I Templari Di Bredolo



LORENZO BARBERIS

"Unione Monregalese" e "Provincia Granda", i due giornali di Mondovì, danno questa settimana grande risalto alla notizia alla "scoperta" della presenza templare a Bredolo, pur connotando in entrambi i casi l'affermazione con un vistoso punto interrogativo.

La ragione della notizia è l'interessantissimo rinvenimento, presso la pieve di Santa Maria in Bredolo (l'attuale Breolungi), di affreschi relativi alla presenza templare. La chiesa ha affreschi di inizio '200, relativi alla cacciata dell'Eden; le croci templari sarebbero invece del primo '300, nel gruppo di immagini che include la Vergine, Santa Maria Egiziaca, San Giorgio e la principessa di Trebisonda, la Maddalena; figure queste ultime spesso connesse all'Ordine.

La croce templare appare invece su un drappo dietro a Sant'Antonio Abate, e sulla bisaccia di San Giacomo Apostolo. Una figurazione frequente all'epoca: sempre nel primo '300, Giotto la dipinge nella cappella degli Scrovegni.



Articolo interessante: non capisco, però, il titolo dubitativo, iper-prudente: la presenza templare nel comitato di Bredolum, l'antica Breolungi, è abbastanza certa, in base ai documenti riportati dagli stessi due giornali, che derivano dallo storico studio di Centini su "I Templari In Piemonte" pubblicato da L'Arciere. Non che importi, ma credo di essere stato il primo a parlarne in città, nel 2005, nel mio "I Misteri di Mondovì".

Online l'ottimo blog di Guido Araldo permette dettagliate informazioni al riguardo (qui) che mostra l'ampia documentazione dei templari a Mondovì e Bredolo.

A livello "simbolico" (la "Provincia" ne accenna vaghissimamente) vi è una mitologica "origine monregalese" di Hugues de Payns come "Ugo de' Pagani". Un tema frequentemente ripreso dal templarismo italico, e anche da quello monregalese in declinazione autoctona.

Il punto di partenza storico è sempre il documento vergato nel 1178 presso il castello di Bredolo, con cui Guglielmo di Morozzo cede all'Ordine del Tempio una sua casa in Vico per creare un loro Ospedale Templare, assieme ad alcuni terreni in Caraxonio per mantenerlo. Vico, Bredolum e Caraxonium, i tre terzieri che fonderanno Mondovì, sono così uniti in questo documento.

Nel 1180 nasceva a Pogliola, sulla strada pubblica Mondovì-Cuneo, il più antico monastero femminile cistercense, fondato da tre nobildonne di Morozzo. Templari e Cistercensi avevano stretti rapporti; "non era raro trovare mansioni fortificate dell’Ordine del Tempio a difesa di monasteri femminili cistercensi collocati in aperta campagna", spiega Airaldo.

Naturalmente, in ambito "ermetico" si è molto favoleggiato, da Taxil in poi, sull'"ordine segreto femminile" dei Templari; ma qui andiamo nella pura speculazione favolistica.

Nel 1198 i tre terzieri fondano Mondovì; nel 1216 un tale Otto, figlio di Guglielmo di Monteregale, vende un terreno che è contiguo, a Carassone (Karai) con le Militie Templi de Montevico.

Con la guida dei Bressano Mondovì sarà scomunicata, nel 1240, per essersi messa a capo di una "lega cuneese" di liberi comuni, con Fossano, Savigliano e Cuneo, contro il vescovo di Asti, loro signore.
I Templari continuano però a celebrare i sacramenti nella città scomunicata, fino a che Innocenzo IV in una bolla del 1247 vieta esplicitamente questo aggiramento della scomunica.

 A Mondovì i Templari sono citati con gli Ospedalieri, i Frati Minori (Francescani) e i Frati Predicatori (Domenicani) in una bolla di papa Innocenzo IV, datata 12 ottobre 1247. Anche una bolla di Martino IV nel 1283 intima ai Templari di Mondovì di non rubare i lasciti dei francescani.

In un documento del 1291, conservato a Torino nella biblioteca regia, è ancora citato un “Hospitali Sancti Johannis Ultramarini” situato nel comune del Montevico, a pochi anni dallo scioglimento dell'ordine.

Insomma una presenza ben certificata; i templari erano del resto ben attestati in tutto il cuneese (vedi anche qui): nel 1231 li troviamo segnalati a Fossano, dove esiste un Anselmus da Templo che appare come testimone in un processo che riguarda una proprietà vicino ai Templari e, dall'altro lato, alla chiesa di San Giovenale del Fossano (il libero comune sarà fondato solo nel 1236, ma il toponimo già esisteva). Ad Alba e Savigliano sono attestati dal 1217, mentre a Saluzzo troviamo un Aimerico de Salutiis, precettore di tutte le case d’Italia, che partecipa a un convegno templare ad Asti, in data imprecisata (Asti era una delle principali precettorie d'Italia). Anche Cuneo ha una presenza templare attestata nei documenti, e molti altri centri "minori" oltre alle "sette sorelle".


La notizia sull'Unione Monregalese

Al limite, dubbio (anche se molto probabile) è il possesso della Sindone da parte dei templari, che viene citato da giornale come certo (collegandolo, dubitativamente, al "lenzuolo templare" degli affreschi: "istintivamente è venuto spontaneo associare quel possibile drappo o lenzuolo alla Sindone, che in quel periodo di inizio '300 era ancora custodita dai Templari".

In verità i Templari hanno sempre negato di averla ottenuta nel sacco del 1204, nonostante sia poi riapparsa, nel 1353, nelle mani di Goffredo di Charney, omonimo del Precettore dell'Ordine bruciato sul rogo nel 1314 assieme a Jacques de Molay.

Barbara Frale, brillante archivista vaticana, ha portato notevoli prove a favore di questa tesi, tra cui una donazione del De La Roche, nel 1260, che cederebbe la Sindone da proprietà privata a proprietà dell'Ordine vera e propria. La sindone o meglio sue copie sarebbero poi state il "volto barbuto" del Bafometto venerato dai templari (lo stesso Alan Moore, nel suo romanzo "Voice of the fire", allude a tale ipotesi, radicalizzandola (i templari venererebbero la testa di Cristo, simbolo del classico "segreto di Sauniere"). I Sindonologi ufficiali, e il Museo della Sindone di Torino, respingono tale tesi con una veemenza curiosa.


Particolari della croce templare.

Insomma, se volessimo dare una lettura ermetica, alla Pendolo di Foucault, diremmo che l'iper-prudenza dell'articolo per paradosso sottolinea la connessione con la Sindone, il "graal" torinese, che è data come certa. Non ci resta che attendere il completamento dei restauri dell'antica pieve per sapere qualcosa di più.



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