Sognando Mondovì. La Bella Addormentata Si E' Mossa.


LORENZO BARBERIS.

Giunge al terzo appuntamento l'AperiPD, l'appuntamento con cui il PD monregalese propone le sue riflessioni sulla società. Il primo aveva riguardato, a gennaio, la questione (tutt'altro che risolta, anche oggi) aperta dall'attentato a Charlie Hebdo appena accaduto, il più grave perpetrato in Occidente contro un giornale.

Ne avevo scritto per "Margutte", nella sezione di Arte, perché mi era sembrata una interessante riflessione su una questione centrale dell'agire artistico e culturale, l'eterno ritorno della censura e dell'auto-censura.

Questo nuovo appuntamento (dopo un incontro comunque interessante sui Fascismi, ieri e oggi, per il 25 aprile) torna ad occuparsi di arte e cultura, in una dimensione maggiormente "locale" (ma, come vedremo, non solo).

Il circolo monregalese ha infatti invitato quattro eccellenze monregalesi, quattro cittadini di Mondovì che nei loro rispettivi campi hanno saputo "fare cose grandi", o comunque perlomeno raggiungere una dimensione nazionale, che travalica i confini della città.

Olga presents...

La segretaria del PD monregalese, Olga Bertolino presenta i quattro in ordine rigorosamente alfabetico; saranno poi Luca Pione e Cesare Morandini a condurre una "intervista quadrupla" sulle principali questioni del "sogno di Mondovì".

Maurizio Arduino è lo psicologo che dirige il Centro Autismo di Mondovì, una realtà che ha il coordinamento regionale in quest'ambito e che porta avanti sperimentazioni avanzate, aggiornate sulla frontiera di ricerca internazionale. Un punto di vista "psicologico" sulla cultura cittadina.

Guido "Talu" Costamagna, con la Big Talu Service, è uno dei service di amplificazione audio più importanti in Italia, con collaborazioni con alcuni tra i più rilevanti esponenti della scena pop e rock nazionale. La cultura musicale di Mondovì, chiamato anche in connessione al recente exploit di Mondovisioni alle porte, con cui in città è giunto un evento musicale e culturale di portata nazionale.

Nicola Facciotto, con Kalatà, ha creato una azienda monregalese che dal 1997 opera in modo imprenditoriale nell'ambito della cultura (in questi giorni, sta seguendo il concerto di Branduardi a Pollenzo per il CuNeoGotico). L'espressione della cultura in senso più proprio.

Marco Michelis, infine, è un imprenditore produttore del campo alimentare, con un marchio noto a livello nazionale, che ha anche avviato una innovativa linea rivolta ai celiaci. Il punto di vista della cultura gastronomica, assolutamente strategica per le nostre terre.


La prima domanda chiedeva di indicare tre aggettivi per definire la città.

Per Michelis Mondovì oggi è "più": "più bella" rispetto al passato, ancora lenta, ma "più dinamica" (si citano i tanti locali aperti recentemente) e infine "più multietnica" e quindi, si spera, più aperta all'esterno per il futuro.

Facciotto ricorre a tre immagini: il profilo della collina che accoglie quando si torna a Mondovì dall'autostrada, e che ci rende consapevoli di vivere nel bello come pochi altri possono fare. La Piazza Maggiore, ibrido perfetto tra città carica di storia e dimensione umana da paese. E infine il Palazzo Cordero di Montezemolo, dove oggi ha sede Kalatà, che mostra la grandezza della classe dirigente passata, che aveva fatto di Mondovì la prima città del Piemonte, una classe "rampante" in grado di parlare a tu per tu con i Savoia (ancora solo duchi, e come "famiglia" meno solidi di alcuni dei loro feudatari...). Prova ne è il Santuario del Mondovì a Vicoforte, che oggi Kalatà rende accessibile col progetto Magnificat, completato dall'élite cittadina dopo l'abbandono dei Savoia (che lo volevano loro Mausoleo Dinastico).

Mondovì come Firenze, Roma, Istanbul grazie a Magnificat, sulla Stampa.

"Talu" Costamagna sottolinea tre aggettivi per Mondovì: fresca, tranquilla, addormentata. "Una città della Madonna", dice ricollegandosi ironico alla Regina Montis Regalis del Santuario appena citato. Con due centri storici affascinanti, Piazza in alto, Breo in basso. Un clima ideale, montagne per sciare  e arrampicare, il mare a un tiro di schioppo, le Langhe e la loro gastronomia alle spalle, Mondovì è una città con un potenziale unico per una nuova residenzialità, finora mai sfruttato al di là di eterni proclami. Un buco nero sulla mappa, quasi. Anche lui però ammette che oggi vi è un maggior movimento, c'è una "movida sabatoserale". mai vista prima: a parte Alba ("e Saluzzo?" si obietta subito dal pubblico...) Mondovì è la città cuneese più in movimento. Certo, continuare su questa strada prevede di vivere maggiormente la città, vivere la strada, e quindi essere più tolleranti anche sul rumore, sul caos: solo così si potrà ripetere lo sperato "effetto Mondovisioni". Ma qui il consenso del pubblico non è più così unanime...

