Dylan Dog 346 - ...E Cenere Tornerai



LORENZO BARBERIS

Spoiler Alert As Usual.

Se il Dyd 345 di Mignacco sembrava un, pur gradevole, numero della gestione Gualdoni, questo "...E cenere tornerai" di Paola Barbato torna ad essere un numero perfettamente in linea con la "rivoluzione dylaniata" promessa da Recchioni.

La cover di Stano, superba come al solito, ci mostra un Dylan ridotto a barbone con un "mostro" ovviamente simbolico che gli fa l'elemosina. Notiamo subito il completo integralmente bianco, quello di John Ghost, dell'elemosiniere.

Nell'editoriale Recchioni svela quanto comunque era ormai evidente, ovvero il gioco metaletterario tra diverse "dimensioni" narrative di Dylan Dog. Il Nuovo Corso iniziato col numero 337 potrebbe essere tutto un sogno di una notte inter-dimensionale, un elemento, quello dell'intersecarsi di molteplici dimensioni anche metaletterarie, tipico già del Dylan delle origini (già prima, ma codificato in modo ineludibile da Morgana, n.25, in poi).



Viene quindi confermata anche l'intersezione con le storie di Old Boy, il mondo di Dylan "dove tutto è rimasto come prima". Infatti sul numero che esce in parallelo la Barbato apre con una storia che ha più punti di contatto con questa (ci torneremo nell'apposita recensione); Craven Road 7 di Gualdoni ha in comune la perdita della casa, e la storia di De Gregorio la meta-letterarietà a incastro.

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L'albo 346 comunque inizia con due magnifiche tavole mute per i disegni minuziosissimi dei Cestaro, con l'agente giudiziario che affigge l'ordine di Eviction, l'ingiunzione di sfratto.

L'albo sottolinea da subito "EVI 5", le prime lettere di Eviction (nella vignetta prima leggiamo anche la C), che evaporano assieme al numero 5 dei 5 Days concessi per lo sfratto (p.6). Le due vignette centrali sottolineano come proprio EVI 5 siano le lettere evaporate, e non altre.

Conoscendo il gusto per la precisione del dettaglio fino alla paranoia delle sceneggiature della Barbato, viene da escludere che sia casuale: probabilmente un set-up per un futuro pay-off. Del resto, "Evi" rimanda ad "Evil"; quanto a 5, i cinque giorni dello sfratto sono centrali nell'avvio della storia.

Si leggono anche, in english dylaniato, le prime parole del testo: Spect. Sir Dylan (Dog)... About ... Home ... Finally Sent... Disposition... End... Fin..." (curiosamente nella vignetta dopo divengono "Gant..." le prime lettere).

Il Dylan depresso di pagina 7 è anche la serie giunta a questo punto, angosciata dal "non aver più nulla da dire". Più che altro, la serie dal punto di vista dello "zoccolo duro" dei lettori: "tutte queste novità" lasciano perplessi, non c'è nulla di buono nel nuovo, eppure Dylan "non può morire", i creditori non lo permettono.

Carpenter non è che abbia fatto granché per essere odiato a morte da Dylan (p.8), perfino se concediamo il delirio paranoico. Arrivato a casa, trova l'Eviction Notice - 5 Days visto prima. Inizia così la spirale regressiva, che spinge Dylan a cacciare di casa Groucho, innervosito (non del tutto a torto...) dalla sua devozione alla tecnologica Irma.

Il discorso del Dylan che caccia Groucho riecheggia anch'esso una certa spietata satira dei detrattori: un Dylan che ammette di essere un "fallito", ma fallito perché "migliore di voi", che non si è "svenduto". Satira spietata perché Barbato si mostra consapevole che Dylan è strutturato intrinsecamente per attirare questo tipo di lettori: lo zoccolo duro, appunto, che resta dopo che la moda è passata.

Inizia il conto dei giorni, con una nuova tavola muta per il giorno Uno (p.20), e poche battute per gli altri quattro, scanditi uno per tavola fino al cinque. Un Dylan folle risvegliato dalla sua "vita che brucia", e perde i sensi davanti a un telefono che non può squillare (l'hanno tagliato giorni prima).

