Fifty Shades of Gray - The Alien Hypothesys


LORENZO BARBERIS

L'idea che la trilogia di "Cinquanta sfumature di grigio" (2011-2012) sia un grande romanzo erotico di stampo sadiano (oggi divenuto anche un capolavoro della storia del cinema) è solo il primo livello di un'opera chiaramente più complessa.

Notiamo innanzitutto che l'opera nasce all'interno della Fantasy Fiction: l'autrice Erika Mitchell, sotto il sobrio pseudonimo di Icequeen's Snowdragon (Il Drago di Neve della Regina di Ghiaccio: e tralasciamo i possibili simbolismi sessuali che emergerebbero alla luce del successivo ciclo erotico...) realizza una riscrittura di Twilight, il celeberrimo capolavoro della letteratura vampirica, una quadrilogia pressoché wagneriana composta tra 2005 e 2008.

L'attuale Anastacia Steele era Bella Swan, la candida candidata all'iniziazione vampirica, mentre Christian Gray, il "Grigio" del titolo, era appunto il vampiro Edward Cullen. La Mitchell riscriveva la Stephanie Mayer rendendo più succosa la dinamica vampiro-vittima.

Resta in effetti in comune l'edulcorazione del "fascino del maledetto": la protagonista femminile aspira radicalmente a farsi "iniziare" dal suo carnefice, il quale, "per il suo bene", esita a farla entrare nel suo mondo.

Insomma, la solita barzelletta del masochista che chiede "fammi male" e il sadico che risponde "no", diranno alcuni. Solo una fanfiction eroticizzata, secondo il noto modello della Rule 34 di Internet.

Ma è evidente che sotto questo primo livello c'è molto di più.

Innanzitutto, il livello simbolico si fa più raffinato. La Mayer si limitava a dare un nome simbolico alla sua protagonista, Isabella Swan, dove il nome, ridotto in "Bella", accennava alla sua bellezza, e "Swan", il Cigno, al suo candore e alla sua purezza. O forse allusione alla Leda ben contenta di accoppiarsi col "Cigno" del mito classico e dell'arte rinascimentale? Se lo è, è per contrasto.

A un primo livello, infatti, Bella Swan è algida e frigida, e solo sotterraneamente emerge il suo desiderio di sottomissione-iniziazione vampirica. Una dimensione colta dall'autrice, nel rinominarsi "il Drago di neve della Regina di Ghiaccio", che conferma tale interpretazione.



Nella trasformazione, Anastacia Steele riprende la durezza e la purezza nell'acciaio del suo cognome, mentre il nome, abbreviato in "Ana" (come Isabella è "Bella") rimanda, con tutta evidenza, alla sua dimensione anaffettiva. Non a caso, in web culture femminili deviate, Ana è la divinità dell'Anoressia, simbolo della potenza ascetica del controllo mentale, a contrasto con Mia, dea della Bulimia, simbolo del cedimento al cibo.

Inoltre, Anastasia è l'ultima principessa russa della dinastia dei Romanov, mentre Steele è Stalin, "l'uomo di acciaio", soprannome del Grande Fratello della russa sovietica che sostituì quella zarista, e prototipo del dittatore del New World Order prossimo venturo in Orwell.

Un nome ossimorico e particolarmente significativo, dunque. Per cui, ogni riferimento ai perduti riti segreti di Sodoma, benché affascinante, direi che è da scartare.



Edward Cullen, colpevolmente, era un nome tutto sommato comune, indegno di un Darth Vader o di un Lord Voldemort. Nella sua trasmutazione in "Christian Gray", citato anche nel titolo, vi è un più complesso simbolismo. Notiamo che anche l'autrice ha trasformato un nome d'arte razionale come Icequeen Snowdragon in un più bizzarro Mr. James. Appare evidente la volontà di richiamare l'idea di un autore e un personaggio freddi, crudeli ma anche grigi e impersonali, uniti nell'impresa di sottoporre la protagonista a (ine)narrabili torture.

"Christian" è ovviamente raffinata ironia sul ruolo da perfetto Cristiano del torturatore, ovviamente perfetto Inquisitore Cristiano; ma "Gray" allude probabilmente, come già detto, ai "grigi" del titolo. Non è da dimenticare che Twilight era stato fortemente criticato per la presenza di vampiri che sfuggono la luce solare non perché li brucerebbe, creature demoniache della tenebra quali sono, ma perché farebbe scintillare la loro pelle grigio-perlacea, svelandoli per quello che sono.

Una variatio che ha scatenato fan del gore horror e autori frustrati dal non aver raggiunto il limpido successo della Meyer; ma che ha, evidentemente, un significato iniziatico e non certo lo scopo di compiacere le lettrici con un dark lord edulcorato. Il libro della James ce lo svela, finalmente: il vampiro è in realtà un "Christian Gray", un "alieno cristiano": un grigio, dunque, ma più precisamente i grigi che emergono dalle riletture bibliche dell'ufologia più recente, da Malanga a Biglino a innumerevoli altri imperdibili autori. "Vampiri", ma non rozzamente fisici, ma mentali, volti a suggere la psiche delle proprie vittime, catturandone l'Anima per cervellotici esperimenti o, meglio, per degustarla come una prelibata e proibita bevanda.

Anastasia Steele (l'Acciaio rimanda dunque, a questo punto, anche al microchip di controllo mentale, in metallo, che porterà installato) vuole dunque essere iniziata ai misteri dei Grigi, non a quelli del sadomaso, che è solo una copertura. Le "cinquanta sfumature" rimandano al mutare della pelle dei Grigi per mascherarsi tra gli umani comuni (come i "vampiri" di Twilight).



Un segreto che sarebbe stato spiegato nel quarto volume, Fifty Shades of Green, in cui appare finalmente un dominatore rettiliano che completa l'iniziazione della fanciulla e le mostra i culti proibiti degli Illuminati, risvegliando nella giovane iniziata il mistico serpente Kundalini venerato già dai templari.

Ma il NWO, purtroppo, non ha permesso si pubblicasse.

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