Area Terminal è quindi tale anche in quanto terminal di un sistema della moda che parte dalle passerelle di Milano e Parigi e arriva, come ci spiega sprezzante Miranda Preasley ne "Il diavolo veste Prada", fino ai cestoni degli outlet di seconda categoria dove si veste il sottoproletariato intellettuale (la sua nuova e inesperta segretaria, nel film).


L'ironia della situazione è radicalizzata da un terzo elemento, ovvero la presenza di una cubica pubblicità della storica ditta di pompe funebri torinese nata nel 2000 (da cui il nome), che associa il giubilo del nome all'evento luttuoso.

In fondo, gli abiti del "terzo Outlet" sono disponibili per la morte di qualche caro estinto, e per la carità pelosa del parentado che dona i vestiti ormai dismessi alla Caritas o enti similari. L'Area Terminal dell'alta moda dà così ancora un più grottesco significato al termine "terminale".



Ma il cartellone pubblicitario ci offre anche una rosa olografica blu e ci invita "pensa tutto", estendendo quindi la nostra lettura oltre al secondo piano della satira sociale dello style.

Subliminale come un film anni '50 o come "Essi Vivono", il cartello apparentemente bianco soprastante infatti rinforza il richiamo e ci invita "se ami la convenienza, vieni a fare il pieno"; ovvero questa foto (ma anche molte altre dell'autore) aprono vasti piani di lettura a chi apprezza questa intertestualità.

E quindi vediamo che lo Style Outlet può rimandare a una fotografia patinata, di primo livello, che usa gli archetipi visuali: "Simply Style", la fotografia come semplice soluzione estetico-stilistica, senza sottotesti letterali e non.

Oppure il fotografo può affondare le mani nella monnezza della società e pescare succosi abiti usati nell'Infodump (discarica di informazioni: il rumore di fondo che invade i media ma, anche, le città) e rivivificarli tramite la sua risignificazione, non rifiutando l'uso di rimandi testuali oltre che quelli puramente visivi.

"Pensa tutto", parla quindi sia al all'osservatore comune, sia al collega fotografo: usa ogni espediente, o "leggi la foto in ogni modo possibile", decifra la "gray area" della foto, l'ambiguità voluta lasciata dall'autore (vedi titolo).


In un ritorno circolare, vediamo che il To di To Bike si collega poi, sullo sfondo, a una scritta volutamente indecifrabile presente su un palazzo rosa. Probabilmente è la chiave decisiva per la lettura dell'opera, l'ultimo tassello che ci spalancherebbe le porte di una totale comprensione fotografica e reale. Ma l'autore, inevitabilmente, lo lascia fuori fuoco.

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