Trascendence


LORENZO BARBERIS

(Spoiler alert, as usual)

"Trascendence" (2014) si è rivelata purtroppo una mezza delusione. Avevo qualche buona aspettativa su questo film: Wally Pfister è il braccio destro di Christopher Nolan, suo direttore della fotografia: e la forza dei film di Nolan sta proprio nella sua fotografia algida e alienante.

Qui Pfister si gioca tutto, regista e co-sceneggiatore (Nolan è produttore esecutivo), e non ne esce benissimo. E dire che le idee di fondo sono interessanti, ma non mi piace il modo con cui sono state giocate.


Il RIFT, per esempio, i fondamentalisti anti-tec, hanno un bel logo e un bel nome. Una sigla, ma anche RIFT come frattura, la frattura che produce l'intelligenza artificiale: appena si svilupperà una AI con autocoscienza umana, inizierà ad automigliorarsi fino a divenire una divinità, producendo quella che viene detta la "singolarità", ovvero una frattura nella storia umana. E la RIFT Valley è la valle formata da una frattura tellurica dove è iniziata la storia pre-umana, con la nascita dell'Australopiteco, il primo ominide, che ha dovuto abituarsi a un ambiente senza foresta (sviluppando così l'embrione del nostro Q.I.): non a caso il RIFT lo riprende nel logo. Una citazione che rimanda, ovviamente, anche all'Esercito delle 12 Scimmie, capolavoro SF di Terry Gilliam con ben altri livelli di distopia.

La cosa potenzialmente interessante è che i RIFT usano contro la tecnologia un tipo di comunicazione e mezzi permessi da questa tecnologia stessa, e perciò sono, fin dall'inizio, perdenti. Un po' come i subcomandanti fantozziani della rivoluzione che lottano contro i tecnocrati postando infografiche su facebook.

Il sito del film (http://www.transcendencemovie.com) presenta del materiale propagandistico del RIFT interessante (c'è anche il test sulla vostra tecnodipendenza), elemento che nel film non viene approfondito, appiattendo un po' la creazione dei tecnofobici, che sono avversari piuttosto opachi.


Johnny Depp (venti milioni di cachet, beato lui) non è molto convincente nella parte di Will Caster, lo scienziato un poco autistico che, assassinato dai RIFT, viene trasposto nel computer e diviene la classica super-IA inquietante. Va detto che il ruolo è basato interamente su una sua alienata fissità, cosa che non offre grande spazio all'attore.

Interessante come, al TED Talk che gli sarà fatale, nel maxischermo dietro a professor Caster passi per un istante l'immagine di una colomba, proprio mentre proclama, rispondendo a una domanda provocatoria, che i suoi studi sull'IA potrebbero produrre Dio. La sequenza, ripresa più avanti in un filmato del discorso rivisto dalla moglie, sottolinea l'elemento messianico sotteso al film, e anche questo tenuto troppo sottotono. In fondo Depp muore e, tramite la neuroduplicazione (già tentata con successo da una scimmia), risorge digitalmente e vuole redimere l'umanità dai suoi peccati, salvandola (anche i miracoli tecnologici che compie coi suoi nanobot rimandano al Cristo, ridonando la vista al cieco, facendo camminare gli storpi e riportando i vita i morti, addirittura).

Ovviamente, al tempo stesso, è un messianismo totalmente tecnologico, e quindi vi è una certa ambiguità nel messaggio di salvezza presentato. Non a caso, secondo il tema del microchip neurale tanto caro ai complottisti, egli salva gli umani ma poi li controlla coi nanobot che li hanno curati, come semplici marionette nelle mani del burattinaio informatico. Le nanotecnologie, qui protagoniste, diventano la radicalizzazione del tema del microchip, e nel tempo, se il film avrà successo, radicalizzeranno la paranoia sul mindcontrol digitale. Non bere quel bicchier d'acqua, c'è un nanobot nascosto!

Anche il nome dell'eroe rimanda più all'esoterismo che al sacro: "Will Caster", letteralmente "Colui che proietta la propria volontà", nella macchina, appunto. "Will", "volontà", "thelesma", ovvero il principio vitale, è da sempre per l'esoterismo il centro dell'essenza, dell'anima umana. In modo ambivalente, da un lato il tema della IA è in realtà il tema della WA, non artificial intelligence ma artificial will. Dall'altro, se pure crea una volontà artificiale (ancor prima che una intelligenza: infatti, questa esisteva già prima di neuroduplicarsi), Will però non sopravvive in realtà, crea una copia di sé, la sua forza vitale va perduta.


Molto meglio - anche come costruzione psicologica - Rebecca Hall nella parte della moglie, vera motrice della storia. E' lei infatti che prima ossessivamente riporta "in vita" la coscienza di Will, e poi altrettanto ossessivamente ne rimane ovviamente insoddisfatta, fino a volerlo distruggere. In parte la storia ricalca un episodio di Black Mirror, dove il tema è trattato in modo molto più complesso e credibile.

Tuttavia anche qui il personaggio è interessante. Alla fine Evelyn, la moglie di Will, accetta di riunificarsi al Will digitale solo perché in questo modo può portargli la distruzione digitale, col virus scritto dall'antico collega che ne conosce il codice originale. Tuttavia mentre ella si unifica alla mente di Will si accorge che egli ha un piano salvifico per l'umanità. La distruzione dei due è solo apparente e nel finale intuiamo che in una pozza d'acqua nel loro antico rifugio sono sopravvissuti alcuni nanobot (non mostrati, correttamente: è solo sul piano filmico che cogliamo la loro presenza) da cui Will ed Evelyn, finalmente fusi insieme, domineranno - per il suo bene - il mondo.

Il tema richiama molto esoterismo maddalenita e gnostico sulla Sigizia, sull'Eone che deve fondersi alla sua metà femminile per essere completo: curioso che qui Maddalena è anche Giuda, il "necessario traditore" all'inverarsi del destino dell'eroe.


Anche il fatto di Morgan Freeman scelto come lo scienziato informatico Joseph Tagger, che diviene il capo della resistenza a Will Digitale è significativo sotto un profilo gnostico: l'attore è infatti noto per il suo doppio ruolo nelle parti di Dio in "Una settimana da Dio" e "Un'impresa da Dio", cosa che lo rende il dio veterotestamentario (rappresentare dio come un nero è un modo per rimandare, con un'esagerazione ironica, al fatto che il dio semitico non era certo un vecchio di razza caucasica).

Quindi il conflitto tra il patriarca che comanda il vecchio popolo dal tetto del Dream Hotel e il nuovo dio tecnologico potrebbe rimandare al conflitto tra i due Eoni differenti del Vecchio e Nuovo Testamento nella cultura gnostica.

Di nuovo, cristologicamente, per la seconda volta Will muore e risorge, questa volta unito alla sua Sigizia.

*

Insomma, materiale interessante, indubbiamente. Ma lo sviluppo non è appieno convincente, sotto il profilo soprattutto dell'intrattenimento. In parte è anche la volontà, di Nolan e seguaci, di creare una SF rarefatta che possa essere venduta al grande pubblico senza lo stigma del "genere da nerd". Il primo tentativo del genere fu "Gattaca" (1997) di Niccol, che fallì per carenze di un'estetica forte come Nolan - non il suo braccio destro - riesce a mettere in scena, tra una ripresa sotterranea dell'inarrivabile Kubrick di 2001 e l'abilità di non darlo troppo a vedere.

Insomma, aspettiamo gli Illuminati al prossimo film.
A meno che non sia direttamente una macchina a girarlo.

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