A-Part of Images


LORENZO BARBERIS

Bella mostra a Mondovì, di cui avevamo già anticipato qualcosa.
L'esposizione "A-Part of Images", inaugurata lo scorso 8 agosto 2015, ha rappresentato un esperimento interessante per la scena monregalese.

Da sinistra, i quattro artisti e Ilaria Garelli alla inaugurazione della mostra.

L'esposizione, curata da Ilaria Garelli, vede infatti la presenza di quattro artisti del nascente progetto "P-Art", due artisti visuali (Pierpaolo Viberti e Marco Levrone) e due musicisti (Andrea Pisano e Tatiana Fenoglio). I musicisti hanno sonorizzato le composizioni visuali degli artisti, creando un dialogo tra suono e immagine.

La corrispondenza immagine/audio è consentita dalla presenza di molti lettori di tipo I-Pod associati alle varie immagini, ognuno dei quali contenente una traccia audio. I visitatori possono così accendere il dispositivo e ascoltare in cuffia la sonorizzazione corrispondente.

L'esposizione, tra l'altro, è stata connessa anche alla MAA 2015, con la presenza di una "camera sonora aperta" nel contesto di Mondovì alta, che ha permesso ai visitatori della Mostra dell'Artigianato Artistico di apprezzare tale esperimento, sia pur in versione ridotta.


Due momenti dell'esposizione alla MAA 2015

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Il modo di generare tale associazione visivo-sonora è quindi innovativo rispetto alla consueta sonorizzazione dell'intero ambiente di un'esposizione, che può al limite generare un commento sonoro alle opere nel loro complesso (specie nel caso che abbiano un certo fattore comune di fondo, magari appartenendo ad una singola ricerca di un singolo autore).

L'uso degli I-Pod (2001) rende più facile la realizzazione di una simile esposizione, che con mezzi precedenti sarebbe stata in teoria possibile ma più difficoltosa. Si tratta quindi con ogni probabilità della prima mostra di questo tipo a Mondovì in generale, e sicuramente della prima con l'uso di Ipod o dispositivi simili.

Esaminando la mostra si crea anche una interessante "dissonanza cognitiva" nell'osservatore, causata dall'associazione di suoni (che hanno di per sé un'evoluzione dinamica nel tempo) e immagini (che sono invece statiche), quasi aspettandosi che l'immagine si metta in moto, come nei "visual" che sono ormai frequenti nei concerti e nei DJ set, specie di elettronica.

Nel caso della sonorizzazione dell'intero ambiente questo elemento è meno presente, perché si produce una dinamica delle immagini tramite la sequenza dei quadri, che diventano così (al di là dell'intento dell'espositore) quasi dei ri-quadri di una lunga sequenza fumettistica.

Ma anche questo tipo di esperienza è interessante, e questa vaga dis-sonanza può divenire a sua volta elemento di riflessione. Sicuramente costringe lo spettatore medio a un tempo di permanenza lievemente più lungo davanti all'opera, tra l'altro, inducendo quindi a una maggiore osservazione.

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Ma passiamo alla mostra in sé. La presenza di due diverse associazioni visivo-auditive quella tra Viberti e Casali e quella tra Levrone e Fenoglio, permette inoltre allo spettatore di poter apprezzare due approcci differenti a questo tipo di connubio.

Le opere di Pierpaolo Viberti, presenti nelle prime due sale, sono state infatti sonorizzate da Andrea Pisano. Talvolta è nata prima l'opera d'arte visuale e quindi il commento sonoro, altre volte c'è stata una collaborazione in parallelo, con un'opera visuale pensata su un dato suono.




Le opere ci paiono divisibili in due principali gruppi o ricerche, entrambe condizionate da un certo potente senso di angoscia e inquietudine, ben espresso anche dalle musiche di commento, con cui Andrea Pisano ha saputo ricreare una atmosfera di forte suggestione tramite sonorità che abbiamo sentito vicine all'elettronica più sperimentale.

Un primo gruppo di dipinti, quello inquietante in modo più marcato, contiene ritratti dai colori cupi, con la manifestazione di una inquietudine animalesca, espressa con una forza che, in qualcosa, riecheggia l'Urlo di Munch, espresso però nella nerezza del monocromatico. Particolarmente interessante la prima immagine proposta, dove la multiforme bestia racchiusa nel quadro è contenuta da sbarre inserite fisicamente nell'opera.







