I Misteri Di Cuneo


LORENZO BARBERIS.

Col post di oggi, questo Blog raggiunge i mille articoli pubblicati.

Tutto è nato cinque anni fa, nel 2010, ma la radice profonda è ancor più lontana.
Il mio interesse per la letteratura e l'arte "ermetica" nasce nel 1989. Rimasi entusiasta del mito del Graal scoperto con Indiana Jones e l'Ultima Crociata (film e videogioco!), e così l'anno seguente lessi, dopo varia paccottiglia esoterica di secondo livello, il Pendolo di Foucault, uscito nel 1988, che sempre di quei temi graaliani trattava.

Fu una rivelazione. Ovviamente subito non capii tutto nei dettagli (tuttora è un testo che mi interroga molto, dopo molteplici riletture) ma mi diede un nuovo sguardo sul mondo. E sul Mondovì. Iniziai a combinare la storia ermetica appresa tramite il Pendolo con quella del mio luogo natale, in un gioco letterario simmetrico a quello dei "tre redattori" del Pendolo, condotto con altri due amici che conservano tutt'oggi un simile, anche se forse minore, interesse.

Tutto cominciò dalle lezioni di storia dell'arte, dove il nostro satiresco docente ci parlava delle le teorie di Dolmen e Menhir nei dintorni. Per stroncarle: ma intanto ne parlava. E lo stesso stile contegnoso lo ritrovai nei vari libri di storia locale che consultavo studiando storia dell'arte all'università, un po' per dovere, un po' per interesse. La leggenda era sempre confutata, e sempre citata, per "vorrei ma non posso" o per dissimulazione iniziatica.

Così, finita la tesi, nel 2000, iniziai a dare forma organica a quegli appunti, nati in anni pre-internet (la rete, che ormai c'era e che usavo dall'inizio dell'università, non aveva riferimenti locali, che sarebbero giunti di lì a poco con lo sviluppo italico dei blog). Il volume, "I misteri di Mondovì", uscì nel 2005. Concluso il volume, decisi di creare in qualche modo un "sito" dove continuarne gli sviluppi. Nel 2008 provai a creare una pagina Facebook, ma poi mi accorsi che il blog era uno strumento ben più congeniale.

Passati questi cinque anni, mi sorprendo di come trovi sempre nuovi dettagli intriganti da aggiungere al mio percorso, anche grazie a vari contatti ermersi in rete e non. Forse l'unica differenza è un certo ampliamento di prospettiva: più che di misteri monregalesi, credo oggi si tratti in qualche modo di uno specifico "cuneese"; anche se resto convinto di un particolare ruolo di Mondovì.

Qui sotto, quindi, per festeggiare l'occasione, ecco come riscriverei oggi il capitolo introduttivo del mio saggio, allargandolo alla scena cuneese.

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L'importanza ermetica del cuneese si lega al Monviso.
L'enorme montagna, di chiara forma piramidale, si trova nella Provincia, domina la pianura; e, innegabilmente, è un triangolo: un "cuneo".

Tutto inizia nell'età del mito, nel 1500 AC.
Il principe egizio Fetonte, figlio del titano Helios, per dimostrare la sua natura divina ruba il carro del sole e cade con esso nell'Eridanus, l'attuale Po.

L'amico Cicno, re dei Ligures, popolo di navigatori originari della Libia, giunse quindi col suo popolo in loco per recuperare il corpo dell'amico, e secondo la vulgata ermetica più diffusa eresse in suo onore la città di Taurinia, sacra all'antico Dio Toro solare.

In effetti, i Liguri libici crearono delle loro colonie sulle coste dell'attuale Liguria in questo periodo, spingendosi poi anche nell'interno. Fetonte potrebbe rappresentare, simbolicamente, la diffusione in loco di culti egizi. Fetonte che "cade" col carro solare in questa zona potrebbe rappresentare il sole che cade sul Monviso al solstizio di estate, mentre al solstizio di inverno cade sulla Bisalta.



Un allineamento fortemente simbolico sotto il punto di vista egizio, perché il Monviso ha la chiara forma di una grande, singola piramide, mentre la Bisalta ha due punte (bis-alta) triangolari, anch'esse leggibili come due piramidi minori.


Tre piramidi, dunque, come tre sono le Grandi Piramidi di Giza, che triplicano la triangolarità della Piramide stessa, in un tripudio di perfezione.



