Guida alla Trieste Ermetica / 4


LORENZO BARBERIS





Quarta puntata della nostra Guida Ermetica di Trieste. Qui sopra un po' di foto lungo il percorso, una minima parte di quelle che ho effettuato, che dimostrano, se ce n'era ancora bisogno, la ricchezza di dettagli "iniziatici" della città, antichi ma anche moderni (magari inconsapevoli).












Un punto importante è il teatro lirico Rossetti, con annessa statua del benefattore. Durante la visita ho anche incontrato un brillante giovane cantante del teatro che mi ha spiegato la rilevanza del teatro nella difesa della cultura italiana in Trieste, con la presenza di Verdi che ha portato in città il suo Stiffelius.




Notevole, nelle vicinanze del Rossetti, in via XX settembre, il Cinema Ambasciatori, con un bel portale liberty decisamente imponente.




Un obiettivo obbligatorio a Trieste è il Museo Rivoltella, il museo d'arte moderna della città. Sulla strada del museo ci si può fermare ad omaggiare la vicina statua di Svevo, la terza statua in omaggio ai grandi.







Numerosi i mascheroni lungo la strada, e in particolare ricco il monumento imperiale che troviamo di nuovo nelle vicinanze.









Del monumento, ricchissimo di simboli come si conviene al tributo all'ammiraglio comandante della flotta imperiale, colpisce soprattutto la presenza di un uomo in tenuta egizia, rimando probabilmente al dominio sull'Africa.


Il museo Rivoltella (qui l'ombra sulla facciata sembra disegnare appunto un revolver...) è un elegante palazzo classicheggiante appartenuto all'omonimo ricchissimo barone patrono delle arti.



Revoltella, l'esterno




L'atrio ultra-moderno. Ma è parzialmente ingannevole.



Si passa subito al classico con carrozza.






Magnifico gruppo di statue neoclassiche, con diavoletto e baby-puffo con cappello frigio.





Forse è fin più affascinante la decorazione ricchissima dei quadri ottocenteschi.




I quadri ottocenteschi sono... beh, quadri ottocenteschi. Belli, molto classici. Qui prevale la ritrattistica ufficiale, quella meno interessante; sopra troveremo ritratti mitologici e religiosi.





Le sculture ottocentesche che adornano il palazzo, invece, sono un coeacervo di simboli ermetici semplicemente seducente.







Quella del secondo piano, poi, ha un sorprendente tema egizio. Il tema egizio: un tema latente in Trieste. Rimando ai commerci navali (anche) verso l'Africa? Probabile. Ma anche, sottilmente, il rapporto tra l'Impero e il modello di tutti gli Imperi.



Sorprendente anche la lampada a forma di serpente, sempre in tema egizio del resto (Seth).









Piano due, altro neoclassicismo, il nudo classico qui, con ninfe varie e una bella Andromeda incatenata in attesa del drago. Curioso il quadro-installazione contemporanea (senza una riga di spiegazione) che in una cornice dorata include una videocamera sull'esterno.






Altra sala, altri quadri ottocenteschi. Qui prevalgono ritratti più moderni, meno legati alla mitologia, e c'è un benefattore con mano massonica sotto il panciotto.












Anche salendo, prevale il ritratto, declinato in chiave primo-novecentesca (con l'esclusione, inizialmente, dell'astrazione).












Solo l'ultimissima sala, al sesto piano, ha le cose più moderne.










Anche la personale dedicata a un illustratore triestino - con interessanti sperimentazioni sui robot, con sculture e arte più sperimentale - è più vicina al moderno stretto, quasi un tentativo di "riequilibrazione" di una collezione molto bella ma inevitabilmente molto classica.

Insomma, in sintesi, dall'esterno il museo, con le sculture moderne e i riquadri di vignette futuriste, pare quasi promettersi come strettamente contemporaneo. Invece, come è logico, predomina la collezione ottocentesca e anche una scelta più "ottocentesca" (ma recente) di esporre i quadri in modo un po' "accatastato" per aumentarne il numero visibile in sfavore dell'effetto immediato dell'opera (se isolata nel biancore di uno sfondo vuoto, a parte possibili soluzioni ancora più seducenti). La collezione comunque è molto ricca e non manca il recente, con pezzi contemporanei decisamente affascinanti.


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