Dylan Dog 307 - L'assassino della porta accanto


LORENZO BARBERIS.

(Spoiler Alert As Usual: analisi passo-passo)

Storia decisamente particolare questa dello sceneggiatore torinese Fabrizio Accatino, al suo esordio qui sulla serie dylaniata con il - parimenti esordiente - Sergio Gerasi ai disegni.

La cover di Stano è perfetta, con un Dylan fantasmatico che riprende una vignetta della storia ma è anche il riflesso di un Dylan mai così assente anche quantitativamente in un albo. La trasferta ad Edimburgo è una variazione necessaria per creare l'ambiente spaesante, con la scusa di Dylan all'inseguimento di una amata, moglie fedifraga (come ai primi tempi meno "buonisti").

Al centro c'è invece il serial killer, che riconosciamo come tale fin dalle prime tavole, che ci mostrano la sua linda, ossessiva casetta, e la passione alienata con cui segue un film di Wayne. Nelle tavole successive ci conferma l'ossessione per la pulizia, mentre a tavola 8, vignetta 5 abbiamo la conferma che i fumetti fanno male: le crime stories che legge mostrano una donna strangolata in copertina, proprio come piace a lui.


La figura è graficamente e anche psicologicamente ispirata a John Reginald Christie, assassino seriale del 1953 che a lungo, per la sua aria rispettabile, la fece franca collezionando molte vittime.

La nonna psicopatica che prepara il maniaco del futuro a p. 9 è da manuale, inclusa l'ironia della prima vignetta ("non voglio che mio nipote diventi un maniaco!"). Di solito il "governo dei matusa" è descritto in Dylan Dog con eccessiva e rassicurante caricaturalità, qui invece lo stile passivo-aggressivo della nonna è reso con mirabile equilibrio (in uno Sclavi o simil-tale delle origini avrebbe crocifisso il bambino in sala mensa, qui non vi è violenza fisica, solo psicologica, e raffinata).

Il gioco col topo ci conferma la psicopatia ormai intuita, quindi titoli di testa e la storia inizia con le note apparentemente allegre di "Layla" di Clapton (la colonna sonora, tratto tipico di Dylan, è qui rispettato), ma quella che sembra una nota in contrasto con la violenza dell'omicidio precedente si rivela invece di nuovo una strategia aggressiva passivo-aggressiva dei due personaggi centrali di Layla e Shane.

Lo scambio di battuta tra il nostro eroe, Wilson, e la vedova Kenton ci porta all'arrivo di Dylan e richiama i "delitti dello strangolatore": Wilson non ha sempre strangolato topi, a quanto pare, come conferma l'ottima gestione del lapsus "pigione / prigione". Subito dopo, anche "Dog / Wolf" è un Freud di primo livello, quello dell'Uomo dei Lupi ovviamente. Perfino le "Ducento sterline" di p. 19 (non corrette in ristampa) sembrano quasi voluta citazione arcaicizzante e non, com'è con ogni probabilità, errore materiale.

Accatino si conferma ottimo, l'unico limite è che sembra di trovarsi in una - elevata - storia di Julia, più che in Dylan Dog. Quando il nostro inizia a scrivere lettere ad una amata assente, che non vedremo mai, con uno stilema tipico appunto della Julia di Berardi, appare una citazione pressoché voluta.

Ecco che la ninfomane Layla e l'alcoolista irlandese Shane avvicinano Dylan, ognuno con le sue fastidiose strategie invadenti. Il pub irlandese Shamrock è ovvio, meno scontato che si trovi su una Causeway, come indicato in modo sfuggente: ovvero su un pontile sopraelevato su una gran massa d'acqua.

Data la storia, appare l'evidente metafora psicanalitica dell'inconscio come distesa acquatica immane in cui si cela l'iceberg oscuro della nostra personalità, mentre noi osserviamo le figurette che passeggiano sul pontile (figura cara agli ermetici, tra l'altro: l'oboe sommerso, il porto sepolto...).

