Dylan Dog - Old Boy 1



LORENZO BARBERIS

Spoiler alert.

Ho finalmente letto Old Boy, la nuova collana di Dylan Dog: un quadrimestrale ambientato nel suo cosmo originario, prima della svolta del Rinascimento Dylaniato: 9 storie l'anno ambientate nel passato, contro le 12 del nuovo corso.

La presentazione del primo numero da parte del curatore Recchioni lascia intendere che sia una possibile realtà alternativa, tema ampiamente sfruttato in questo fumetto dal padre fondatore Sclavi. In fondo, il finale di "Spazio Profondo" (337, l'avvio della nuova serie) può lasciare intendere che il Dylan del futuro sia rimasto prigioniero di una dimensione allucinata, dov'è condannato a una eterna ripetizione: che potrebbe essere appunto il mondo delle storie della collana Old Boy.

E infatti la prima storia - dello storico autore Luigi Mignacco (il primo numero è un suo monografico) con disegni di sua maestà le Roi - ci riporta in un Pub (il "Dead Dawn"...) identico alla casa di Sybil dove iniziava il numero uno di Dylan, segno dell'eterno ritorno per eccellenza. Sia perché, ovviamente, è il primo numero della testata; sia perché in esso Sclavi avviava quella riflessione metaletteraria sulla serialità che sarebbe divenuta evidente coi capitoli successivi del "Ciclo di Xabaras" (il disegnatore Stano sarebbe divenuto un personaggio della serie, e l'eterno ritorno degli zombie metafora dell'orrore della ripetitività del seriale e dell'esistenza).

Comunque sia, nell'incipit Bloch annuncia a Dylan di andare in pensione, con effetto spiazzante; ma poi si scopre che è il classico "sogno sclaviano". In questo caso, però, il sogno ha messo in contatto il mondo dell'Old Boy con quello del "Rinascimento Dylaniato", col numero 338 per la precisione, in cui Bloch va in pensione, e col 340, volendo, dove scopriamo Wickedford, il suo buen retiro.

Il titolo, "Il futuro alle spalle",  è una ironia metaletteraria sul (presunto) declino del personaggio: il lettore tipo di Old Boy probabilmente ritiene che il meglio per Dylan NON debba ancora venire, ma sia racchiuso nei celebri "100 primi numeri" che fondano la base del canone: il futuro di questo "Old Boy". Oppure, se vogliamo, si ironizza sull'intento di lasciarsi "alle spalle" il futuro tracciato dal Rinascimento Dylaniato.

Anche altri sogni hanno un valore simbolico: la morte della Trelkowski rimanda a quanto avviene nel cosmo del Pianeta dei Morti, il futuro più remoto di DYD; il regalo del cellulare diabolico da parte di Wells rimanda al cellulare ugualmente mefistofelico che Dylan otterrà in dono avvelenato da John Ghost (anticipando qui l'annunciato numero 341).

Il numero prosegue in un remake abbastanza puntuale del primo numero, con Karel Capek (citazione dell'inventore del termine "robot") al posto di Xabaras/Abraxas. Invece del virus vampirico, le nanotecnologie robotiche: Capek è sostanzialmente John Ghost (sempre il 341) come sarebbe potuto apparire nella serie originale, semplice variazione sul tema di Xabaras da liquidare in un singolo numero.

La polena della nave sostituisce il clarinetto nel finale del primo numero (l'elemento debole, spesso contestato dagli stessi fan): e si rivela, con l'apparizione di Safarà, come l'elemento che permette a Dylan di viaggiare tra varie dimensioni. Quindi, in definitiva, anche del mondo alternativo dell'Old Boy.

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Anche "L'armonia del silenzio", con disegni di Piccatto, insiste sul tema degli Zombie, in questo "eterno ritorno" al primo numero. In questo caso abbiamo zombie tradizionali, provenienti da un conflitto dove sono stati eliminati per la ferocia dei militari della guerra civile, e riescono a compiere, grazie anche all'aiuto di Dylan, la loro vendetta. Storia classica, interlocutoria e non così metaletteraria, salvo per il fil rouge del tema zombie che la collega alla precedente.

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"La festa dei mostri", con disegni dell'esordiente Riccardo Torti, è un divertissment ben riuscito in cui vengono rievocati i vampiri di un oscuro Albo Gigante, il n. 15, in una "neo-continuity" del passato che ricorda le operazioni dei comics americani, dove si rispolverano a volte lontani e dimenticati nemici.

Ma, soprattutto, torna l'eterno Inferno Surreale dylaniato, come al solito alla ricerca di un gruppo di fuggitivi che ha approfittato di Halloween e del classico varco dimensionale tra Terre e Inferni per scappare. Storia "stagionale", secondo un'altra tradizione che Recchioni ha detto di amare, e a cui è dedicata la bella cover di Gigi Cavenago (Halloween è del resto la data ideale per il lancio di un nuovo DD). Anche qui, del resto, non manca un giovane zombie di colore, tra i protagonisti dell'albo, che conferma l'importanza dell'Eterno ritorno del tema.

Insomma, una trilogia interessante, ma dovremo aspettare il prossimo Old Boy per vedere se quello della "realtà parallela" è solo un tema introduttivo o un leitmotiv costante.

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