Dylan Dog - Interminati Spazi.


LORENZO BARBERIS.

Insegnando nelle superiori da ormai quindici anni, mi è capitato di variare molti libri di testo del biennio inferiore, e tra questi "Interminati spazi" (2010) di Paravia è tra i migliori. Bello il titolo leopardiano, che richiama gli sterminati spazi della finzione letteraria, cui pensava anche il buon Leopardi nell'Infinito ("io nel pensier mi fingo / ove per poco il cor non si spaura.").

Bello anche l'ampio spazio dedicato al fantastico, considerato pressoché paritetico al realismo, anche se identificato, a mio avviso con poco senso, come "anti-realismo". Poco senso non solo perché l'antirealismo è una precisa corrente letteraria (nata in reazione al neorealismo e molto minore, ma comunque specifica e non generale) o una corrente filosofica (in pratica, l'idealismo, con una connotazione polemica più marcata contro la relatività del reale). Ma anche perché sembra implicare una valutazione negativa del genere fantastico, che invece è la "fiction" per elezione, la grande Finzione (borghesiana e non).

La divisione in generi è buona, con la partizione canonica fiaba - horror - fantascienza - fantasy, proposti nell'ordine cronologico di sviluppo. L'horror è pudicamente definito "fantastico" in senso generico, e dal che si spiega l'uso di "antirealismo" come categoria generale, per opportunità.

Il "fantastico generico"  però include come testi proposti: il Dracula di Stoker, l'Hyde di Stevenson, il Licantropo di Landolfi, il Colombre e la Goccia di Buzzati e l'immancabile Metamorfosi di Kafka, l'unico non strettamente horrorifico come riferimento.

La selezione di film proposti è un po' carente e non molto organica, ma è particolarmente apprezzabile che nel percorso di ogni genere si offrano invece dei fumetti. Solo per il fantastico, in realtà, e per il comico, confinando un po' i comics nel vecchio recinto, mentre non sarebbe male qualche pagina di realismo fumettoso, magari non il solito Maus, ma qualche pagina del vecchio Pratt, ad esempio, magari accostata ad Hemingway.

Ma va già molto meglio della maggioranza dei testi scolastici. I testi proposti sono molto buoni: e se Maitena per il comico è valida, ma può funzionare forse in un istituto femminile (è comicità alla "Sex and the City", per intenderci), abbiamo Moebius per la SF e Dylan Dog per l'horror.

Tuttavia, una volta detto questo, è significativa la serie di strafalcioni inanellati, lievi e non.

Dylan è "creato nel 1986": sarebbe pubblicato, la creazione è del 1985, ma transeat.
Sclavi è "scrittore": anche, ma non solo, non sarebbe male introdurre terribili tecnicismi quali "ideatore - soggettista - sceneggiatore". "Fumetto più venduto in Italia": nel 2010, data di uscita del libro, no, è Tex.

Umberto Eco dice che "leggerebbe Dylan Dog per giorni, come la Bibbia e Omero": bella citazione, peccato che si senta l'esigenza di ribadire "per paradosso". Sono solo fumetti, in fondo.

Dylan è "forte, tenero, leale e ricco di humour": buone le ultime due, sulle prime due si può discutere. Forte di sicuro no, e certamente, se sul buonismo si sono spesi fiumi di melassa, non gli manca però un lato caratteriale piuttosto estremo.

Ha circa trent'anni. Va bene, per l'esattezza 33-34 (come Sclavi, nel 1985), ma diamo per buona.
E poi minuzie, come Groucho che non è avvicinato a Groucho Marx, la camicia rossa che "appare nei fumetti a colori" (più che altro nella cover...). Corretto invece il riferimento a Dylan Thomas (non si pretende a Spillane) e a Rupert Everett.


Passando al fumetto esaminato, "Il marchio del vampiro", iniziano i guai. Intanto è la seconda parte di una storia doppia, e non sarebbe male precisarlo (è blasfemo dirlo, ma parleremmo del "Paradiso" di Dante senza mai citare la trilogia?). Poi, ovviamente, è attribuita senz'altro dire a Sclavi, mentre soggetto e sceneggiatura sono del buon Pasquale Ruju, specialista di storie vampiriche su Dylan.