L'Aquila legata alla Rana nell'alchemico "Atalanta Fugiens" di Michael Meier.

Conclude il primo giro Arduino, l'unico non monregalese, ma arrivato a 30 anni dopo la Torino dei quartieri popolari ed operai. Le tre immagini proposte da Arduino danno subito un tono "da psicologo" (e Junghiano, per giunta): Mondovì come Aquila Legata, grandi potenzialità imbrigliate in mille lacci e lacciuoli, Mondovì come Strada Interrotta, nell'assenza di collegamenti con l'esterno, e col rischio che il movimento sia in uscita (i giovani eccellenti che se ne vanno) senza un canale in entrata (le esperienze esterne che ritornano in qualche modo alla città); Mondovì come Telecamera Fissa, che inquadra sempre le stesse cose, le stesse icone della città, ridotte a cartolina (la Torre, il Santuario, la Collina...) senza rendersi conto dell'esistenza di una rete più vasta di esperienze eccellenti: Arduino fa l'esempio di MondoQui, realtà talvolta percepita con una certa indifferenza, ma che sta conducendo un progetto di riqualificazione e multiculturalità innovativo nel panorama italiano (la metafora d'Arduino parla d'altro, ma esprime bene anche una certa ossessione per la sicurezza degli ultimi anni anche in città, "più telecamere" come la miglior via alla buona convincenza sociale...)



La seconda "domanda aperta" riguarda più e meno di Mondovì, potenzialità e limiti. Qui le risposte sono abbastanza concordi, ovviamente da punti di vista differenti.

Per Arduino, la piccola dimensione è certo un vantaggio per la facilità di contatto con chi decide, ma quando di sale di scala si torna ad essere "piccoli": a Torino, le ASL più grandi tendono a prevalere nell'assegnazione di progetti ed fondi. Su piccola scala però il vantaggio è anche il fatto che i vari attori, politici e non, riescono a volte a fare sistema, mentre su grande scala, a Torino ad esempio, prevalgono le logiche di contrapposizione.

Anche Facciotto concorda sulla dimensione umana dell'interlocuzione con i soggetti istituzionali, la dimensione piccola favorisce la conoscenza personale dei vari attori e, ammette, riduce anche i rischi di concorrenza. Inoltre, "lo stretto stimola", azzarda, l'essere periferia costringe ad aguzzare l'ingegno. La seccatura è doversi "legittimare due volte": verso il grande (bisogna prendere una sede a Torino per essere considerati soggetto credibile) e verso il piccolo (per i pregiudizi provinciali come "della cultura non si mangia", che sottopone al rischio di aprire una "macelleria in un paese di vegani"). Anche la ricerca personale non è facile, perché persone molto qualificate sono poi restie a trasferirsi a Mondovì, per l'alone negativo (in buona parte falso) che ammanta la "periferia" come luogo poco dinamico e stimolante.

Il logo di Magnificat, l'Oculo del santuario come un Occhio in un gioco di cerchi.

Talu è in sostanza d'accordo con questo punto di vista. La perfezione come sede per il suo lavoro sarebbe Bologna; quando si reca alla sua sede di Correggio ha già 300 km alle spalle: per molti il lavoro - da trasportatori - sarebbe finito, per lui comincia. Il Piemonte è come il Friuli, "in alto a sinistra / in alto a destra": tagliati fuori dalle dinamiche centrali. Con la Francia non si riesce a lavorare più di tanto, e quindi il bacino resta nazionale, ma in posizione defilata, che costringe ad essere più battaglieri per restare in pista: il prezzo che si paga per avere belle montagne. Il che, però, si traduce poi in un vantaggio, a suo modo: bisogna essere molto più agguerriti rispetto ai "centrali", agli emiliani, ai romani. Il più grande service italiano è dell'Aquila, e continua ad esserlo nonostante il terremoto.

