I Colori Latini


LORENZO BARBERIS.

(Articolo per "Margutte").

"Turismo Mondovì" è il più recente degli spazi d'arte che si sono creati negli ultimi anni a Mondovì, e si è dimostrato subito molto attivo. Dopo la recente mostra di Radiologicart a gennaio, di cui avevamo scritto, l'associazione rilancia con una collettiva di pittura sudamericana, "I Colori Latini".


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L'esposizione, curata da
 Fernanda Hamberg con la collaborazione di Fabrizio Gavatorta (artista che avevamo potuto ammirare nell'esposizione precedente) offre alla città un'occasione decisamente preziosa di confrontarsi con una affascinante selezione di arte del Sudamerica, in particolare l'Argentina, anche se non mancano artisti provenienti da Brasile, Panama, Messico e Cile, toccando quindi tutti i paesi principali del continente. Una rara occasione di arte internazionale (e addirittura, intercontinentale...) a Mondovì, cosa che negli ultimi tempi era avvenuta solo con eventi pubblici, organizzati dal comune, e non da parte di privati.


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PABLO SOLARI - ARGENTINA

Particolarmente affascinanti sono i grandi quadri di Pablo Solari (Argentina), le cui opere ricordano a tratti la grande muralistica sudamericana di Siqueiros e soci, ovviamente in altro ambito, la tela, e con altra tecnica, oltre a un taglio personale che pare quasi virare al "realismo magico" con i frequenti temi religiosi riletti in chiave moderna (l'Ultima Cena, la Sacra Famiglia: opere qui non presenti) o nel bellissimo Toro Rosa dell'immagine che abbiamo riportato in copertina (particolarmente adatto per una mostra piemontese, sotto il segno del "Toro sacro" dell'antica Augusta Taurinorum...).


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GUSTAVO BOGGIA - ARGENTINA

I lavori di Gustavo Boggia rimandano invece con forza all'arte di De Chirico, nella rilettura di Piazza non italiane, questa volta, ma argentine. Rispetto al grande modello della metafisica italiana, la composizione dello spazio è essenzializzata, dando così una intensa forza all'Orizzonte Inquietante, che appare il fulcro di questa sua ricerca. I pochi elementi architettonici appaiono essere quasi solo una sorta di "varco" iniziatico (ricorrente il tema delle "due colonne", di ascendenza massonica e generalmente ermetica, ma anche le Colonne d'Ercole che conducono al Nuovo Mondo) che porta dinnanzi allo straniamento spaziale in modo singolarmente naturale, senza astrusi artifici pittorici, ma con grande efficacia.


Jorge Rama

JORGE RAMA - ARGENTINA

Se qualcosa di ermetico avevamo colto nella metafisica di Boggia, questo è ancor più evidente in quella di Jorge Rama (Argentina), dove la scacchiera iniziatica si pone davanti alla Torre rovesciata, simbolo dell'uomo comune, dell'"apprendista" (associato al "quadrato", come i movimenti della torre) preda dello scacco esistenziale. Le tre caselle "vuote" nel percorso dinnanzi a lui sono quelle che potrebbe coprire trasformandosi in Cavallo (o, nel gioco inglese, Knight, Cavaliere...), caratterizzato dal salto ad L. Lo schema però non continua nei tre "gradi" successivi, e l'ultima casella (delle otto di una scacchiera) non appaiono, ci è ignota. Difficile dire se il simbolismo è voluto o è una ricezione di archetipi junghiani; comunque affascinante.
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MARIEL LAZARO - ARGENTINA

Un gusto surreale, se non propriamente metafisico, appare anche nei dipinti dell'argentina Mariel Lazaro qui presentati, con animali comuni riletti in una chiave deviata e anch'essa vagamente inquietante, come questa rana appesa a una croce che ci ricorda la più esplicita e inquietante interpretazione di Martin Kippenberge, sulla scorta di Crowley.


javier toledo

JAVIER TOLEDO CORONEL - MEXICO


lazaro hurtado

LAZARO HURTADO - ARGENTINA


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PAOLA BUSSO - ARGENTINA


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VICENTE CODA

VICENTE CODA CODA - BRASIL


Similmente metafisico-surreali appaiono, nelle loro opere, autori come Hurtado, il messicano Javier Toledo Coronel e il brasiliano Vicente Coda: la presenza extra-argentina della mostra pare dimostrare come certi temi e certi tratti di quest'arte sono comuni al di là della singola nazionalità, almeno all'interno della congerie di artisti presentati. Paola Busso declina questo tema nel bianco e nero, unica tra i figurativi in mostra (come poi, tra gli astratti, la Sarraua... per quel che valgono queste distinzioni, qui usate per comodità tassonomica). L'unico autore che pare sfuggire all'equazione è Andres Singer, all'apparenza più legato a una figurazione tradizionale, che tuttavia il contesto a sua volta vena di una sottile sfumatura surreale (da appassionati di fumetto italiano, nel maggiolino bianco non possiamo che vedere l'auto di Dylan Dog, l'italico indagatore dell'incubo).

