Il Colosso di Roddi



LORENZO BARBERIS

L'amico pittore Marco Roascio, letto il mio "Il colosso di Rodi(n)", articolo che parte dal giornale TargatoCN per cui lui scrive, mi ha invitato a scrivere un pezzo partendo da un altro simile calembour: Il Colosso di Roddi, con riferimento al piccolo comune cuneese di 1500 abitanti, identificato soprattutto col celebre Castello.

Ho accettato volentieri la sfida: del resto, dopo aver indagato "I Misteri di Mondovì" (una mia pubblicazione del 2005, che raccoglie gli studi compiuti nel decennio precedente), qui su Internet ho spesso raccolto vari "Misteri di Cuneo" intesa come provincia granda.

E quindi vediamo

I Misteri di Roddi


Tiepolo, Battaglia dei campi raudii

Il nome di Roddi deriva dal celtico Raud, "fiume", che ne mostra l'origine preromana.
Il luogo è infatti rivendicato dagli abitanti come scenario della battaglia dei Campi Raudii, con cui nel 101 AC Mario sconfisse gli eserciti germanici scesi in Italia (alle medie, i "raudi" erano i razzetti carnevaleschi, quindi associavo questa battaglia all'uso di primitive armi da fuoco). Più di duecentomila uomini tra caduti e prigionieri nordici, cosa che a lungo scoraggiò i Cimbri e i Teutoni dal tentare nuove scorribande, e dimostrò l'efficacia del suo esercito professionista e non più di leva.

Vero è che la convenzione storica ha sempre collocato la battaglia presso Vercelli, ma noi sappiamo che certamente anche questo primato appartiene alla Granda Romana. Sei secoli dopo, curiosamente, nel 402 DC, si combatterà sempre in questa zona (come ricorda il sito del comune), presso Pollentia (vicino a Bra) l'ultima grande vittoria dell'impero contro i barbari, prima della caduta e la disgregazione definitiva.

La battaglia segna quindi, di fatto, l'inizio dell'Impero, così come Pollentia 402 ne segna di fatto la fine: infatti il console Mario, al termine della battaglia, concede all'esercito (che la sua riforma ha reso esercito professionista, legato al proprio imperator, condottiero) la cittadinanza romana, d'imperio, senza consultare il senato. E' la sfida che lo porterà ad essere poi eliminato, avviando la lunga era di scontri che porterà poi alla fondazione ufficiale dell'Impero coi discendenti Cesare e poi Augusto.



Quindi l'Impero Romano, in definitiva, nasce in provincia di Cuneo (che darà all'Impero anche l'ultimo imperatore elettivo, dopo Commodo, il saggio filosofo albese Pertinace). E qui potremmo concludere: il Colosso di Roddi è bell'e che spiegato, ed è appunto l'Impero Romano, secondo una immagine retorica già antica, per cui il Colosso di Rodi (simbolicamente traslato nel "Veglio di Creta") era presentato come una statua dalla testa d'Oro, il corpo d'Argento, il bacino di Bronzo, le gambe di Ferro e i piedi di Argilla. Non si può escludere che, come spesso avviene in ambito ermetico, già ai tempi antichi si conoscesse la "Raud" celtica, e parlando della Rhodos minoica si alludesse in realtà appunto alla Raud dei celti.

La lettura simbolica del Colosso, variamente interpretata, avrebbe rappresentato i vari imperi in ordine degradante di potenza, associati spesso, come nell'immagine sopra, ad impero Babilonese (età dell'oro), Persiano (argento), Greco (bronzo), Romano (ferro). Altre suddivisioni sono comunque frequenti. I "piedi d'argilla" sarebbero stati l'ultima fase dell'Impero Romano, che avrebbe condotto alla caduta dell'impero; da cui l'espressione comune ancora oggi di "gigante coi piedi d'argilla" per indicare una potenza all'apparenza forte, ma in realtà facile da distruggere.



