Pio Bros X


LORENZO BARBERIS

La street art è indubbiamente una delle forme d'arte più vitali e interessanti del nostro tempo, nonostante la sua illegalità.

Un caso interessante è quello recentemente avvenuto presso la chiesa di San Pio X a Milano: il writer Bros ha modificato la facciata, che è poi è stata prontamente ripristinata.


Il caso ha colpito per varie ragioni.

Innanzitutto, l'uso dello spazio della chiesa: in realtà, esso viene violato sistematicamente da graffiti senza pretese artistiche, e come si vede da questa foto l'ingresso alla chiesa modernista, di cemento armato, è già oggetto di graffiti dal puro valore di scritta sul muro o tag senza pretese di ricodificazione ambientale in senso artistico consapevole.

Ma è la prima volta che esso viene fatto oggetto di un intervento non concordato di uno street artist "consapevole", con un significato in sé maggiore.

In second'ordine, colpisce l'intervento perché - pur restando comunque illegale - esso è oggettivamente migliorativo. Anzi, col suo segno astratto, Bros riesce a realizzare una delle poche opere possibili su quella facciata, su quella spoglia piattezza. Non è scontato: altre volte, l'intervento avrebbe potuto essere pacchiano (non è che lo street artist, in quanto tale, sia esente da errori artistici in assoluto).

Non a caso il parroco avrebbe voluto mantenere il graffito, e i parrocchiani cancellarli.
Similmente, su questa dicotomia, De Corato (uno dei leader della destra milanese) avrebbe voluto cancellare l'intera arte di Bros (e soci), mentre Sgarbi (riferendosi al lavoro di Bros in genere) lo difende paragonandolo a Giotto.

Il problema è ovviamente la natura della street art, che è operazione di ricodificazione critica e "opera aperta" per eccellenza. L'arte sacra è "opera aperta" in senso differente: opera strutturalmente aperta (le cattedrali medioevali sono un cantiere sempre in fieri, "chiudere" una cattedrale è ritenuto quasi blasfemo) ma una "apertura" che si declina in un aggiornamento condiviso dalla comunità cristiana in modo strutturato, non per l'intervento autonomo e fuori dagli schemi del writer.

Si poteva integrare quindi l'opera di Bros, ma sottraendola a future modifiche libere dal basso: rendendola quindi opera d'arte sacra, in modo dichiarato, o correndo altrimenti il rischio di dichiarare la facciata della chiesa come libero spazio alla reinterpretazione di tutti, come i muri della città di fatto (anche se fuori della legge) sono.


L'opera di Bros, nato nel 1981, si è avviata nel 1996 partendo da uno stile cartoonistico vicino al paradigma base della street art; si è poi evoluto in un segno astratto più personalizzato, quello usato nel decoro della chiesa, che poteva essere integrato nell'opera d'arte sacra, anche se non è stato (più problematico, credo, sarebbe stato integrare le opere di questa prima fase, in sé valide).



Lo stile attuale vede la stesura di questi segni astratti, a rullo, in un pattern casuale che crea forme che, senza una precisa citazione riconoscibile (almeno da me) richiamano in senso generico l'arte astratta tradizionale. Un segno che si presta bene all'arte modernista della chiesa post-conciliare, appunto.


Interessante (e forse non casuale) è oltretutto l'intervento su una chiesa di San Pio X, divenuto un riferimento culturale per il cattolicesimo intransigente molto critico verso il Concilio Vaticano II.

Giuseppe Sarto, nato nel 1835, vive negli anni del risorgimento massonico con un curriculum (per la prima volta) pastorale e non curiale-diplomatico. Sacerdote nel 1858, canonico della cattedrale di Treviso (la sua provincia d'origine) nel 1875, vescovo di Mantova nel 1884, patriarca di Venezia sgradito ai Savoia (sospettato d'esser troppo filo-austriaco), viene eletto papa nel 1903 grazie proprio al veto che il Sacro Romano Imperatore oppone al suo rivale della curia pontificia.

Ottenuto il potere assoluto (il papa è da 33 anni infallibile) in questo modo, elimina tra i primi atti il privilegio laicale che l'aveva favorito, e avvia la lotta al modernismo religioso, con encicliche e creando anche il Sodalitium Pianum, un servizio segreto teologico che gli permette di controllare i teologi influenzati dal positivismo imperante. Il suo Catechismo del 1905 è il monumento della restaurazione tradizionalista.

Attenua il non expedit (1905) per arginare massoni liberali e socialisti, e muore nel 1914 alla soglia della Grande Guerra. Canonizzato nel 1954 da Pio XII, i due papi successori si pongono sulla sua continuità, che viene poi spezzata. Nel 1958 infatti Giovanni XXIII, ritenuto "di transizione", avvia quella riforma conciliare che rimette in discussione il suo equilibrio.


Insomma, il Pontefice meno adatto, forse, per questo tipo di omaggio, che avrebbe però reso interessante il contrasto visivo. Sarà per la prossima volta.


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