Solo che, se prendiamo per buono questo allineamento, esso non si vede tanto da Torino, ma piuttosto dalla piana cuneese, e in particolar modo è perfetto dalla collina di Mondovì. Mondovì, tra l'altro, ha nel suo simbolo tre colline di forma vagamente piramidale, ovviamente non in connessione diretta con quanto detto sopra, ma magari inconscia memoria junghiana di questo allineamento; e il nome stesso Montvì, ha certo più di una assonanza con Monvi-so.



Oltretutto, se vogliamo, possiamo collegare Mondovì sia alla Bisalta, sia al Monviso con una linea immaginaria, aggiungendo la linea verticale dell'Axis Mundi, il Meridiano terrestre passante per la città (che la collegherebbe a Torino). Ne nasce un altro simbolo solare, ripreso di recente dalla Lega Nord, che non a caso proprio sul Monviso compie i suoi riti iniziatici, dal 1997.


Il Sole delle Alpi, appunto, il "Cerchio Magico" della Lega.


Aggiungiamo una cosa. Con Fetonte siamo nel 1500 AC, indicativamente. Nel 1377 AC si diffonderà in Egitto l'eresia di Amenofi IV, che prenderà il nome di Aken-Aton, "Benedetto da Aton", cercando di imporre un monoteismo legato a un Dio-Sole astratto, una sfera perfetta radiante una piramide di luce (o, se vogliamo, il Cardine circolare di un Compasso di luce). Il culto preesisteva nella corte egizia alla sua divulgazione essoterica, e vi sopravvisse, divenendo poi il fondamento, verso il 1200 AC, del monoteismo ebraico (stando alla lettura di Freud). Sicuramente è anche il modello di questo:


Il monoteismo solare sarà poi sconfitto dalle varie caste sacerdotali, il cui potere sarebbe stato spazzato via dall'abolizione dei loro dei. Ma si potrebbe supporre che ne sia sopravvissuta anche una versione presso i Ligures, tributari degli Egizi, che nei "tre monti" delle loro colonie potrebbero aver visto tre Piramidi Sacre consacrate alla Morte e Rinascita del Sole.

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Il culto fetontico si corrompe probabilmente nei culti celto-liguri, fino a quando queste zone non entrano nella sfera di influenza dei romani. Nel 218 a.C. gli "Sparsa per saxa Vagienni" (Silio Italico), favoriscono il passaggio di Annibale per le Alpi; i romani comprendono di dover dominare la corona delle Alpi per evitare invasioni, specie tramite il facile passaggio dalla Francia.

Essi quindi conquistano il Nord per chiudere l'Italia nella fortezza alpina; costringono i celto-liguri bagienni a stanziarsi nella Piana anche qui nel cuneese, a Baginna, l'attuale Bene Vagienna (vedi sopra), mentre il primo centro di coloni romani è Pollentia (179 a.C.), nei pressi dell'attuale Pollenzo, vicino a Bra. Termine che significa "Potenza".

Come il Pomerium che difendeva la città era fortificazione reale ma anche "cerchio di protezione" magico, così la corona della Alpi era difesa sia fisica che magico-simbolica. E il Monviso era probabilmente la "chiave di volta" di quest'arco difensivo; Chiave di Volta venerabile appunto dalla piana cuneese. Significativo che "l'area del Cuneo" si identifichi già adesso con la venerazione del Triangolo Sacro della montagna-piramide.

Pollentia divenne quindi il principale centro della zona, con un perimetro di 680 per 865 metri contro i 660 per 720 torinesi , e un vasto anfiteatro di 162 per 92 metri, in cui si è ipotizzato addirittura (ma i più scartano l’ipotesi) a spettacoli di battaglie navali, cosa che fa pensare a un centro di circa ventimila abitanti, da aggiungersi ai circa diecimila della vicina Baginna, dato che il Colosseo (come viene tuttora chiamato, e su cui è sorto un quartiere della città) era in grado di contenere diciassettemila spettatori.



Una nuova evoluzione si ha con Augusto, che fonda l'impero e si dedica in zona i tre centri principali: Augusta Salassorum (Aosta), Augusta Taurinorum (Torino) e, qui da noi, Augusta Bagiennorum.

Il decumano massimo della città viene orientato sul sorgere e sul calare del Sole nel solstizio invernale, Dies Natalis Solis Invictis, il Natale del Sole Invincibile, giorno sacro al dio persiano Mitra, il Sole Nero, il cui culto era stato importato dall’Oriente, e si era sovrapposto alle figure di Horus e Apollo.