Accatino continua a mostrare la maestria nel lavoro psicanalitico con la "citazione incongrua" e potenzialmente imbarazzante (p.29, vignetta 6) con cui Dylan tacita Shawn, rivelando il suo fondo omosessuale. In fondo, anche l'eroe qui è malsano: è lì a inseguire una donna assente, probabilmente inseguendola perché assente, mentre manda lettere d'amore ad essa e, di fatto, a Groucho. Ritorna il parallelo con la criptolesbica Julia, con le sue pene d'amor perdute e le interminabili "confidenti" al femminile.

La sequenza onirica dello Strangolatore di Sullaville si svolge nella Dark Way (p. 31), la citazione troppo esplicita è qui giustificata dalla natura onirica della scena; e appare anche lo spettro di Dylan che perseguita le notti insonni di Wilson.

La sequenza in cui sente il bisogno di tosare il topo prima di ucciderlo, per provare una sensazione più vicina a quella di uccidere un umano, fornisce un brivido notevole.

A p.42 Layla con una vasta frangia è vista da alcuni come correzione di un errore, e può essere, ma è interessante che il volto è coperto mentre racconta a Dylan "French Kiss" di Meg Ryan spacciato come la storia della sua vita.

Mentre appare anche la figura della filippina con figlia irregolare (personaggio superfluo ma ben caratterizzato, anche qui tratto tipico di Julia e di Berardi in genere...) la situazione inizia a collassare. Il 38enne Shawn si mostra sempre più patetico, Dylan fa togliere i topi a Wilson (involontariamente) e questi entra in crisi definitiva (inoltre abita lì da 30 anni: cioè da dopo gli omicidi...); la sua personalità va in frantumi (p.56). Shawn scopre Layla mentre suona il clarinetto di Dylan.

A questo punto il congegno ad orologeria è perfettamente caricato e in teoria è superfluo narrare il prosieguo della storia, per risparmiare almeno qualche spoiler ai meno esperti di sceneggiatura: Accatino comunque porta a casa con grande equilibrio anche le sequenze finali.

Scopriamo anche alcuni dettagli gustosi: dalla lapide, che vi è qualcosa di vero nella storia della Battier, 31enne, e che anche il lavoro, come la casa, è stato scelto da Wilson dopo la sua "stagione gloriosa" dello Strangolatore. Il commissario che indaga fuma la pipa con un tabacco con design holmesiano (p.75), ma è ben lontano da Holmes (e da Bloch, possiamo dire oggi a ragion veduta...) e scagiona subito Wilson (anch'egli mostrato fumatore di pipa).

Per il resto, l'assassino la fa completamente franca, ed è ovviamente questo l'elemento ormai atteso ma che segna la coraggiosa evoluzione dell'albo. Il flashback dell'uccisione di Nancy (probabilmente: il nome non è svelato, lo deduciamo dal "nome dei topi") che lo attende in lacrime, temendo che non sarebbe più venuto, non svela tutto, lascia immaginare.

Idea più semplice: fidanzata rappresentativa del "lato non-oscuro", presentato nel lui bambino iniziale, ancora normale, e uccisa probabilmente perché sgradita alla satanica Nonna (le prime uscite, sgradite alla nonna stessa, che vediamo in un flashback precedente, le abbiamo lette come primi omicidi; ma potrebbero essere appuntamenti con l'amata...).

La cosa acquista ancora più forza in un contesto in cui, come ammette la stessa Layla, tutti nella pensione sono spostati, naufraghi della vita (lei inclusa, ammette), niente affatto migliori del serial killer, che al limite ha maggiore lucidità nella sua discesa nell'abisso.

Una storia quindi riuscita, che non a caso ottiene voti alti sui sondaggi del forum dedicato (nonostante il campione sia esiguo, tra i 100 e i 200 per un totale di lettori oltre i 100.000) e suscita più dibattito del solito (anche più dell'albo medio del "rinascimento dylaniato", con una forte strategia di hype), giungendo a quasi cinquanta pagine di discussione.

Una storia atipica del personaggio, ma che può restare preziosa nella sua unicità, e segna due esordi interessanti, specialmente per l'innovativo Accatino che tornerà sull'interessante album dei Sonnambuli, nella prima fase della rinascenza dylaniana, con una storia più horrorifica e più nel segno del personaggio a livello tematico.

Vediamo cosa produrrà Accatino ora che il rinascimento dylaniato è entrato nella sua fase completa, con una potenziale maggiore libertà creativa.


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