Ancor più affascinante, forse, questo secondo nucleo tematico di opere, dove Pierpaolo realizza ritratti di volti e corpi eterei ottenuti tramite sottili linee che si intrecciano nervose generando un'immagine fantasmatica, mistica, a volte (nei corpi) simile ad un'impalpabile impronta sindonica. La sonorizzazione segue quest'inquietudine più sottile, evocando sonorità più rarefatte, più meditative.


Molto interessante anche la seconda parte della mostra, con le opere tridimensionali di Marco Levrone sonorizzate da Tatiana Fenoglio.

Levrone opera con tecniche sperimentali della carta, con cui partendo da una fotografia giunge a creare una dimensione tridimensionale attraverso una scomposizione dell'immagine in forme rettangolari e quadrate che divengono elementi aggettanti in una sorta di moderno bassorilievo.

L'intervento di Tatiana Fenoglio su questi lavori è stato sempre a posteriori, effettuando omogeneamente una sonorizzazione di opere già realizzate. L'intervento, coerentemente con la ricerca di Levrone, è stata quella di aggiungere nel suono una "quarta dimensione", di tipo temporale, al quadro. In questo senso, coerentemente anche con la propria ricerca sul campionamento e la composizione dei suoni, Tatiana Fenoglio è intervenuta inserendo suoni concreti, presi dalla vita reale, che potessero in qualche modo amplificare l'esperienza già suggerita dall'immagine.

Ad esempio, nella sovrastante, ironica Yin Yang, che evoca l'equilibrio cosmico a partire da una duplicata tazzina di caffé, i suoi evocano una caffettiera borbottante.


In questa "Ghost Factory", invece, i suoni evocano le presenze spettrali, cigolanti, della fabbrica abbandonata geometrizzata da Levrone. In qualche modo l'immagine astrattizzante della fabbrica e sonorizzazione inquieta ricordano alcuni passaggi della sigla iniziale di True Detective, basata su simili elementi come sa chi ha seguito la serie.


Molto significativo ci appare anche questo lavoro, dedicato allo scrittore Fenoglio (omonimo, ma non parente dell'autrice delle sonorizzazioni), in cui è stato inserita la lettura di un brano del "Partigiano Johnny" su case di campagna abbandonate, possibile rifugio dei partigiani.



In questa opera, invece, la sonorizzazione si basa sul fiabesco della cantilena-proverbio "La pigrizia andò al mercato..." evocando l'ironia già presente, tra le righe, in varie opere di Levrone. Particolarmente programmatica e provocatoria, infine, "Don't Look: Listen!" che punta a spiazzare le aspettative del visitatore di una "mostra" (che anche etimologicamente rimanda al "mostrare", al piano visivo).

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Tatiana Fenoglio mentre sistema una sonorizzazione.

In qualche modo, le sonorizzazioni di Tatiana Fenoglio, che all'interno di suoni concreti includono anche parole recitate, sono ancora più evidentemente una sorta di "amplificazione del titolo". Il titolo stesso, infatti, è il "grado zero" della "sonorizzazione" del quadro, con l'applicazione al medesimo di un correlativo oggettivo tendenzialmente molto breve sul piano fonetico-auditivo (sia pure un piano auditivo solo suggerito). Breve: ma come breve è anche la lirica novecentesca ("M'illumino / d'immenso" andrebbe benissimo, come lunghezza, quale titolo).

Una moda anche qui non assoluta, quella di titolare le opere, che noi diamo per scontata, ma nasce con l'accrescersi dell'esigenza di inventari di dipinti da parte dei signori rinascimentali, e che solo nell'Ottocento diviene un elemento romanticamente proprio dell'autore, che assegna alla "sua" opera il "suo" preciso titolo, il quale perde il connotato puramente descrittivo e diviene sempre più connotativo (una connotazione, tra l'altro, che diviene più forte nel '900, dove si perde spesso con l'astrazione la corrispondenza intuitiva tra piano visivo e soggetto, che viene così evocato, spesso, dal solo titolo, che ci guida a comprendere l'interpretazione spesso volutamente criptica dell'autore).

La mostra di P-Art amplifica quindi questo seminale elemento dell'eterno confronto/conflitto "Ut pictura poesis" che da sempre si dipana, nella cultura occidentale, tra immagine e suono-parola, divenendo così occasione per una riflessione affascinante sulla "cornice" dell'arte visuale e dei suoi conseguenti rapporti con altre arti, confermando che il testo è a suo modo, ormai, "a part of image".

Un'occasione di riflessione stimolante e preziosa, che invitiamo tutti i nostri venticinque lettori a cogliere senza indugi.

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A-Part of Images
Art Exhibition
08/08-31/08
Piazza San Pietro 1, Mondovì (CN)

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