Significativo che Augusto, per tramite di Virgilio, si proclama colui che inizia il Novo Ordo Saeclorum, un New World Order (che sarà poi in realtà l'età cristiana) di cui questo consolidamento del Piemonte Ermetico è parte. Possiamo pensare che questo legame rimandi all'inconfessata volontà di porsi quale imperatore-dio, come l'avversario Antonio stanziato in Egitto e unito a Cleopatra, cosa cui rinuncerà per non inimicarsi il senato (pur divinizzandosi dando il suo volto a statue di dei, e consacrandosi due mesi, Luglio e Agosto, Iulius e Augustus). La transizione dei culti egizi in territorio italico rafforzavano inoltre il destino imperiale di Roma.

Il Piemonte (e in particolare Monviso e piana cuneese) come patria segreta dell'Egitto iniziatico, modello dell'Impero? Impossibile a dirsi. Certo è curioso che Alba esprima l'ultimo Imperatore di quest'era di equilibrio e prosperità.



Publius Helvius Pertinax (126-198), figlio di un ricco liberto di Alba Pompeia (fondata in zona dal padre di Pompeo Magno, rivale di Cesare), docente di grammatica (quindi indubbiamente colto), sceglie poi la carriera militare, diviene tribuno militare di una legione e, nel 175, ascende al consolato, quindi, come tipico di un ex-console, proconsole in provincie importanti e ricche come la Dacia (179). Quando Commodo sale al potere nel 180 continua a favorirlo, inviandolo in Britannia, zona militarmente cruciale, e poi in Siria (185) e Africa, province ricchissime. Quindi è addirittura richiamato come Prefetto del Pretorio a Roma - plenipotenziario dell'ordine pubblico in città, e della sicurezza dell'imperatore - e giunge a condividere con Commodo il consolato nel 192. Egli è quindi magna pars, probabilmente, nel complotto che porta all'omicidio di Commodo (secondo la leggenda, strangolato da Narcissus, il gladiatore che lo allenava). Lo scopo è probabilmente restaurare l'Impero, ma viene a sua volta assassinato dai pretoriani, e l'impero finisce nelle mani di Settimio Severo, con cui diverrà un impero militare, perdendo l'antica grandezza.


Curioso quindi che Pertinax (che vuol dire "resistente", pertinace appunto anche in Italiano) appaia in qualche modo anche nel film "Il Gladiatore" (1999), il più celebre recente film hollywoodiano su Roma. La figura del senatore Gracco, inesistente (nel nome richiama i tribuni repubblicani, e un minimo a Pertinax somiglia, nell'atteggiamento almeno), è l'oppositore di Commodo che cospira per rovesciarlo. Egli fa in modo che Massimo/Narcissus uccida Commodo e alla fine consegni il potere nelle sue mani, "per restaurare lo stato romano". E' lui il vero vincitore politico del film. Coincidenze, certo.

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La zona resterà centrale anche negli snodi successivi della storia romana. Costantino ricrea l'Impero nella Piana di Rivoli presso Torino, dove riceve nel 312 il suo In Hoc Signo Vinces, rimando forse ad un allineamento geomantico (quello piemontese?) più che alla croce cristiana.



Ma nel 402 l'ultima grande battaglia per l'Impero la combatte Stilicone a Pollentia, battaglia durante la quale Pollentia (e forse il sistema geomantico di cui era uno snodo?) viene distrutta, assieme ad Augusta Bagiennorum. Una vittoria inutile: verrà deposto dall'imperatore, che lo giudica troppo potente, e questo apre poi le strade al Sacco di Roma del 410. La controllata violenza rituale dei giochi del circo è sopraffatta dalla violenza caotica dei saccheggiatori barbari.

Nel 568, saranno i barbarissimi Longobardi a spazzare via quanto resta della civiltà romana locale, creando comunque una loro vastissima necropoli, un luogo sacro presso l'attuale Sant'Albano. Solo coi Savoia, gradatamente, rinascerà l'idea del signore di queste zone come erede dei faraoni egizi, che dal '500 in poi diverrà il fulcro della propaganda ducale e poi regale. Incentrata su Torino, è ovvio; ma a lungo con connessioni col Monviso (Re dei Monti) cuneese, e col Mondovì (il Santuario di Vico, sepoltura dei duchi).

L'ideale dell'Imperator Cuneensis come erede dell'Imperatore Egizio  si rivelerà così un Imperator persistente. Un Pertinax Imperator.

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