Intervista a Michela Dall'Aira



LORENZO BARBERIS

(Intervista realizzata per la rivista online "Margutte")

Michela Dall'Aira è una artista molto interessante, di cui ho conosciuto il lavoro tramite la mostra Eat Art. Certamente mi ha colpito la particolarità della tecnica artistica, che l'autrice sa utilizzare per creare opere di indubbio impatto visivo ed emotivo. Di qui questo primo approfondimento tramite un'intervista a Michela, che si può ammirare, in questi giorni, presso l'evento ItinerArte di Savigliano, di cui parlerò più ampiamente in seguito.

1) Una prima cosa che colpisce indubbiamente chi osserva le tue opere è la tecnica singolare con cui sono realizzate. Qual è la ragione di questa tua scelta?

Come ci si può aspettare da ogni artista, il percorso interno cresce insieme alla persona stessa.

Avendo avuto un costante incoraggiamento dalle persone che mi hanno circondato, fin dall'infanzia sono stata stimolata nella mia creatività all'uso di svariati materiali e tecniche artistiche, ma non solo.

Dall'acquerello, all'olio, all'acrilico, sono passata all'impiego di tessuti sartoriali e di recupero, grazie anche alla versatilità che fa parte di me da sempre.

Negli anni ho voluto cimentarmi in nuove attività pratiche, a piccole dosi ma costanti fino ad oggi, come il taglio e cucito, la falegnameria ed altre arti creative.

Amo imparare cose nuove in ogni direzione.

L'idea di cambiare supporti e di impiegare i tessuti è nata dunque dopo svariati tentativi
di dare alle mie opere la vera essenza delle mie emozioni.





2) Molte tue opere possono far pensare alle tematiche della pop-art, per via dei colori vivaci, del tema del cibo, o comunque di immagini iconiche, spesso oggettuali. Come ti poni rispetto a questo movimento?

Sinceramente non mi rispecchio nella Pop-art, anche se devo ammettere che sovente le persone che vedono i miei quadri affermano che il mio “stile” sia proprio quello.

La scelta dei miei soggetti è puramente istintiva e di conseguenza riproduco ciò che vedo o ciò che la mia mente vede nel modo più semplice e diretto, senza alcuna aggiunta di particolari per non rovinarne la bellezza.

I colori delle stoffe e delle pelli che impiego nelle mie opere rispecchiano pienamente la
mia anima solare e positiva.

AMO I COLORI.

Danno vita.



Michela Dall'Aira


Tamara De Lempicka

3) In molte opere (non solo i nudi femminili...) emerge una forte sensualità delle tue opere, che fanno pensare per certi versi, nella differenza di stili, a Tamara de Lempicka. Quali ragioni vi sono dietro a questa scelta?

Adoro Tamara De Lempicka. Una delle pittrici, per me, migliori che abbiamo mai avuto la possibilità di apprezzare. Quindi sono lusingata del riferimento.

Posso dire che nella mia arte, per quanto riguarda la creazione e non la realizzazione, non si può parlare di scelte, perché ogni tratto, ogni getto creativo è istintivo.

Personalmente sono del parere che la sensualità, ed al tempo stesso la provocazione,
siano parti integranti, se non fondamentali, della vita quotidiana.

Della mia sicuramente.





4) Spesso il tema femminile è sviluppato in riferimento ad una ideale "Donna Scarlatta" dai capelli rossi. C'è una ragione per questo riferimento?

Ritornando al discorso della sensualità ritengo che le donne con i capelli scarlatti, la
pelle diafana esprimano in pieno il mio concetto di femminilità.

Dato dal loro sguardo intenso, un po' angeliche, eteree ma con anima deliziosamente maledetta.

Le madamoiselles con tali doti sono ad un livello superiore di fascino rispetto ad ogni altro
essere.

Questa è la mia visione e per esprimere in totale pienezza la sensualità non vedo molti
altri soggetti.


Particolare di "Utopia di una donna"



5) Un'opera che mi ha colpito molto è "Utopia di una donna", dove emerge un tema addirittura vagamente "alla De Sade", sviluppato con crudele raffinatezza.  La particolarità della tua tecnica esalta in questo caso la raffigurazione, elegante ma anche molto potente sotto il profilo comunicativo. Qual è la genesi di quest'opera in particolare?

“UTOPIA DI UNA DONNA” vuole rappresentare la triste realtà femminile.

Le donne sono costrette dalla società, piuttosto che dal proprio compagno, a lottare
incessantemente per la conquista di una posizione che conceda una parità dei sessi mai
ottenuta, per quanto se ne dica il contrario.

Questo spiega la motivazione della figura, senza volto, sdraiata su di un comodissimo
divano ma avvolta da filo spinato (per altro vero e costruito, ahimè, con le mie mani...).

Le donne sono esseri consapevoli della loro tenacia e della loro intelligenza, che per
bontà non sfruttano nel modo più opportuno. E se a volte capita...perdoniamole!
Purtroppo è un'utopia l' uguaglianza di diritti tra i sessi a causa della poca credibilità e
fiducia riposta nel mondo femminile.


L'artista Michela Dall'Aira

6) Quali saranno i prossimi sviluppi della tua ricerca artistica? Proseguirai sempre con questa tecnica o ti affiderai ad altre tipologie, innovative o tradizionali?

L'arte, per come la vedo io, non si può programmare.

Adoro questa tecnica oggi perché mi permette di esprimere il mio essere interiore ma l'arte è un istinto primordiale ed impulsivo che ha solo necessità di nuove o vecchie tecniche per poter essere espresso.

Il futuro sicuramente riserva idee e materiali innovativi a chi saprà evolversi.

Non mi resta quindi che ringraziare di cuore Michela Dall'Aira per la gentilezza e la disponibilità con cui si è prestata a questa intervista, nell'augurio di tornare presto ad occuparci del suo affascinante lavoro.

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