Ma se, come detto, potremmo fermarci qui, ci sono altri elementi che rendono indiscutibilmente Roddi un centro (se non il centro) esoterico di rilevanza mondiale.

Il castello di Roddi, in particolare, costruito a partire dall'anno 1000, e ampliato a più riprese nei secoli successivi dai Marchesi del Monferrato, potrebbe essere la visualizzazione materiale del Colosso. Le sue due ciclopiche torri potrebbero rimandare alle gambe spezzate del colosso, di cui, come è noto, si conservavano solo tali gigantesche estremità inferiori.

Ecco allora che i "piedi d'argilla" del colosso rimanderebbero alle sue basi materiali, due torri fisiche, costruite in mattoni (e quindi "in argilla") che sono la base materiale del luogo simbolico dove l'impero ha il suo centro. Esse rappresentano la fragilità dell'Impero, perché potrebbero essere un luogo fisico da cui si controlla la rete geomantica di linee di ley che protegge l'impero: distrutti i "piedi d'argilla", tutto il Gigante simbolico (espresso allegoricamente dalle età metalliche) verrebe a cadere.



Il castello tra l'altro divenne nel 1526 proprietà di Giovan Francesco Gaio Pico della Mirandola, il nipote del più famoso ermetista rinascimentale, Giovanni Pico della Mirandola, noto per la memoria prodigiosa e per aver ispirato alla massonica disney il personaggio di Pico de' Paperis.

L'esoterico Pico della Mirandola (che nel suo ritratto più famoso vediamo associato già a un castello turrito dal valore iniziatico-simbolico) riscoprì la filosofia neoplatonica riportata a Firenze da Marsilio Ficino e, condannando l'astrologia medioevale (Disputationes adversus astrologiam divinatricem, 1494), porrà invece come fondamento della sapienza la dottrina cabalistica delle Sefiroth e della dottrina delle permutazioni (ripresa da Eco nel Pendolo di Foucault e, più modestamente ma più vicino a noi, da Marco Roascio nella sua attività artistica di Cabalinguista).



Il nipote Gianfrancesco non fu solo discendente materiale di Pico, ma anche erede spirituale. Curò infatti l'edizione delle opere e ne continuò gli studi ermetici, sia pubblicamente sia, probabilmente, in forma privata.




Nel 1524, poco prima di ottenere il feudo di Roddi (forse non casualmente) pubblica la sua opera ermeticamente più nota, che studia il fenomeno della stregoneria: "La strega, o delle illusioni del demonio". Ovviamente in apparenza il testo è di condanna, ma l'interesse eterodosso mostra una curiosità sospetta, specie per un laico.

Gaio morirà nel 1533, in una congiura di famiglia, assassinato dal figlio Alberto e dal nipote Galeotto (omen nomen). Nella versione ufficiale della storia i due volevano solo conquistare il feudo paterno, ma non ci vuole un Dan Brown per comprendere che il parricidio potrebbe mascherare una congiura volta a tacitare un pericoloso homo hermeticus che poteva aver scoperto chissà quali segreti: magari, appunto, il mistero di Roddi come centro segreto dell'Impero eterno di Roma, qui sorto e tramontato.

Il 1526, l'anno in cui egli diviene signore di Roddi (e ne carpisce forse i segreti) è curiosamente l'anno prima del Sacco di Roma del 1527, vero spartiacque della storia moderna che segna la fine di ogni sogno di teocrazia papale, distrutto dalle orde dei Lanzichenecchi. Non a caso dell'evento parla l'umanista monregalese Gian Battista Giraldi Cinzio, che nel 1565 ambienta nel sacco di Roma il suo "Ecatommiti", e anche il romanzo esoterico a fumetti "Grafogrifo" vede il sacco di Roma come parte di un complotto tra la Chiesa e i suoi nemici per il controllo dell'Europa.

