Elementale, Watson.









LORENZO BARBERIS

Mi hanno invitato a dire due parole introduttive all'inaugurazione di una interessante mostra presso l'associazione culturale La Meridiana - Tempo di Mondovì, l'esposizione di quattro fotografie di Fiorenzo Calosso commentate da quattro poesie di Silvia Pio. "Ut pictura poesis", insomma, e il tema, decisamente affascinante, è quello dei quattro elementi.

Le foto sono quelle presentate qui sopra, ovviamente. L'autore, che proviene dalla fotografia pubblicitaria, sceglie per questo lavoro artistico la via dell'essenzialità, l'elemento puro colto nell'eleganza patinata del bianco e nero, in associazione con la Mano, simbolo dell'agire dell'uomo.

Le liriche, allo stesso modo, si soffermano anch'esse sulla relazione dei vari elementi con la vita nel quotidiana, in parte commentando l'immagine proposta nella foto, in parte sviluppando un significato autonomo nella visione dell'autrice.

La terra rimanda alla fatica materiale della vita, porta il ricordo "di mani che l'hanno domata"; dell'acqua è colta la funzione di benedizione e purificazione, sacerdotale; l'aria si lega al piano intellettivo, "D'aria sono i ricordi" e "misteri di vento i pensieri", mentre il fuoco è la passione, "brucia l'essere / dove duole l'amore".

Fuoco. 






Terra Alchemy earth symbol.svg

L'elemento più antico, indubbiamente, è la Terra. La dea primigenia, la grande madre di tutti i viventi venerata nel matriarcato. Non a caso i greci (che assoceranno i quattro elementi a molti aspetti quadriadici dell'esistenza) connetteranno la sola terra ad una dea femminile, Giunone, mentre Acqua, Aria e Fuoco saranno i tre fratelli Poseidone, Zeus e Ade.

Tipico, questo, della cultura ermetica, basata spesso su Quadriadi formate di una Triade più un Elemento spurio (junghianamente, la trinità cristiana più la figura della Vertine).

Parimenti, la Terra sarà l'unico elemento non preso in considerazione dalla filosofia greca, che la riterrà l'elemento meno nobile. I filosofi attribuiranno potere vitalistico ad Acqua, Aria e Fuoco (in una concezione patriarcale, l'Arché è ciò che semina la vita, non ciò che la accoglie).

In seguito, tuttavia, dopo il decadimento della cultura classica la Terra tornerà al centro del pensiero iniziatico: l'Alchimia araba, infatti, che nel nome, Al Chem, significa La Pietra (ovviamente quella filosofale), deriva probabilmente dal "Kem" egizio, termine che indica la "terra nera", quella fertile e benedetta dal Nilo.

Acqua Alchemy water symbol.svg

La filosofia greca nasce con questa riflessione sugli Elementi, ed è per questo che quasi tutti associano Talete di Mileto (600-550 a.C. circa), il protofilosofo, alla sua teoria dell'Acqua come principio. L'idea dell'Acqua come fonte di vita viene da alcuni ascritta ad una ascendenza degli Egizi, veneratori del Nilo come loro dio assoluto, e in generale al valore dell'acqua essenziale nel portare la vita. Per la prima volta un Principio, inoltre, non è immediatamente divinizzato, ma percepito come Forza impersonale: è questo che segna l'avvio della razionalità della filosofia.

Aria Alchemy air symbol.svg

Di poco successivo è però Anassimene di Mileto (585 - 525 a.C.), che sceglie invece come Principio l'Aria, elemento meno fornito di limite e forma, associato all'anima (l'ultimo respiro...) e che crea gli altri elementi per progressiva condensazione.

Una teoria, quindi, che anticipa l'attuale sussistenza dei quattro principi nella scienza moderna: l'aria come stato gassoso, l'acqua quello liquido, la terra quello solido e il fuoco, a parte, come simbolo dell'energia pura.

Fuoco Alchemy fire symbol.svg

Il Fuoco sarà il principio fissato nella scuola dei pitagorici, tra cui spicca Ippaso di Metaponto (V sec. a.C.) come il primo a rivelare il Fuoco come principio di tutte le cose.

