Upside Down



LORENZO BARBERIS

Spoiler Alert As Usual.

"Upside Down" (2013) è un film del regista argentino Juan Solanas, figlio del celebre regista Fernando, al suo esordio nell'ambito del fantastico. La produzione è però franco-canadese, come si intuisce dai grandiosi e pretenziosi effetti speciali che spesso caratterizzano, da Luc Besson in poi, un certo fantastico-fantascientifico d'Oltralpe (che necessita di far vedere, ovviamente, di non essere secondo per possibilità tecniche agli americani: e che quindi esagera, con un filo di provincialismo, dove i migliori registi hollywoodiani non sentono di aver nulla da dimostrare).

La storia è un tipico esempio di quel genere sempre più in voga di "fiaba fantascientifica": un mondo fiabesco, con elementi tecnologici del presente e anche su alcuni aspetti vagamente futuribili, ma nessun minimo sforzo della "estrapolazione scientifica" che dovrebbe caratterizzare la fantascienza classicamente intesa.

Vale a dire: se introduco un elemento irrealistico, devo poi però trarne conseguenze relativamente "razionali". Vero è che la Space Opera, la "operetta spaziale", da sempre non rispetta tali regole (esempio massimo ne è il capolavoro assoluto, del genere e non solo, "Star Wars"). Però qui c'è lo sviluppo di convenzioni abusate del mondo fantascientifico, che in sé non sono innovative.

Qui in Upside Down invece c'è un'idea potenzialmente buona e, almeno al cinema, mai trattata prima in un film importante: i paradossi gravitazionali. Solo che la scelta del regista è nel puro senso del fiabesco, in una sorta di "realismo magico" che probabilmente si oppone intenzionalmente alla fantascienza rigorosa di ambito anglosassone (ma anche tale era quella di ambito sovietico).

Abbiamo quindi un mondo dove due mondi convivono pressoché a contatto: in alcuni punti, si può saltare dall'uno all'altro con un semplice balzo. Quindi, siamo in un cosmo tolemaico, dove i due pianeti sono immobili al centro dell'universo. Anzi, siamo ancora prima, al livello della terra piatta, perché ogni punto di un mondo corrisponde a un punto dell'altro.

Ogni corpo però mantiene la gravità del suo pianeta di riferimento; per cui è possibile recarsi su un altro mondo soltanto zavorrandosi in modo adeguato con vestiti e contrappesi dell'altro mondo. In ogni caso, la cosa dura poche ore, perché il contatto tra opposte gravità poi porta i corpi a incendiarsi.


TransWorld può ricordare anche la torre che unisce Jeru e Salem
nel manga "Alita",  altra possibile fonte del film.

Ciò è però violato, senza spiegazione plausibile, dalla megacorporation che domina i due mondi, la TransWorld, che li unisce con una torre in cui, evidentemente, materiali dell'uno e dell'altro mondo sono saldati insieme, senza esplodere (in teoria, solo temperature molto basse consentirebbero di convivere, ma non è nemmeno questo il caso del palazzo). Anzi il Piano Zero, punto di incontro tra operai e dirigenti, è il centro della storia (vedi la bella locandina in cover), dove i Tecnici di grado più alto di Down, sempre in camice verde da lavoro, convivono col livello più basso degli Impiegati in giacca e cravatta di Up.

Ovviamente, in stile Metropolis, il mondo "di sotto" è quello povero e quello "di sopra" è quello ricco. O meglio: è ritenuto di sotto perché povero, dato che non c'è un modo oggettivo di stabilire qual è il sopra e il sotto in questo sistema. Ma questa, se vogliamo, è una finezza, in quanto anche il fatto che il Nord stia sopra e il Sud stia sotto deriva, ovviamente, dal punto di vista relativo assunto dai paesi occidentali, che hanno colonizzato gli altri e quindi di fatto imposto la loro cartografia della terra.

Il mondo "di sotto" viene depredato di risorse, che quello "di sopra", più avanzato tecnologicamente, rielabora e rivende ad alto prezzo.



Ovviamente, come in Metropolis, a riunire i due mondi penserà l'amore tra un ragazzo dei piani bassi e una ragazza dei piani alti.

Adam (notare il valore simbolico dei nomi) è orfano dei genitori morti in un incidente lavorando per la TransWorld. Nato in una delle regioni montuose, la più vicina all'altro mondo, apprende dalla zia ancora in vita il segreto delle api di quelle vallate, che si spostano tra i due mondi e quindi generano un miele rosa che permette di far levitare (non lievitare, proprio levitare, fluttuare nell'aria) i cibi.

Egli incontra una ragazza del Mondo Alto, Eden (interpretata dalla sempre bellissima Kirsten Dunst), ma i due sono separati bruscamente da un intervento della polizia di frontiera (i contatti tra i due mondi sono infatti proibiti).