I disegni sono citati, ma attribuiti a Corrado Roi. Grandissimo maestro, ma qui si tratta di Nicola Mari, invece. Non pretendiamo di citare la copertina (che viene mostrata) è che è ovviamente di Angelo Stano.

Le tavole sono poi reimpaginate in sequenze di quattro, per riempire meglio la pagina del libro. Peccato che, Eco Docet, la pagina di fumetto sia una parte fondante della grammatica fumettistica. Anche qui, non scorporeremmo un passo di un poema senza chiarirne la struttura generale. In Bonelli poi fine pagina dev'essere un piccolo colpo di scena, un piccolo incentivo a girare il foglio. Cosa che qui viene perduta.

Buone le domande, almeno alcune, di analisi del testo: si analizza il volto della vampira Manila, che Mari rende in modo simbolico: bellissimo e giovanile comunemente, solcato e vecchissimo se in carenza di sangue, nero non per ombreggiatura ma per tenebra quando cede, sia pur costretta, a bere il sangue di Dylan per alimentarsi. E idem valga per il vampiro Jargo che appare dopo, signorile ma anche bestiale quando decide di vampirizzare il buon Dylan Dog (l'immagine è tra l'altro quella della copertina, si ha modo di far notare).

Peccato che metà delle pagine scelte siano - in un'antologia scolastica, era purtroppo inevitabile - le meno interessanti, ovvero il classico pistolotto finale del mostro che spiega come i poveri vampiri siano perseguiti. In questa bella doppia di Ruju, il discorso ci sta, ma selezionando poche pagine (sia pure sei complessive, non male nel complesso...) è un peccato perderne molte per un testo "poco fumettistico".

La domanda sull'espressione "Giuda ballerino" ha una sua ingenuità: "cosa rende divertente l'espressione?" chiede il libro di testo. Probabilmente il libro vuol far dire che è una associazione incongrua, ma in effetti Giuda, suicidatosi per impiccagione dopo il deicidio, avrà ben ballato dall'albero a cui si è appeso. E non credo che sia questa la risposta cercata.



Comunque, salvo le pulci che un appassionato non può non fare, con bonaria ironia, gli Interminati Spazi si confermano anche su questo un testo ottimo; e se su altri testi ho semplicemente apprezzato l'ottima scelta didattica dei brani selezionati e accostati, qui ho provato ironicamente la stessa emozione del buon Silvio Orlando di "Auguri Professore", che quando finalmente riesce a insegnare può finalmente rovesciare le storture che ha dovuto sopportare da studente.

Vedo i dubbi delle prof. delle medie sul fumetto dell'orrore come "fascista"; ricordo lo sfottò ironico del pur bravo docente di lettere del liceo sull'ironia surreale di Dylan Dog (analizzando in classe il "De Profundis" di Alfredo Castelli). Vedo il mediocre baronissimo universitario, che con sufficienza mi dichiara che "è dimostrato" come fantasy, fantascienza e horror siano nel loro insieme "paraletteratura" (a differenza dei suoi minori del marinismo, ovviamente). E finalmente posso provare il piacere di dire. "Allora, correggiamo alcune cose..." e sostanzialmente fare le osservazioni sopra dette.

*

PS.: Il nuovo curatore Recchioni, al cui lavoro personalmente sono favorevole, ha dichiarato un certo suo fastidio per l'eccesso di attenzione parassitaria sul personaggio. Ho controllato, e il primo articolo su Dylan Dog del presente blog è del 2011, in piena "decadenza"; e già nel 2010, l'anno uno del blog, l'avevo citato qua e là. Certo ultimamente ho ripreso a seguirlo e quindi ne parlo più spesso. Altrimenti spero che la mia collezione - non tutta ahimè di numeri originali - dei primi 200 numeri pressoché completa mi serva da alibi e convinca il lettore che non seguo Dylan per mero opportunismo, ma per l'eterna ricerca della Madaleine perduta.

Post più popolari