Full Monty.



LORENZO BARBERIS.

Come mostra questo blog, adoro gli ermetici.
Ma, tra questi, decisamente, Montale è il mio preferito.

Nato a Genova nel 1896, è quello che si spinge più avanti nel Novecento, morto do a Milano nel 1981, agli inizi degli anni '80. Potrebbe aver conosciuto Pazienza, per dire. Potrebbe - credo sicuramente di no - aver giocato a Pacman.

La sua poetica rientra nella grande tradizione depressiva della lirica italiana, certo.
Il Male di Vivere: una china negativa che inizia col lamentoso Foscolo ("a me sì cara vieni, o sera"), continua con Leopardi ("Tu pria che l'erba inaridisse il verno"), Pascoli, insomma, tutti i principali nomi della poesia italiana.

Certo, ci sono enormi sfumature dall'uno all'altro, e si tratta di un riduttivismo scolastico oltretutto non casuale (il leopardismo è nichilista, anzi, è il fondamento del nichilismo occidentale di Nietzche: e dunque va ridotto all'eterna Gobba di Leopardi, il poeta che scrive poesie pessimistiche per le sue sventure personali).

Nel corpus studentesco, poi (e chiudo qui questa digressione) ciò si salda perfettamente con la lirica delle Tre Corone, dello Stilnovismo. Come recitava il diario di Lupo Alberto nel lontano 1993:
"sfi-dante: poeta del '200 sfigato in amore". La poesia successiva è vista come romanzo messo in versi: Divina Commedia inclusa, noiosa ma non sfigata (specie l'Inferno). Così pure i poemi cavallereschi, dove almeno ci si mena. '

Ma torniamo a Montale.
Di solito è sempre divertente sottolineare agli allievi gli studi tecnici, evidenziato con perfidia "in pratica era uno di voi" (solitamente toccano ferro, o roba simile). Ragioniere, per giunta, quanto di più antipoetico si possa immaginare, in pratica.

Però è vero, e certo ha contribuito a un certo tipo di visione, meno stentoreamente umanistica.
Ancor più curioso che la ditta di prodotti chimici del padre,  la Montale & C., era fornitrice di Veneziani S.p.A., la ditta del suocero di Svevo.

Agli anni "scabri ed essenziali" della giovinezza segue l'esperienza della guerra. Ungaretti, arruolatosi volontario, ha composto le sue poesie del Porto Sepolto (1916), che sarà prefato da Mussolini. Montale intanto scrive il suo Meriggiare, molto ligure, ancora molto tradizionale, ma che contiene già tutto il senso del Male di vivere. Appare già la presenza di simbolismi sfumati, di quelli che nel 1919 Eliot definirà Correlativi Oggettivi.

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d'orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch'ora si rompono ed ora s'intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare,
mentre si levano tremoli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com'è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Il Meriggiare Bianco (Pallido) inonda della sua luce accecante il Muro, simbolo della Vita palesato in chiusura della poesia, con perfetto simmetrismo.

Le formiche rosse che si intrecciano sullo sfondo del Muro rimandano indubbiamente alle formiche del Gozzano dell'arcicrepuscolare Signorina Felicita:

L'Eguagliatrice numera le fosse,
ma quelli vanno, spinti da chimere
vane, divisi e suddivisi a schiere
opposte, intesi all'odio e alle percosse:
così come ci son formiche rosse,
così come ci son formiche nere...

Le formiche sono Rosse come il Muro di mattoni sotto il sole, il Mare azzurro in lontananza, sottolinea la relativa estraneità alla metafora facile del Mare, lasciato sullo sfondo in favore del Meriggio Assolato che tutti noi piemontesi abbiamo scoperto nelle nostre vacanze marine. Atroce, eppure affascinante, specie per chi, come me, non amava eccessivamente il vacanzismo marino.

L'ultima strofa dà la lettura della poesia, in modo un po' forse didascalico ma indubbiamente efficace. Il Muro, per chi non avesse capito, è la Vita, e per sottolinearne l'asprezza, se non basta il sole accecante (simbolo di un Divino Indifferente che illumina l'atomo opaco del Male) ci sono i cocci aguzzi di bottiglia, tipico elemento delle muraglie liguri. Una rivelazione di triste meraviglia, c'è già l'idea del momento poetico come rivelazione di un istante che il poeta fissa su carta.

Del resto siamo negli anni di guerra. Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie anche ad attendere la cartolina precetto, che arriverà l'anno dopo. Montale, reclutato nel 1917, viene congedato da tenente nel 1920.

