Dylan Dog 304 - Terrore ad alta quota.



LORENZO BARBERIS

Spoilers Alert as usual.

Letto in ristampa questo DD, dalla "fase profonda" della decadenza prima dell'attuale "rinascimento dylaniato".

Copertina tra le peggiori di Stano, con l'unico modesto pregio dell'aderenza al contenuto dell'albo. Idem per il titolo, che però è decisamente poco "dylaniato", e riprende una formula vuota, ormai usurata da decine di film di genere sui disastri aerei.

L'idea in realtà è interessante: collocare Dylan nel genere del Disaster Movie aeronautico e vedere come se la cava il detective dell'incubo alle prese con una delle sue molteplici paranoie, il terrore del volo (apparso fin dalla prima trasferta, in automobile, nel n.3).

Giovanni Di Gregorio se la cava bene, a mio avviso, e per una volta il Dylan inconcludente, investigatore totalmente assente della "decadenza" ha una sua ragion d'essere, bloccato com'è qui dalle sue fobie. Recensioni dell'epoca, non a caso, parlano di una certa "ripresa" delle storie dopo il - deludente - numero 300 (non è un caso: dopo i celebrativi, la Bonelli fa sempre un tentativo un minimo più serio di riacciuffare lettori).

I disegni di Bigliardo sono eccellenti, come al solito, mentre la trama rievoca "I Langolieri" di King, pur in uno sviluppo diverso: non la comunità folta e anonima della tragedia aerea tradizionale, con i suoi leader e le sue crisi, ma i cinque passeggeri fobici e le tre hostess, progressivamente eliminati dall'Incubus che banchetta con la loro paura.

Un segno anche di blanda continuity con la seconda storia del 77 (la citazione, svelata sul finale a p.96, è quindi sbagliata: "Incubus", n.77, non "L'ultimo uomo sulla terra"). Si svela che Incubus non ha mai lasciato Dylan in tutti questi anni, fagocitando gli orrori che vede in modo che egli se ne dimentichi, riuscendo a sopravvivere.

Anche un blando elemento metaletterario, se vogliamo, che va a giustificare la - un poco stanca - ripetitività di un Dylan che affronta mostri in fondo simili ogni volta come se fossero nuovi. Di Gregorio del resto aveva già usato Incubus nel suo "Il passo del gambero" nel Maxi 2006.

I personaggi sono stereotipi piuttosto ovvi, pure pedine pronte ad essere sacrificate ad un gioco horror  "a la Aghata" che spesso su Dylan Dog dà buoni risultati, dal Castello della Paura a Sette Anime Dannate.

Purtroppo è molto carente la parte non dico splatter, ma anche solo orrorifica in senso proprio. Tolta la blanda conclusione sovrannaturale, la storia mostra elementi horror solo nelle sequenze oniriche in cui i vari personaggi affrontano i loro demoni interiori, perdendo.

La Guilty Survivor, la prima a morire, affronta degli eleganti fantasmi perbene, vagamente irritati (avrei preferito vederli, ovviamente, nell'aspetto post-incidente aereo...) a p.40; un po' meglio lo psicanalista-orco del Manager Codardo, a p. 62. Povero il copilota-zombie per il Militare Assassino, a p. 70 e seguenti, ma con la giusta ambiguità nella rappresentazione di p.69, dove egli uccide in realtà il Fobico dei Giocattoli (il personaggio più contestato dell'albo, sui forum, per la fobia implausibile). Anche la foresta assassina dell'Hostess (l'unica la cui paura non può essere il volo, e infatti l'unica, con Dylan, a non morire...) è modesta visivamente. Va detto che il nome Arianna fornisce una possibile chiave: come l'eroina del mito, porta Dylan in un labirinto, l'aereo, dove egli affronta il Minotauro delle sue paure.

Discreta l'apparizione del mostro a p.92-93, l'unica coppia di pagine con un accettabile, benché moderato, tasso horrorifico, vagamente nipponico.

Insomma, un albo non eccezionale, forse, ma comunque godibile.
E "Voglio che questa paura si aggiunga alle altre." è una chiusura apprezzabile, che almeno giustifica la momentanea apparizione di Incubus e il suo svelarsi: per lasciare Dylan in una valle ancor più oscura, da cui l'eroe non possa svegliarsi mai veramente.


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