L'Arte di Omar Ronda



LORENZO BARBERIS

Un approfondimento specifico, all'interno di Itinerarte 2015, merita la bella personale di Omar Ronda, figura di spicco della scena artistica e culturale piemontese, che è stata ospitata presso il Museo Civico di Savigliano.

Ronda (n. 1947), originario di Biella, partecipa fin da giovane alla vita culturale della città: nel 1967 apre una galleria d’arte che propone in città la grande arte internazionale del momento, anche grazie ai contatti stabiliti con il grande gallerista newyorkese Leo Castelli (1969). Nel 1987 elabora una specifica filosofia artistica, la Cracking Art, attorno a cui si aggregano poi diversi altri autori. Qui il sito dell'autore, ampio e documentato, dov'è possibile apprezzare più ampie informazioni.

"Elogio alla bellezza", questo il titolo della presente esposizione, è un affascinante riflessione sulla "grande bellezza", lo specifico della cultura artistica italiana, dal Rinascimento in poi, che ha segnato l'intera storia dell'arte mondiale, come colto anche dal cinema, da Fellini a Sorrentino.






Una sala omaggia con grandi ritratti "illuminati" la figura di Marylin Monroe, il modello indiscusso della Pop Art, da Warhol in poi, l'Icona per eccellenza della bellezza americana dei '40 e '50, la prima grande, vera Pop Star.


Lo studio su Marylin introduce poi un più ampio e raffinato studio sulla bellezza, condotto con una avvincente carrellata comparativa che mostra come gli archetipi del bello femminile odierni siano il riflesso di un canone assoluto, mediato dal Grande Rinascimento, e potenzialmente più antico.

Classico, ma ancora prima Egizio, come attesta il busto di Nefertiti, moglie di Amenofi IV, il faraone egizio che, verso il 1350 AC, inventò il Monoteismo Solare. Il marito cambiò il nome in Aken-Aton, "il Benedetto di Aton"; Nefertiti in Nefer-Aton, "Aton è raggiante grazie alla Bellissima". Nefertiti, somma sacerdotessa dei culti femminili, era già incarnazione dell'Eterno Femminino come Ierodula della Dea Iside, manifestazione dell'Eterna Bellezza: pari alla potenza maschile dello splendore solare, e anzi superiore, perché è la sua bellezza che ne garantisce il potere.


Il modello della bellezza assoluta della divina Regina Egizia passa nel mito romano, e poi rinascimentale e quindi moderno, tramite la figura di Cleopatra, amata da Cesare, il fondatore dell'Impero. Qui Omar Ronda compara la Simonetta Vespucci ritratta come (prima) Cleopatra rinascimentale da Piero di Cosimo con una moderna bellezza, accomunate dalla connessione al serpente con cui l'Ultima Regina d'Egitto si diede la morte. Serpente che simboleggiava il serpente cosmico Seth, forza distruttiva maschile simmetrica a quella benefica del Dio Sole.



Nel mondo greco-romano e poi in quello rinascimentale il culto dell'Eterno Femminino passa tramite il mito di Afrodite o Venere, che è la lettura classica dell'Iside egizia. In particolare, la figurazione seminale di tale archetipo nel Rinascimento è quella di Sandro Botticelli, che non a caso viene qui citato in due differenti opere con le sue Veneri seducenti e inarrivabili.


Omar Ronda va poi giustamente a citare anche la Sibilla di Michelangelo, primo autore, per il Vasari, a non riprendere più solo gli antichi, ma a superarli, ponendo il Ri-Nascimento non solo più come ripresa della grandezza passata in modo "argenteo", ma come nuova età dell'Oro.




Seguono quindi le riletture di meravigliosi ritratti di dame rinascimentali, "Veneri vestite" dove la bellezza della donna rivaleggia con la perfezione dei broccati e delle sete.

Insomma, come correttamente coglie la citazione di Oscar Wilde in esergo all'esposizione:

La Bellezza è una forma del Genio, anzi, è più alta del Genio perché non necessita di spiegazioni. Essa è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare, la primavera, il riflesso nell’acqua scura di quella conchiglia d’argento che chiamiamo luna.

Lo splendore del Bello come splendore del Sole e della Luna, forma perfetta e autoevidente del genio assoluto della natura. Per Wilde come per gli antichi, come per noi oggi e per la nostra Civiltà dell'Immagine, come ci ricorda in questa bella mostra l'Arte di Omar Ronda.

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