L'Arte di Micaela Calliero


LORENZO BARBERIS.

Micaela L.R. Calliero è una interessante pittrice cuneese emersa tra i nomi della nuova generazione con uno stile che riesce ad essere estremamente comunicativo e, al tempo stesso, complesso e ricco di simboli e rimandi interni.

Nata a Marene (Cuneo) nel 1977, Micaela è figlia d'arte. Il padre è un apprezzato pittore ritrattista. Micaela ne segue le orme, frequenta il liceo artistico cuneese, intitolato al grande "Ego Bianchi", per poi laurearsi presso l'Accademia Albertina di Torino nei primi anni 2000.

Da allora si dedica al dipinto su commissione, con ogni supporto e tecnica. Il tema prevalente nelle sue opere è il ritratto femminile, un'influenza forse dell'attività ritrattistica del padre, da cui però Micaela si distacca con l'adesione a un segno decisamente più sintetico e astratto.

Nella vivacità dei colori - in continuità con certi esiti più vivaci della Pop Art nel New Pop - si può leggere invece un rimando, anche, alla terra cuneese della sua Marene, con un frequente rimando al tema dell'uva che è caro all'autrice e, implicitamente, forse, alla ricchezza abbagliante dei colori autunnali di queste terre. Il tutto, però, come detto, elaborato in un segno autonomo, tramite notevoli elementi di sintesi personale. Da un lato, un elemento subito identificabile è un'astrazione che, se sintetizza la figura, mantiene però la sua piena riconoscibilità, sulla scia delle avanguardie storiche come cubismo e, qui da noi, futurismo.

Questa sintesi è filtrata tramite il rimando a una certa estetica optical anni '70, che ricorda a tratti la grafica coloratissima e psichedelica dell'epoca; ma la spigolosità di certe scomposizioni geometriche del corpo femminile - il grande protagonista dell'arte dell'autrice - rimandano a un'astrazione più classica.



In definitiva, quello che prevale è un impetuoso tratto personale, che Micaela ha definito nelle sue ricerche più recenti.  Dopo varie presenze ad ArteOtto, a Cavallermaggiore, dal 2011 al 2013, sono venute mostre torinesi come quelle alla Galleria Accorsi, nel 2013 e poi nel 2014, con "Psiche e Valentino" ed "Eklettica". Del 2014 è anche una prima presenza romana presso la galleria "Coronari 111", dove presenta la sua "Arteria d'Arte" (gioco di parole che evidenzia il ruolo della circolazione del sangue, come vedremo, nell'arte dell'autrice). Dal 2014 numerosi anche i riconoscimenti artistici: seconda classificata al premio Leonardo di Savigliano nel 2014, prima nel 2015, è finalista anche al Premio Arte Novara nel 2014.

Il 2015 ha visto un notevole ampliamento dell'agire artistico della Calliero, con presenze di nuovo a Torino, per EAT-ART, sui temi del cibo che come vedremo sono congeniali alla sua arte, e poi a Saluzzo presso la Fondazione "Amleto Bertoni", alla galleria Plaumann a Milano; ma anche numerose presenze internazionali, con l'"Artrooms International Contemporary Art Fair" di Londra, "Visioni Cromatiche" alla Crisolart Gallery di Barcellona, e "Colores del mundo" al Bellas Artes Museo y Academia La Plata di Buenos Aires.

Ma vediamo quindi di approfondire la sua arte, esaminando nel dettaglio i vari filoni di ricerca di cui si compone.

Archetipicamente Donna.

Una prima ricerca fondamentale nell'arte di Micaela è quella di "Archetipicamente donna", dove l'autrice va a interpretare l'archetipo femminile nell'arte.

Micaela si è qui confrontata con le due grandi tradizioni tematiche dell'arte occidentale, la donna del sacro giudaico-cristiano e la donna del mito classico, greco-romano.


Eva, 2015

Opera fondante della tradizione biblica è indubbiamente la rilettura di "Eva", quadro importante nel percorso artistico dell'autrice. Eva, come vediamo, è colta nel tratto sintetico che contraddistingue l'arte della Calliero. Il corpo della Donna per antonomasia, avvolto dai toni del rosso, rimanda alla mela che Eva tiene in mano, invitante, in atto di erotica offerta ad Adamo (e allo spettatore). La Mela è alata, e rimanda così (lo vedremo) ai Corazones, un'altra ricerca di Micaela (che tende però, come già accennato, a intersecare nei suoi dipinti i propri simboli e rimandi).

La Mela torna in alto a sinistra, fluttuante con le ali che Micaela le ha donato; e le gradazioni cromatiche delle due mele potrebbero suggerire che si tratti della medesima, scissa a metà (Eva, come noto, ne cede mezza all'Uomo). Questa duplicità potrebbe rimandare a un mito classico, quello platonico, in cui la Mela diviene, nel Simposio, simbolo delle Anime Gemelle separate da Zeus per gelosia verso gli uomini originari, ermafroditi.