Sono gli anni, 1919-20, in cui il poeta inglese Eliot definisce il suo Correlativo Oggettivo. Si differenziava dal simbolismo per l’importanza che attribuiva alla fisicità degli oggetti: non vaghe sensazioni, dunque, ma oggetti-simbolo, dotati di una maggiore forza visiva.

Sulle macerie della guerra intanto sorge il fascismo (1922), Montale se ne distanzia ("ciò che non siamo, ciò che non vogliamo"). In questa sua lirica del 1923, stando a Calvino, per la prima volta appare lo schermo cinematografico nella poesia italiana. Comunque sia, appare Matrix.

Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
 arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
 il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
 di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
 alberi case colli per l’inganno consueto.
 Ma sarà troppo tardi; ed io me ne andrò zitto
 tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

L'aria di vetro è certo il freddo invernale ma anche lo schermo del reale pronto a scheggiarsi, ad andare in frantumi come un monitor mal sintonizzato. Per un istante, il poeta vedrà come tutto è illusione, per poi tornare tra gli Uomini Che Non Si Voltano, quelli che vanno sicuri di una poesia poco dopo, che non hanno il dubbio della vacuità del tutto. Questi uomini diritti, in marcia, sono probabilmente quelli del fascismo imperante, benché Montale formalmente neghi valenza storica delle sue poesie.

La distanza definitiva dal fascio sorgente è la firma il Manifesto degli antifascisti di Croce nel 1925, mentre Ungaretti firma quelli dei Fascisti. Ma già nel 1923 un'altra poesia anticipa il distacco:

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
Perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

Quindi Montale nega che il poeta riveli la verità assoluta, presa di distanza a la Gozzano dal poeta-vate dannunziano.

Oggi l’alloro è premio di colui
che tra clangor di buccine s’esalta,
che sale cerretano alla ribalta
per far di sé favoleggiar altrui…>>

L'Uomo che se ne va sicuro, che non si volta, che ignora "l'ombra che la canicola stampa sopra un muro": ovvero la luce del divino-indifferente Meriggio che si proietta sul Muro della vita.

Il poeta ermetico invece può offrire una sillaba "storta e secca come un ramo", una parola poetica essenziale, scarnificata, che definisce per negazione: ciò che non siamo e non vogliamo, l'Antifascismo Ermetico.

Lo stesso anno del manifesto antifa, Montale pubblica "Ossi di seppia" (1925). Anche qui, una raccolta-simbolo, scabra ed essenziale anch'essa, come gli ossi consumati dalle seppie che approdano sulla rena della Liguria.

Stampato APS in mille copie, un quarto comprate dall'autore, oggi vale 6000 euro a copia, sei milioni totali di valore. Molti ci vedono una parodia del panismo dannunziano: se D'Annunzio fa suo in Alcyone un panismo rigenerativo del mare, qui il mare resta sullo sfondo, come presenza vista con diffidenza, in un controcanto scettico. Lo pubblica Piero Gobetti, leader dell'antifascismo liberale, che di lì a poco sarà assassinato dagli squadristi.

Si scarnifica il linguaggio elevato, della poesia laureata, per esprimere il senso antiretorico di disillusione sul reale (che, ovviamente, è a sua volta una retorica).

Per accentuare quest'essenzialità, Montale usa il Correlativo Oggettivo inventato da T.S.Eliot nel 1919: lo stesso termine  "ossi di seppia"è un C.O., evocano sensazioni, macerie abbandonate provenienti dalle profondità marine. Montale come Lovecraft, che nello stesso anno inventa il ciclo sottomarino di Chtulu.



Spesso il male di vivere ho incontrato
era il rivo strozzato che gorgoglia
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

Lirica-chiave del Male Di Vivere, vediamo il senso leopardiano che esso assume nella prima quartina: tutta la natura è assediata dal Male, il rivo (stadio minerale), la foglia (vegetale), il cavallo (animale). Opposto al Male, nella seconda quartina, è il Bene, che però non è altro che il Prodigio Divino dell'Indifferenza, dell'Atarassia.

Notiamo qui tre simboli ermetici: la Statua, la Nuvola, e il Falco. La Sonnolenza del Meriggio è quella della poesia del 1916, ma reloaded. Si è intanto diffusa la Metafisica di De Chirico, che proprio nel 1916 muoveva i primi passi. Statue della Melancholia dureriana immerse nella luce di mezzogiorno erano per De Chirico più inquietanti delle cupezze gotiche: Montale si sarà sentito plagiato ed è andato di controplagio.