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MARISA FRAOMENI - ARGENTINA


Di Marisa Fraomeni ci ha colpito questa elaborazione astratto-informale del tema del Sacro Cuore, molto caro all'arte devozionale cattolica fino a tutto il primo '900, in Italia ma anche soprattutto nel Sudamerica dove il cuore di Maria trafitto dalle sette spade dei sette dolori (ancor più di quello di Cristo, coronato di spine) è un simbolo processionale di grande rilevanza. Anche qui il Cuore Fisico si libra nell'aria circondato dalle geometrie di un Cuore Mistico più grande, di cui quello fisico è figura mondana. La crudeltà del tema del Sacre Coeur è assente, se non nella crudezza del cuore "mise a nu" impietosamente, sospeso su un mare di sangue che da esso si promana.

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SERGIO SPINELLI - ARGENTINA

Nel segno del Rosso anche alcuni esempi dell'arte frattale di Sergio Spinelli  che appare interessante in particolare per la tecnica matematica adottata, riprendendo le strutture di Mandelbrot e soci. Le forme si danno come pura geometria, ma talvolta, come in questo carnoso fiore rosso, richiamano inevitabilmente forme archetipe di grande suggestione.


francis jones panama

FRANCIS JONES - PANAMA


vanessa lara

VANESSA LARA - ARGENTINA


sarraua

SANDRA SARRAUA - ARGENTINA

Anche altri autori operano nel segno di una astrazione prevalentemente informale, con opere dove spesso, similmente, prevale comunque il tema del rosso e dell'energia, come Vanessa Lara ma anche Francis Jones, da Panama. In controtendenza appare solo l'opera di Sandra Sarraua, con elegantissime e affascinanti "opere al nero", stillicidi materici oscuri che ricreano onirici paesaggi plumbei e tenebrosi.


ROBERTO ANICHIARICO - ARGENTINA

Roberto Anichiarico elabora invece, in modo personale, una comune spinta surreale in modalità più vicine all'astrazione tradizionale, geometrica e bidimensionale. La forza cromatica ed iconica ricorda per certi versi la scuola nordamericana invece che quella del sud, Keith Haring piuttosto che Siqueiros; il segno dell forme rimanda a Picasso, anche per il formato oblungo che richiama l'iconico Guernica (qui, ovviamente, c'è invece dominante il colore).
Pia valdes

PIA O. VALDES - CILE

Pia O. Valdes, in rappresentanza del Cile, appare presente con questa elegante interpretazione astrattizzante del tema del Labirinto, forse un rimando al Toro Sacro rosa di Solera (rosa forse perché umano, antropomorfo come il minotauro?), che ricrea lo schema del celeberrimo labirinto di Creta intessendolo coi colori della Terra, le cui profondità ctonie esso rappresenta.

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Un tratto unificante degli autori di questa esposizione è indubbiamente la netta preminenza del colore, usato come energia dirompente che spesso vivifica la tela in un'esplosione cromatica di grande impatto estetico ed emotivo. Un tratto che appare quasi convenzionalmente associato all'arte del Sudamerica, ma che viene effettivamente confermato dall'esposizione.

Un tratto che meno mi aspettavo è stato un diffuso gusto metafisico e surreale che emerge proprio tramite il colore vivacissimo e spesso volutamente irreale, con effetto di straniamento; forse un rimando, per certi versi, al Realismo Magico letterario (ma che ha avuto influssi anche nelle altre arti) dove il surreale non emerge, come negli europei, dalle situazioni incongrue e paradossali di un Kafka o di un Pirandello, ma nell'esaltazione di quanto di surreale è presente già nella realtà comune.

Ad esempio, più che creature fantastiche appaiono ad esempio, con discreta frequenza, figure animali rese bizzarre dal colore o dal segno.

Molto ci sarebbe ancora da dire, e indubbiamente tutte le opere presentate sono meritevoli di grande attenzione: ma è una mostra che davvero merita di essere visitata di persona, un'occasione di confronto "dal vivo" con una tradizione pittorica non così facile da visionare sotto casa.

Non ci resta quindi che rimandarvi al sito dell'associazione e dell'evento e consigliarvi caldamente una visita.

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