Dylan Dog 255 - La stanza numero 63


LORENZO BARBERIS.

Spoilers alert, as usual.

Continuo il mio studio sugli autori di Dylan Dog.

Giovanni Di Gregorio è, fra i nomi emersi nella "Decadenza Dylaniata", quello che ho apprezzato di più.

A parte "Il passo del gambero" sul Maxi n.9, del 2006, il suo esordio sulla serie regolare avviene nel 2007, con "La stanza numero 63", una bella storia metaletteraria che, posto uno spunto semplice, lo sviluppa in modo abbastanza brillante.

Di Gregorio è abile a tratteggiare inferni assurdi, e come in questo caso Kafkiani.
A un primo livello, il gioco di intrappolare Dylan in un gigantesco gioco dell'Oca può essere solo una trovata: ma Di Gregorio ne fa una programmatica decostruzione del mondo dylaniato.

La cover di Stano è, in questo caso, efficace, anche se parzialmente fuorviante come necessario. La regina di Cuori di carrolliana memoria simboleggia la Casualità come divinità folle ed aleatoria, in grado di mettere in scacco, nel suo regno, la stessa Morte.

Ugolino Cossu è qui in una storia a lui congeniale, di orrore metafisico, impalbabile, che si lega bene alla sua ligne claire.

Già a p.2 si svelano i "Goose Studios", Studi dell'Oca, come ambiente dove il serial killer Decker (usa un'ascia ottocentesca, ma il nome richiama il black and decker tipico del serial killer moderno, apparso più volte in DD) ha rinchiuso la bella di turno (Jane, come Jane Doe, il cadavere non identificato). Uno alla volta entrano dunque i personaggi: prima Bloch, in qualità di ispettore, poi Dylan (la bionda è la sua fidanzata del mese), quindi la Morte, misteriosamente. A p.22 scopriamo che le stanze del teatro di posa sono numerate; man mano che si avanza (dal Cimitero in poi) notiamo che sono gli ambienti tipici delle storie di Dylan, ognuno dei quali contiene una "minaccia pavloviana" (in un magazzino si animeranno i manichini, in un museo di storia naturale i dinosauri...).

A p. 32 entra in scena Groucho, dal finto Cinema dove si è recato per errore, con bel gioco metaletterario, rafforzato a p.41-51 ("a metà della storia", come dicono le marionette) da un teatro di posa con giganteschi pupi che spiegano alla bionda Jane l'insulsaggine delle marionettate tutte uguali di cui è protagonista, mera funzione che spinge il killer ad uccidere, l'eroe a intervenire.

Di Gregorio sembra descrivere perfettamente il decadentismo dylaniato. Giunta nella stanza dell'eroe (iniziamo a comprendere così che il labirinto è sovrannaturale e metaletterario, e contiene anche Craven Road) la bella di turno si lascia da lui "consolare", osservata dalle beffarde marionette. Poco dopo la metà evocata dalle marionette, viene ancor più palesato il gioco con Jane che incontra delle Oche e visualizza per un attimo il 3 del dado che la spinge avanti con un nuovo lancio.

Bloch invece è bloccato sulla metropolitana, che si muove secondo la spirale del celebre gioco da tavolo. Il serial killer incontra il Serial Killer archetipo ai docks, la Morte incontra i Fantasmi nel Castello Infestato, entrambi scioccati dalla situazione tautologica.

Gli spettri sono i conti di Biarritz, che danno titolo al celebre romanzo (1868) del complottismo antisemita citato (in negativo) da Umberto Eco nel suo "Pendolo di Foucault" (1988) e libri successivi. Nell'opera, che ha come protagonista appunto un conte di Biarritz che le dà il titolo, si scoprono per la prima volta i Savi di Sion e il loro complotto. La citazione qui rimanda probabilmente al labirinto dei testi (in Eco, ogni complottismo è la riscrittura del complotto ebraico di Biarritz, con parti cambiate: templari, gesuiti, massoni...) che si intersecano sempre uguali a sé stessi

P.66, pagina diabolica spesso significativa nelle storie dylaniate, vediamo passare dietro a Dylan e Jane il killer, che però li ignora. Evidente: il tiro dei dadi gli ha fatto superare la stanza dell'hotel, e quindi la attraversa ma non li vede. Dylan inoltre capisce qui il numero delle stanze (a questo punto, perché non modificare il 63 in 66? Sarebbe stato perfetto).

Attraversati il Ponte, la Piazza (vere figure del gioco dell'oca, mi pare) nel Casinò Dylan incontra la Regina di Cuori della copertina. Decker muore, Jane muore, Bloch e Groucho sono rispediti all'inizio (ritorni al via!) mentre è la Morte ad arrivare al 63 e salvare Dylan Dog.

P. 93 è una conclusione perfetta, solo la vignetta centrale andava tramutata in una splash page. Invece Di Gregoria (sponte sua o per costrizione curatoriale?) deve imbastire uno spiegone tra i più epici della storia di Dylan Dog, con sei ragazzini intenti a giocare le sei parti in commedia (Dylan, Groucho, Bloch, la bella, la morte, il killer). Si arriva così estenuati a p. 98, dove perlomeno vediamo la bella confezione metaletteraria del gioco-albo. Ecco, forse si poteva avere una doppia splash page: Dylan nel gioco aperto, e Dylan nel gioco chiuso.

Comunque, la metaletterarietà imbastita resta di ottimo livello. In fondo il fumetto è molto vicino al gioco dell'Oca, col "salto" dei personaggi-giocatori da una vignetta-casella all'altra. E come il gioco dell'oca, se non sa offrire un elemento di interesse al lettore, rischia di essere distrutto da un qualsiasi Doom Clone, come avviene del gioco dell'albo.

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