Un altro pitagorico, Filolao di Crotone, in seguito, propose un sistema cosmico dove al centro dell’Universo non la Terra ma il Fuoco centrale, la divinità Hestia, focolare o altare del mondo.

Intorno al fuoco centrale si muovono, da occidente a oriente, dieci corpi celesti tra i quali si trova anche il Sole, che non è luminoso, ma riceve e riflette i raggi del Fuoco.

Si tratta del primo principio, in un certo senso, dell'Eliocentrismo, che sarà poi ripreso in antichità da Aristarco di Samo, accusato poi di empietà per aver "spostato Hestia dal suo luogo naturale", sulla terra, e a lungo isolato nella sua posizione.

Le sue teorie saranno in parte riprese da Hipatia, l'ultima grande filosofa dell'antichità, e per molti derivano da altre dottrine sapienziali egizie, che nella venerazione del dio Sole celavano un simbolico "eliocentrismo sacro" (lo stesso Galilei, nel diffondere le sue teorie, ne parla a volte come una "restaurazione solare" di stampo egizio).

Del resto la Pyramide solare del Faraone, che ne guidava l'ascesa divinizzante, richiama fin nel nome la forma triangolare della fiamma, "pyros".

Empedocle

Le varie teorie furono unificate da Empedocle d'Agrigento, sempre nel V secolo a.C.. Egli concilia il dibattito della filosofia fisica dei presocratici, con la sua divisione tra la tesi eleatica dell'essere immutabile col Panta Rei di Eraclito. I quattro elementi sono tutti radice delle cose: originari ed eterni, immutabili, si uniscono per il principio di Amore, e si separano per quello di Odio, e rendono così mutevoli le cose esteriori. Nello stadio ideale del massimo quando, citando un recente filosofo, "l'Amore prevale sull'Odio" in modo completo, si uniscono nello Sfero; comunemente, nello stadio attuale del cosmo, sono separati da un prevalere delle forze distruttive.

Da ciò discende il principio di simpathia universalis, per cui "il simile va col simile", che sta alla base del pensiero analogico della cultura magica occidentale.

Pervasività degli Elementi

Fondamentale è capire come per il mondo antico la quadriaticità degli elementi pervadeva, sulla lezione di Empedocle, l'intera realtà.

I Pitagorici, devoti ai numeri, assoceranno i quattro elementi alla Tetraktis, la piramide formata dai primi quattro numeri:

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L'Uno è l'unità assoluta, divina del Fuoco (unico principio nominalmente maschile, tra l'altro).
Il Due è la dualità, associata al femmineo dell'Aria
Il Tre, associato alla generazione da Uno e Due, è il vitalismo dell'Acqua.
Il Quattro è la solidità quadrata, la materialità della Terra.

Ciò si ripercuote anche nella dottrina degli Umori formulata, nel quarto secolo, da Ippocrate, che fa corrispondere ad ogni elemento un umore del corpo, e al prevalere di uno di questi un preciso temperamento psichico, più o meno marcato.

Il fuoco si lega alla Bile Gialla, e all'aggressivo temperamento bilioso (o collerico).
L'aria al sangue, e al genuino temperamento sanguigno
L'acqua al flemma, e porta al pacifico comportamento flemmatico
La terra alla bile nera, e porta al depresso umor melanconico, che è però anche riflessivo.

Si va da un massimo di aggressività, dunque, a un massimo di passività.

I quattro elementi saranno parimenti associati alle stagioni: l'Estate è il Fuoco, la Primavera l'Aria, l'Autunno la Terra e il freddo inverno l'Acqua, in modo abbastanza autoevidente.

Anche il piano astrale, similmente, sarà diviso nei quattro elementi, tre segni per elemento.

Ariete, Leone, Sagittario sono i segni di Fuoco, già associati ad animali ed esseri mitologici "aggressivi".

