R-Evolution.


LORENZO BARBERIS.

Visto che tra due domeniche devo parlare di Arte e Futuro, scaldiamo i muscoli.
Uno dei migliori fumetti di Frank Miller - quindi, di tutti i tempi - è sicuramente Martha Washington.
Realizzato nel 1990, da un Miller ormai famoso per il suo Batman (1986), la storia torna sul cyberpunk di Ronin (1983) ma con il supporto delle chine di Dave Gibbons, reso celebre dall'aver illustrato la realtà parallela dei Watchmen (1986) di Alan Moore, l'altro grande autore emerso dagli '80.

Tra le immagini più significative di questo futuro distopico vi è la costante rielezione di un futuribile Reagan (qui rinominato Rexall), emerso per la prima volta nel 1996, rieletto nel 2000 e poi, tramite uno speciale emendamento, riconfermato praticamente presidente a vita. Ogni nuova elezione, come vediamo sopra, vede l'aumento delle forze di polizia attorno al presidente, e la loro sempre maggiore militarizzazione. Lui stesso si evolve in un aspetto sempre più fascista, passando dal blu chiaro al blu scuro al nero, e da un saluto a due braccia a un solo braccio teso.

Ho letto quest'opera da ragazzino, con la sua uscita italiana in edicola, a fascicoli (ce l'ho ancora da qualche parte). Allora pensavo che quello che fosse manifestato era una progressione verso il fascismo di un regime prima democratico. Mi sorprese, tra l'altro, dal 2000 in poi, come Miller avesse indovinato il ritorno del Reaganismo in salsa ancor più militare: invece di un Reagan Jr. ci toccò un Bush Jr., ma salvo questo tutto è abbastanza corrispondente. Solo, gli USA non scelsero poi di radicalizzare la "discesa a destra" e, dopo Bush, nel 2009, la nuova maschera fu quella democratica di Obama, il Presidente Nero, ma in altro senso.

Ora mi rendo conto, rileggendolo, che il regime di Rexall è già pienamente totalitario fin dagli inizi: la differenza è la diversa maschera che decide di assumere.

Il fumetto è un capolavoro della storia mondiale del genere, che consiglio a chiunque di leggere e apprezzare (meglio ancora, in originale). Ci ho ripensato oggi esaminando delle immagini totalmente diverse, ovviamente, ma comunque a mio avviso significative di una evoluzione.


Quello sopra è Renzi nel 2014, candidato vittorioso nelle primarie del centrosinistra. Candidatosi l'anno prima come leader dell'ala iper-liberista del partito, aveva perso nettamente contro Bersani, che però non era riuscito a battere Berlusconi alle elezioni del 2014. Di fatto, il primo partito erano i Cinque Stelle, e solo l'alleanza del PD con la postcomunista SEL e il suo misero uno e virgola consentì a Napolitano di considerare il suo partito "prima coalizione" e affidargli "provvisoriamente" il governo.

Renzi rientrò quindi in gioco come "unica speranza" della "sinistra". Per questo si ordirono delle primarie dove gli avversari gli lasciarono scena libera, candidando sottotono uno sconosciuto Cuperlo e di fatto confluendo verso di lui in massa, salvo il minimo sindacale per lasciare l'impressione di primarie democratiche e non plebiscitarie al partito democratico. Renzi vinse quasi col 70%.

In questa fase, Renzi appare ancora un giovannottone in fondo quasi bersaniano (ne riprende il meme della camicia rimboccata), "ammeregano" ma quasi caricaturale nel suo pollice alzato, nel suo strizzare l'occhio ammiccando, onestamente, in un giovanilismo un po' sfigato e per questo rassicurante, consentendo ancora di esercitare nei suoi confronti il "paternalismo democratico" tipico dei regimi elettorali.

Ecco: con gradualità, mentre sta cambiando gradualmente il nostro regime parlamentare, andando verso il "Sindaco d'Italia" (mentre nell'istruzione, che seguo da vicino, il preside diviene "il sindaco della scuola" nella retorica renziana), vengono sempre più introdotti elementi di destra nella sua retorica. L'immagine sopra, recentemente diffusa (a fianco ancora di altre, ovviamente: il cambio di comunicazione è lento e subliminale) pochi mesi fa non sarebbe stata proposta, credo. Renzi appare sottolineato in una sua natura (inesistente, per ora) di leader militare. 

Per dire: Berlusconi o i leader della destra si facevano spesso ritrarre nelle visite all'esercito, ma con una postura bonaria, che evitasse per loro pericolose etichettature "troppo a destra" (come comunicazione: al di là che questa matrice ci fosse o meno).

In fondo, la comunicazione visiva si accompagna a quella testuale: sempre più parliamo di "Partito della Nazione", "Italicvm", "affondare i gommoni" (Renzi, a sinistra, intende senza immigrati sopra, ovviamente), e anche il "siam pronti alla... vita" inaugurando l'Expo rievoca il "siam pronti alla morte" dell'Inno, che tanto piaceva al regime fascista (per il quale vitalismo e bella morte coincidevano, del resto). Per contro Renzi non parla, mai, di mafia, e dal 25 aprile anche di fascismo. 

Anche lo scegliere come avversario da alimentare (dandogli la supremazia assoluta nei passaggi televisivi, in un sistema mediatico saldamente nel pugno di ferro di Renzi) un Salvini - una destra bloccata al nord, certo, ma anche una destra "impresentabile" - fa pensare a una strategia di Renzi da "finiano della prima ora": ovvero presentarsi - in futuro - come un uomo forte duro ma elegante, com'era Fini (e il suo maestro Almirante...) al cospetto di un Bossi, nel 1994.



Del resto, la stessa immagine mediatica che si è voluta opporre ai Black Block (nota: so la tiritera che si scrive bloc, senza la K, e senza l'H se no diventa l'ispettore bonelliano; ma non mi perderei il cambio di vocale allitteranete per nulla al mondo) non può essere casuale in un comunicatore geniale come Renzi oggettivamente è: un uomo anziano e potente, un notaio in blazer blu scuro, presidente ex-Alpini dall'aria autoritaria che rimpiange missioni d'élite nella gioventù nell'esercito (in Trentino, contro gli indipendentisti: il subliminale è abbastanza chiaro?), che espone signorile ma fermo un tricolore da un fatale balcone altoborghese. 

Nota-I vs Nota-V: funziona bene anche a livello di gioco di parole. 



I giovani renziani nei miei contatti, intanto, twittano "Onore all'alpino Parazzini", postano foto e video dei Black Block (anche loro, perfettamente dentro al quadro di tutto quel nero) e taggano con l'hashtag "noalsuffragiouniversale". Ironicamente, è ovvio: ma speriamo che non li prendano troppo in parola.

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Questo, ovviamente, in una situazione molto fluida come l'attuale è totalmente teorico. Vedremo l'evoluzione successiva delle cose: per ora, comunque, mi piaceva rimarcare il confronto curioso tra fumetto e realtà, con tutti i limiti, ovviamente, che può avere.







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