Le anime scisse dall'atto di un dio invidioso erano così poi spinte a cercarsi come le due metà di una mela per ricreare momentaneamente l'originale unità tramite l'unione erotica dei corpi. Un mito che, come vediamo, ha più di un rimando a quello ebraico, in una diversa (e più laica) mescolanza degli stessi elementi.

Micaela, forse anche inconsciamente, pare riprendere questi opposti elementi e fonderli così insieme in qualcosa di nuovo, in una Eva che non appare più come femmina peccaminosa ma come Donna portatrice di una sensuale, solare energia. Un particolare curioso: gli occhi delle donne di Micaela portano l'arco delle ciglia così marcato che l'occhio sembra al centro di un Sole stilizzato, riprendendo l'antico simbolismo egizio, poi molto usato, dell'Occhio Solare di Ra: quasi un simbolo di potere patriarcale che Micaela femminilizza.


Lilith, 2014

Una complessità che ritorna in un dipinto a suo modo simmetrico, "Lilith", il demoniaco spirito tentatore che sedusse Adamo ed Eva nell'Eden, il "serpente" di cui parla la Bibbia.


Arte fiamminga, XV secolo, Lilith (centro)


Arte fiamminga, XV sec., Sirena


Se già l'episodio della Genesi, coerentemente con lo spirito patriarcale che pervade tutto il testo biblico, tende ad attribuire alla Donna la colpa della caduta, anche lo "spirito tentatore" venne col tempo femminilizzato, sovrapponendolo alle antiche Lilitu, le crudeli divinità-madri sumere che gli ebrei, discendenti da Abramo di Ur, cercavano in ogni modo di cancellare nei culti del loro popolo semitico di origine mesopotamica. In tal caso la figura veniva rappresentata come una tentatrice donna-serpente, con la parte inferiore del corpo serpentiforme, sul modello della donna-pesce, la Sirena.


Michelangelo, 1520 c.

Se quindi il serpente (associato ad un colpa di impronta sessuale, sia pure dissimulata nella narrazione del mito) ha ovviamente un simbolismo di tipo fallico e maschile, esso viene femminilizzato. Alcuni propendono per il Seth egizio (il Dio Sole Oscuro, associato al serpente) da cui verrebbe Seth-an, "l'Avversario" in ebraico.


John Collier

Nella lettura di Micaela troviamo lo stesso tipo di "ambiguità" che contraddistingue il tema in Michelangelo (per poi diventare, ad esempio in Collier, una palese scissione dei due elementi): non una Lilith come donna-serpente, ma come donna "associata" al serpente. Le due figure si uniscono? Tale elemento è lasciato all'osservatore.

Notiamo anche qui, volendo, un rimando classico: Lilith porta, su una spalla, una Civetta, un rimando alla figura di Atena, la figlia prediletta di Zeus, nata dalla sua testa (tagliata in due da Efesto dopo una grande emicrania del padre degli Dei). Una connessione sono all'apparenza casuale, perché Eva con la Mela ottiene la Conoscenza del Bene e del Male, introduce nel mondo il dolore, ma anche la Sapienza, di cui Atena è il simbolo classico (e integralmente positivo).


Medusa, 2014

Nel mito classico, Micaela (che sta ora lavorando sulle ninfe Melissa, Elicrisio e Menta) ha invece, ad esempio, omaggiato Medusa. Anche qui, come in Eva e Lilith (connesse dallo stesso mito) un esempio della "femminilità demonizzata", nuovamente associata, come la Lilith del mito ebraico, all'elemento serpentino, come noto. Medusa era probabilmente un residuo di antiche religioni matriarcali spazzate via col Medioevo Ellenico (1000 a.C.).


Sirena bicaudata

Notiamo anche qui una ambivalenza: Medusa possiede la chioma serpentina con cui è rappresentata comunemente nel mito, ma anche tentacoli che si dipartono nella parte bassa del corpo, al posto delle gambe. Un rimando, nuovamente, al tema della sirena, in particolare la Sirena bicaudata del medioevo, che pare avere più due tentacoli che una coda, ovviamente con un rimando anche erotico...).

Corazones.


Reina de Corazones, 2014

Altra importante ricerca è quella dei Corazones, ovvero, per citare le parole di Micaela stessa, "donne sospese in mondi favolosi tra cuori alati e pulsanti sangue e vita che svolazzano come farfalle". Qui sopra vediamo, a tale proposito, la "Reina de Corazones", la Regina di Cuori, anch'ella, come già Eva, con due cuori (là erano le due "metà della mela") volanti. Notevole la forza di questo simbolo, centrale nell'arte della Calliero, in quanto il Cuore Alato non è figurato come puramente stilizzato, ma è un cuore reale, di vera carne, muscolo e vene, che pompa sangue. Si tratta di un rimando al valore originario del simbolismo del Cuore Alato, che ha una storia lunga che merita però riprendere.



