FBI Operazione Golconda.


LORENZO BARBERIS.

Ieri sera ho rivisto un vecchio classico che non vedevo dai tempi delle elementari.
"FBI operazione gatto", titolo originale "That Darn Cat", "Quel maledetto gatto"; un grande classico disneyano, diretto da Robert Stevenson nel 1965, anche all'interno delle perenni operazioni di marketing dell'FBI, che con la Disney aveva ottime entrature da quando Walt si era sbarazzato dei sindacati degli In-Betweeners nei primi anni '50 del maccartismo.

Ispirato al romanzo "Undercover Cat" (1963) di Gordon and Mildred Gordon, l'opera ci presenta in Zeke Kelso un simpatico agente FBI e serve per mostrare al pubblico come rassicuranti sistemi di controllo quali le microspie miniaturizzate e così via. Per essere un film per ragazzi, l'elemento della violenza non è così dissimulato: al di là della comicità diffusa, è evidente allo spettatore la corsa contro il tempo per evitare l'omicidio della cassiera della banca catturata dai due killer, che vogliono ucciderla appena possibile (gli stessi killer non sono tratteggiati come personaggi così comici, come d'obbligo nelle fiction per ragazzi, ma in modo relativamente plausibile).

Un complottista già ci vedrebbe i preliminari dei microchip sottocutanei e compagnia bella, ma ovviamente io voglio rifuggire queste paranoie.

Però...

Però, resta la scena finale. Quando i due killer hanno deciso ormai di uccidere la donna, il biondo arriva con un camion di una lavanderia rubato, con sacchi per il bucato ove nascondere il cadavere. Solo l'intervento di Kelso fermerà l'omicidio.

Ecco, come si vede in copertina, il camion è della Golconda Laundry.
Non è una marca famosa.

Né è famosa la città indiana di Golconda, sede di un antico regno e celebre per le sue miniere di diamanti e sinonimo di ricchezza in inglese (in Keats, ad esempio).

Famoso, invece, è Golconda (1953) di Magritte, custodito oltretutto oggi in Texas.


Non è chiaro perché il riferimento a Golconda. Su wiki si dice che è ispirato dall'amico poeta Scutenaire, che sarebbe anche rappresentato nel dipinto, ma non si comprende la connessione tra il regno indiano delle miniere e la pioggia di uomini in nero.



Tiziano Sclavi, nel suo Dylan Dog (1986), farà di Golconda il portale dell'Inferno, interpretando quindi il riferimento come un rimando al regno degli inferi (associato alle miniere sotterranee e anche alle ricchezze: Plutone, re degli inferi, derivava il suo nome da plutes, ricchezze, come in plutocrate).

Ad ogni modo, è evidente come l'immagine degli uomini in nero che calano sulle nostre teste rimanda a un'immagine apocalittica, una pioggia irregolare e temibile come quella di fuoco o di ghiaccio. Demoni asettici, imperturbabili, come quelli della modernità, ma indubbiamente demoniaci.


Nel 1964 (un anno prima del film, uno dopo il romanzo) Magritte riprende oltretutto il tema in un altro quadro famoso, "il figlio dell'uomo", dove la natura divino/diabolica del suo "uomo in bombetta senza faccia" diviene più esplicita. Il titolo del quadro richiama un epiteto cristologico, ma la mela che si sovrappone al volto, celandolo, non può che richiamare la mela del tentatore dell'Eden. Ecco quindi che l'Uomo in Bombetta è l'anticristo che scende fra di noi per l'Apocalisse.



Naturalmente, in FBI Operazione Gatto l'immagine della calata dei Man In Black dal cielo si lega così perfettamente a quella degli agenti dell'FBI che appare difficile che la citazione sia casuale; ma getta in modo subliminale un'impressione meno positiva sugli stessi di quanto apparentemente il film voglia fare.

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