Quindi la statua nella Sonnolenza del Meriggio è quella dell'Indifferente Melancholia dechirichiana, la statua della Divina Indifferenza, ben espressa del resto dalla freddezza marmorea di una statua. Difficile decrittare la Nuvola e il Falco, ma se devono essere simboli divini, ci vedo un duplice rimando al Dio Sole. La Nuvola oscura e cela il Sole del Meriggio, la sua luce accecante, e il Falco è simbolo egizio del sole stesso.

Nel 1926 Montale è lo scopritore di Italo Svevo, di cui per primo valorizza "La coscienza di Zeno". Ma intanto i fascisti hanno sprangato Gobetti, che è morto per le percosse ricevute. Montale abbandona la Liguria, abbandona la torino gobettiana.

Nel 1927 va a Firenze, dove nel 1929 è chiamato a dirigere il Gabinetto Viesseux, frequentando i circoli antifascisti-letterari della città dove va maturando l'Ermetismo, di cui è visto come uno dei padri nobili, in parallelo a Ungà. Nel 1931, ripubblica gli Ossi, modello degli ermetici, in edizione definitiva.

Tuttavia Montale rifiuta l'idea ermetica prevalente del superamento della rima. In un articolo pubblicato sulla “Gazzetta del Popolo” nel 1931 Montale scriveva che, a differenza di quanto pensavano i "poeti liberisti", gli “ostacoli”, e gli “artifizi” (per esempio la rima) sono importanti per la poesia: “non si dà poesia senza artifizio”. Insomma, difficoltà necessarie per costringere al Labor Limae.

Inizia a lavorare a La casa dei doganieri (1932), primo nucleo delle future Occasioni.

Per un trentennio Montale vive in questa nicchia di opposizione passiva al regime; che prosegue la sua marcia inevitabile. Nel 1933 avvia una relazione con Irma Brandeis, in parallelo a quella con la Drusilla Tanzi, che minaccia due volte il suicidio all'ipotesi che Montale fugga con lei.



Nel 1933 era intanto nato il nazismo, e nel 1935 i due sono vittoriosi alleati in Spagna, creando l'Asse Roma-Berlino, mentre l'Italia si procura l'impero e gli antifascisti si chiedono se moriranno sotto il tallone del Duce. Le condizioni si fanno sempre più pesanti per i cittadini di religione ebraica, e Irma si prepara ad andarsene.

La speranza di pure rivederti
 m'abbandonava;

e mi chiesi se questo che mi chiude
 ogni senso di te, schermo d'immagini,
 ha i segni della morte o dal passato
 è in esso, ma distorto e fatto labile,
 un tuo barbaglio:

(a Modena, tra i portici,
 un servo gallonato trascinava
 due sciacalli al guinzaglio).

Inutile dire che io nel Servo Gallonato ci vedo il Fascismo come Orrore Eterno, negli Sciacalli al guinzaglio i due "Fratelli Lazzaroni, Hitler e Mussolini.

Nel 1938 il fascismo però si prepara ormai alla seconda guerra mondiale, stringe il pugno di ferro, avvia le leggi razziali sul modello del nuovo alleato nazista e anche Montale, privo della tessera del fascio, viene licenziato dal suo luogo di lavoro.



Mentre Guttuso gli fa il ritratto, Montale compone le Occasioni (1939). La riflessione sul male di vivere si precisa sempre più in una 'poetica dell'oggetto': il poeta concentra la sua attenzione su oggetti e immagini nitide e ben definite che spesso provengono dal ricordo, tanto da presentarsi come rivelazioni momentanee destinate a svanire.: le Occasioni, appunto, di un impossibile contatto col divino.

L'esempio più noto è

Non recidere, forbice, quel volto
solo nella memoria che si sfolla,
non fare del grande suo viso in ascolto
la mia nebbia di sempre.
Un freddo cala… Duro il colpo svetta.
E l’acacia ferita da sé scrolla
il guscio di cicala
nella prima belletta di novembre

La Forbice che taglia un volto dalla fotografia diviene il Correlativo Oggettivo della cancellazione della donna amata dalla memoria. Nel 1939 infatti Irma Brandeis è costretta a fuggire in America per via delle leggi razziali. La sua figura, come Clizia, l'amata del Sole Apollo, torna ne La primavera hitleriana (1939), di cui qui si presenta un brano,come la figura che, col suo sacrificio, può sconfiggere il satanico Hitler. Composta nello stesso anno, apparirà per ovvie ragioni solo ne La Bufera.

