Dylan Dog 342 - Il cuore degli uomini


LORENZO BARBERIS.

(Spoiler alert: analisi passo-passo della storia. Leggere prima l'albo.)

Questo Dylan 342 è ormai il sesto capitolo di questo Rinascimento Dylaniato. Siamo quindi già a metà stagione, e si va completando il quadro del nuovo cosmo narrativo. Dopo aver tolto Bloch, messo Carpenter (onesto, ma voluto dal corrotto Sovraintendente perché ostile a Dylan) e fatto entrare in scena John Ghost, in questo episodio si affronta un altro elemento cardine della serie, sia pure intervenendo in modo più sfumato. 

Come evidente dalla copertina e dalla ricorrenza San Valentiniana, si va ad analizzare il rapporto conflittuale di Dylan con le donne. Il dongiovannismo di Dylan all'inizio della serie poteva sembrare un tratto "bondiano", e in effetti in alcune storie (il n.5, ad esempio), la "Dog Girl" del mese sembrava solo una avventura passeggera, non l'eterno innamorarsi del nostro eroe.

La graduale creazione del contesto sclaviano originario precisò meglio il complesso freudiano di Dylan per Morgana, la madre evanescente ed illusoria da lui sempre cercata nelle altre donne, senza mai trovarla. Ruju, nel 300, ha posto per i disegni di Stano gli ultimi, definitivi, forse fin troppo chiarificatori tasselli di questa vicenda, con la visione della scena primaria in stile Uomo dei Lupi di Freud. Innovare era quindi difficile, e per questo probabilmente Recchioni - restio a intervenire troppo come autore sotto la sua curatela - ha voluto gestire direttamente anche questa svolta, la sua seconda storia del nuovo corso, come nel numero precedente ("Spazio Profondo", l'intermezzo tra i due corsi, era una vicenda già avviata molto tempo prima).


Il titolo rimanda a una commedia francese di Marc Esposito del 2003, che online è presentata come un "Sex and the city" maschile ambientato a Parigi. Ovviamente, in Dylan tutto è molto più oscuro, l'amore come il Cuore di Tenebra del "fumetto d'orrore, fumetto d'amore" (e d'autore).

La vicenda inizia, questa volta, da ciò che di solito resta "nello spazio bianco": non quello tra una vignetta e l'altra, ma tra un mese e l'altro: Dylan Dog chiude una Love Story per far posto alla prossima, ma questa volta la cosa non sarà innocua.


La citazione di Elettra, in copertina, è più precisa di quanto si possa pensare, in quanto anche lì la protagonista scopriva la forza mentale di una semplice impiegatuccia letteralmente affamata d'amore, la cui forza di volontà riusciva a contrastare quella della Ninja, che l'aveva sottovalutata, mettendo a rischio la riuscita del piano (la bella cover di Stano è forse la prima in cui un amorino diabolico mostra allegramente le sue vergogne).

Così, similmente, si scopre come Dylan Dog sottovaluti nettamente Dora, la ragazza del mese, con una conseguenza inevitabile sul piano karmico.

I disegni di Dell'Agnol sono perfetti, inquietanti e cupi al punto giusto. Il Dark Vader / Dark Father con cui si apre l'albo (p.5) è la facile profezia del "complesso di Elettra" che intercorre tra Dora e il padre, perfette nemesi di Dylan e (l'assente, ovviamente) Morgana.

Ma anche gli uomini di Lego a p. 6, nella lunga sequenza muta iniziale (Recchioni soprattutto sta ridando spazi ai silenzi, che nel primo Dylan avevano un forte ruolo narrativo - penso ad esempio al n.3, su tutti), rafforzano il senso pirandelliano della vuotezza delle maschere messa in scena in quest'albo.

A p.7 Dylan quindi lascia Dora con una Silk Spectre sullo sfondo, citazione da Watchmen che ricorda un'altra eroina segnata da un pesante complesso paterno (anche qui legato a un agente segreto, in fondo). Del resto il suo lavoro in un negozio di giocattoli la rende perfetto Play-toy per il perfetto Playboy.




I fan dylaniati hanno trovato nella cover corrispondenze anche con alcuni vecchi albi: "I delitti della mantide" per il bacio con coltello, e questa immagine per l'uso del cuore. Probabili coincidenze, ma anche nella Mantide vi era una madre iper-protettiva come autrice dei delitti, con cover fuorviante che in questo 342, invece, diviene autentica.

A p. 16, dopo il rapimento, inizia la lunga sequenza onirica che, con scelta credo mai vista su Dylan Dog a mia memoria, è arrischiata in matita. Le stupende matite di Dall'Agnol, ovviamente, con soluzione meta-letteraria che rimanda, ancora una volta, al non-detto. Non-detto della fine degli amori di Dylan, non-detto della matita coperta dalle chine, non-detto dello spazio bianco che qui infrange la vignetta e si mescola con essa in una delle tavole più "white" di Dylan, come assenza di neri e di segni.

La vendetta di Dora passa per Norman, il padre della ragazza, che rapisce l’Indagatore dell’Incubo e cerca di costringerlo ad ammettere di non averla mai amata. Un Norman Bates al contrario, insomma, ossessionato non dalla Madre ma dalla Figlia, con rapimento non di figure femminili ma del proprio controaltare maschile.

Agente del MI5, tra l'altro, già emerso con la citazione bondiana del numero precedente, e con un Dylan al centro, per tramite di Ghost, di una cospirazione a livello britannico-internazionale. Del resto l'eroe di Sclavi era apparso così, presentandosi come "Mi chiamo Dog. Dylan Dog" e solo in seguito tale matrice si era attenuata.

