Dylan Dog 340 - Benvenuti a Wickedford



LORENZO BARBERIS

Spoiler Alert, As Usual.

Continua il "Nuovo Corso" di Dylan Dog con questo quarto numero di dicembre 2014, il 340. Dopo la rottura di Spazio Profondo a colori del nuovo curatore Recchioni, la Barbato aveva trattato il pensionamento di Bloch, e la new entry Simeoni l'arrivo di Carpenter.

Qui vediamo Bloch trasferirsi in buen retiro a Wickedford, dove lo ritroveremo nel futuro di Bilotta.
La storia è affidata a un altro pezzo da novanta del fumetto bonelliano, ritornato su DD col nuovo curatore: Michele Medda, padre di Nathan Never nel 1990, di Caravan (miniserie con cui "Orfani" di Recchioni si è posta in - ironica - continuity, tramite il riferimento al criticato "esperimento Painted Sky) e attualmente di Lukas, serie non più di fantascienza, come le precedenti, ma horror, con molti tratti simili a DD anche se ovviamente personalizzati.

Medda del resto aveva collaborato a Dylan fin dai primi numeri (dal 29, per l'esattezza), all'inizio nella "banda dei tre sardi" con Serra e Vigna, poi in modo autonomo, a lungo, in parallelo a Never. L'ultimo numero uscito è del 2009, il 277. I Rumors riferiscono di una scarsa sintonia con la gestione Gualdoni (sotto la quale non esce nulla di Medda, tornato ora a Dylan), caratterizzata da un politicamente corretto dylaniano più rigido (non tanto, credo, per volontà di Gualdoni, ma per la maggior pressione in quel senso dell'editrice, non ancora intimorita dal netto calo di vendite).

La cover di Stano non è mai stata, a mia memoria, così disturbante: pare emergere da un qualche hentai tentacolare e trasmette il giusto livello di raccapriccio e disgusto.

Nell'introduzione Recchioni presenta alcuni dei riferimenti che verranno rielaborati (in verità, completamente rovesciati) nell'opera: Elephant Man e la sua rilettura dylaniata, Johnny Freak, uno degli albi simbolo (a livello più popolare, forse, l'Albo Simbolo per eccellenza).

L'altra citazione è dall'Hot Fuzz (2007) di Edward Wright (l'autore del geniale Spaced), commedia poliziesca in una trilogia parodica iniziata con "Shaun of the Dead" (2004), parodia dell'Alba dei Morti Viventi di Romero da cui, non certo a caso, era tratto il N.1 di Dylan Dog.

La Sandford del film diventa la Wickedford di Bloch, con la ripresa anche di alcune scene riadattate alla nuova storia. Si conferma il ritorno, nel Nuovo Corso, di un citazionismo di alto livello che punta a suggerire spunti di lettura e visione al lettore (pur meno accentuato che in passato).

I disegni dell'albo, di Marco Nizzoli, mostrano la loro potenza visiva nello stile dettagliato ed elegante fin dalla prima pagina.

E a proposito di citazioni, p.6-12 ci offrono un divertente battibecco tra Dylan e Luther, o meglio, l'ispettore Carpenter, ricalcato su quello della serie inglese e gettato nel cosmo mefistofelico di Dylan Dog.

Dylan è accusato di aver ucciso Il Ciclope, un killer guercio che è stato in realtà ucciso dal classico coccodrillo delle fogne, la leggenda urbana per eccellenza. Carpenter è convinto di aver incastrato Dylan ma il referto medico dà ragione al detective.

Questa prima avventura dylaniata sintetizzata nella storia serve anche a calibrare il Dylan che verrà in seguito: da un lato corretto fino al politically correct tanto odiato da Medda (disarma solo il killer, cerca di salvarlo dal coccodrillo...); ma anche pronto ad agire contro gli assassini, lontano da un certo "sclavismo" che io ho sempre mal sopportato, per cui il Killer era in sé giustificato dal suo essere outsider.