Da poco sul corso è passato a volo un messo infernale
tra un alalà di scherani, un golfo mistico acceso
e pavesato di croci a uncino l'ha preso e inghiottito,
si sono chiuse le vetrine, povere
e inoffensive benchè armate anch'esse
di cannoni e giocattoli di guerra,
ha sprangato il beccaio che infiorava
di bacche il muso dei capretti uccisi,
la sagra dei miti carnefici che ancora ignorano il sangue
s'è tramutata in un sozzo trescone d'ali schiantate,
di larve sulle golene, e l'acqua seguita a rodere
le sponde e più nessuno è incolpevole.

In una intervista sull’ermetismo rilasciata nel 1940 Montale precisava questa idea, sostenendo che nel lavoro del «poeta nuovo» è importante la tendenza «verso l’oggetto, verso l’arte investita, incarnata nel mezzo espressivo, verso la passione diventata cosa».

Nel 1943, di fronte al conflitto mondiale, compone l'apocalittico Finisterre, che confluirà poi ne La Bufera e altro (1956). La crisi globale e personale si riflette in una densità simbolica ancora più alta. Si rafforza un uso intensivo del Correlativo Oggettivo.

All’eloquenza della nostra vecchia lingua volevo torcere il collo, magari a rischio di una controeloquenza» (in Intenzioni (Intervista immaginaria), ammette Montale nel 1946.

Nel 1947 pubblicherà la sua Primavera Hitleriana, sulla visita di Hitler del 1938, finalmente divenuta pubblicabile dopo un decennio.

Nel dopoguerra, nel 1948 si trasferì a Milano come redattore del Corriere della sera, occupandosi specialmente di critica letteraria.

Nel 1949 incontra la Spaziani, che diventa la sua terza musa col nome di Volpe.

Nel 1951, intervistato alla Radio, spiega la dimensione astorica della sua poesia.

In questa intervista Montale sosteneva che la poesia non si occupa di attualità, ma della condizione umana nel suo complesso, la quale è indipendente dalle circostanze storiche. Descriveva infatti la sua poesia come l’espressione di un sentimento di inadeguatezza nei confronti della realtà, di un malessere esistenziale indipendente dalla storia

Nel 1956 "La Bufera e altro" raccoglie le liriche della guerra e un sobrio "altro" della produzione postbellica. L'ermetismo si appresta a divenire la nuova retorica ufficiale della Nuova Italia, per quel gusto di antiretorica che offre. Quasimodo è il cantore ufficiale del PCI, e ottiene doveroso Nobel nel 1959; Ungaretti si strugge, ma dato il suo passato fascista Nobel non ne avrà mai, il Porto Sepolto firmato da Mussolini.

Nel 1962, ormai anziana, sposa Drusilla Tanzi, che morirà nel 1963. Nel 1967 le dedica la lirica più celebre di Satura:

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
Le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
Non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
Le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Montale invece è la risposta liberaldemocratica a Quasimodo, e nel 1967 viene nominato Senatore a Vita, in attesa e preparazione di un Nobel che arriverà solo in seguito. Intanto si spengono Quasimodo (1968), Ungaretti (1970) e Montale resta ultimo testimone della ermetic generation.

Montale potrebbe divenire davvero un immoto senatore ed invece si innova e con Satura (1971) scopre a suo modo il postmoderno dopo tre rispettose e sempre più scarnificate Grandi Raccolte Ermetiche: Ossi, Occasioni e Bufera. A me Satura non piace granché, ma comunque va dato onore al merito di non esser divenuto manierista di sé stesso.

Nell'intervista con Biagi del 1973 si intuisce il Montale saturo della sua immaginetta poetica: legge libri gialli in lingua per imparare meglio l'inglese, è seccato dalle torme di fanciulle in cerca di parere poetico e dalle torme di finti intellettuali: molto meglio gli analfabeti, senza dubbio. Ammira Gesù Cristo, un po', anche se un po' meno, Satana: e in generale tutti quelli che sono morti sul rogo per le loro idee. E così di questo passo.

Il Nobel arriva nel 1975 ed è l'Occasione (appunto) per Montale per dire che la Poesia non è più possibile nel Mondo della Terza Rivoluzione Industriale.

In questo modo Montale si eterna come Ultimo Poeta: e in qualche modo ha ragione lui, almeno sulla scena italiana non è emerso qualcuno in grado di sfidare la triade delle Tre Corone Ermetiche. Luzi invano spera un Nobel, che gli verrà scippato da Dario Fo nel 1997. Ma ormai Montale è morto, nel 1981, con l'avvio della Decade Impoetica per eccellenza.


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