Che Libito Fé Licito In Sua Legge



LORENZO BARBERIS

Ninive è forse la più importante delle città mesopotamiche. Sorta verso il 5000 a.C. sui Tigri, uno dei due fiumi che racchiude la regione (l'altro, ovviamente, è l'Eufrate), la sua posizione, equidistante tra Mar Mediterraneo e Oceano Indiano, la rendono punto nevralgico delle comunicazioni commerciali tra i due più grandi bacini mercantili dell'antichità, segnandone il destino di prosperità e grandezza.

Essendo il più florido centro commerciale, inevitabilmente, la città era anche il centro del culto religioso, con il principale tempio della Dea Ishtar, la divinità principale, sorto probabilmente tra 3000 e 2000 a.C., col prosperare dei commerci seguito all'avvio della Storia.

Il tempio della dea, ovviamente, vedeva la celebrazione della potenza della signora del cielo e delle stelle tramite la Prostituzione Sacra, femminile e anche maschile. In pratica la casta sacerdotale di Ishtar aveva il monopolio dei bordelli, che in un porto di mare (in verità, "porto di terra"...) come Ninive portava ovviamente cifre considerevoli.

La sua statua più antica è quella sopra riportata in cover, risalente al 1800 a.C.

Secondo il mito Ninive sarebbe stato fondata dall'assiro Nino, figlio e marito di Semiramide, la regina Shammurammat realmente esistita verso l'800 a.C. ma su cui si proietta una figura quasi divina.
E, in effetti, la maggior gloria della città in età storica venne dalle dinastie assire che ne presero il controllo.

Dante eterna Semiramis come colei "che libito fé licito in sua legge": ovvero, morto il marito originale, per non perdere il ruolo di reggente, alla maggiore età del figlio Addu Nirari ("Nino") ne divenne la moglie e rese legale tale atto per legittimarsi. Ma del resto l'incestuosità per non disperdere il potere regale era frequente all'epoca, e pressoché tipica dei faraoni egizi.

Il principio Libito = Licito, oltre che un bel cambio di consonante B = C, è una espressione più elegante del fondamento dell'esoterismo crowleyano (che ovviamente ricodifica tali principi antichi), il Do As You Wilt And Make No Harm oggi venerato dai wiccan (un tempo molto di moda, oggi un po' in declino).

 "Do what thou wilt shall be the whole of the Law. Love is the law, love under will."

Il gioco di parole Libito / Licito è ripreso il Love / Law, che funziona a livello di suoni più che di segni, ma è sostanzialmente lo stesso. L'Ama e fa ciò che vuoi di sant'Agostino, ripreso secondo i principi del Rabelais dell'Abbazia di Thelema, erede dei frati gaudenti che sbeffeggiano Virgilio all'inferno.


Con l'avvento della dominazione assira  Sennacherib, il figlio di Sargon, sceglie Ninive verso il 700 a.C. come sua capitale degli Assiri, dopo aver sottomesso Babilonia, e la porta al suo grande splendore edificando anche il suo immenso palazzo reale, che impressiona anche gli autori biblici che, dal punto di vista ebraico, ne dicono peste e corna.

Alla caduta di Sennecharib dedica un dipinto anche un tipo da niente come il Rubens, per dire, in pieno '600. Ma il vero splendore arriva sotto Assurbanipal, il Sardanapalo noto come simbolo di potenza imperiale e regale, che ne crea le imponenti mura di oltre 12 chilometri, oltre che la Biblioteca di 24.000 tavolette, seconda solo a quella di Babele carissima a Borges.


Il buon Delacroix, gran maestro della pittura romantica francese, riprende il Rubens di prima in questo dipinto in cui aggiunge una buona misura di erotismo decadente, anche se siamo ancora solo agli inizi dell'800.

Il dipinto richiama la distruzione di Ninive nel 612, ad opera dell'assalto babilonese che cancella la capitale assira e ne indebolisce la dominazione. A lungo, la città non sarà riedificata, e risorgerà solo in età ellenistica, come fortificazione militare. Il centro dei traffici si è ormai spostato sul bacino del Mediterraneo, e dopo Alexandros nessuno si spingerà più verso l'India con intenti di conquista; né viceversa.

Ma se Ninive sparisce alla storia, entra nel mito con la sua regina dissoluta, cara a greci e romani, riscoperta poi dagli umanisti, da Dante in poi, come abbiamo visto. I Giardini Pensili di Ninive divengono la perduta meraviglia del mondo che rappresenta le civiltà mesopotamiche, in concorrenza con le granitiche Piramidi egizie.



E oggi l'ISIS, dopo aver usurpato il nome (inglese) della Dea, azzarda di distruggerne le statue, le statue sue e di Baal, la divinità maschile della volta celeste a lei associata ("Cielo, mio marito."). Un gesto barbaro.

Molte parole si spenderanno di vibrante indignazione da parte dell'Occidente sulla distruzione della culla della nostra civiltà, ultima erede delle grandi civiltà del passato, degli Egizi e dei Babilonici, erede immensa ed indegna al tempo stesso. Parole vuote e sterili, poiché noi non siamo più in grado di contrastare l'Isis nel suo sogno folle di dominio, il nostro pensiero religioso decadente non guida più alla crociata, non rovescia più la Croce nella Spada come un tempo era abile a fare, ma anzi invita ad accoglienza e resa incondizionata.



Nulla ha da temere l'ISIS da noi, lei che davvero "libito fa licito in sua legge", dimenticandosi il "Make Not Harm", "non fare del male". L'antica legge, però, implica una sanzione, la Three-Fold Law, la legge della Triplice Ricompensa. Il bene ed il male fatto torneranno indietro "tre volte", ovvero magnificati (in senso moderno, possiamo dire che "si espanderanno tridimensionalmente"). Un principio che l'Oriente ha fissato nel Karma, e che Hammurabi limitò con il suo benigno "occhio per occhio", rendendo semplicemente pari la sanzione della legge.

Forse l'ISIS ha ragione, così come i Nuovi Dei, anche gli Antichi Dei sono impotenti contro la sua implacabile macchina bellica. Questa, almeno, è la loro convinta scommessa.

Ma, come il buon vecchio Lovecraft, non ne sarei così sicuro.


Abdul Alhazred, dopo una discussione con gli Antichi Dei.

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