Vediamo che anche Jenkins, intanto, è convocato dal Sovraintendente che probabilmente lo pensiona (p.14), dopo l'infarto avvenuto nel n.339. Proprio qui avevamo visto come il pensionamento di Bloch sia apparso quale un piano volto a isolare Dylan Dog e sconfiggerlo.

Dylan va quindi a trovare Bloch nella "tranquilla Wickedford" (ma un nome che ha la sua radice in "Wicked", malvagio, non è così rassicurante...) e i due sentono nostalgia di Groucho, a un convegno di sosia del muto (eccellenti gli sketch grouchiani del numero, alle più alte vette della serie).







I "Greener Days", band di settantenni che cita i Green Days, suona sullo sfondo "I m'keeping on rocking". La citazione del gruppo è dai Green Day, ma la canzone è generica, e su Youtube una delle prime che emerge, quella soprastante dei Lucky Demons, "I keep rocking when'I'm dead", mi pare adatta allo spirito dylaniato. Del resto i Green Day, rimando già nell'originale ai Giorni Verdi, i Giorni Felici nel passato, hanno diverse canzoni infuse della giusta malinconia per questo albo.

Greener Days sono, ovviamente, anche quelli di Bloch.
Ma subito appare una countersoundtrack, la partira numero 3 in Mi Maggiore di Bach, che Adrian sta suonando in preparazione del concerto della sera, come vedremo.



Medda sottolinea come è solo la colonna sonora di un "suo film" (con l'eterno alterego anglofono Michael Maddox, già ai tempi di Nathan Never), "Killing Two Nerds With A Stone", variazione sulla versione inglese di "Due piccioni con una fava", uccidere due uccelli con una pietra. Ovviamente rimanda anche al grande amore di Medda per i funboys di internet, mai particolarmente favorevoli a lui (o, se per questo, a Recchioni).

Facile profeta, probabilmente Medda anticipa le critiche (insieme alle lodi) che online ha suscitato questa storia; anche se - come vedremo - non si concentreranno su quello che avrei pensato essere il tema di dissidio centrale, ma su dettagli.

Bloch quindi cazzia alcuni giovini writers a p.21-23 (scena che ricalca Hot Fuzz), reincontra il reverendo della prima pagina (personaggio fisso di Wickeford, I presume) e a p.24-26 ci viene svelato il nome: Sherlock Holmes Bloch. Nome mai rivelato ad anima viva proprio per la singolarità, e che, come dirà dopo, probabilmente è la molla che l'ha spinto alla sua professione, unito all'amore dei genitori per il detective di Conan Doyle.

Il nome online ha ottenuto feroci critiche, di solito dichiarando di preferire Robert Bloch, dal nome dell'attore da cui l'aspetto di Bloch è tratto. Per contro, il nome è dato come scelto da Tiziano Sclavi stesso, nel suo ritorno a un parziale interesse al suo personaggio; e del resto un recente saggio di Luigi Siviero, "Indagare l'incubo", metteva appunto in evidenza il contrasto tra Holmes e Dylan, razionalità e "quinto senso e mezzo", e indubbiamente Bloch, nella sua diade con Dylan, rappresenta la voce della ragione.

Se però Dylan è anti-holmesiano in quanto irrazionale, a mio avviso è rispondente al modello per quanto riguarda magrezza, ironia, nervosismo e sbalzi d'umore (l'unico elemento incoercibile è il politicamente corretto, inapplicabile al sardonico Holmes).


Per cui trovo un forte parallelo tra Bloch e Mycroft Holmes, "the smarter brother of Sherlock Holmes", alle dipendenze dei servizi segreti britannici, effigiato come un uomo posato e grassoccio quanto Holmes è magro, segaligno e nervoso.

A p. 87 "Hot Buzz", il locale di Wickedford, esplicita la citazione di "Hot Fuzz" (nell'originale, gergale inglese "piedipiatti": qui invece Hot Buzz rimanda al pettegolezzo di paese). Dylan chiede di non essere più chamato Old Boy, segnando un radicale scarto col passato (e con la serie Dylan Old Boy, che continua nel cosmo "pre-riforma"), tra l'altro (casuale?) non è così evidente che Dylan non beva birra, come in alcune storie del primo anno, in cui il suo ex-alcoolismo non era ancora delineato. Un caso, forse, o il gusto di violare il didascalismo dell'eterna tazza di the che l'eroe deve bere, una specie di horrorifico Cocco Bill.

