Emilio Paranoico




LORENZO BARBERIS.

Disclaimer: Satira esoterica, stile Pendolo di Foucault.
(Su una vignetta satirica per di più: metasatira al cubo).


Ieri la vignetta sopra di Giannelli ha scatenato enormi polemiche per via del suo supposto razzismo.
Giannelli ha ovviamente poi prontamente chiarito che egli ironizzava sulle paure dell'italiano medio, e non sui profughi.

Altrettanto ovviamente, ciò non ha soddisfatto i critici: la cosa interessante è che la vignetta è stata sbianchettata e trasformata in un template per vignette sostitutive, prontamente raccolte su una pagina FB.

Ecco, questo è interessante: al di là dell'ormai ovvia regola complottarda per cui anche Giannelli e il Corriere abbiano seguito la "Legge di Wilde" e creato apposta un caso pronto a diventare virale.

Bisogna ammettere che nella surrealtà del "senza parole" la vignetta è già meglio.
Come negli antichi testi ermetici, infatti, il testo è un depistaggio fuorviante (un tempo per l'Inquisizione, oggi per l'Inquisizione laica del politicamente corretto che Giannelli, con eroismo, decide di sfidare volutamente).

L'errore internettiano è ri-aggiungere termini a quella vignetta, che è invece perfetta come Liber Mutus. Complice la decadenza della scienza arcana nell'era della Settimana Enigmistica, che forniva ai lettori vignette mute da completare onde vincere sonanti biglietti da diecimila lire.


Un tentativo - parziale - di decifrazione di questa vignetta, come moderna versione di una antica incisione alchemica, può partire da qui. Qui sono radunati quelli che per comodità definiremo i Neri, la Nigredo (le due donne sono bianche, ma di Nero vestite, coperte da capo a testa con un Niqab: e dimostrano, come nello Yin Yang e comunque anche nella nostra alchimia, che nel Nero c'è un po' di Bianco e viceversa).

Una prima, facile metafora è quella della TV. Tutta la scena potrebbe essere vista tramite la TV che essi osservano. Quindi ciò potrebbe significare, come dice Giannelli, che tutto quello che vediamo è una rappresentazione mediatica. Vero, e già un primo livello in più. Ma cosa implica che è tutta una finzione mediatica, prodotta dalla TV?

Che i Neri stanno osservando in questo istante la stessa identica scena in cui si trovano, in TV. Per questo il Nero Parlante è così sorpreso (altrimenti, se fosse un occupante illegale - e come vedremo, io non credo - perché stupirsi dell'arrivo dei legittimi proprietari?).

Ma notiamo subito un altro indizio.

Il divano non esiste.

Se osserviamo le linee tracciate su cui siedono i quattro meglio vestiti (due uomini, una donna, un bambino), notiamo che è un tutt'uno col mobile alle spalle. Un solido escheriano. Una donna (la stessa donna velata, in una duplicazione dimensionale) siede "fuori della vignetta", su una poltrona, piegata sullo spazio tempo escheriano (infatti, in questa nuova versione è identica, ma più giovane e senza bambino. E' stata ripiegata su uno spazio-tempo precedente).




Ma osserviamo ancora meglio tra le gambe. C'è una bottiglia di spumante (almeno). Nell'ottica più superficiale, un'ironia di bassissima lega sui profughi che arrivano, si guardano l'ultrapiatto, si scolano il nostro champagne (l'eco dell'esproprio proletario!). No: la bottiglia non serve a quello. Oltre ad altro, che si dirà, l'intersezione con le gambe dei due seduti genera un coltello.

Si tratta dell'antico gioco della Settimana Enigmistica, quello che chiede di trovare "oggetti nascosti" in un disegno. La somiglianza è parimenti imprecisa che qui, ma la forma è accettabilmente riconoscibile.

Un coltello come segno di aggressività, di violenza? Non credo: piuttosto, il dettaglio rilevante, che può squarciare il paradosso lacerando il loop spaziotemporale come un nodo gordiano, come un taglio di Fontana.