Tutto nasce dal simbolo del Cuore venerato come simbolo della vita fin dagli Egizi, effigiato con lo stesso ieroglifico del Vaso. In ambito cristiano, il Sacro Cuore ricevette una specifica devozione a partire soprattutto dal '600 quando si intensificò (in chiave anti-protestante) il culto di Maria e del Sacro Cuore di Maria, simmetrico a quello (inevitabile) del Sacro Cuore di Cristo. Questi sono (come quelli di Michela) Cuori che versano sangue, segno della loro vitalità e della loro sofferenza. La loro figurazione, molto forte nei paesi latini, è diminuita molto col tempo in Europa; resta più vitale nella cultura religiosa dell'America Latina, da cui Micaela lo riprende come fonte d'ispirazione.


Il Sacro Cuore della Vergine, in particolare, è effigiato come coronato di spine (di Rosa) e trafitto (da sette spade, i sette dolori, spesso sintetizzata in una) e ovviamente ardente del fuoco divino. Una figurazione che associa l'amore, la sapienza, l'energia vitalistica alla sofferenza e, più in generale alla carnalità, alla fisicità; mentre oggi il Cuore è diventato spesso una stilizzazione più anemica e generica.


Madonna di Vico (1450; colpita nel 1595)

Nell'arte di Micaela, invece, il simbolismo del Cuore recupera la sua forza originaria, la sua vitalità, anche se meno connotato nel senso della sofferenza.

Appare significativo notare che uno dei principali santuari mariani del Seicento (nato anche come implicito argine al protestantesimo francese degli Ugonotti e a quello dei Calvinisti svizzeri di Ginevra) sia proprio nel cuneese: il Santuario della Vergine di Mondovì presso Vicoforte, nato attorno a un pilone votivo affrescato nel 1450 da Segurano Cigna ma riscoperto dopo che, nel 1595, era stato colpito dallo sparo di un cacciatore al cuore, che si era ovviamente messo a sanguinare (non tanto per il colpo, ovviamente, ma per il peccato mortale degli uomini, ribelli alla Chiesa). Si tratta del primo miracolo legato a un'arma da fuoco, il primo miracolo "moderno" in certo senso. Come per altri riferimenti, non credo che si tratti di una citazione intenzionale, ma della capacità dell'artista di percepire elementi presenti nell'Immaginario Collettivo, e rileggerli a proprio modo.


Il duplice Sacro Cuore del mito cristiano è poi ripreso, sempre nel corso del '600, anche nell'Alchimia, dove nasce il simbolo del Cuore Alato. I due cuori "triangolari" diventano simbolo delle due forze opposte, Maschile e Femminile, che vanno unificate. E qui i due cuori, maschile in basso e femminile in alto, nell'unificarsi producono appunto il simbolo del Cuore Alato che raccoglie il sangue versato dagli altri due.

Diverrebbe complesso analizzare nel dettaglio questo simbolismo (in sintesi, l'elemento alato di solito in alchimia rimanda, per alcuni, ad una avvenuta sublimazione); ma se lo accenniamo è perché, curiosamente, e almeno per alcuni, esso avrebbe origine in terra cuneese, dove Micaela Calliero opera.


Secondo alcuni, infatti, il simbolo è anticipato da un Graal Alato rinvenuto sul portale del '500 di San Lorenzo di Saliceto, una delle tre chiese rinascimentali del Piemonte, dove il calice del Graal è sormontato da un puttino alato: ambiguamente le ali potrebbero essere riferite alla coppa stessa (da cui passa poi al cuore).


La Rueda del Corazon (2014)

Ovviamente, come tipico in una cultura ancora patriarcale, il simbolismo del cuore femminile ha nelle fonti storiche un valore ancora associato in modo troppo prevalente alla sofferenza; nel caso di Micaela, invece, percepiamo una trasposizione maggiormente equilibrata, e decisamente più volta all'espressione dell'energia vitalistica. Le sue "donne del cuore" sono in un atteggiamento che pare meditativo, equidistante da un eccesso di dolore e più volte invece al piacere; come in "Rueda del Corazon", "la Ruota del Cuore", che rimanda nuovamente a un idea di balance tra fasi positive e negative legate allo stesso.


Il benessere, 2015

Decisamente volto all'energia positiva è invece un dipinto come "Il benessere", che ha anche vinto l'ultima edizione del concorso Leonardo collegato a Itinerarte, importante manifestazione dell'arte cuneese a Savigliano. Il dipinto non è nemmeno privo dell'ironia con cui Micaela manipola i simboli, in quanto le curiose figure volanti nel cielo azzurro del quadro rappresentano proprio un aspetto indispensabile del benessere, facile da intuire e molto "materiale".

