Il Culto di Lucrezia




LORENZO BARBERIS

Il culto di Lucrezia nel rinascimento artistico inizia col suo fondatore, Botticelli, che ci mostra la casta fanciulla prima violata dal minaccioso Tarquinio, poi autopugnalata al seno, giacente scalza davanti ai romani che giurano vendetta. Non vi è ancora un palese elemento erotico, che il gran maestro (ipotetico) del Priorato di Sion mette invece nelle sue opere dedite a Venere. L'opera è del 1496, infatti, dopo il supposto "ritorno all'ordine". Ma certo vi è invece tutto un certo erotismo sadiano proprio di altri lavori di Sandro Filipepi.


Una grande circolazione del tema è garantita dal fiammingo Cranach, che effigierà nel 1509 una incisione dedita a tale tema. Curiosa l'apocalittica e iniziatica firma con drago infernale, e anche la Lucretia non sembra così casta, nuda com'è (cosa giustificata in parte dal ratto erotico subito), con solo qualche svolazzante a ancor più sexy velatura di vestito, ma altera in volto, con espressione quasi soddisfatta, mentre si ferisce il pancino. Curioso che, nell'avviare il tema erotico, Cranach sposti il colpo dal seno al ventre: poco sopra però vi è un Umbilicus (mundi?) reso a forma di iniziatico terzo occhio, al centro di un perfetto ventre sferico come era prediletto nel rinascimento (la donna botticelliana, appunto).


Quella del fiammingo Meit, negli anni 1510s è una delle prime figurazioni scultoree ed erotiche: la fanciulla, integralmente nuda, si pugnala al costato proprio come nel modello di Cranach. L'espressione è, però, coerentemente, più sofferta.


L'incisore italiano Raimondi realizza nel 1511 un'altra incisione archetipa, probabilmente di più successo qui da noi. Lucrezia, vestita in modo classico contro le verdi vesti moderne di Botticelli, mira al seno nudo (uno solo, quello probabilmente a cui mira il colpo). La sua presenza nei pressi di un'Ara rende il tutto vicino a un sacrificio (neo?)pagano.


Pittoricamente, il primo "gran sensuale" italico di Lucrezia è il Sodoma. Il pittore piemontese, che derivava il suo nome dalla sua spregiudicatezza sessuale (non però omosessuale in sé: ma per la predilezione di rapporti "proibiti" sia pure con il genere femminile), mostra la sua morbidità anche nella figurazione della fanciulla. Come in Raimondi, il velo accentua invece di coprire la sensuale nudità, esaltata da un chiaroscuro leonardesco declinato magistralmente. Il colpo sferrato al centro dei seni pone la fanciulla in uno stato di molle e sensuale abbandono, rendendo il "coup de poignard" allegoria della precedente violazione fallica.



Altro fiammingo è Leyden, nel "doppio" anno 1515, con una Lucrezia "dura", che nuda affonda la dura spada nel petto.


La scelta di una Lucrezia della durezza ritorna in Durer, 1518: una scelta che però sarà poi minoritaria.


Molto simile al Botticelli è la figurazione del fiammingo Breu (1528), che ci mostra una Lucrezia rossovestita contro il verde di Botticelli, colore non casto a differenza del Maestro. Non più qui a piedi nudi, Lucrezia calza dei sandaletti romani, evidenti nella figura sia stante sia reclinata.

Una delle ultime Lucrezie caste, prima del trionfo del tema erotico dell'eroina romana.

Dal 1524 al 1533 Cranach, dopo l'incisione, realizza tre sensuali diverse Lucrezie, che stavolta, appena velate, si pungono il seno. Notiamo che, pur restando una certa sensuale durezza nordica nella figura, il colpo punge appena le morbide carni della fanciulla, accentuando la sensualità che viene sottratta a una ferita troppo vistosa.






Il tema prospera tra 1520 e 1530 tra i fiamminghi; del Cranach merita ricordare ancora quest'ultima immagine sopra, che ci offre una Lucrezia più che prosperosa, forse per allusione a qualche nobildonna sensualmente corpulenta, quasi già dalle parti di Botero.



Nel 1530, invece, Lotto è già postmoderno: la sua Lucrezia è castissima, ma tiene in mano una sensuale carta con incisa (notare il bordo grigio della stampa) una Lucrezia sensuale che si accarezza, come la Venere, le parti intime mentre si pugnala. Nella lettura ermetica, la giovane nobildonna potrebbe essere una celebrante, che interpreta Lucrezia in qualche rito iniziatico, e tutto il mito (la possessione, e il "pugnalamento ai seni" una parte del rituale di distruzione e rinascita della Dea).


La Lucrezia del fiammingo Scorel del 1535 poco aggiunge a quanto detto, a parte l'inedita visione laterale del volto della donna, che pare guardare fuori scena (magari al suo violentatore).


Nel 1536 Giulio Romano inserisce il tema nel suo lavoro, ove il ratto erotico avviene sotto un verde (Botticelli) baldacchino piramidale.





A parte la parentesi di Tosini 1540, dopo i 1530s il tema erotico si fa con più forza sadiano, con l'episodio dello stupro piuttosto che quello della nobile e composta morte, come in quest'incisione sempre del 1540.


E' il caso ad esempio di Palma Il Giovane, verso metà Cinquecento (1550). Da qui in poi numerose sono le riprese, che riportiamo qui sotto, contando magari di aggiornare in futuro l'analisi dell'evoluzione di questo interessante tema artistico.


Tintoretto, 1565



Tiziano


Su questa base il secolo va a chiudersi con gli esperimenti veneziani di Tiziano (1568-1575) e di un Veronese insolitamente casto.


Van Aachen, 1600


Rubens, 1610





Artemisia, 1620s





Reni, 1620-30s.


Ficherelli, 1630


La Soeur, 1640


Sirani, 1650



Cagnacci 1650


Giordano, 1660s.



Giordano



Crespi, 1690s


Casali, 1700s


Cambiaso, 1720


Tiepolo, 1750


Campeny, 1834



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