Infine, il naso del Nero Parlante coincide col bordo del Divano Impossibile. Un Lungo Naso di Legno = Pinocchio. Il senso potrebbe essere che il Nero che parla è mentitore (qui, e ontologicamente), o qualche ancor più squallida metafora freudiana. Oppure, con spregevole paternalismo: se si comporta bene, il cittadino Nero diverrà un Cittadino Vero. Ma io penso che dobbiamo indagare Collodi massone ed iniziato, per scoprire il significato del rapporto tra i due Parlanti: anche se il senso ancora mi sfugge.


All'altra estremità della base della vignetta, invece della TV, troviamo un Nero isolato, pensieroso e melanconico (la Nigredo è, nella dottrina degli umori, la melanchonia: blues). Il piatto piange, e il Nero sembra attendere che qualcuno porti cibo. Ovviamente, online ci si è scagliati contro la passività della scena: ma notiamo che il nero non pretende, non è tracotante, quasi rassegnato. Perché egli ha già mangiato, e ora, con saudade, pensa ai suoi simili perduti, Bianchi e Neri. Quest'uomo è una sorta di Ultimo Uomo Sulla Terra, reduce di una guerra con armi in grado di piegare lo spazio-tempo che hanno portato alla sua solitudine. o semplicemente tutta la storia dei paradossi temporali è una sua fantasia?

In qualche modo, ha anche dei paralleli con una nota figurazione ermetica, il Cristo di Castelmagno.


Questo dipinto è ritenuto iniziatico in quanto Giuda è presentato come malvagio (nel volto, e siede dal lato sbagliato del tavolo dell'ultima cena) eppure dotato di aureola, secondo le tesi gnostiche che vedono il suo tradimento necessario. Giuda e Cristo spezzano il pane, ma lo fanno in perfetta corrispondenza del Sale, o meglio di una Saliera. E il margine basso del disegno di Giannelli rappresenta una saliera rovesciata (che un ingenuo può confondere con un bicchiere).


Sui Bianchi, a questo punto, vi è meno da dire. Il Bambino, notiamo, è identico al Bimbo Nero, anche nei vestiti: solo che lui è triste e il nero allegro.

La cosa più significativa è che anche lo spazio in cui essi appaiono non esiste. A parte il vuoto oltre la finestra, notiamo che lo stipite della porta si va dissolvendo in una linea tratteggiata.

Un'ipotesi (dato il bambino identico) è il salto dimensionale. Il Nero e il Bianco parlanti sono la stessa identità in due continuum spazio-temporali diversi. Il Naso Lungo del Nero avrebbe così un senso: se lo prolunghiamo, raggiungiamo il naso (enormemente lungo) del Bianco, creando un rispecchiamento tra i due.


La parte più bella, artisticamente, della vignetta sono gli Oggetti.

Notiamo subito che il Fumetto è qui oggetto materiale, che sta (violando consapevolmente le regole del mezzo) davanti alla Lampada ma sopra il Vaso. Anzi, forse dal Vaso proviene, che diviene così simbolo sapienziale (del resto antichissimo) Sacro Graal parlante che copre la Luce-Piramide spazzata.

Il quadro alle spalle, alla fine, come è facile riconoscere, è un Pollock originale, con tutti i riferimenti che il Maestro del Dripping ha sempre inserito, nella sua opera, ai paradossi multi-dimensionali.

Anche, in parte, la definitiva sfida di Giannelli al lettore: se non capite la mia opera, siete come i personaggi di quelle barzellette della settimana enigmistica, persone grossolane che fanno battute sull'arte astratta fatta da un bambino e sui neri gourmand-cannibali col l'osso al naso.
Per me, la sua vittoria definitiva.


(vignetta di copertina dal sito FB: "vignette che fanno più ridere di quella di Giannelli", consigliatissimo)

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