Specialmente le sale interne del castello di Roddi recano probabilmente traccia del sapere iniziatico lasciatovi dai Mirandola: poco si trova online (ci sarebbe bisogno di un sopralluogo) e soprattutto questo eccellente sito riferisce di segreti esoterici in esso contenuti, collegandoli a quelli di altri castelli della zona.

"Il castello di Roddi, a pochi chilometri da Alba, risale alla fine del Trecento/inizio Quattrocento e fu probabilmente costruito proprio dai Falletti. È caratterizzato da un corpo centrale di tre piani e da due torri cilindriche; le due torri sono differenti tra loro: la prima risulta essere snella e alta mentre quella del lato opposto risulta più bassa. Fu anche di proprietà di Gaio Francesco della Mirandola, discendente e nipote del noto umanista e filosofo Pico della Mirandola.

Dei quattro castelli è il peggio conservato e sicuramente necessiterebbe di seri interventi di restauro. Tuttavia conserva all’interno numerose decorazioni e soffitti lignei a cassettoni con curiosi dipinti che riproducono anche qui simboli come la coppa (il sacro Graal?) oppure esseri umani che interagiscono amichevolmente con animali e con draghi. Ricordiamo che il drago, nella mitologia celtica, è un essere saggio e nobile, portatore di vita e di conoscenza, ben diverso dal drago simbolo del male, tipico della tradizione cristiana." (Gilda Paolicchi)





Il Graal è, come noto, simbolo esoterico per eccellenza, che indica come il luogo possa essere considerato, almeno da alcune tradizioni, come Umbilicus Mundi. Il drago, invece, è simbolo già celtico delle Ley Lines, le linee di energia terrestre catturate da un sistema di menhir druidici che le guidava e convogliava. Su tali siti vennero poi eretti monumenti successivi, cattedrali e castelli, che ereditarono il ruolo di catalizzare tali energie terrestri (interessante, a tale proposito, anche il nome di "Gaio" associato al nipote Mirandola, che sta a indicare la sua devozione a Gaia come madre-terra).



Ecco allora che possiamo rileggere in chiave Roddi-Centrica lo schema degli antichi imperi: prima di Mario ai Campi Raudi (101 AC) l'Impero Eterno coincideva con l'antico impero egizio-atlantideo (che di lì a poco il nipote di Mario, Cesare, avrebbe sottomesso), mentre con la vittoria di Mario nasce il primo nucleo di quell'Impero Romano che sarebbe finito col Sacco di Roma (420), preparato dall'ultima, fugace vittoria di Pirro della Battaglia di Pollenzo di Stilicone (402 DC). In seguito, nuovo fulcro del potere di Roma sarà il papato e il suo tentativo di instaurare una teocrazia, definitivamente naufragato dopo il Sacco di Roma (1527), con l'avvio dell'era del Ri-nascimento dell'ermetismo pagano ad opera del neoplatonismo fiorentino dei Pico della Mirandola (1526), divenuti signori di Roddi. Da lì in poi si apre la fase ancora attuale dell'ermetismo post-rinascimentale, in cui l'Impero Eterno di Roma, di cui parla anche Dante, rinasce in chiave puramente simbolica (caduta la teocrazia romana, e caduto anche l'ultimo residuo dell'impero d'Oriente). E anche le locandine di recenti eventi mostrano la consapevolezza del senso magico-rituale del luogo, consacrato agli antichi dei celebrati in rituali massonico-settecenteschi.



Ovviamente tutto questo non è che un gioco letterario, di cui ringrazio l'amico Marco Roascio che mi ha dato lo spunto per l'ennesimo divertissment; e Roddi è in realtà solo un magnifico comune delle nostre meravigliose Langhe. Però se per caso visitate il castello e fate foto degli interni, fatemele avere. Non mi dispiacerebbe riuscire a trovare il punto da cui controllare l'antica rete geomantica dell'Impero eterno...

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