Anger Games



LORENZO BARBERIS

(Spoiler alert. E no, il titolo non è un errore).


E' in sala in questi giorni anche a Mondovì, al "Baretti", il terzo capitolo di Hunger Games, la saga fantascientifica scritta da Suzanne Collins (dal 2005 al 2010) e trasposta cinematograficamente dal 2012 in poi, un film all'anno.
Gary Ross, regista del bel "Pleasantville" (1998), aveva curato l'edizione del primo capitolo; questo terzo episodio è a firma del regista già del secondo, Francis Lawrence, con all'attivo "Constantine" (2005),  "Io sono leggenda" (2006) e "Gotham" (2011).
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Siamo in un futuro post-apocalittico. La confederazione di Panem, che ha sostituito gli USA e che viene governata dal diabolico Snow, si regge grazie al potente sistema propagandistico degli Hunger Games, "I Giochi della Carestia": i dodici distretti inviano ogni anno due giovani, un maschio e una femmina, che combattono fino alla morte in un grande spettacolo gladiatorio.
La funzione è duplice: distrattore sociale (e qui si rimanda, ovviamente, al Panem et Circenses dell'Impero Romano) ma anche monito sanguinario: l'offerta dei giovani Tributi ricorda anche agli 11 distretti sottomessi la loro obbedienza a Capitol City, emersa vincitrice dal conflitto, e serve di monito sul rischio che un nuovo conflitto porti una nuova Carestia (Hunger, appunto).
In questo, Suzanne Collins ha dichiarato di essersi ispirata, più che ai gladiatori romani, al mito del Minotauro, col tributo versato dagli Ateniesi e dagli Achei in genere ai re minoici di Knosso, a Creta.
In effetti, spesso i giochi circensi richiamavano miti antichi nelle loro rappresentazioni, tra cui anche quello del Minotauro.
Oltre al rimando al passato, la Collins dichiara di essersi ispirata al curioso melange tra Reality Show sempre più aggressivi nella loro competizione e l'escalation nella Guerra in Iraq (la Collins è figlia di un veterano del Vietnam, tra l'altro), che si alternavano sul monitor della TV in un mix sempre più indistinto.
Così, nella sua saga la lotta al terrorismo e i giochi gladiatorii procedono similmente di pari passo: i Tributi sono, come gli antichi combattenti del Colosseo, vittime e divi al tempo stesso; creano nelle masse operaie la illusoria speranza di emergere tramite il successo nei Giochi, e al tempo stesso sono costretti a lanciare messaggi di forzata pax sociale.
canto rivolta
Katniss Everdeen, la protagonista, è il sassolino che va a bloccare questo complesso ingranaggio. Vincitrice di una edizione degli Hunger Games, diventa oltre il suo volere il simbolo della rivolta dei Distretti più poveri ed oppressi, anche perché i leader della resistenza decidono di farne il loro alfiere.
Nel terzo capitolo, la storia si è ormai liberata dello schema dei giochi gladiatorii che ha segnato i primi due. Katniss è ormai stata liberata-rapita dai ribelli, dato che il regime ha ormai deciso di ucciderla in ogni caso. Manipolata dal totalitarismo di Capitol City e del suo presidente Coriolanus Snow, si trova ad essere ugualmente manipolata dalla leader Alma Coin, capo del ribelle "Distretto 13" risorto dopo la distruzione totale nell'ultimo conflitto. I lavoratori oppressi si mettono in marcia contro l'oppressione, come nel Quarto Stato dell'alessandrino Pellizza da Volpedo, esplicitamente citato in alcune scene del film. E Katniss è la donna che può guidarli.
La rabbia di Katniss per il mix di oppressione di Snow e la manipolazione dei leader ribelli diviene sempre più esplosiva, man mano che la storia evolve. Dagli Hunger Games, giochi della fame di una popolazione oppressa dal totalitarismo, si passa sempre più ai suoi Anger Games, "giochi della rabbia", potremmo dire, di una rivolta sia contro la dittatura di Snow ma anche, inizia ad emergere, contro i suoi nuovi manipolatori rivoluzionari.
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Del resto il nome simbolico dei due personaggi ne evidenzia il carattere: Coriolano (soggetto anche di una celebre tragedia shakespeariana) era il politico romano che si oppose a Menenio Agrippa e alla concessione del veto ai Tribuni della Plebe ("i corvi possono beccare le aquile!") per risolvere la Secessione dell'Aventino; mentre Alma Coin unisce il termine "nutrice" a quello di "denaro", mostrando l'avidità che si nasconde sotto l'apparenza benevola.
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1965A
In sé, il tema dei gladiatori del futuro non è nuovo nella science fiction. Una delle prime famose proposizione è quello de "La Settima Vittima" (1953) di Robert Sheckley, un classico della SF sociologica degli anni '50, che iniziava a rivolgere la sua attenzione a una rigorosa estrapolazione della società futura, più che alla costruzione di fantasiose avventure spaziali. Qui al centro della narrazione c'è uno stato autoritario che, per consentire ai cittadini di sfogarsi, ha legalizzato una sorta di "omicidio sportivo", ma consente anche giochi gladiatorii, sullo sfondo della trama.
Il tema ritorna, in Sheckley, anche in "Anonima Aldilà" (1958), in una società in cui, essendo possibile reincarnarsi grazie alla ditta omonima, giochi mortali sono tornati di moda, tra le altre cose. Il racconto precedente è invece portato al cinema, nel 1965, da Elio Petri, con titolo "La decima vittima". Il cinema francese aveva iniziato, a inizi anni '60, a trasporre cinematograficamente alcuni classici della fantascienza sociologica, in opposizione a un cinema americano ancora dominato, in prevalenza, dalla fantascienza spaziale più ingenua.
1975
Con gli anni '70 temi di fantascienza più matura saranno ripresi anche da Hollywood, e tra tutti spiccherà "Rollerball" (1975), football futuro in cui non sono esclusi i colpi mortali.
1987
Gli anni '80 vedono il trionfo della fantascienza hollywoodiana e l'affermarsi del cyberpunk, corrente letteraria della SF che mette al centro della sua rappresentazione una società distopica che ben si sposa con i giochi gladiatori del futuro.
Il tema è infatti reinterpretato in "The Running Man" (1987), con Schwarzenegger - vera e propria icona della SF anni '80 - sulla base di un romanzo di Stephen King.
Il sottogenere rimase però minoritario, e negli anni '90/2000 non se ne vide una riproposizione autorevole.
Il suo ritorno al cinema fa certo parte dei corsi e ricorsi storici, ma è indubbiamente significativo dello spirito del tempo, come già evidenziato dall'autrice.
La cosa più interessante è, come già accennato, il fatto che per la prima volta un blockbuster cinematografico di fantascienza cerchi - e con successo - di conquistare il pubblico femminile giovanile, tramite l'elemento del romance, della fanciulla sospesa tra il vecchio amico d'infanzia confinato nella friendzone e il nuovo compagno di avventure nei giochi gladiatorii.
E per concludere, il divertente video di parodia online (apprezzabile, va detto, da chi ha visto la serie e ha una certa cultura di science fiction per cogliere vari riferimenti).

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"Hunger Games - Mockingbird" è in programmazione a Mondovì, presso il Baretti, questa settimana:
http://baretti-mondovi.wix.com/cinema-baretti#!film-in-programmazione/cwzt

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