Al di là dello "scherzo d'artista", l'elemento dei rotoloni di carta igienica volanti hanno un loro senso nella volontà di un'arte molto carnale, molto corporea, legata alla fisicità dei corpi nonostante (o meglio: proprio grazie a) la loro astrazione.

Sfumature.


Brigitte, 2014

Una terza ricerca è Sfumature, che raggruppa ritratti di bellezze spesso celebri colte nell'atto di fumare una sigaretta in bella mostra: "un riferimento ai film dove la donna fumatrice è una chiara rivendicazione della condizione di indipendenza femminile", spiega l'artista.


Prime locandine di film con donne fumatrici, via

Uno studio molto interessante, e vagamente politically uncorrect oggi che l'attuale ministro della salute Beatrice Lorenzin propone di censurare le scene di fumo nei film. In verità (come si scopre ad esempio ), le scene di fumo nei film come elemento archetipo risalgono all'avvio del cinema sonoro, collegandosi alla generale emancipazione femminile dei Roaring Twenties, i ruggenti anni '20 americani che videro apparire le "maschiette", le prime donne a portare (sistematicamente, come fatto "generazionale") i capelli corti e, appunto, a fumare e bere in pubblico come gli uomini.

Una rivoluzione che in Italia si sarebbe avviata solo nel secondo dopoguerra (sulla scorta delle partigiane della Resistenza, che non rinunciavano facilmente a quella pur precaria "parificazione" ottenuta sul campo come combattenti, in un momento in cui non c'era molto modo di impedire a una donna che imbracciava lo Sten di fare quel che più le aggrada).


Marylin Monroe (1950 c.)


M'encantaria, 2014

Il tema consente a Micaela di sviluppare appieno la sensualità delle sue donne in un modo però diverso dai fotogrammi dei celebri film che hanno immortalato le grandi dive. Nelle immagini di celluloide è il simbolismo della sigaretta in sé a conferire un'aria da bad girl e promettere metaforicamente ulteriori trasgressioni; nel caso dei dipinti di Micaela, invece, sono le volute di fumo a diventare onda di colore che avvolge la figura femminile sovrapponendosi al turbinare dei capelli, amplificandone l'ipnotica morbidità.

Uva.




Una quarta ricerca è quella dedicata all'Uva, una "parola-chiave" del lavoro di Micaela, anche in contrapposizione con Eva, tramite un semplice cambio vocalico iniziale. Figure di donne associate all'Uva e, simbolicamente, al vino, di cui Micaela si dichiara "grande estimatrice e appassionata"; quando non, addirittura, figure femminili composte di Uva, dove l'uva viene a formare dei neri ricci attorno alla testa della fanciulla, quasi come un dipinto di Arcimboldo Arcimboldi.

Calacas.




Micaela si è anche confrontata col tema dei Calacas messicani, i teschi creati per la Festa dei Morti che costituiscono nella cultura centroamericana un elemento gioioso e vitale, un residuo della cultura precolombiana degli Aztechi sopravvissuta e integratasi alla dominante cultura spagnola. I colori vivacissimi dei Calacas associati a un tema che in occidente non può non conservare un qualcosa di mortifero hanno una grande importanza nell'ispirare tutta l'arte di Micaela: non a caso i titoli delle sue opere sono prevalentemente in spagnolo.

Chitarre.




Joplin Guitar, 2015

Infine Micaela ha anche realizzato diverse "chitarre d'arte", dove lo strumento che più di tutti richiama la sinuosità del corpo femminile viene decorato dai tipici temi dell'arte di Micaela. Una di queste chitarre è esposta in permanenza al Museo Civico "Antonino Olmo" di Savigliano, mentre un'altra è stata realizzata in collaborazione col liutaio Fabio Zontini.

Conclusioni.

Un'arte, insomma, quella di Micaela, che si caratterizza per una poliedricità di ricerche che si riconducono però, alla fine, a una certa unità complessiva, nella loro capacità di indagare, sotto aspetti diversi, il fascino e l'energia dell'Eterno Femminino che appare in tutta la sua coloratissima potenza nei quadri dell'autrice cuneese. Una interpretazione, quella di Micaela, che si muove tra inflessioni pop - specialmente nelle vivacissime cromie - e stilizzazioni astratte non prive di influssi cubisti, ma che arriva comunque a una sintesi inconfondibile e personale, che ci auguriamo l'autrice possa approfondire col tempo approfondendo le ricerche qui presentate, e avviandone delle nuove. Perché l'Arte, specie nella tranquilla ma sonnolenta Provincia Granda, ha bisogno della salutare scossa energetica di un'arte giovane, solare e dirompente come quella di Micaela Calliero.




Post più popolari