Infine anche per Michelis la dimensione piccola aiuta, sveltisce, ma è quello più critico su questo aspetto: a volte vi sono anche qui resistenze burocratiche piuttosto difficili da comprendere ed accettare da parte dell'impresa. Michelis cita il caso di un restauro esemplare di una cascina fatiscente operato dalla sua ditta, ripulendola da scritte e disegni osceni che la ricoprivano integramente, dove poi gli stessi funzionari che non erano toccati più di tanto dal degrado precedente sono poi estremamente zelanti di impedire di mettere sulla facciata un'insegna col logo della sua azienda - un albero e un fiore - "per il decoro e il rispetto della struttura storica, etc...".

Morandini, Pione e i quattro relatori: Arduino, Facciotto, Talu Costamagna e Michelis.

Si conclude con la terza domanda aperta, la più "marzulliana" forse: "Mondovì ha un'anima? ha una vocazione?". Le risposte colgono più la prima parte e meno la seconda, forse più interessante.

Michelis sottolinea quindi la necessità di una visione di lungo periodo, che ultimamente manca. Si sofferma in particolare su Celià, anch'essa a suo modo un'eccellenza del monregalese, cui la città ha rinunciato e che, a suo avviso, aveva potenzialità di crescita, data la sempre maggiore attenzione a queste esigenze alimentari.

Facciotto, in modo interessante, pone il superamento della "vocazione turistica" da molti vagheggiata: Mondovì ha vocazione turistica, ma come tutta l'Italia. Deve più puntare sull'attrarre la residenzialità: a Mondovì è bello vivere, a Venezia (incomparabile nel fascino) è un incubo. Anche i progetti che fa il pubblico sono tarati sul "richiamo turistico", mentre bisognerebbe mettere al centro i cittadini, senza ovviamente escludere il turista, ma puntando il focus sulla città (A margine, nota mia: il culto per il "richiamo turistico", come è noto, è stato il fulcro delle battaglie amministrative dei liberali costiani negli anni '70 e '80, con cui hanno - legittimamente - strappato la città al centrosinistra storico nel 1990). Inoltre Facciotto dichiara comunque una certa distanza dalla progettualità politica in senso stretto: operando nella cultura in modo imprenditoriale, non ha così bisogno del supporto politico, del progetto civico. "Se vuoi fare una cosa che credi funzioni, apriti un mutuo in banca, non chiedere un finanziamento" chiosa.

Talu dissente, sottolineando l'eccezionalità di Mondovì, da lui ribadita all'inizio; ma poi si finisce per concordare sull'idea di una città attrattiva più per viverci che per la visita turistica.

Arduino chiude distinguendo il fare politica dalla sua rappresentazione attuale, la rissa da talk show (o il flame dei troll sui social media, aggiungo). La politica è invece un pensare la città, una progettualità amministrativa più complessa, che va oltre la pura rappresentanza politica, il puro "sedersi in consiglio comunale", ma coinvolge tutti i cittadini.

Il pubblico (io sono quello che scrive)

Insomma, tirando le fila, un confronto interessante sulla prospettiva culturale della città: da cui emergono alcune cose nuove e la conferma di altre che sono nell'aria, dette da quattro voci autorevoli nonostante tutte, a loro modo, mostrino un understatement molto piemontese nello schernirsi e minimizzare.

Dovessi tentare una sintesi mia, direi che emerge l'idea di una Mondovì con grande potenzialità ma non ancora espressa, in cui credono soprattutto "monregalesi all'estero" che poi tornano nella loro città (tutti e quattro potrebbero tranquillamente "fuggire"; non l'hanno fatto), ma che fa più fatica ad attrarre progettualità esterne (si è discusso ad esempio delle difficoltà avute dal ristorante "stellato" di Mondovì, una eccellenza persa e forse non facile da trattenere).



Ancora Magnificat: Roma, Istanbul, Vicoforte. La cristianità, l'Islam e la monregalesità.


L'impressione generale (in assoluto, non nuova) è quella di un superamento della "vocazione turistica" assoluta in favore di una più credibile "vocazione residenziale": Mondovì deve attrarre per viverci, più che come meta mordi-e-fuggi. In quel senso, salvo appunto la locandina, non c'è un rimando alle Mongolfiere, che sono l'unico credibile elemento di richiamo nazionale (su cui non può esserci molta concorrenza, perché i venti non li comanda nessuno).

La piccola "Grande Bellezza" come fattore attrattivo, quindi, se unito ai vantaggi del "piccolo è bello" per qualità umana dei servizi e possibile coesione degli attori, oltre che a una maggiore "apertura" e tolleranza della città ad eventuali disagi portati dall'aumento di vitalità. 

Stimoli interessanti, insomma: e un PD che sta evidentemente "studiando da sindaco" non potrà non tenerne conto. Almeno nella percezione dei principali operatori culturali della città, la Bella Addormentata si è mossa.

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