Intervista ad Elena Guidolin


LORENZO BARBERIS

Elena Guidolin è una giovane fumettista molto interessante, spesso autrice completa, che ha saputo a mio avviso creare un segno riconoscibile a più livelli, nel tratto ma anche nelle storie che crea. Per questa ragione, dopo esserci incrociati per via di un progetto editoriale, ho voluto intervistarla anche per "Margutte", cosa che Elena ha gentilmente accettato. 

12916_832276620185070_1609845929819735875_n

Come nasce il tuo avvicinamento al mondo dell'arte, a quello dell'illustrazione e più in particolare a quello del fumetto?

Disegno da quando ho memoria, e sono sempre stata una lettrice (per quanto molto disordinata) di fumetti. Nel momento in cui, quindi, da semplice passatempo ho deciso di fare del disegno un lavoro, le due cose si sono fuse quasi naturalmente, anche per una certa spinta al racconto con modalità che solo il fumetto (medium ibrido e "liquido", del quale mi affascina soprattutto il rapporto tra parola e immagine, il loro continuo affermarsi e negarsi nel contempo) mi sembra mi permetta.

cosa_inutile_bozza3-1

Un tema che appare centrale nella tua produzione è il tema del corpo, in particolare forse il corpo femminile. Quali le ragioni della scelta?

C'entra sicuramente una parte della mia storia. Poi, penso che un discorso sul corpo debba essere strettamente legato a un più ampio discorso sul potere (che è quello che mi interessa): se il corpo, e in particolare quello femminile, è uno dei campi di battaglia su cui da sempre si consumano certe dinamiche, appunto, di potere, esso è anche - credo - il medium primo di relazione con il mondo: sono io a partire da quando riesco a riconoscermi allo specchio, quella forma più o meno stabile sono io, e da lì posso iniziare a relazionarmi con altre individualità. È un oggetto di affezione. In mezzo, però, ci sono tanti condizionamenti, c'è la perversione dell'attenzione al corpo, alle sue forme e alle implicazioni che le sue forme hanno sulla tua vita. Io per prima mi ci sono invischiata.

cop

Disegnare il corpo (femminile) è allora per me anche terapeutico; è uno studio, un'indagine su ciò che io per prima non riesco a comprendere. 

Con "Ville tristi" si aggiunge al tema del corpo
il tema della tortura, sviluppato a mio avviso da te con grande equilibrio visuale. Cosa ti ha spinto ad affrontare un tema così duro e impegnativo?

elena-guidolin

villetristi-cover2-420x480

Sono stati i ragazzi di Graphic News per primi a propormi di lavorare su questa storia, ritenendo che il mio segno e la mia cifra fossero adatti. Ho accettato subito anche, in parte, per i motivi cui ti accennavo prima: il corpo è sempre un campo di battaglia. In "Ville tristi" c'è questo, c'è anche una riflessione sulla tortura, da un lato, come pratica intesa come politicamente necessaria e, dall'altro, come "festa", "forma in cavo" della festa (per citare Jesi). Parliamo anche dell'ambiguità che da questa doppia lettura deriva.

10635879_746900678722665_4531439278423509132_n

Trovo particolare e interessante l'equilibrio, nel tuo segno, tra un tratto abbastanza sperimentale (vi leggo elementi avvicinabili ai lavori di Crepax e Miller, nella ovvia autonomia dei diversi segni) e una struttura della pagina che adotta una "gabbia" abbastanza "in continuità" con la tradizione del fumetto italiano, almeno in alcuni casi. Come sei giunta alla tua attuale sintesi visiva?

In maniera abbastanza casuale, in verità. Crepax è un autore che ho letto e copiato moltissimo quando ero ragazzina, Miller l'ho scoperto più tardi. Se dovessi pensare alle influenze che ho avuto negli anni, in verità pochissimi sarebbero disegnatori: mi riferisco, per esempio, ai maestri del fumetto argentino come Breccia e Muñoz. Per il resto, guardo molto al cinema e alla fotografia, e di solito costruisco la tavola come mi sembra possa funzionare meglio rispetto a ciò che voglio raccontare, non so se sempre ci riesco.

942214_747351885344211_8161311908606298363_n

Per concludere, una domanda classica: quali sono i tuoi progetti per le tappe future del tuo lavoro artistico?

Mi piacerebbe avere il tempo di sperimentare tecniche diverse, soprattutto riprendere gli esperimenti con la monotipìa. Al momento sto lavorando a un progetto di animazione - anche questa, cosa nuova per me. In generale, l'obiettivo è quello di fare cose belle (il più possibile, per quanto mi è permesso) e far sì che il mio lavoro sia riconosciuto come lavoro, pagabile e pagato.

*

Non mi resta che ringraziare di cuore Elena per la disponibilità dimostrata, e darvi appuntamento a una delle nostre prossime "interviste artistiche".

Post più popolari