Capiamo facilmente fin da subito (ma non è il punto dell'albo) che Dylan perde i sensi e inizia una lunga sequenza onirica. Il primo sogno sembra portare Dylan in un ospedale futuribile, cui segue un medioevo inquisitoriale.

Si può capire abbastanza agevolmente l'identità del "taxista nero" ("non venire pagato è la norma per me...") che porta Dylan a cercare la sua roba nel magazzino dove è stata messa dopo lo sfratto (da lui identificato con "l'incendio" che ha "bruciato la sua vita"). Ma Dylan non riconosce più le sue cose, non le sente più sue.



Continua l'ironia metaletteraria ("non è la mia giornata!" "non è il tuo decennio..." p.38) che indaga anche il rapporto con la Londra di cartapesta dylaniata (p.39). Nel Circo d'Autunno Dylan rivede i suoi comprimari e sé stesso come clown prigioneri (p.44) fino al delirio della stupenda splash page a p.47.

L'aggravarsi della paranoia vede un accentuarsi della mostruosità delle visioni: siamo così giunti alla "metà albo" dove Dylan viene salvato dai "mostri", come giusto che sia. Mostri alieni, come quelli dello "spazio profondo" evocato in apertura, del resto.

Al risveglio (segno di un attenuarsi della psicosi, sempre presente) Dylan inizia a vedere perlomeno come umani gli operatori del centro assistenziale dove è stato ricoverato. Non è difficile capire chi è quello con l'aspetto di Mork che fuma in continuazione e fa battute surreali.

La psicologa del centro diagnostica l'agnosia traumatica a p.58, e l'avvio alla soluzione ci fa trascurare, a p.59, il fatto che il simpatico furgoncino è in realtà quello della Dharma Corporation di Lost: spia che i buoni non sono forse così buoni (la stessa battuta di p.56, "la dottoressa è uno dei buoni", è molto Lost-Oriented).

Intanto a p.62 appare "B... Bruce", con l'aspetto di Nicholson, già visto da Dylan davanti alla "casa bruciata" a p.60 (l'allucinazione dell'incendio della casa è l'aspetto che non cambia, quindi quello centrale dell'illusione).

Bruce, percepito da Dylan come minaccia, dà voce in modo allucinatorio alle sue paranoie sulla inspiegabile gentilezza degli assistenti del centro (p.65-66). C'è un vero dialogo (diverso) con B... oppure è tutta una visione? B... lo chiama "old boy", quindi tutto propende per la prima ipotesi.

Resta aperta in effetti la mancata claustrofobia di Dylan nella roulotte (p.67), mentre la figura a p.68, con la cartella "Dylan Dog", tornerà nel finale.

Nuovi incubi, nuova - muta - fuga di Dylan a p. 71-72, che vede tutti tramutati in zombie (segno di un acuirsi della paranoia, che vira verso il fantastico quando l'angoscia è più forte, dopo il "discorso di B.") Resta sempre il meta-letterario: "Mi volete mettere in gabbia, come tutti, sempre!" (la Gabbia bonelliana va stretta - ed è però indispensabile - specie sul più sperimentale Dylan Dog).

Dopo la scena di sesso con la bella assistente sociale (che, ovviamente, la Barbato inserisce solo per trarne una crudeltà differente verso l'eroe, a p.92), Dylan lotta con B... che, qui, effettivamente, è puramente allucinatorio, e diviene espressione dell'Old-Self dell'Old-Boy. Dylan lo uccide con un colpo di pistola (che parte davvero, contro un cuscino) lasciando il posto alla magnifica, muta, "splash page in due parti" di p.88.

Dylan guarisce dalla sua ossessione, e così il notaio lo raggiunge e gli consegna la proprietà della casa. Un misterioso benefattore ha comprato la casa per lui. L'ipotesi più ovvia è che sia lo stesso John Ghost, ovviamente, anche perché Groucho obbedisce a qualcuno tramite Irma, qualcuno che ha come motto "tutto a posto, niente in ordine" ("al servizio del caos"). L'ossessione non era tale, c'è davvero un complotto, e ora "le cose che possiedi ti possiedono". Groucho guarda Dylan tramite la griglia della finestra (sei riquadri) mentre mette a posto un libro dal titolo "cage". Dylan è rientrato nella gabbia. Nella nuova Gabbia che gli è stata creata.


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