A p. 31 oltretutto l'ironia sul politicamente corretto viene ribadita in riferimento a Renée, la "Dylan Girl" del mese (anche se non succede niente).

A p. 32 appare invece Adrian, il Freak del mese. Anche qui, P.C. a fiumi: non solo è una copia di Elephant Man, ma è pure nero, orfano, immigrato. Tutti elementi che in Medda però non hanno lo stesso significato per la trama che avrebbero in Sclavi, anzi.

A p.35 conosciamo il giovane Adrian, che si qualifica subito per l'accentuata antipatia e il senso di netta superiorità sui villici del borgo. La storia a questo punto procede in modo canonico: arrivano i tre giovani punk che vanno a un concerto rock, e vengono deviati a fare autostop sulla statale dove saranno rapiti mentre Adrian effettua la sua sonata.

Groucho "telepate" nel siparietto surreale di p. 50 ricorda lo Zanardi telepate di "Pacco" di Pazienza, ovviamente in un contesto differente. Di nuovo, la gestione del personaggio è eccellente.

Poi di nuovo, i ragazzi rapiti, il manifestarsi del sovrannaturale, col mostro tentacolare della copertina (anche se fuori scala). Bloch interviene, conosciamo Diane Summers, lo sceriffo della polizia locale, personaggio ben tratteggiato che come Bloch e lo stesso Dylan non è per nulla convinta dell'innocenza del povero Adrian, identificato dall'unica superstite. Il giudice infatti non può colpirlo, bloccato dal politicamente corretto che lo crocifiggerebbe se lo mettesse sotto inchiesta.

Dylan però prosegue l'indagine (anche Bloch, in modo autonomo) e alla fine Adrian e la sua setta vengono incastrati. "Non sono un mostro... sono due!" rivendica l'odioso freak, rovesciando la tipica frase di queste creature; segue sparatoria finale e alla fine "il mostro è morto", conclude Dylan, a p. 92, osservando il freak a terra ma anche la setta dei suoi adoratori.



Sul finale, l'arrivo di Jenkins, rinominato Cedric, benché in passato gli fosse già stato dato il nome di Abel Jenkins (nome più significativo, nel rimando all'innocenza candida, e ovviamente sciocca, del personaggio). Pensionato, va a stare da Penelope, la nuova fiamma di Bloch, riformando così la coppia comico-investigativa.

Il finale chiude così su una nota volutamente da commedia leggera, facendo pregustare una sorta di signora in giallo in salsa noir per le prossime uscite di Sherlock In Wickedford.

Ma l'elemento più rilevante è stato, a mio avviso, il rovesciamento qui compiuto dell'archetipo sclaviano di Johnny Freak, evocato esplicitamente: il freak non è affatto "buono" per antonomasia, anzi, ma accanto a "freak buoni" si possono facilmente trovare "mostri" che non sono "un mostro, sono due", mostri esteriori e mostri interiori al tempo stesso.

Certo, non è negato Johnny Freak, e sono sicuro che incontreremo mostri patetici e vittime nei prossimi Dylan: quel che è negato è il suo ergersi a paradigma, come era emerso da quel numero 81, successivo alla "Caccia alle streghe" contro l'horror dei primi anni '90 che aveva portato la Bonelli a una maggiore autocensura, pur nella vittoria globale del fumetto contro i censori in sede giudiziaria.

Un paradigma in verità contrastato anche in questo lungo interludio tra le origini ed oggi; e anche adesso che viene implicitamente sfidato, non credo tornerà il generoso splatter dei primi numeri, almeno non a piene mani.

Ma speriamo che le storie più mature e meno obbligatoriamente "buoniste" trovino più facilmente il loro spazio.

Aspettiamo quindi il prossimo numero, il primo del 2015, con l'entrata in scena del nuovo antagonista: John Ghost.

Post più popolari