Gemelli, Bilancia, Acquario sono i segni di Aria, associati alla meditazione, all'equilibrio, al pensiero e alla dualità: la coppia duplice di esseri umani (Castore e Polluce per i greci), la Iustitia Aequatrix con Bilancia e, più paradossale per il profano, l'Acquario, che non si associa all'acqua: egli infatti è figura esterna, che rimescola le acque cosmiche, non ne fa parte e compie un'azione simile alla bilancia, di riequilibrio (più spirituale che razionale, nel suo caso).

Cancro, Scorpione, Pesci sono i segni d'Acqua, associati ad animali in senso lato acquatici, e si associano alla forza della passione associata al vitalistico principio acquatico.

Toro, Vergine, Capricorno,  i segni di Terra, sono quelli più pragmatici e concreti, associati infatti a creature terrestri.

Anche lo Zohar ebraico riprende le dottrine elementali, e afferma che i quattro elementi fuoco, aria, acqua e terra corrispondono ai quattro metalli: oro, argento, rame e ferro, anche qui in ordine decrescente di prestigio, associati a loro volta alle età cosmiche nella tradizione antica (l'attuale è il declino dell'età del ferro, lontana dalla presenza vivente degli Dei).

*

Queste dottrine non andranno del tutto perdute col declino del mondo antico: alla caduta degli antichi dei - rinati nei nuovi - non corrisponde la perdita della sapienza degli archetipi, conservata in parte dal mondo arabo ma anche, in modo autonomo, da quello occidentale. Altri simboli si sovrappongono agli elementali, e quindi i quattro Temperamenti si sovrappongono alle figure degli Evangelisti e ai loro animali simbolici nell'Apocalisse.

I Tarocchi medioevali, coi loro quattro semi, simboleggiano nuovamente gli elementi: i Bastoni incendiati di fuoco, i denari la materialità della Terra, le spade fendono l'Aria mentre le coppe ospitano l'Acqua.




L'immagine dei quattro elementi torna a prosperare nell'immaginario alchemico del Rinascimento, ispirando poi i grandi artisti.






La figurazione di Arcimboldo alla corte praghese dell'Imperator Alchemicus Rodolfo II (verso il 1566) è certo il capolavoro più noto della rilettura elementale nel suo stile, volto a comporre la figura umana dalla natura morta.




Ma non mancano letture di altri autori, come il Janssens e Louis Finsons, che ai primi del '600 codificano il tema della lotta dei quattro elementi.


Il tema continuerà poi a essere rappresentato, divenendo quasi archetipo del classicismo artistico e del suo elegante, sensuale ermetismo grecizzante. Non a caso negli anni '30 lo riprende Adolf Ziegler, l'artista che, per un altro famigerato Adolf, yiene il discorso sull'Arte Degenerata e guida la persecuzione nazista nei confronti dell'arte astratta. Nonostante la sua malvagità, la rappresentazione degli elementi ha però una certa forza nella ripresa del tema eterno.


Nel secondo dopoguerra, all'inizio degli anni '60, gli Elementi rivivono nel Pop nei Fantastic Four della Marvel di Kirby e Lee. La torcia umana simboleggia il fuoco, la donna invisibile l'aria, mr. Fantastic, l'uomo allungabile, l'acqua e la Cosa la terra.

Ma anche il testamento filmico di Walt Disney, "La spada nella roccia", il più massonico dei suoi film, mostra la tramutazione di Merlino e del suo apprendista Artù nei quattro elementi: scoiattolo (terra), pesce (acqua), uccello (aria) e infine (solo Merlino, il Maestro, e la nemica Magò) fuoco, con il Drago.




Del 1963 è anche Mark Ryden, uno dei nuovi illustratori più interessanti e promettenti, che ha realizzato questa immagine dei quattro elementi all'interno della sua produzione alchemica (usata anche per la copertina del post); e anche in numerosi videogame continua ad essere inserito l'elemento degli Elementi, come nel recente "The Gate" (2013) di American McGee.

Insomma, l'antica sapienza alchemica continua ad essere presso di noi, e a influenzare la nostra cultura, i nostri archetipi, le nostre scelte.

Che lo vogliamo o no.


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