Questa non è tuttavia una "bond-story", come alcune delle precedenti, ma una dissezione della distruttività relazionale dylaniana. Un tratto storicamente mal sopportato, ad esempio, da Paola Barbato, che ha sempre affrontato tale aspetto del personaggio in modo indiretto, e manifestando una certa antipatia verso questo suo lato.

Recchioni supera la crudeltà barbatiana in una sequenza di incubi e torture, matite e chine alternate per sezionare il personaggio sul tavolo chirurgico del torturatore. Recchioni si conferma inoltre autore coltissimo, perché la sequenza più splatter, in cui nell'incubo il mostro dal volto di Dylan dà il cuore di Mary in pasto all'eroe (che ne mangia) è ripresa dall'incipit della Vita Nova di Dante che scrive ai Fedeli d'Amore per chiedere la decifrazione di un suo sogno. Cavalcanti risponde e diviene il primo dei suoi amici: il mostro che gli ha strappato il cuore e l'ha dato in pasto a BeatrIX è Amore, e lui ne è divenuto un fedele.

Esoteristi di tutto il mondo si sono uniti nella lettura ermetica di questi passaggi, generando i Fedeli dell'AMOR come i primi rusicrociani. Qui Recchioni resta fedele alla scolastica (e ben più spaventosa) versione Stilnovista: AMOR non è il palindromo esoterico della Roma eterna, magari, è proprio Amore, ed è parecchio affamato.

Groucho passa all'azione, serio (p.41) come quando il capo è in un maelstrom sentimentale (il rimando più ovvio è a Marina del Lungo Addio, naturalmente). La lettura lo rende però inquietante più che partecipe, come nella lettura di Recchioni solitamente è. La quarta vignetta di p.51 ci mostra, a metà albo, un Groucho volutamente piatto, senza personalità, maschera ermetica; nella pagina dopo invece appare uomo, serio perché l'occasione lo richiede (quasi più Charlot che Marx, in senso simbolico ovviamente), con la contraddizione che lo rende appunto indecidibile.

La chiamata che sblocca la storia (p.54) arriva tramite la Siri personalizzata di Dylan; probabilmente non è il punto, ma è curioso che anche Norman sia un ex-MI5, come il controllo telefonico di Ghost sui suoi smartphone è al servizio dell'Inghilterra. Naturalmente, si gioca sull'ambiguità se la chiamata è giunta da Norman (come concluderà un po' frettoloso Dylan) o da Ghost. Questa ipotesi, nel segno della "blanda continuity" promessa, può far pensare che in effetti la trasformazione cui questa storia porta sia stata guidata da Ghost stesso, e che anche Norman sia una sua pedina.


A p.66, nel mostrarci il clou dell'incubo, l'anzidetta scena del cuore, Recchioni ci regala anche un po' di occultismo subliminale nel rendere il corpo della donna identico alla Sindone nei disegni di Dell'Agnol. Sindone femminile, che offre il Sacre Coeur di Mary a Dylan, prima del ritorno di Dora e la conclusione nel segno di Misery Non Vuole Morire.

Groucho rovescia gli stereotipi ("Capo, la pistola") e termina Dora prima che realizzi il suo personale Romeo+Juliet (p.88-89); poi, tornato faceto, a p. 92 chiude la storia con una battuta sul Dark Father di Star Wars.

Appare Mary, e questa volta Dylan evita di compiere il sacrificio umano in onore dell'Amor, dimostrando di aver raggiunto quella dolorosa consapevolezza del proprio meccanismo freudiano che Dora, suo terribile rispecchiamento, gli ha regalato.

La sua pietas verso i due seviziatori, già mostrata prima (p.84), conclude l'albo. Da un lato, è il solito buonismo dylaniato (Recchioni non lo toglie, giustamente, pur distaccandosene), ma potrebbe anche essere onestà intellettuale per la prova che ti rende più forte (un Giudizio del Corvo specifico, in fondo, mirato all'amore e con le libertà del Nuovo Corso).

In fondo anche questa rivoluzione è restaurazione e downgrade radicale, perché il Dylan del passato manifestava solo a tratti il suo complesso edipico in forma più pura (penso specialmente al 5, a mia memoria, dove è difficile giustificare la Dylan Girl del mese come grande amore).

Recchioni probabilmente opera così anche per sbloccare una situazione ormai troppo stereotipata, che impediva l'inserimento, tra l'altro, di qualsiasi personaggio femminile che non fosse la cara Trelkowski, pena il problema del trattamento di tale figura. Nel nuovo corso invece già ben tre giovani donne sono apparse come comprimarie ricorrenti, più o meno defilate: la gangster-zombie in scalata alla mafia londinese (favorita, crediamo, dalla sua non-mortalità), Rania e l'assistente di John Ghost, Elizabeth Moon.

Con tutte si è accennato alla presenza di una tensione sentimentale, elemento che diventa più interessante dopo un albo come questo che, nella nuova concezione di continuity dylaniata, sembra preludere ad un cambio di passo nella gestione del dongiovannismo dell'eroe.

Naturalmente, un altro tassello significativo potrà venire nel 2016, quando il trentennale sarà festeggiato da una storia in cui ritorni la figura di Morgana, attorno a cui si costruisce tutto l'Edipo Re personale di Sclavi. Una riscrittura quindi molto difficile, ma proprio per questo potenzialmente molto interessante.





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