Adam inizia quindi a rielaborare il miele rosa in un prodotto antigravitazionale che possa essere usato come cosmetico, e tramite questo si fa assumere alla TransWorld per ritrovare l'amata.

Da qui in poi lo sviluppo prosegue in modo gradevole ma su canoni abbastanza prefissati. Eden è divenuta una giovane progettista idealista che pensa di riunificare architettonicamente i due mondi, come vedremo nel finale.


Tra mille difficoltà, Adam giunge a sviluppare la sua scoperta in una sostanza che, ingerita, consente di violare sistematicamente l'opposta gravità, e quando Eden resta incinta di due gemelli (speriamo non Caino e Abele) scopre che in questo modo ella e i figli diventano parte di entrambi i mondi.

Nel finale, vediamo un mondo pacificato e unificato da queste evoluzioni (possibile, anche se non viene detto, che anche le architetture beneficino delle nuove tecniche: se no dovrebbero rompersi come, del resto, già l'unico palazzo TransWorld).

*

Quindi, insomma, una fiaba romantica dove l'iperglicemia non deriva dall'eccesso di romanticismo ma dall'eccesso di computer grafica, e dove il presupposto fantascientifico, che poteva essere interessante, è usato per sentimentalismi in fondo legittimi ma non esattamente brillanti come "L'amore vince la gravità" (ovvio, se Amor Vincit Omnia fin dai tempi antichi...) et similia.

Intendiamoci: ci sta. Ma a un appassionato di SF anche tollerante come me (i nerd più estremi, ovviamente, hanno fatto a pezzi il film) si interroga sul perché, ad esempio, la Megacorp non abbia sviluppato un motore perpetuo (sogno proibito di ogni potenza industriale) unendo due oggetti dei due mondi equidistanti tra loro e tra i rispettivi pianeti, ma i due corpi ruotanti nel vuoto siano solo quelli dei due fidanzati nel loro amplesso amoroso (in una scena tutto sommato riuscita di romanti-science fiction).



Café des Dos Mundos, 5 stelle. Consigliamo i cocktail antigravitazionali, imperdibili.

L'unica applicazione tecnologica sono gli sfiziosi bicchierini del Café Des Dos Mundos (meravigliosa scenografia, che poteva forse essere più approfondita) costruiti in materiale di opposta gravità, che si bevono a rovescio.

In teoria, siamo in un ambito puramente fantastico, non fantascientifico, quindi potrebbe essere accettabile. Ma allora avrei preferito l'accento su una dittatura oppressiva di tipo fascista (che potrebbe rifiutare il contatto col "mondo inferiore" per semplici ragioni razzistiche, al di là dell'interesse) che non una multinazionale che può essere spietata ma dovrebbe saper vedere le occasioni di profitto.

Probabilmente ha inciso la volontà di mantenere una costante citazione sottotraccia di Metropolis che però, quasi cento anni prima, aveva dalla sua per paradosso una maggiore credibilità fantascientifica. E la visionarietà fredda del film (criticata da molti: per me la sua parte migliore) ha sicuramente un debito diretto col capolavoro fondante della SF cinematografica, forse mediato da quella rilettura moderna che ne è il manga Alita di Yukito Kishiro.


Viandanti nel mare di nebbia antigravitazionale

Se dunque trascuriamo queste notazioni e lo leggiamo come pura fiaba, il film può anche essere gradevole, e la stralunata freddezza che lo pervade (anche visiva: gli sfondi sono perennemente virati all'azzurro o al verde acido, con scenografie virtuali che rimandano al romanticismo di Friedrich in una certa grandiosità fotografica) in qualche modo mitiga la sdolcinatezza eccessiva che a volte pervade queste lovestories per palati adolescenziali.

Sarebbe interessante poi capire quanto un certo intento di critica sociale, di visionarietà fantastica, di realismo magico che Solinas magari voleva portare (suoi sono anche soggetto e sceneggiatura) si sia scontrato con le ferree regole di una produzione industriale orientata, ovviamente, al blockbuster. Forse il film si sarebbe paradossalmente giovato di mezzi inferiori e di una regia conseguentemente più libera, con cattivi un po' più credibili, fantascienza un po' più rigorosa, computer graphic un po' meno invadente, eroi un po' meno fiabeschi, un po' più umani.

Insomma, a mio parere, né Upside né Down per questo film, che si qualifica - come spesso purtroppo avviene nel fantastico - come un film visivamente gradevole, ma anche occasione mancata per un possibile capolavoro visionario.

*

Chiudo con un ultima nota complottista, che vi rimanda alla locandina: Upside Down scritto in quel modo, con Down a rovescio, diventa Upside NWOd, con un possibile riferimento al New World Or(D)er. Casualità, in un film che parla di multinazionali malvage? Comunque sia, il sottotema (che sarebbe stato gustoso) non è sviluppato.

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